Corsi e ricorsi, la storia si ripete, ma nessuno sarà ritenuto esente da responsabilità
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Esorto la comunità dei giuristi a riunirsi in una autonoma “Cabina di regia” per verificare se i provvedimenti adottati dal governo dal 31 gennaio 2020 ad oggi con l’avallo di un Parlamento formato da rappresentanti della Nazione nominati da associazioni di fatto non riconosciute, quali sono i partiti, che hanno disatteso le statuizioni della sentenza n.1/2014 della Consulta, siano o meno in linea con la Costituzione, con la normativa sovranazionale e con il codice penale.

La “Cabina di regia” dovrà inoltre accertare l’esistenza o meno di profili di responsabilità a carico dei suddetti parlamentari in relazione alla conversione in legge di tutti i provvedimenti adottati dal governo con il malvezzo della reiterazione della decretazione d’urgenza, nell’assordante silenzio di chi istituzionalmente è il custode ed il garante della Costituzione.

Se al termine della valutazione e del dibattito la comunità dei giuristi riterrà che la nostra Carta fondamentale è stata violata e con essa tutte le altre norme collocate nella gerarchia delle fonti del diritto al di sopra della legge ordinaria, vorrà dire che lo Stato di diritto non esiste più e che occorrerà trarne le conclusioni e adottare le conseguenti decisioni che la gravità della situazione impone.

Omettendo la disamina sulle precedenti condotte lesive dei diritti costituzionali e di norme penali, che sono state oggetto di denunce penali che ho presentato insieme al Prof. Augusto Sinagra e ad altri valorosi e coraggiosi Colleghi, procedimenti ancora all’esame del Tribunale dei Ministri di Roma, mi limito a riportare quanto prevede la Costituzione e la legge penale in relazione alle ultime iniziative governative.

Art. 32 Costituzione

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

L’articolo 604 bis  del codice penale – Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito

  1. a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;
  2. b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.

Si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale.”

Art. 610 codice penale – Violenza privata

  1. Chiunque, con violenza o minaccia , costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni.
  2. La pena è aumentata se concorrono le condizioni prevedute dall’articolo 339.

Art.629 codice penale – Estorsione

  1. Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a euro 4.000 (1).
  2. La pena è della reclusione da sette a venti anni e della multa da euro 5.000 a euro 15.000, se concorre taluna delle circostanze indicate nell’ultimo capoverso dell’articolo precedente (2).

(1) Comma così modificato dall’art. 113, L. 689/1981, dall’art. 8, 419/1991, convertito, con modificazioni, con L. 172/1992, e, successivamente, dalla lettera a) del comma 1 dell’art. 4, L. 3/2012.

(2) Comma prima sostituito dall’art. 4, L. 497/1974 e poi così modificato dall’art. 8, secondo comma, DL 419/1991, convertito, con modificazioni, con L. 172/1992, e, successivamente, dalla lettera b) del comma 1 dell’art. 4, L. 3/2012 e da ultimo dall’art. 1, comma 9, L. 103/2017.

Esorto ogni operatore del diritto, sia esso un docente universitario, un magistrato o un avvocato ad elevare una vibrante protesta per l’inaudita ed intollerabile lesione del nostro ordinamento democratico e a reagire energicamente con tutte le armi che il diritto mette a disposizione di tutti.

Nessuno può pensare di conservare ancora a lungo un potere assoluto, non previsto dalla nostra Costituzione, senza assumerne le responsabilità giuridiche che derivano da tale anomala situazione di lacerazione della nostra Carta fondamentale.