Alla cortese attenzione dell’On.le Vittorio Sgarbi – Brevi appunti in merito al ricorso alla Corte Costituzionale, su iniziativa anche del singolo parlamentare, per sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.

I DPCM e le delibere del Consiglio dei Ministri hanno gravemente compresso e compromesso l’attività del Parlamento esautorandolo sulla scorta del fatto che si è ricondotta la pandemia tra i presupposti previsti dagli artt. 1, 24 e 25, del d.lgs. 1/2018 per la dichiarazione dello stato di emergenza.

L’epidemia di Covid-19, meglio conosciuta come coronavirus, iniziata in Italia in sordina verso la fine del 2019, rapidamente ha assunto poi proporzioni sempre più estese, con gravi conseguenze.

Il governo italiano, dopo aver inizialmente sottovalutato, come peraltro era avvenuto in molti altri Stati, il pericolo di diffusione del contagio, soltanto il 31 gennaio 2020, con delibera del consiglio dei ministri, invocando il D.lgs n.1/2018, ha dichiarato, per la durata di 6 mesi, lo stato di emergenza conseguente al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili.

Le norme impropriamente richiamate nella citata delibera del consiglio dei ministri si riferiscono alle prerogative della Protezione civile di cui il Governo deve servirsi in caso di emergenze nazionali e dispongono: l’ art.7, comma 1, lettera c) “emergenze di rilievo nazionale connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità o estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo ai sensi dell’art. 24.”

L’art. 24 “1. Al verificarsi degli eventi che, a seguito di una valutazione speditiva svolta dal Dipartimento della protezione civile sulla base dei dati e delle informazioni disponibili e in raccordo con le Regioni e Province autonome interessate, presentano i requisiti di cui all’articolo 7, comma 1, lettera c), ovvero nella loro imminenza, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, formulata anche su richiesta del Presidente della Regione o Provincia autonoma interessata e comunque acquisitane l’intesa, delibera lo stato d’emergenza di rilievo nazionale, fissandone la durata e determinandone l’estensione territoriale con riferimento alla natura e alla qualità degli eventi e  autorizza l’emanazione delle ordinanze di protezione civile di cui all’art.25. La delibera individua, secondo criteri omogenei, le prime risorse finanziarie da destinare all’avvio delle attività di soccorso e assistenza alla popolazione e degli interventi più urgenti di cui all’art. 25, co.2, lettere a) e b), nelle more della ricognizione in ordine agli effettivi fabbisogni e autorizza la spesa nell’ambito del Fondo per le emergenze nazionali.”

Secondo le previsioni del citato D.lgs n.1/2018 la durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale non può superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi.

Non vi è chi non veda come in questo modo il Governo ha fatto ricorso ad un potere che nessuna norma dell’ordinamento gli riconosceva e ciò, per vari ordini di motivi assorbenti:

  • perhè la legge sulla protezione civile non è stata pensata né contemplata per le ipotesi di pandemia in quanto riguarda soltanto le calamità naturali e non una emergenza sanitaria ed inoltre perché l’utilizzo di tale legge ha consentito l’assunzione di pieni poteri con una semplice delibera del Consiglio dei ministri, scavalcando ed estromettendo di fatto il Parlamento;
  • l’unica normativa di rango costituzionale in materia emergenziale è l’art. 78 Cost., il quale richiede la preventiva delibera dello stato di guerra e l’attribuzione dei correlativi pieni poteri, da parte del Parlamento, a favore del Governo – presupposti all’evidenza inesistenti nella fattispecie in questione;
  • nessuna delle due normative sopra citate potrebbe trovare applicazione analogica, proprio per il fatto che, trattandosi di normativa emergenziale e, dunque, pensata per casi eccezionali, l’applicazione analogica non può che essere esclusa;
  • le uniche forme con cui il Governo può esercitare il potere normativo sono quelle del decreto legislativo e, in ipotesi di necessità ed urgenza, la cui valutazione è di ordine politico e trova giustificazione nell’impossibilità e impedimento del Parlamento, quelle del decreto legge, che viene adottato sotto la sua responsabilità e va presentato immediatamente per la conversione in legge, che deve aver luogo entro 60 giorni dalla pubblicazione, pena l’inefficacia fin dalla sua adozione;
  • in assenza di necessità ed urgenza, l’art. 77 Cost.: prevede che “Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

A quanto sopra si aggiunga la non secondaria considerazione che, fermi i dirimenti e assorbenti rilievi sopra svolti, un’emergenza non ritenuta idonea a sospendere, da parte del Governo né del Parlamento (che, infatti, non hanno chiesto alcuna sospensione della – applicazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo i cui principi e garanzie ricalcano, tra le altre, quelle fondamentali della parte prima della Costituzione, non ultima quella della libertà personale) ai sensi dell’art. 15, della stessa, non può in alcun modo essere assunta a presupposto né della (auto) attribuzione dei pieni poteri al governo, né tantomeno la sospensione delle garanzie e delle libertà costituzionali fondamentali.

Successivamente, con il D.L. n.6 del 23 febbraio 2020 emanato dal governo sul presupposto di affrontare l’emergenza, ma in realtà per assumere pieni poteri di operatività, di fatto è stata auto attribuita dal governo e concessa dalla maggioranza parlamentare una inammissibile delega in bianco in favore dell’esecutivo.

Con il primo decreto, convertito poi con modifiche nella L.n.13/2020, l’esecutivo ha provveduto in relazione alle condotte dei singoli cittadini che non si fossero adeguati alle misure disposte dal Governo per il contenimento del Coronavirus. Decreto questo palesemente incostituzionale perchè non fissava alcun termine, non individuava quali fossero i poteri del presidente del consiglio, né le modalità del loro esercizio e conseguentemente consentiva, come poi è avvenuto, l’emanazione di atti innominati, come i numerosi Dpcm, intervallati da qualche ordinanza ministeriale.

Non nascondiamo ciò che, ictu oculi, traspare da tale illegittima attività e cioè la smania di consenso da parte del Presidente del Consiglio, in primis, e di tutto il Governo allo scopo di gestire la Res Publica come se fosse appannaggio di una élite.

Come ha osservato la dr.ssa Marta Cartabia, ora presidente emerito della Consulta, nella sua ultima relazione del 28 aprile 2020,
“La piena attuazione della Costituzione richiede un impegno corale, con l’attiva, leale collaborazione di tutte le Istituzioni, compresi Parlamento, Governo, Regioni, Giudici. Questa cooperazione è anche la chiave per affrontare l’emergenza. La Costituzione, infatti, non contempla un diritto speciale per i tempi eccezionali, e ciò per una scelta consapevole, ma offre la bussola anche per “navigare per l’alto mare aperto” nei tempi di crisi, a cominciare proprio dalla leale collaborazione fra le istituzioni, che è la proiezione istituzionale della solidarietà tra i cittadini”.

Ed ancora a pag.25 della precitata relazione a proposito degli interventi governativi in occasione dell’emergenza coronavirus il presidente della Consulta ha aggiunto: “La nostra Costituzione non contempla un diritto speciale per lo stato di emergenza sul modello dell’art. 48 della Costituzione di Weimar o dell’art. 16 della Costituzione francese, dell’art. 116 della Costituzione spagnola o dell’art. 48 della Costituzione ungherese. Si tratta di una scelta consapevole. Nella Carta costituzionale non si rinvengono clausole di sospensione dei diritti fondamentali da attivarsi nei tempi eccezionali, né previsioni che in tempi di crisi consentano alterazioni nell’assetto dei poteri. La Costituzione, peraltro, non è insensibile al variare delle contingenze, all’eventualità che dirompano situazioni di emergenza, di crisi, o di straordinaria necessità e urgenza, come recita l’art. 77 Cost., in materia di decreti-legge. La Repubblica ha attraversato varie situazioni di emergenza e di crisi – dagli anni della lotta armata a quelli della più recente crisi economica e finanziaria – che sono stati affrontati senza mai sospendere l’ordine costituzionale, ma ravvisando all’interno di esso quegli strumenti che permettessero di modulare i principi costituzionali in base alle specificità della contingenza: necessità, proporzionalità, bilanciamento, giustiziabilità e temporaneità sono i criteri con cui, secondo la giurisprudenza costituzionale, in ogni tempo deve attuarsi la tutela «sistemica e non frazionata» dei principi e dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione e dei relativi limiti.

Noi avvocati, sensibili alla conservazione di uno Stato di diritto ed al rispetto della vigente Costituzione, con la disponibilità di alcuni parlamentari, quali le SSLL, stiamo lavorando per la predisposizione di un ricorso alla Corte Costituzionale in base al principio innovativo affermato nell’ordinanza n.17/2019 che ha ritenuto ammissibile tale strumento su iniziativa anche del singolo parlamentare, a condizione che la violazione denunciata sia palese.

Sostanzialmente con i numerosi DPCM e gli altri atti di natura amministrativa sono stati violati gli articoli 3, 13, 16, 17, 18, 19 e 41, per citarne solo alcuni, oltre ovviamente, agli artt. 76 e 77 – violazioni che intendiamo parallelamente contestare nelle opportune sedi, attraverso il ricorso alle autorità giudiziarie, rispettivamente, competenti, nell’auspicio di ottenere la rimessione delle relative questioni di legittimità costituzionale, avanti il Giudice delle leggi, nonché delle correlate pregiudiziali avanti la Corte di giustizia.

Ciò premesso, il sottoscritto, insieme al suo gruppo “Avvocati per l’Italia”, rinunciando preventivamente ed espressamente a qualsivoglia compenso, dichiara di essere disposto a collaborare con Lei al fine di raggiungere tale obiettivo, per il bene dell’Italia e dei cittadini!

Avv. Alfredo Lonoce (Foro di Lecce)

 

https://www.cortecostituzionale.it/documenti/relazione_cartabia/1_relazione.pdf

https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?param_ecli=ECLI:IT:COST:2019:17