Il decreto-legge n.125/2020 presenta manifeste e palesi criticità, ma solo un Parlamento autorevole e consapevole delle sue funzioni di rappresentanza della Nazione può intervenire.
Il Parlamento

Il contenuto del decreto-legge 7 marzo 2020 approvato grazie anche alla deliberata assenza delle opposizioni presenta degli aspetti che non possono non suscitare profonde preoccupazioni per l’assetto democratico e costituzionale della nostra Nazione.

Come dirò in appresso, qui non si tratta soltanto della questione, pure essa importante, della prevenzione di un’epidemia, attraverso l’uso delle disposizioni protettive delle vie respiratorie, in relazione alla quale occorre rimarcare che, contrariamente a quanto ampiamente diffuso da ambienti governativi, non è stato disposto un obbligo generalizzato dell’uso della mascherina all’aperto.

Infatti nell’applicazione della legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse.

Se quello che è contenuto nel decreto legge 125/2020 ha un significato letterale e logico, vi è scritto soltanto l’obbligo di avere sempre con sé la mascherina e di utilizzarla in particolari contesti, come luoghi affollati in cui non  si può mantenere tra le persone una distanza di sicurezza, dal momento che all’art.1 , lettera b) vi è scritto: “al comma 2, dopo la lettera hh) è aggiunta la seguente: «hh -bis ) obbligo di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, con possibilità di prevederne l’obbligatorietà dell’utilizzo nei luoghi al
chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi ….. omissis……

Sempre con l’art.1  del citato decreto-legge l’emergenza e con la stessa i pieni poteri, vengono prorogati fino al 31 gennaio 2021, usando surrettiziamente la seguente formulazione:

nella lettera a) al comma 1, le parole: «15 ottobre 2020» sono sostituite dalle seguenti: «31 gennaio 2021».

Naturalmente c’è da aspettarsi che prima della scadenza del 31 gennaio 2021, per ragioni di esclusiva opportunità e convenienza politica venga disposta una ulteriore proroga di 12 mesi sia dell’emergenza, che dei pieni poteri, come è consentito dall’art.24 n.3 del D.lgs. n.1/2018 sulla Protezione civile impropriamente applicato dal presidente del consiglio prof.avv. Giuseppe Conte e dai suoi ministri nella delibera di consiglio del 31 gennaio 2020, che di fatto ha esautorato totalmente il Parlamento italiano, i cui componenti appaiono praticamente incapaci di reagire dinnanzi a quella che potrebbe essere definita una vera e propria eversione in violazione delle previsioni di cui agli artt.138 e 139 della nostra Costituzione.

Non occorre essere un costituzionalista per comprendere che una emergenza sanitaria non è equiparabile allo stato di guerra, in cui in forza dell’art.78 Cost. le Camere conferiscono al governo i poteri necessari.

Come ha affermato la dr.ssa Marta Cartabia, all’epoca presidente della Corte Costituzionale, nel corso della relazione annuale del 28 aprile 2020, pur essendosi trovata l’Italia dinnanzi ad una situazione inedita ed imprevedibile che imponeva di assicurare con urgenza la tutela prioritaria della sanità delle persone, con l’inevitabile conseguente sacrificio di numerosi diritti, andava comunque seguito il percorso che è già indicato nella Costituzione.

La nostra Costituzione non contempla un diritto speciale per lo stato di emergenza sanitaria, né sono previste clausole di sospensione dei diritti fondamentali da attivarsi nei tempi eccezionali, né previsioni che in tempi di crisi consentano alterazioni nell’assetto dei poteri.

Il rispetto della Costituzione avrebbe infatti imposto in una situazione di emergenza, o di crisi, o di straordinaria necessità e urgenza, l’adozione di decreti-legge o di decreti del presidente della Repubblica, come   prevede l’articolo 77.  

Il nostro Stato nel passato ha attraversato numerose situazioni di emergenza e di crisi che sono state sempre affrontate senza mai sospendere l’ordine costituzionale, ma individuando sempre all’interno della stessa Costituzione gli strumenti idonei a modulare i principi costituzionali in base alle specifiche contingenze.

Dunque, deve essere sempre e soltanto la Costituzione con i principi, i diritti ed i doveri nella stessa consacrati, la stella polare che deve ispirare la condotta di tutti.

Occorre poi sottolineare che la profilassi internazionale spetta esclusivamente allo Stato (art. 117, II comma, lettera q), quindi alla legislazione statale e non può delegarsi agli enti territoriali, come invece sembra indurrebbe a fare il decreto-legge sopramenzionato.

Prova ne è che in materia di vaccini, sia il Tar della Calabria, che il Tar Lazio nelle loro recenti sentenze hanno annullato le ordinanze emesse dai presidenti delle rispettive giunte regionali ribadendo l’esclusiva competenza dello Stato in materia di sanità.

In tale contesto si inseriscono le varie ordinanze contingibili ed urgenti dei presidenti delle regioni e dei sindaci che non possono intervenire con atti amministrativi in una materia riservata alla legislazione statale, come invece parrebbe dovrebbero fare in forza della riserva in bianco contenuta nel decreto-legge 125/2020.

Quindi la situazione continua a peggiorare comportando incertezze interpretative, confusioni in materia di legislazione concorrente, interferenze tra poteri dello Stato e sicuramente aggravi di sacrifici a carico dei cittadini italiani.

In tale contesto si auspica che i parlamentari tutti  riprendano il controllo della situazione e senza lasciarsi spogliare ulteriormente dei loro poteri dal governo, riaffermino la centralità del Parlamento, perchè se l’attuale anomala situazione dovesse perdurare si avrebbe una insanabile rottura costituzionale. 

Anche i Parlamentari hanno le loro responsabilità, ma hanno ancora gli strumenti per rientrare nella legittimità e legalità costituzionale che sono i seguenti:

1) Autoconvocazione straordinaria del Parlamento.

L’art.62 comma 2 della Costituzione consente infatti ad 1/3 dei componenti di una Camera l’autoconvocazione con il risultato che quando si riunisce in via straordinaria una Camera è convocata di diritto anche l’altra.

2) Azione diretta innanzi alla Corte Costituzionale.

L’ordinanza n.17 del 10/01-08/02/2019 (redattore la dr.ssa Cartabia) in cui è stato enunciato un principio innovativo e molto importante in virtù del quale è consentito al singolo parlamentare, quale titolare, anche uti singulus, di uno dei poteri dello Stato, di adire la Corte Costituzionale direttamente senza passare attraverso un procedimento ordinario, come invece deve fare ogni comune cittadino.

Dunque si ritorni immediatamente alla Costituzione, non si segua l’esempio a tutti noto della secessione dell’Aventino del 26 giugno 1924 perché ulteriori indugi, attese ed ignavie colpevoli comprometterebbero irrimediabilmente il nostro ordinamento democratico!

 

 

 

 

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/10/07/20G00144/sg

http://www.protezionecivile.gov.it/amministrazione-trasparente/provvedimenti/dettaglio/-/asset_publisher/default/content/decreto-legislativo-n-1-del-2-gennaio-2018-codice-della-protezione-civile

https://www.giurisprudenzapenale.com/wp-content/uploads/2020/04/1_relazione.pdf