Correlazione tra leggi elettorali e decadenza della politica
Cost.art.1

Dopo l’introduzione della legge elettorale n. 270 del 21 dicembre 2005, meglio conosciuta come “Porcellum”, lo scenario politico nazionale è molto cambiato perché dalla sua entrata in vigore il potere sovrano di scelta dei rappresentanti in Parlamento, appartenente ai cittadini, è stato inopinatamente trasferito ai partiti.

Roberto Calderoli, senatore della Lega ed estensore della citata legge elettorale ha rivelato quali sono stati in concreto i veri padri di quella legge, poi bocciata dalla Consulta con la sentenza n.1/2014. “L’iniziativa fu il frutto di un ricatto proveniente da Marco Follini e Udc che disse che non avrebbe mai votato il quarto passaggio della riforma costituzionale se non si modificava in senso proporzionale la legge elettorale. Da lì, il male dei mali perché ognuno ha voluto metterci qualcosa». Secondo la ricostruzione dell’ex ministro della Lega, Fini volle la lista bloccata di 3-4 nomi, come nel modello spagnolo, «poi si arrivò a 30-40 necessari per arginare il rischio del voto di scambio del Mezzogiorno». Il premio di maggioranza -dichiarato incostituzionale dalla Consulta dopo ben 9 anni- aggiunse nelle sue esternazioni il Sen. Calderoli- «lo ha voluto il presidente Berlusconi, ma il premio doveva essere uguale alla Camera e al Senato per garantire la governabilità. Poi intervenne il presidente della Repubblica». «Ciascuno ci ha messo il suo – ebbe a chiarire Calderoli -, «arrivarono i nanetti di destra e di sinistra per abbassare gli sbarramenti e se eri il migliore dei perdenti entravi lo stesso. Avevo scritto un provvedimento sul modello spagnolo, che però venne completamente stravolto, perciò definii poi quella legge ‘una porcata’. Quel provvedimento l’ho preso ad ottobre 2005 a fine anno era legge. Chi voleva bloccarlo, avendo a disposizione almeno 200 parlamentari di opposizione, quel provvedimento poteva bloccarlo».  «Io ho sempre cercato di cambiarla», – dichiarò ancora Calderoli -, «nel 2007, dietro stimolo Napolitano, presentai la proposta per abolirlo e tornare Mattarellum: tutti avevano qualcosa da fare, la cresima della zia… il battesimo della figlia e non si fece nulla».

Quella legge varata dal governo Berlusconi fu poi conservata dalle sinistre quando sono subentrate alla coalizione di centro destra della “Casa delle Libertà” e successivamente, nonostante la pronuncia della Consulta del 2014, fu sostituita da nuove leggi elettorali (Italicum, Rosatellum, Rosatellum bis) tutte viziate da pari incostituzionalità, perché ancora oggi i parlamentari non vengono più scelti ed eletti dai cittadini, ma nominati dalle segreterie politiche nazionali dei partiti che sono delle semplici associazioni di fatto non riconosciute che si sono trasformate in veri e propri comitati di affari.

La vigente legge elettorale, infatti, sottrae ai cittadini, elettori attivi, la possibilità di scegliere i propri rappresentanti nel parlamento, dal momento che il loro potere è limitato alla pura e semplice approvazione o ratifica delle scelte precedentemente operate, senza alcuna regola, dai partiti che collocano i candidati in liste bloccate.

La scelta dei candidati rimessa alle oligarchie dei partiti inoltre altera il rapporto dell’eletto con il territorio, in contrasto con le previsioni di cui agli artt.1, 49 e 67 della Costituzione.

E’ evidente che l’arbitraria ed incostituzionale determinazione di stravolgere il precedente sistema elettorale, che comunque manteneva un criterio di democraticità e garantiva il rispetto della Carta, fu frutto, come continua ad esserlo tutt’oggi, di un accordo bipartisan tra tutti i partiti, sotto la spinta spasmodica di una caparbietà nella conservazione e perpetuazione del loro potere sine die.

Per effetto di tale anomalia e forzatura costituzionale sono aumentati disaffezione e disinteresse del cittadino verso la politica ed è ridotta di molto la qualità, la cultura ed il senso dello Stato della attuale classe politica italiana.

Dobbiamo purtroppo constatare, con disappunto e profonda amarezza, che ormai da tempo siamo guidati da politici totalmente inadeguati, molti dei quali purtroppo esercitano il potere con arroganza e supponenza, non disdegnano il ricorso alle minacce ed al ricatto sui cittadini ed antepongono troppo spesso agli interessi della collettività nazionale quelli dei potentati economici-finanziari.

La priorità del nuovo Parlamento dovrebbe essere la riforma della legge elettorale nel rispetto delle previsioni costituzionali e delle statuizioni della Consulta enunciate nella sua sentenza n.1/2014.

La classe politica dovrebbe rientrare nel ruolo che la Costituzione le assegna attraverso lo strumento dei partiti che, come accennato sono allo stato delle associazioni di fatto non riconosciute di natura privata e non pubblica.

In seno alla Costituente nel 1947 l’emendamento di Costantino Mortati prevedeva il controllo della Corte costituzionale sulla disciplina dei partiti politici, che avrebbero dovuto assumere funzioni pubbliche con l’obbligo di pubblicazione dei bilanci.

Mortati, supportato dalle argomentazioni dell’on. Moro, in merito alla necessità di fondare tutta l’organizzazione interna dei partiti sul metodo democratico per poter produrre un indirizzo democratico anche all’esterno, così argomentava: “Noi abbiamo disposto che questa democraticità si attui non solo nell’organizzazione dei poteri statali, bensì anche in tutti gli organismi inferiori di carattere non solo pubblico, ma anche privato. Abbiamo infatti stabilito l’obbligo della democratizzazione dei sindacati, delle aziende private: abbiamo parlato di spirito democratico persino per l’esercito. Mi pare che sarebbe assai strano prescindere da questa esigenza di democratizzazione proprio nei riguardi dei partiti, che sono la base dello Stato.

Tuttavia nella stesura finale del testo costituzionale i partiti rimasero soggetti privati con la sola possibilità di chiedere il riconoscimento giuridico, ma non sono mai divenuti soggetti pubblici.

Dunque i partiti, proprio in quanto soggetti privati, non possono sottrarre ai cittadini e quindi al Popolo sovrano il diritto-potere di scegliere i suoi rappresentanti nelle assemblee legislative.

A loro volta i Senatori e i Deputati della Repubblica italiana non possono diventare degli ostaggi dei partiti.

I parlamentari tutti non devono essere cooptati ad iniziativa delle segreterie dei partiti in mano a quanti hanno investito il loro denaro nell’acquisto delle tessere che costituiscono una risorsa importante per finanziare le attività politiche e da cui dipende il peso politico di ciascun appartenente al partito.

Il Parlamento italiano non deve trasformarsi in un contenitore di veri e propri feudi con al suo vertice un principe ereditario, circondato da un gruppo di fedeli baroni, ciascuno di loro al vertice dei rispettivi valvassori e valvassini.

E’ giunto il momento in cui il Parlamento deve rivendicare la sua dignità ed il suo ruolo, tornando ad essere autonomo e indipendente rispetto agli altri poteri dello Stato e non può, né deve essere mai più vittima silente della volontà di un governo, supportato da una maggioranza parlamentare scelta dai partiti.

Il governo deve abbandonare il malvezzo della decretazione d’urgenza e deve rinunciare ad esercitare una sorta di subdolo ricatto attraverso la questione del voto di fiducia e deve restituire al parlamento la centralità che gli appartiene, requisito questo fondamentale ed essenziale non solo per la nostra Costituzione, ma per lo stesso ordinamento democratico.

Si tratta di poche elementari regole da cui dipende la sopravvivenza della stessa democrazia nella nostra Nazione,

In occasione del voto del 25 settembre spetta all’elettore il compito di decidere se vuole essere artefice del proprio destino ed il conseguente potere di scegliere i partiti e le persone giuste e più affidabili cui dare fiducia.

Dio salvi la nostra Nazione ed il suo Popolo!