Arresti domiciliari illegali o sequestro di persona?
LA LIBERTA’ La libertà è condizione ineliminabile della legalità; dove non vi è libertà non può esservi legalità. Piero Calamandrei, Discorso sulla Costituzione, 1955.
LA LIBERTA’ La libertà è condizione ineliminabile della legalità; dove non vi è libertà non può esservi legalità. Piero Calamandrei, Discorso sulla Costituzione, 1955.

Si impone una breve disamina sui passaggi con cui gli Italiani sono stati privati a tempo indeterminato dei loro diritti, in primo luogo della libertà personale senza alcun intervento giurisdizionale.

Chiunque dovrebbe chiedersi se siamo in presenza di un arresto illegale, o di un sequestro di persona.

Il governo italiano, dopo aver sottovalutato il pericolo di diffusione del contagio, di cui aveva avuto informalmente notizia fin dalla fine del 2019, soltanto in data 31 gennaio 2020, il giorno successivo alla dichiarazione da parte dell’OMS dell’emergenza internazionale di salute pubblica per il coronavirus, con delibera del consiglio dei ministri ha dichiarato a sua volta lo stato di emergenza per la durata di 6 mesiin conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”.

Nella citata delibera venivano richiamate le norme del D.lgs. n.1/18 riguardanti le prerogative della Protezione civile di cui il Governo avrebbe dovuto servirsi in caso di emergenze nazionali ed in particolare gli artt. 7,  comma 1, lettera c) e 24, 1°, quindi una legge ordinaria, che peraltro non si occupa di emergenze epidemiche, ma di calamità naturali e non la Costituzione.

In base alla nostra Costituzione soltanto in un caso il governo avrebbe potuto assumere, come di fatto ha assunto, pieni poteri ed è quello previsto dall’art. 78 Cost., cioè lo “Stato di guerra”, che ovviamente non può essere equiparato allo “Stato di emergenza”.

In tal caso lo “Stato di guerra” lo avrebbe dovuto deliberare il Parlamento, il quale avrebbe dovuto stabilire quali fossero i poteri del Governo per far fronte alla situazione ed infine la relativa dichiarazione sarebbe dovuta promanare dal Presidente della Repubblica (art. 87 Cost.).

Invece, ammesso che l’ipotesi di “Stato di emergenza” possa essere equiparato allo “Stato di guerra” esso non è stato mai deliberato dal Parlamento, nè dichiarato dal Presidente della Repubblica.

Anche se in via di ipotesi potesse parlarsi di equiparazione, giammai potrebbero essere pregiudicati i diritti fondamentali della persona, né quelli dell’uomo e che ogni misura del Governo dovrebbe essere sempre limitata nel tempo.

Si aggiunga che, se da una parte è vero che la Costituzione non regola lo “Stato di emergenza”, dall’altra è parimenti vero che l’ipotesi di una pandemia quale quella in corso non è nemmeno regolata dal decreto legislativo riguardante il codice della protezione civile che si occupa di terremoti e alluvioni.

Successivamente, dopo una totale inerzia colpevole protrattasi dal 31 gennaio al 23 febbraio 2020, con D.L. n.6 del 23 febbraio 2020, poi convertito con modifiche nella L.n.13/2020 il governo si è attribuito poteri straordinari con una vera e propria delega in bianco in forza della quale avrebbe potuto adottare dei DPCM con cui disporre tutte le limitazioni opportune per risolvere la crisi sanitaria, che hanno da subito inciso in modo radicale e non secondario sui diritti dei cittadini.

Facevano seguito i D.P.C.M. del 1, 8, 9, 11 marzo 2020, il D.L. n.11 del 8 marzo e n.18 del 17 marzo 2020, l’ordinanza del ministro della salute di concerto con il ministro dell’interno del 22 marzo 2020, seguita e superata, dal DPCM  recante la stessa data, dall’ordinanza  23 marzo ed infine dal D.L. legge n.19 del 25 marzo 2020, preannunciato dal presidente del consiglio sui social e in diretta televisiva il giorno precedente, provvedimenti tutti che hanno ampliato il numero dei cittadini destinatari delle misure di contenimento attraverso cui sono stati limitati dei diritti fondamentali.

Con i decreti legge e con i Dpcm l’esecutivo ha provveduto in relazione alle condotte dei singoli cittadini che non si fossero adeguati alle misure disposte dal Governo per il contenimento del Coronavirus

Il decreto del presidente del consiglio (DPCM) è soltanto un atto amministrativo che non ha forza di legge e al pari dei decreti ministeriali è fonte normativa secondaria cui normalmente si fa ricorso per dare attuazione a disposizioni di legge o per varare regolamenti.

Le uniche forme con cui il Governo può esercitare il potere normativo sono quelle del decreto legislativo e, in ipotesi di necessità ed urgenza, del decreto legge che viene adottato sotto la sua responsabilità e presentato immediatamente al Parlamento per la conversione in legge, che deve aver luogo entro 60 giorni dalla pubblicazione, pena la sua decadenza.

La valutazione circa la necessità e l’urgenza è di ordine politico e trova giustificazione nell’impossibilità e impedimento del Parlamento.

Pur nella consapevolezza che l’Italia sta affrontato il più drammatico periodo post-bellico, non si può fare a meno di rilevare che tutti i provvedimenti governativi, compresi i tre decreti legge, contenenti pesanti limitazioni dei diritti che si affastellano giorno dopo giorno, spesso non uniformi su tutto il territorio nazionale, sono incostituzionali e determinano incertezze tali da far perdere il significato ed il valore del diritto che dovrebbe essere invece la stella polare per tutti.

La circostanza che la pandemia non trova riferimenti nella Costituzione e che lo Stato di emergenza sanitario non equivale ad uno Stato di guerra, non significa poi che il Governo ha pieni ed autonomi poteri di adottare ogni misura senza incorrere in un comportamento illegittimo, illecito ed incostituzionale nell’ipotesi di una sospensione dei diritti costituzionalmente garantiti.

In sostanza il governo, subdolamente garantito attraverso sanzioni collegate all’obbligo di una autodichiarazione con cui il cittadino che la sottoscrive perde la possibilità di esercitare il proprio diritto di difesa, che potrebbe esercitare solo al momento della contestazione, tutto ciò in violazione dell’art. 24 Cost. e delle garanzie procedimentali previste dagli artt. 13-18 della legge n.689/1981, ha arbitrariamente disposto le  seguenti limitazioni ai diritti costituzionali:

1)limitazioni alla libertà personale, alla libertà di allontanarsi dalla propria abitazione ad eccezione di piccoli spostamenti solitari, contenuti nel tempo e nello spazio e motivati da situazioni di necessità o urgenza,  da esigenze lavorative, o da motivi di salute (art. 13 Cost.).

2) limitazioni e divieti alla circolazione delle persone sul territorio nazionale, regionale, provinciale e comunale, (art. 16 Cost.), nonché, (art. 21 TFUE, art. 45 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e Accordo di Schengen).

3) divieto di riunione o assembramento in luoghi pubblici, aperti al pubblico, o privati (art. 17 Cost.);

4) sospensione delle funzioni religiose e dell’ingresso nei luoghi destinati al culto (art. 19 Cost.);

5) sospensione di ogni attività giurisdizionale non urgente, con una chiusura quasi totale di tutti gli uffici giudiziari (art. 24 Cost.);

6) sospensione di tutte le attività didattiche e chiusura di tutte le scuole e delle università (art. 33 Cost.);

7)  chiusura di  bar, ristoranti, cinema, teatri, musei, imprese e attività commerciali, con esclusione di quelle finalizzate a fornire beni di prima necessità, quali supermercati, negozi per l’igiene della persona e farmacie (art. 41 Cost.);

8)  limitazioni al diritto di proprietà, con divieto di accesso a seconde case o altri beni situazioni a distanza dalla propria residenza o dal proprio domicilio (art. 42 Cost.);

E’ evidente che se viene impedito ai cittadini di uscire di casa, viene loro imposto l’obbligo trattenersi agli arresti domiciliari e quindi non si tratta più soltanto del limite al diritto alla circolazione, ma un vero e proprio limite del diritto alla libertà personale.

Ugualmente non vi è chi non veda come la privazione della libertà personale non si ha solo in caso di detenzione o di arresto ma anche in presenza di qualsiasi altra restrizione della libertà personale.

La questione a questo punto diventa alquanto inquietante in quanto la restrizione della libertà personale può essere disposta soltanto per legge e a seguito di provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Nè il Parlamento, né, tanto meno il Governo possono disporre restrizioni della libertà personale, perché si tratta di un diritto inviolabile e inalienabile (art. 2 Cost.), che non può essere limitato o compresso se non in casi eccezionali specificamente indicati dalla legge e attraverso provvedimenti emessi dell’autorità giudiziaria.

Come la libertà anche la Giustizia è un bene essenziale in qualsiasi Stato democratico e pertanto il Governo non può sostituirsi alla Magistratura nella adozione di provvedimenti che importano misure restrittive della libertà personale.

Dunque si rispetti la Costituzione, si rammenti che l’Italia è una Repubblica parlamentare e non una Repubblica semi presidenziale, si arresti la pericolosa deriva autoritaria, si rispettino i diritti costituzionali posti a tutela dei cittadini italiani ed in primo luogo il diritto alla libertà personale, perché la libertà personale non può essere limitata senza violare oltre che la Costituzione anche il codice penale che prevede all’art.605 il delitto di sequestro di persona!

Anche in presenza di un’emergenza non si deve prescindere dal rispetto dei principi cardine del nostro ordinamento giuridico che sono la base dello Stato di diritto, della nostra democrazia e della nostra stessa pacifica ed ordinata coesistenza.