Denunzia Querela contro il Prof. Mario Draghi, l’On. dott. Roberto Speranza e il Prof. Avv. Giuseppe Conte, nonché, tutti gli ispiratori, gli autori e gli esecutori dei fatti costituenti i reati di Usurpazione di potere politico (art. 287 c.p.), Attentato contro la Costituzione dello Stato (art.283 c.p.) e di Violenza privata (art. 610 c.p.).
giustizia con tricolore

PROCURA DELLA REPUBBLICA

ESPOSTO DENUNCIA – QUERELA

Il sottoscritto ___________________________ nata/o a ___________________

il_____________e  residente___________________in_____________________

ed ai fini del presente atto elettivamente domiciliata/o in Lecce , in via Cosimo De Giorgi   n. 19, presso lo studio dell’avv. Alfredo Lonoce (cod. fiscale LNCLRD47R30B180E – casella di posta elettronica certificata [email protected])  espone quanto segue:

premesso in fatto ed in diritto che

Nell’autunno del 2019 cominciava a diffondersi in Italia un’epidemia denominata Covid-19, dapprima in modo silente e dopo qualche mese più rapidamente ed in misura sempre più consistente, fino a scatenare il panico nel Paese.

Il 30 gennaio 2020, dopo la seconda riunione del Comitato di sicurezza, il Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiarava il focolaio internazionale di COVID-19 un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (Public Health Emergency of International Concern – PHEIC).

Il giorno successivo il Presidente del Consiglio, Avv. Giuseppe Conte, con delibera del Consiglio dei Ministri, utilizzando il Codice della Protezione Civile (D.lgs n.1/2018) dichiarava lo stato di emergenza nazionale conseguente al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili per la durata di 6 mesi, assumendo contestualmente pieni poteri, sia ordinari, che straordinari.

La dichiarazione di emergenza veniva poi prorogata per ben cinque volte, due mesi oltre il termine di due anni previsto dal D. lgs 1/2018 e precisamente:

  • con Delibera del Consiglio dei Ministri del 29 luglio 2020 fino al 15 ottobre 2020;
  • con Delibera del Consiglio dei Ministri del 7 ottobre 2020 al 31 gennaio 2021;
  • con Delibera del Consiglio dei Ministri del 13 gennaio 2021 al 30 aprile 2021;
  • con Delibera del Consiglio dei Ministri in data 21 aprile 2021 al 31 luglio 2021;
  • con delibera del Consiglio dei Ministri del 22 luglio 2021 al 31 dicembre 2021;
  • con D.L. n.221 del 24 dicembre 2021 al 31 marzo 2022.

Al riguardo occorre precisare che la nostra Costituzione non prevede la fattispecie dello stato di emergenza, bensì soltanto lo stato di guerra, che in forza dell’art. 78 deve essere dichiarato dalle Camere, le quali conferiscono al Governo i necessari poteri.

Il precitato decreto legislativo n.1/2018 all’art. 24 prevede che con delibera adottata dal Consiglio dei Ministri sia dichiarato lo stato di emergenza di rilievo nazionale, ne sia fissata la durata e l’estensione e sia autorizzata l’emanazione di ordinanze di protezione civile, iniziative queste che trovano la propria disciplina nel successivo art. 25.

Le norme impropriamente richiamate nella sopramenzionata delibera del Consiglio dei Ministri del 31/01/2020 nulla hanno a che vedere con una emergenza sanitaria, dal momento che si riferiscono alle prerogative della Protezione civile di cui il Governo deve servirsi in caso di emergenze nazionali al verificarsi o nell’imminenza di calamità naturali o eventi connessi all’attività dell’uomo e dispongono:

L’art.7, comma 1, lettera c) “emergenze di rilievo nazionale connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità o estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo ai sensi dell’art. 24.” L’art. 24 “1. Al verificarsi degli eventi che, a seguito di una valutazione speditiva svolta dal Dipartimento della protezione civile sulla base dei dati e delle informazioni disponibili e in raccordo con le Regioni e Province autonome interessate, presentano i requisiti di cui all’articolo 7, comma 1, lettera c), ovvero nella loro imminenza, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, formulata anche su richiesta del Presidente della Regione o Provincia autonoma interessata e comunque acquisitane l’intesa, delibera lo stato d’emergenza di rilievo nazionale, fissandone la durata e determinandone l’estensione territoriale con riferimento alla natura e alla qualità degli eventi e  autorizza l’emanazione delle ordinanze di protezione civile di cui all’art.25. La delibera individua, secondo criteri omogenei, le prime risorse finanziarie da destinare all’avvio delle attività di soccorso e assistenza alla popolazione e degli interventi più urgenti di cui all’art. 25, co.2, lettere a) e b), nelle more della ricognizione in ordine agli effettivi fabbisogni e autorizza la spesa nell’ambito del Fondo per le emergenze nazionali.”

Il Governo italiano ha reiteratamente utilizzato un potere che nessuna norma dell’ordinamento gli riconosce. Si noti infatti che la legge sulla protezione civile non è stata pensata per le ipotesi di pandemia né le contempla. L’unica normativa di rango costituzionale in materia emergenziale, come accennato, è l’art. 78 Cost., il cui contenuto peraltro non contiene il richiamo allo stato di emergenza.

Essa è l’unica norma che potrebbe attribuire al Governo il potere di legiferare al di fuori del dettato costituzionale, in ogni caso previa delibera delle Camere. Infine, nessuna delle due normative sopra citate potrebbe trovare applicazione analogica, proprio per l’assorbente rilievo che, trattandosi di normativa emergenziale e, dunque, pensata per casi eccezionali, l’applicazione analogica non può che essere esclusa.

Hanno fatto seguito, quando presidente del Consiglio era l’Avv. Giuseppe Conte, una serie di decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, oltre che numerose ordinanze, circolari e direttive ministeriali, ordinanze della Protezione civile, innumerevoli ordinanze dei presidenti delle giunte regionali e dei sindaci ed inoltre dei decreti legge postumi, con l’intento di sanare ex tunc provvedimenti amministrativi ab origine illegittimi ed incostituzionali.

Con l’avvento del governo presieduto da Mario Draghi, il quale ha nominato Ministro della Giustizia la Prof. Marta Maria Carla Cartabia, Presidente uscente della Corte Costituzionale, seguendo l’indirizzo di ordine costituzionale già indicato dalla stessa Prof. Cartabia quando era presidente della Consulta, si è passati alla decretazione di urgenza.

Infatti la Prof. Cartabia aveva già manifestato pubblicamente il suo pensiero di autorevole giurista in occasione della relazione annuale dell’aprile 2020 in cui non aveva mancato di sottolineare che “La Costituzione non contempla un diritto speciale per i tempi eccezionali, e ciò per una scelta consapevole, ma offre la bussola anche per “navigare per l’alto mare aperto” nei tempi di crisi, a cominciare proprio dalla leale collaborazione fra le istituzioni.

Vi erano stati nei precedenti periodi situazioni di crisi, “dagli anni della lotta armata a quelli più recenti della crisi economica e finanziaria, tutti affrontati senza mai sospendere l’ordine costituzionale, ma ravvisando al suo interno gli strumenti idonei a modulare i principi costituzionali in base alle specifiche contingenze. Necessità, proporzionalità, bilanciamento, giustiziabilità e temporaneità sono i criteri con cui, secondo la giurisprudenza costituzionale, in ogni tempo deve attuarsi la tutela sistemica e non frazionata dei principi e dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, ponderando la tutela di ciascuno di essi con i relativi limiti”. Per il presidente della Consulta, anche nel tempo presente” in piena fase di emergenza per la pandemia da coronavirus, “ancora una volta è la Costituzione così com’è, con il suo equilibrato complesso di principi, poteri, limiti e garanzie, diritti, doveri e responsabilità, a offrire alle istituzioni e ai cittadini la bussola necessaria a navigare nell’emergenza e del dopo-emergenza che ci attende. “.

Innanzi ad una spasmodica emanazione da parte del governo Conte Bis, prima di provvedimenti amministrativi tutti restrittivi delle libertà e dei diritti fondamentali, c’è da chiedersi se il Presidente del Consiglio fosse legittimato alla loro adozione o se la riserva di legge prevista dall’ art. 16 Cost. per la limitazione del diritto di libera circolazione e soggiorno, non imponesse l’uso degli strumenti previsti in Costituzione, come i decreti legge, i decreti legislativi ed i decreti del Presidente della Repubblica, considerato che il compito del bilanciamento tra valori costituzionali tra loro in conflitto è una prerogativa esclusiva del Parlamento ai sensi dell’art. 70.

Attraverso l’iter procedimentale scelto dal Presidente del Consiglio Conte, il Governo ha fatto ricorso ad un potere che nessuna norma dell’ordinamento gli riconosceva.

Non si deve poi sottacere che un’emergenza sanitaria – non ritenuta idonea a sospendere, da parte del Governo, né del Parlamento, l’applicazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo i cui principi e garanzie ricalcano  quelle fondamentali della parte prima della Costituzione, in primis quella della libertà personale ai sensi dell’art. 13, della stessa – non può in alcun modo essere assunta a presupposto né della auto-attribuzione dei pieni poteri in capo  al Governo, né tantomeno della sospensione delle garanzie e delle libertà costituzionali fondamentali.

In definitiva con i numerosi DPCM emanati dal Presidente Giuseppe Conte sono stati violati gli articoli 3, 13, 16, 17, 18, 19 e 41, per citarne solo alcuni, oltre ovviamente, agli artt. 76 e 77 della Costituzione.

Attraverso il lockdown è stato imposto alle persone di non spostarsi dal comune dove si trovavano, di stare chiuse dentro casa, salvo i pochi motivi per i quali è stato concesso di uscire.

Una disposizione così penetrante costituisce una violazione della libertà personale, la principale delle libertà.

Una esasperata preoccupazione di tutelare il diritto alla salute non giustifica la privazione della libertà, in quanto non sembra che l’art.13 Cost. possa cedere  all’art. 32 Cost.; pertanto, tutte le restrizioni coattive per motivi di sanità devono necessariamente seguire la via giurisdizionale prevista dall’art. 13.

In altri termini mai potrebbe, dall’autorità pubblica, essere invocato l’art.32 Cost. per derogare, per motivi di salute, le garanzie dell’art.13.

Infatti, da una parte, lo stesso trattamento sanitario il quale, oltre che obbligatorio, divenga coattivo – prevedendo cioè l’imposizione del trattamento attraverso l’uso della coercizione da parte della pubblica autorità – deve ritenersi ricadere sotto l’applicazione e le garanzie dell’art. 13, Cost. (in quanto norma che si applica a tutte le misure coercitive incidenti sulla libera disponibilità del proprio essere fisico), non potendosi considerare l’art. 32, Cost., norma speciale e come tale essa è inidonea a prevalere su quella generale di cui all’art. 13, Cost. (C. Cost. 74/1968; C. Cost. 29/1973; 223/1976; 54/1986; 471/1990; 238/1996; 257/1996).

Dall’altra parte, se è vero che la limitazione della libertà personale ex art. 13 Cost., può essere ammessa per il perseguimento di fini ulteriori di rango costituzionale, secondo un giudizio di ragionevolezza e proporzionalità (cfr., per tutte, C. Cost. 39/1970), è pacifico che ciò non elide la necessità di rispettare le garanzie imposte dall’art. 13 Cost., in punto di riserva di legge assoluta e riserva di giurisdizione.

In altri termini, il legislatore può limitare la libertà personale perseguendo finalità ulteriori, di pari rango costituzionale, onde controbilanciarli con la prima; ma lo deve fare rispettando sia il principio della riserva di legge assoluta, attraverso l’individuazione tassativa delle misure, dei casi e dei modi, sia la riserva di giurisdizione.

Nessuna legge ordinaria, o decreto legge, o decreto legislativo, o decreto del presidente della repubblica, o provvedimento amministrativo, quali sono i Dpcm e le ordinanze dei ministri, o gli atti dei presidenti delle giunte regionali e dei sindaci, potrebbe scalfire la libertà personale, così come protetta dall’art. 13 Cost., imponendo tale norma che sia sempre un provvedimento del giudice a limitarla, ovviamente, sulla base di una previsione di legge rafforzata.

Ne consegue, pertanto, che l’imposizione di qualsivoglia prescrizione che incide sulla libertà dei cittadini viola sia la riserva di legge, che quella di giurisdizione.

Le limitazioni della libertà dei cittadini perpetrate prima dal Presidente del Consiglio prof. avv. Giuseppe Conte e dopo di lui dall’attuale responsabile del governo, dott. Mario Draghi, di concerto con i rispettivi Ministri, il quale ha introdotto un passaporto sanitario (green pass) che viola palesemente il Regolamento europeo n.953/2021 sono inammissibili ed incostituzionali.

Il citato Regolamento nel considerando n.36 stabilisce che è  necessario  evitare  la  discriminazione  diretta  o  indiretta  di  persone  che  non  sono  vaccinate, per  esempio  per  motivi  medici,  perché  non  rientrano  nel  gruppo  di  destinatari  per  cui  il vaccino  anti  COVID-19  è  attualmente  somministrato  o  consentito,  come  i  bambini,  o perché  non  hanno  ancora  avuto  l’opportunità  di  essere  vaccinate  o  hanno  scelto  di  non essere  vaccinate”.  

Infine, si legge, «il presente regolamento non può essere interpretato nel senso che istituisce un diritto o un obbligo a essere vaccinati».

Il Regolamento (UE) 2021/953 del 14 giugno relativo all’introduzione del certificato COVID digitale esclude l’obbligo vaccinale stabilendo anzi il principio di non discriminazione di coloro che non sono vaccinati, specificando che il possesso di un certificato di vaccinazione non deve costituire una condizione preliminare per l’esercizio del diritto di libera circolazione.

Tuttavia il governo italiano, disattendendo una norma sovraordinata ha imposto l’obbligatorietà del passaporto sanitario per l’accesso a ogni luogo per alcune categorie di cittadini, come i sanitari, i militari e addetti alle forze dell’ordine, gli insegnanti e gli ultracinquantenni, introducendo così una discriminazione nei fatti, in quanto impone delle restrizioni allo svolgimento della vita quotidiana dei cittadini, come l’ingresso in bar, negozi, trasporti pubblici, e così via.

Lo svolgimento di tali attività infatti costringerebbe alcuni cittadini a sottoporsi a test per la rilevazione del SARS-CoV-2 con una frequenza insostenibile dal punto di vista sia organizzativo, sia economico, non lasciando dunque altra soluzione che la vaccinazione ed altri, gli ultracinquantenni a sottoporsi alla inoculazione di un farmaco autorizzato in via sperimentale e sotto condizione e di cui non si conoscono ancora tutti gli effetti avversi.

Il Governo italiano non ha inoltre ottemperato alla previsione di cui al terzo comma dell’art.15 Cedu, comma 3, che prescrive: “Ogni Alta Parte contraente che eserciti tale diritto di deroga tiene informato nel modo più completo il Segretario Generale del Consiglio d’Europa sulle misure prese e sui motivi che le hanno determinate. Deve ugualmente informare il Segretario generale del Consiglio d’Europa della data in cui queste misure cessano d’essere in vigore e in cui le disposizioni della Convenzione riacquistano piena applicazione”.

L’assenza della notifica al Segretario Generale del Consiglio d’Europa è stata di recente ufficializzata, come si evince dal comunicato stampa dell’Osservatorio permanente sulla Legalità Costituzionale del 17/10/2020 in cui si legge: “Il Consiglio d’Europa riconosce l’omissione dello Stato italiano”; affermazione condivisa dall’Ufficio del Segretario Generale.

Dalla mancata comunicazione ex art. 15, CEDU, pertanto, discende la pacifica conseguenza della piena vigenza in territorio italiano delle norme della CEDU – tra le quali, il diritto alla libertà personale, di recarsi sul posto di lavoro, di frequentare le scuole di ogni ordine e grado – e della Giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, con piena efficacia vincolante e sovraordinata (cfr., per tutte, Corte cost. 240/2018), quale parametro interposto per il mezzo degli artt. 10, 11 e 117 Cost.

Il ricorso allo strumento della martellante propaganda dei vaccini ha poi alimentato e favorito un clima di vero e proprio terrore che ha inciso negativamente sull’economia del Paese e sull’equilibrio psicofisico di ogni persona, con grave “danno esistenziale” che perdura a tutt’oggi ed è destinato a riverberarsi per molto tempo.

L’uscita di scena del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la sua sostituzione con l’attuale presidente del consiglio nella persona di Mario Draghi non ha migliorato le cose.

Infatti con decreto legge n. 44 del 1 aprile 2021 si stabiliva che fino al 31.12.2021 tutti gli operatori del comparto sanitario che svolgevano attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, sia pubbliche che private, farmacie, parafarmacie e studi professionali fossero tenuti a sottoporsi alla vaccinazione per la prevenzione dell’infezione da Sars-Cov-2. In caso di rifiuto gli appartenenti a detto settore sottoposti a demansionamento e destinati ad attività che non comportassero contatti interpersonali, naturalmente con applicazione di trattamento retributivo peggiorativo e, qualora il demansionamento non fosse stato possibile, venivano sospesi dal lavoro senza stipendio.

Quindi, pur in assenza di un obbligo vaccinale veniva introdotto uno strumento surrettizio che costringeva la maggior parte dei destinatari della norma alla vaccinazione. Successivamente con decreto legge n. 105 del 23 luglio 2021 veniva introdotto il “green pass” e dal 6 agosto 2021 veniva vietato a chi non fosse in possesso di alcuni requisiti (aver effettuato la prima dose di vaccino, o aver effettuato un tampone negativo nelle 48 ore precedenti, oppure essere guariti nei sei mesi precedenti dal Sars-Cov-2) di accedere a vari servizi, tra cui bar, ristoranti, palestre, piscine, ecc.. Seguivano i decreti legge n. 111/2021 e 127/2021, l’obbligo di green pass veniva quindi esteso, dapprima al comparto scolastico ed universitario e poi a tutto il mondo del lavoro, con la conseguenza che non avrebbe potuto lavorare chi non si fosse vaccinato o non avesse accettato di farsi un tampone a sue spese ogni 48 ore.  Faceva seguito il decreto legge n. 172/2021 con cui le stesse misure “stringenti” venivano estese fino al 15 giugno 2022 a tutto il personale scolastico, ai comparti della difesa, della polizia locale della pubblica sicurezza e del soccorso pubblico, con la esclusione di adibire i non vaccinati a mansioni diverse.

Si sono poi susseguiti i decreti legge n. 221/2021 del 24 dicembre, n. 229/2021 del 30 dicembre e n. 1/2022 del 7 gennaio 2022 con cui il Governo Draghi, ha esteso, ancora una volta surrettiziamente, un obbligo vaccinale, attraverso il “super green pass”, a tutti i soggetti aventi una età superiore a 12 anni in relazione all’uso dei trasporti pubblici ed allo sport di squadra anche all’aperto.

Con il decreto legge n. 1/2022, viene impedito il lavoro fino al 15 giugno 2022 a tutti i soggetti ultracinquantenni che non si siano sottoposti spontaneamente alla vaccinazione o che non siano guariti dal Covid ed è stato imposto l’uso del tampone ogni 48 ore per qualsiasi attività sociale.  L’obbligo di tampone sta a significare che si è in presenza non di una scelta diretta alla tutela della salute pubblica, ma di uno strumento di vera e propria coercizione volto a costringere ogni persona alla vaccinazione.  Se invece di fosse trattato di tutelare la salute, l’obbligo di tampone sarebbe stato imposto anche ai vaccinati, che, come è ormai noto a tutti, possono contagiarsi e contagiare allo stesso modo dei non vaccinati.

Peraltro allo stato non è dato comprendere le ragioni in virtù delle quali da parte dei competenti organi governativi non si sia scelta la strada di emanare un provvedimento legislativo che preveda l’obbligo vaccinale e si sia scelto di percorrere una strada che appare pericolosa, dal momento che viola il patto di lealtà costituzionale.

*   *   *   *   *

Dalla esposizione in fatto che precede si rileva la violazione delle seguenti norme del codice penale:

  • 287 c.p. Usurpazione di potere politico o di comando militare, delitto che punisce la condotta dichiunque usurpa un potere politico, ovvero persiste nell’esercitarlo indebitamente”.

Trattasi di ipotesi criminosa contenuta in una norma speciale rispetto al delitto di usurpazione pubbliche (347), da cui si differenzia in quanto l’usurpazione riguarda un potere politico o un comando militare.

All’usurpazione, da intendersi come l’assumere un potere che per legge non spetta, è poi equiparata l’arbitraria ritenzione, che si verifica quando una persona, legittimamente rivestita di un potere, persiste nell’esercitarlo, dopo che è cessato per una qualsiasi causa senza però essere stato nuovamente autorizzato.

Risponderà quindi di usurpazione di potere politico chiunque si arroghi funzioni proprie del Corpo elettorale, delle Assemblee legislative, del Governo, della Corte Costituzionale, del Capo dello Stato e del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Nella fattispecie emerge che il Governo, dopo essersi impossessato dei poteri con delibera del consiglio dei ministri del 31/01/2020 attraverso l’inconferente ed inapplicabile D.lgs 1/2018, attraverso un abuso della decretazione d’urgenza, ha di fatto usurpato le funzioni legislative ed ormai legifera su tutto, anche su questioni non collegate all’emergenza sanitaria, motivando l’urgenza e la necessità del persistere dell’emergenza medesima.

Nel momento in cui i suoi decreti legge passano in Parlamento per l’esame e la discussione, il presidente del consiglio pone strumentalmente la questione di fiducia ed ovviamente ottiene sempre la conversione in legge di ogni decreto legge, privando così il parlamento della possibilità di un qualsivoglia dibattito o di ogni emendamento.

Appare altresì evidente che il Governo abbia violato lo stesso D.lgs. 1 del 2 gennaio 2018 prorogando, con il Decreto Legge n. 105 del 23 luglio 2021, lo stato di emergenza, già, come detto, irritualmente dichiarato con delibera del Consiglio dei Ministri il 31 gennaio 2020, dal momento che il codice della protezione civile invocato a supporto dell’assunzione di pieni poteri in capo all’esecutivo riguarda soltanto le calamità naturali e non certamente l’emergenza sanitaria.

Infatti, ammesso che il Decreto Legislativo 1/2018 fosse stato legittimamente utilizzato per affrontare l’emergenza sanitaria, il Governo ne sta violando palesemente le previsioni, atteso che in forza di quella legge la durata massima dell’emergenza non mai può superare i due anni.

Sostanzialmente quindi, senza soluzione di continuità, il Governo dal 31 gennaio 2020 continua a conservare dei poteri “non suoi, che appartengono invece al Parlamento”.

  • 283 c.p. – Attentato contro la Costituzione dello Stato.

Tale norma così recita: “Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di Governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni”.

Non vi non veda come la condotta tenuta dal 31 gennaio 2020, che si protrae ancora senza alcuna soluzione di continuità, integri il reato di attentato contro la Costituzione dello Stato.

Il bene giuridico riguarda il tentativo di mutare la Costituzione formale o la forma di Governo.

Per la configurazione di tale reato sono punibili anche i semplici atti che solamente siano idonei al raggiungimento dello scopo.

Per quanto riguarda l’altro elemento costitutivo del reato, la violenza, essa deve essere propria, consistente nell’impiego di energia fisica sulle persone o sulle cose, esercitata direttamente o per mezzo di uno strumento.

Il delitto si ritiene consumato quando l’agente abbia posto in essere il fatto diretto ed idoneo a realizzare gli eventi descritti.

Il fatto previsto può anche estrinsecarsi in una condotta volta a coartare la volontà degli organi dello Stato competenti in materia di modifica della Costituzione, in modo da indurli a concessioni cui altrimenti non avrebbero liberamente acconsentito.

Sull’argomento la Suprema Corte con sentenza della prima Sezione n. 1569 del 27 novembre 1968 ha affermato: La tutela apprestata dall’art. 283 c.p. non è volta a garantire lo statu quo giuridico ma piuttosto la legittimità della evoluzione costituzionale, che deve essere attuata solo con i mezzi che sono propri dell’ordinamento vigente. Ne consegue che l’attività di chi ricorre a mezzi di violenza e di distruzione anziché sollecitare quelli previsti dalla legge (ad es. dagli artt. 116, 132 e 138 della Costituzione), confluisce univocamente nello schema delittuoso previsto dalla suddetta norma. L’ordinamento regionale, provinciale e comunale fa parte integrante della Costituzione, sì che ogni suo mutamento, perseguito con mezzi non consentiti, realizza la figura di reato prevista dall’art. 283 c.p.”.

Nel caso di specie si tratta di violenza di tipo immateriale, una “violenza politica”, attuata con azioni e dichiarazioni di grande impatto psicologico compiute al fine di raggiungere obiettivi del rovesciamento del sistema istituzionale delineato dalla Costituzione italiana e del costringimento dei cittadini alla obbedienza ai voleri del Governo, pena la perdita delle libertà fondamentali e dei diritti inviolabili dell’uomo per chi non vi si conformi.  

Si tratta di una violenza verbale che alimenta campagne d’odio e di discriminazione, in aperta violazione del Regolamento n. 953/2021 dell’Unione Europea, che prevede la necessità di evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate o che hanno scelto di non vaccinarsi.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi in data 22 luglio 2021, esternando in televisione il suo pensiero, così si espresse: “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore…“ ed ancora: “Il green pass è una misura con cui gli italiani possono continuare a divertirsi, ad andare al ristorante e a spettacoli all’aperto e al chiuso, con la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose“.

Ed è una violenza che ha inciso e mira ad incidere sulla libera scelta del cittadino, che viene addirittura materialmente additato come “untore” e costretto a compiere un atto di disposizione di sé contro la sua volontà, subendo una coercizione attraverso un atto politico violento che gli impedisce di lavorare, di percepire un reddito, di avere accesso in determinati luoghi, di circolare liberamente, di frequentare persone, luoghi ed eventi, subendo la privazione di molti dei suoi diritti fondamentali cui si è fatto cenno nella narrativa del presente atto.

Il contesto giuridico emergenziale avviato con la delibera del consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, con cui è stata dichiarata per i primi sei mesi l’emergenza da Coronavirus ha esautorato il Parlamento della funzione legislativa, modificando gli equilibri costituzionali, a vantaggio del potere esecutivo, che ha potuto agire in deroga delle leggi dello Stato e avviare autonomamente ed in spregio del parlamento a ritmo di decreti legge le  riforme dell’intera organizzazione della pubblica amministrazione, della sanità, della scuola e della giustizia.

A riprova della violenza politica per spingere i cittadini alla vaccinazione, il Governo, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri, avv. Conte Giuseppe, prima ed il dott. Draghi Mario, poi, ha adottato misure liberticide progressivamente sempre più incisive e stringenti, fino alla soppressione di numerosi diritti fondamentali e di libertà personali.

Ha limitato o impedito di lavorare a molti lavoratori di diversi settori produttivi; ha limitato ed impedito di circolare liberamente; ha imposto l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale contro ogni evidenza scientifica; ha imposto ai lavoratori di sottoporsi, a proprie spese, a test non diagnostici antigienici o molecolari finalizzati alla diagnosi del Sars-CoV-2, ogni due giorni, al fine di poter svolgere la propria attività lavorativa; dall’1 aprile 2021, con il DL 44/21, ha imposto ai lavoratori del settore sanitario di sottoporsi alla “vaccinazione anti Sars-CoV-2”, pena la sospensione dall’esercizio e dallo svolgimento della attività lavorativa, senza retribuzione, né previsione di assegno alimentare; successivamente, con il DL 172/21 ha imposto ai lavoratori del comparto scuola di sottoporsi alla “vaccinazione anti Sars-CoV-2”, pena la sospensione dello svolgimento della attività lavorativa, senza retribuzione, né previsione di assegno alimentare; poi, ha imposto ai lavoratori del comparto Forze dell’Ordine di sottoporsi alla “vaccinazione anti Sars-CoV2”, pena la sospensione dello svolgimento della attività lavorativa, senza retribuzione, né previsione di assegno alimentare; ha impedito ai cittadini non vaccinati di utilizzare mezzi di trasporto pubblico e privato, compresi i traghetti da e per le isole, così di fatto confinandoli; ha impedito ai cittadini non vaccinati di recarsi in luoghi dove si svolge attività sportiva e/o ludica; ha impedito ai cittadini non vaccinati di recarsi in bar, ristoranti, luoghi in cui si realizzano attività culturali, sportive e grandi eventi (cinema, musei, convegni, teatri, stadi, terme etc); ha introdotto il cosiddetto “Green Pass”, la cd. Certificazione Verde, quale documento elettronico per certificare la “condizione di immune” necessaria al fine di poter esercitare attività lavorative, anche di volontariato, e di accedere alle attività sociali; poi, ha introdotto il cosiddetto “Super Green Pass”, quale documento elettronico capace di certificare la “condizione di immune” che si consegue unicamente con la guarigione dalla malattia o sottoponendosi alla vaccinazione anti-Sars-CoV-2; ha introdotto limiti di validità alla certificazione elettronica di immunità, inizialmente a 12 mesi, poi a 9 mesi, infine a 6 mesi; ha introdotto l’obbligo di sottoporsi al ciclo vaccinale cosiddetto primario dichiarandolo sufficiente per l’immunizzazione; poi, ha introdotto l’obbligo per talune categorie di lavoratori di sottoporsi dopo il ciclo vaccinale cosiddetto primario alla terza dose, cosiddetta di richiamo o booster; ha incaricato personale privato per effettuare la verifica delle certificazioni sanitarie di liberi cittadini che implica l’accesso a dati sensibili personali di ogni cittadino; ha autorizzato sia personale privato, prima, che l’Agenzia delle Entrate (con il DL 1/22) ad accedere a dati sensibili sulla condizione sanitaria personale, in violazione del diritto alla privacy; ha esteso l’obbligatorietà della esibizione del Green Pass Rafforzato a liberi cittadini e stranieri presenti in Italia, anche non lavoratori, che abbiano compiuto i cinquanta anni, prevedendo sanzioni in caso di inottemperanza dell’obbligo; ha previsto di restringere ulteriormente il diritto di libera circolazione dei cittadini in caso di aumento del numero di contagi, che aumentano proporzionalmente all’aumentare del numero dei tamponi, nelle diverse aree regionali contraddistinte all’uopo dai colori bianco, giallo, arancione, rosso; ha fortemente consigliato la vaccinazione anti Sars-CoV-2 anche alle donne in gravidanza, nonché ai minori di anni 18 e, ad oggi, alla fascia di età dai 5 ai 12 anni.

Con il DL 1/22 si sta impedendo alle persone non munite della Certificazione Verde COVID-19 l’accesso a servizi essenziali, ai pubblici uffici, ai servizi postali, bancari e finanziari, alle attività commerciali e agli uffici giudiziari, in cui è richiesta la Certificazione Verde estesa anche ai difensori per l’accesso ai locali in cui si realizza l’esercizio della attività difensiva ex art 24 della Costituzione.

Il Governo ha diffuso continuamente notizie inquietanti sul numero dei contagi, su quello dei decessi e sulle relative correlazioni (malori improvvisi dovuti al Covid, o alla vaccinazione o alla assenza della stessa), sul numero dei ricoveri e delle guarigioni, terrorizzando i cittadini tutti attraverso la propaganda e mediante penetranti campagne mediatiche incentivate con cospicui contributi economici erogati agli editori.

La campagna di terrore ha indotto gli ignari cittadini a rivolgersi serenamente agli Hub vaccinali per farsi somministrare un siero genico sperimentale, le cui reazioni avverse stanno determinando gravi conseguenze, alcune volte letali.

Con uno stillicidio di decreti legge, atti amministrativi e circolari ministeriali, il Governo ha letteralmente stravolto l’Ordinamento della Repubblica, come delineato dalla Costituzione, ha superato il principio di separazione dei poteri dello Stato ed ha accentrato in sé un potere legislativo rafforzato, sovvertendo così la gerarchia delle fonti di produzione del diritto sino a riscrivere le basi del nostro ordinamento, eliminando radicalmente diritti fondamentali attraverso regolamenti esecutivi lesivi degli essenziali diritti umani e degli elementari principi costituzionali informatori della Repubblica.

Sono stati calpestati e continuano ad esserlo tutti i diritti individuali e sociali, come ogni libertà personale o collettiva, con la loro limitazione e con la restrizione anche dei margini di tutela effettiva per via giudiziaria.

Nemmeno il Testo Unico delle Leggi Sanitarie, specificamente deputato come legge dello Stato alla gestione delle malattie infettive, approvato nel 1934, durante il regime fascista ed ancor oggi in vigore, ha previsto i pieni poteri in capo all’esecutivo.

Dalla dichiarazione dello stato di emergenza riveniente dall’impropria utilizzazione del D.lgs 1/2018 potrebbe discendere la legittimazione di modus operandi straordinari, che altrimenti sarebbero stati illegittimi, persino illeciti.

Il 3 co. dell’art. 24 del Codice della Protezione Civile (Decreto Legislativo numero 1 del 2018) indica, come detto, il termine di durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale: esso “non può superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi”. La disposizione, quindi, prevede in astratto un termine massimo assoluto di ventiquattro mesi, che si compone della somma del termine di durata massimo di dodici mesi per la sua prima fase, a cui potrebbe aggiungersi un ulteriore termine della durata massima di dodici mesi per una seconda fase in proroga.

Sulla base dei criteri generali di applicazione dei termini legali, la previsione di un termine massimo non impedisce ipso facto l’anticipazione della cessazione degli effetti giuridici in un momento anteriore rispetto al limite massimo consentito, posto che trattasi di un termine ultimo di decadenza rispetto ad un periodo in cui l’esercizio di una facoltà può esaurirsi prima. Esattamente come è avvenuto con il Decreto del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020, che ha in origine – nella prima fase genetica – stabilito in sei mesi la durata dello stato di emergenza, a decorrere dalla data del “presente provvedimento”, quindi sino al 31 luglio 2020.

Il Decreto del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 ha in autonomia stabilito che l’emergenza sarebbe durata sei mesi, fino al 31 luglio 2020. Esaurita la prima fase genetica fissata in un arco temporale ricadente entro il termine di un anno consentito dalla Legge, il Governo ha deciso di andare oltre il 31 luglio 2020 attraverso l’esercizio della facoltà di proroga per un ulteriore termine massimo di dodici mesi, come previsto dalla stessa norma; ciò a decorrere dalla scadenza della prima fase genetica, quindi a far data del 31 luglio 2020. Infatti, con Decreto del Consiglio dei Ministri del 29 luglio 2020, il Governo prorogava lo stato di emergenza dapprima sino al 15 ottobre 2020, poi al 31 gennaio 2021, poi al 30 aprile 2021, infine al 31 luglio 2021, esaurendo così il termine massimo di proroga di “ulteriori 12 mesi” stabilito dall’articolo 24, comma 3, del D. Lgs 1/18.

Appare conseguentemente illegittima e al di fuori di ogni previsione e di ogni legge l’ulteriore proroga dell’emergenza successiva al 31 luglio 2021 e da ultimo quella fino al 31 marzo 2022.

Ne consegue che la cessazione degli effetti della dichiarazione dello stato di emergenza si è perfezionata inderogabilmente a far data del primo agosto 2021, a ciò accompagnandosi la privazione del substrato giuridico a tutte le norme che traggono origine dalla dichiarazione medesima. 

L’ulteriore proroga disposta con il DL 105/21 si è, quindi, configurata come palese violazione di legge, in particolare del citato comma 3 dell’articolo 24 del D.Lgs 1/18, tanto da non essere più riportata nei preamboli degli atti del Governo aventi efficacia di legge a partire dal DL 172/21 del 26.11.2021.

Si protrae una condizione altamente lesiva dei diritti inviolabili e con essi dell’ordinamento democratico, per cui occorre l’intervento energico di chi ha giurato di presidiare la difesa della Patria contro eventi idonei a sovvertirne la struttura (articolo 52 della Costituzione).

Chi esercita la pubblica funzione è chiamato alla fedeltà alla Repubblica e all’osservanza della Costituzione e delle Leggi (articolo 54 della Costituzione), nel rispetto dell’articolo 139 della Costituzione che stabilisce che la forma Repubblicana del nostro Stato non può essere modificata in nessun modo.

Quanto sancito nell’articolo 1, comma 2, Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” è ancora vigente ed attuale e non può essere considerato un predicato del passato, così come attuali rimangono forme e limiti del suo esercizio, che si manifestano attraverso le forme parlamentari (articolo 55 e seguenti Costituzione) e le istituzioni democratiche limitate da precisi confini di attribuzione e di competenza, in un equilibrio tra pesi e contrappesi che non consentono a nessuno di rovesciare l’ordine democratico e di sostituirsi ai rappresentanti direttamente eletti dal Popolo nella definizione dell’interesse collettivo (articolo 83 e seguenti Costituzione).

È necessaria la più rigorosa osservanza della Costituzione e della Legge per non essere nuovamente catapultati nell’incubo di uno stato emergenziale “normalizzato“, ma perenne e quindi senza fine.

La proroga dello stato di emergenza oltre il 31 luglio 2021 è incontrovertibilmente illegittima, poiché in violazione di legge (articolo 24, comma 3, del D.Lgs 1/18), ed è penalmente illecita quale delitto plurioffensivo, in primis contro la personalità dello Stato.

Peraltro, la proroga ha offerto una chiara retrospettiva su provvedimenti passati, che per natura e contesto perfezionano il delitto di usurpazione di un potere politico, in particolare della funzione legislativa del Parlamento, che il Governo continua ad esercitare indebitamente con decreti legge ad efficacia differita, quindi in violazione dell’art. 77 della Costituzione per il difetto del requisito dell’urgenza, persistendo così nella violazione dell’articolo 287 del codice penale.

Tutta la decretazione d’urgenza dei Governi Conte/Draghi si caratterizza come articolazione di un’unica norma scomposta e disarticolata in più decreti, ciascuno dei quali incide settorialmente su una o più categorie sociali o aggrava precedenti restrizioni o imposizioni, fino al duplice risultato conclusivo, a prescindere dal reale andamento delle curve epidemiologiche, di sottoporre l’intera popolazione ad una sperimentazione farmacologica e sociale con l’intento di giungere ad una normalizzazione dell’attuale assetto istituzionale, parametrato ad uno stato d’emergenza. 

Da anni vengono emanate compulsivamente, spesso ad efficacia differita, decreti senza cura alcuna di spiegare nei preamboli la non sufficienza delle norme già esistenti, tanto che vi è stata l’emanazione di Decreti Legge senza l’attesa degli effetti dell’applicazione della precedente decretazione d’urgenza, così come si è palesato in ultimo con i decreti legge del 24.12.21, del 30.12.2021 e del 07.01.2022. Oltre alla violazione dei limiti di legittimità dell’azione del Governo ex articolo 77 della Costituzione, si evidenzia la violazione dell’art. 15 della Legge 400/88 che disciplina l’attività di Governo e l’ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri. A riprova di tale insormontabile dato di fatto, il DL 122/21 non è stato convertito in legge, così determinandosi la cessazione dell’obbligo vaccinale in esso contenuto; ma con successivi Decreti Legge (DL 172/21 e successivi) lo stesso obbligo è stato poi esteso in forma addirittura aggravata.

I provvedimenti susseguitisi dalla dichiarazione dello stato d’emergenza ad oggi, quindi, costituiscono per loro natura e contesto un filo rosso, una trama, che palesa l’elemento psicologico del dolo e della premeditazione dell’eversione dell’ordine democratico e dell’attentato alla Costituzione.

Detti provvedimenti, infatti, oltre ad avere originato il gravissimo danno economico e sociale per il Paese rappresentano plasticamente il metodo violento adoperato per intimidire la popolazione.

3) 610. Violenza privata “Chiunque, con violenza  o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni .

La pena è aumentata se concorrono le condizioni prevedute dall’articolo 339.”.

Pur non essendo stato formalmente sospeso nella Repubblica Italiana lo Stato di diritto, né dichiarato lo stato di guerra, tuttavia assistiamo impotenti ad una reiterata violazione della Costituzione, delle norme sovranazionali e di quelle ordinarie rivenienti dalla legge vigente, con grave pericolo per la sopravvivenza dello Stato di diritto se non dovesse essere posto un freno alle iniziative governative ormai al di fuori di ogni controllo e, in questo caso, soltanto la Magistratura italiana potrebbe intervenire nell’ambito dei propri autonomi poteri.  La condotta del governo durante l’emergenza sanitaria ha posto in essere una vera e propria azione discriminatoria, in contrasto anche con l’art. 3 Cost., che prevede invece il dovere di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando l’uguaglianza tra i cittadini, impediscono sia il pieno sviluppo della persona umana che l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. 

L’azione di governo dettata dalla sua cabina di regia e dal CTS non sta facendo altro che escludere dal lavoro e dalla stessa società un numero considerevole di persone.

L’imposizione di un passaporto sanitario, quale è il green pass, equiparabile al lasciapassare di infausta memoria, non trova alcuna legittimazione nella Costituzione che all’art. 32 Cost., prevede e consente  l’imposizione di trattamenti sanitari con legge, ma mai di trattamenti che siano lesivi del “rispetto della persona umana”. 

Nel nostro ordinamento la tutela costituzionale della salute contenuta nell’art.32 intesa come diritto individuale ed interesse della collettività, non postula necessariamente il sacrificio della scelta del singolo.

Vietare ad un cittadino di lavorare, così impedendogli di sopravvivere, è certamente contrario al rispetto della persona umana.

Il divieto al lavoro, incidendo invece sulla stessa possibilità di sopravvivere di un individuo, equivale nei fatti ad una sorta di pena di morte indiretta, o si cede al ricatto o non si può sopravvivere.

Tale tecnica legislativa è radicalmente illegittima anche rispetto all’art. 27 Cost. che prevede che in ogni caso le pene non possano consistere in trattamenti contrari al senso di umanità.

La commissione del delitto di cui all’art. 610 c.p. da parte di Mario Draghi, dei suoi Ministri, dei suoi consulenti, ispiratori ed esecutori è manifesta ed indiscutibile.

Il delitto in parola assume connotazioni particolarmente gravi laddove il ricatto si estende come detto ai minori (e a chi su essi esercita la responsabilità genitoriale), impedendo ai ragazzi, nel periodo più delicato della crescita fisica e dello sviluppo della personalità, addirittura la pratica degli sport di squadra all’aperto! Ciò, con il dichiarato fine di indurre i genitori, al fine di non privare i figli della propria vita sociale, a sottoporli ad un trattamento sanitario sperimentale di cui si ignorano i possibili effetti collaterali a medio/lungo termine, per proteggerli da una malattia per essi oggettivamente non pericolosa!

Peraltro, come detto, l’obbligo vaccinale stesso in questo caso non ha alcuna legittimità visto che gli stringenti limiti per introdurlo non sono stati rispettati. Occorre infatti sottolineare come la Corte Costituzionale abbia più volte specificato cosa significhi tale precetto statuendo come la salute del singolo non possa mai essere subordinata a quella collettiva e dunque “che la previsione che esso (il trattamento medico imposto) non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze che, PER LA LORO TEMPORANEITÀ e scarsa entità, appaiono normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili” (cfr Corte Cost. 5/2018 e 258/1994)

Temporanea dunque è solo quella reazione avversa che si conclude con la guarigione. Nel caso di specie manca poi la stessa utilità della vaccinazione del singolo per la tutela degli altri, data la totale inefficacia dei vaccini nel contenere i contagi.

Nel caso di specie manca, poi, la stessa utilità della vaccinazione del singolo per la tutela degli altri, stante la evidente e riconosciuta inefficacia dei vaccini nel contenere i contagi, circostanza che non può essere in alcun modo contestata e che, con riferimento alla situazione attuale ed all’emersione della variante Omicron, è stata ammessa in ogni sede, come si evince dai dati sui contagi divulgati dall’Istituto Superiore di Sanità.

Non vi è inoltre dubbio alcuno che i vaccini anti Covid, ammesso e non concesso che così possano qualificarsi dal punto di vista tecnico-scientifico, diretti a proteggere dall’infezione in esame, risultino essere trattamenti ultra sperimentali, poiché sottoposti ad autorizzazione condizionata e conseguente monitoraggio addizionale post commercializzazione in virtù dell’emergenza, i cui effetti nocivi sia a breve che a lungo termine sono ancora in fase di valutazione; fatto di cui il Governo è perfettamente consapevole come prova la ben nota introduzione del cd. scudo penale in materia di vaccinazione anti Covid.

Si sottolinea altresì che il Governo ha agito anche in totale spregio delle stesse normative Europee. Il regolamento UE 953/2021, direttamente applicabile nel nostro ordinamento, così come rettificato nella prima erronea traduzione il 5 luglio 2021, al considerando n. 36 recita testualmenteE’ necessario evitare ogni discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate (…) o hanno scelto di non essere vaccinate. L’ultima inciso, oggetto di rettifica, non compariva nella traduzione italiana del testo del regolamento ma compariva, fin dal principio, nel testo originale in lingua inglese: “or chose not to be vaccinated”;

Per mero tuziorismo difensivo si sottolinea come l’art. 17 del regolamento 953/2021 reciti: “Il presente regolamento entra in vigore dal giorno della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (n.d.s. 15.06.2021). Esso si applica dal 1 luglio 2021 al 30 giugno 2022”. Ed ancora a chiusura: Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Merita infine menzione lo scandalo assoluto del consenso informato. Il Governo impone un trattamento dietro ricatto, ma poi pretende che la vaccinazione sia espressamente dichiarata da ogni singolo individuo come completamente spontanea.

Quanto esposto rappresenta, nella sua triste realtà, la situazione che tutti stiamo vivendo nell’inerzia totale di un Parlamento che appare sempre più succube del potere esecutivo ed incapace di riappropriarsi dell’esercizio delle sue funzioni, quelle legislative e delle sue prerogative costituzionali.

A questo punto la Nazione ed il Popolo italiano non possono fare altro che confidare in un autorevole intervento della Magistratura, perché solo il deciso intervento della Magistratura potrebbe a questo punto interrompere la deriva autoritaria in essere affinché, nel rispetto della legalità e di ogni regola garantista, si ponga un freno ad una deriva che appare inarrestabile e che ci allontana sempre di più da quelli che dovrebbero essere i principi cardine di uno Stato di diritto.

Tanto premesso, il sottoscritto come sopra generalizzato dichiara di proporre

DENUNZIA QUERELA CONTRO

Prof. Mario Draghi nato a Roma il 3.9.1947 domiciliato, per la carica, in Roma P.zza Colonna, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri;

On. dott. Roberto Speranza nato a Potenza il 4 gennaio 1979 domiciliato per la carica presso il Ministero della salute in Roma;

–  Prof. Avv. Giuseppe Conte, nato a Volturara Appula l’8 agosto 1964 con studio in Piazza Benedetto Cairoli, 6 – 00186 – Roma,

nonché, nei  confronti  degli  altri  soggetti  a carico dei quali dovessero emergere responsabilità penali nel corso delle  indagini e segnatamente tutti gli altri ispiratori, gli autori e gli esecutori che ad ogni livello saranno ritenuti non esenti da responsabilità penale, perché siano perseguiti per i reati di Usurpazione di potere politico (art. 287 c.p.) di Attentato contro la Costituzione dello Stato (art.283 c.p.) e di Violenza privata (art. 610 c.p.) o per quegli altri che saranno ravvisati da Codesta Autorità in relazione ai fatti sopra esposti.

Fa riserva di costituirsi parte civile nell’instaurando procedimento penale e

CHIEDE

di essere avvisato ai sensi dell’art. 406 c.p.p. nel caso in cui il Pubblico Ministero avanzi formale richiesta di proroga delle indagini preliminari e nel caso in cui, ai sensi dell’art. 408, 2° comma c.p.p. il Pubblico Ministero presenti richiesta di archiviazione.

Alla luce della gravità dei fatti esposti, nell’ipotesi in cui l’Autorità inquirente dovesse valutare sussistenti le ipotesi di reato elencate ed analizzate in narrativa

CHIEDE

altresì l’emissione dei provvedimenti cautelari meglio visti e ritenuti, ove ritenuto necessario di natura custodiale, a carico dei responsabili per interrompere le conseguenze del reato in corso visto che il ricatto vaccinale è in piena attuazione, in considerazione del fatto che le persone, per sostentarsi, sono purtroppo costrette a vaccinarsi contro la propria volontà.

Occorre evidenziare che, con riferimento alla “attualità e concretezza” del pericolo necessario ex art 274, lett. c) c.p.p.,la Suprema Corte ha precisato quanto segue:

“In tema di presupposti per l’applicazione delle misure cautelari personali, il requisito dell’attualità del pericolo di reiterazione del reato, introdotto nell’art. 274, lett. c), cod. proc. pen. dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, non richiede la previsione di una specifica occasione per delinquere, ma una valutazione prognostica fondata su elementi concreti, idonei a dar conto della effettività del pericolo di concretizzazione dei rischi che la misura cautelare è chiamata a prevenire.” (Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 11511 del 9 marzo 2017)

In tema di misure cautelari personali, il requisito dell’attualità del pericolo di reiterazione del reato richiede una valutazione prognostica circa la probabile ricaduta nel delitto, fondata sia sulla permanenza dello stato di pericolosità personale dell’indagato dal momento di consumazione del fatto sino a quello in cui si effettua il giudizio cautelare, desumibile dall’analisi soggettiva della sua personalità, sia sulla presenza di condizioni oggettive ed “esterne” all’accusato, ricavabili da dati ambientali o di contesto – quali le sue concrete condizioni di vita in assenza di cautele – che possano attivarne la latente pericolosità, favorendo la recidiva. Ne consegue che il pericolo di reiterazione è attuale ogni volta in cui sussista un pericolo di recidiva prossimo all’epoca in cui viene applicata la misura, seppur non imminente. (In motivazione, la S.C. ha precisato che la valutazione prognostica non può estendersi alla previsione di una “specifica occasione” per delinquere, che esula dalle facoltà del giudice). (Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 53645 del 16 dicembre 2016)

In tema di presupposti per l’applicazione delle misure cautelari personali, il requisito dell’attualità del pericolo di reiterazione del reato, introdotto nell’art. 274, lett. c), cod. proc. pen. dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, non va equiparato all’imminenza del pericolo di commissione di un ulteriore reato, ma sta invece ad indicare la continuità del “periculum libertatis” nella sua dimensione temporale, che va apprezzata sulla base della vicinanza ai fatti in cui si è manifestata la potenzialità criminale dell’indagato, ovvero della presenza di elementi indicativi recenti, idonei a dar conto della effettività del pericolo di concretizzazione dei rischi che la misura cautelare è chiamata a realizzare. (Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 18745 del 5 maggio 2016).

Il/la sottoscritto/a esponente non è mosso da alcuna ragione personale o intento persecutorio e meno che mai calunniatorio nei confronti Prof. Mario Draghi nato a Roma il 3.9.1947, dell’On.le Roberto Speranza, nato a Potenza il 4 gennaio 1979 e del Prof. Avv. Giuseppe Conte, nato a Volturara Appula l’8 agosto 1964 e men che mai l’intento del denunciante ha alcuna finalità politica da perseguire in quanto è avulso da qualsivoglia diversa convinzione politica o appartenenza partitica.

Le ragioni risiedono nel grave turbamento che deriva in ogni cittadino dal continuo attacco allo Stato di diritto ed alla Costituzione che rappresenta la Carta fondamentale del patto di lealtà tra il Popolo e le Istituzioni e la garanzia che quei diritti e quei doveri che vi sono scritti non rimangano delle astratte e vuote enunciazioni, ma acquistino un significato reale nella vita quotidiana.

La Costituzione, come affermava il grande Piero Calamandrei è un buon documento; ma spetta ancora a noi fare in modo che certi articoli non rimangano lettera morta, inchiostro sulla carta….la Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove, perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile.

Ed è proprio questo il sacro dovere di ogni Italiano, quello di far vivere quotidianamente la Costituzione!

 

Con la massima osservanza.

Luogo e data._______________

Firma _____________________