Disamina sulle ipotesi di reato che potrebbero essere contestati al Comandante della Sea Watch ed al suo equipaggio
Sea Watch

1) Violazione del decreto legge n.53/19 (decreto sicurezza bis);
2) Inosservanza dei provvedimenti dell’autorità;
3) Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina;
4) Associazione per delinquere;
5) Rifiuto di obbedienza a nave da guerra;
6) Resistenza o violenza contro nave da guerra.

1.Decreto Legge, 14/06/2019 n° 53, G.U. 14/06/2019)

Il decreto Sicurezza bis (attribuisce al Ministro dell’interno, in qualità di Autorità nazionale di pubblica sicurezza, nell’esercizio delle funzioni di coordinamento dei controlli sulle frontiere marittime e terrestri dello Stato e nel rispetto degli obblighi internazionali, il potere di limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale, salvo che si tratti di naviglio militare o di navi in servizio governativo non commerciale, per motivi di ordine e di sicurezza pubblica, quando ritenga necessario impedire il cosiddetto “passaggio pregiudizievole” o “non inoffensivo” di una nave, qualora la stessa risulti impegnata (solamente per ciò che attiene eventuali violazioni delle leggi in materia di immigrazione) in una delle attività rientranti nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Convenzione di Montego Bay – UNCLOS), ossia il carico o lo scarico di materiali, valuta o persone in violazione delle leggi e dei regolamenti doganali, fiscali, sanitari o di immigrazione vigenti.
E’ più che evidente l’applicabilità del citato decreto nel caso in cui si presuppone che sia stato violato il testo unico sull’immigrazione e in particolare si sia compiuto il reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.
Il provvedimento è adottato di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, secondo le rispettive competenze, informandone il Presidente del Consiglio dei ministri.
Il comandante della nave è tenuto ad osservare la normativa internazionale e i divieti e le limitazioni eventualmente disposti. In caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane, notificato al comandante e, ove possibile, all’armatore e al proprietario della nave, si applica a ciascuno di essi, salve le sanzioni penali quando il fatto costituisce reato, la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 10.000 a euro 50.000. In caso di reiterazione commessa con l’utilizzo della medesima nave, si applica altresì la sanzione accessoria della confisca della nave, procedendo immediatamente a sequestro cautelare. All’irrogazione delle sanzioni, accertate dagli organi addetti al controllo, provvede il prefetto territorialmente competente.
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2019/06/14/138/sg/pdf

2. Art.650. cod.pen. – Inosservanza dei provvedimenti dell’autorità.

Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato [c.p. 336, 337, 338], con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 206 .

3. Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

La disciplina del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina degli stranieri è contenuta, in ipotesi semplici e ipotesi aggravate.
Il primo comma dell’art. 12 del T.U. 286/98 come modificato dalla L. 189/2002 prevede il favoreggiamento dell’ingresso clandestino con riferimento alle ipotesi semplici, la cui condotta tipica consiste nel compiere “atti diretti a procurare l’ingresso nel territorio dello Stato di uno straniero ovvero atti diretti a procurare l’ingresso illegale in altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente”.
Con questa previsione si vuol contrastare il passaggio di clandestini dal territorio nazionale verso altri Paesi della comunità europea al fine di raggiungere la destinazione finale del loro illegale progetto migratorio, realizzato appunto grazie all’illecita condotta di favoreggiamento degli organizzatori dei viaggi clandestini.
La struttura del reato previsto dalla norma è di mera condotta ed a forma libera: non è necessario il verificarsi di alcun evento, non è necessario che ingresso clandestino debba realizzarsi; per il perfezionamento della fattispecie è sufficiente il fatto di aver posto in essere un’attività diretta realizzare l’arrivo dello straniero. Il reato si perfeziona con il dolo, inteso quale coscienza e volontà di commettere atti di agevolazione dell’ingresso; si tratta poi di un reato di pericolo, in quanto per la punibilità del fatto non è necessario che si verifichi in concreto alcun danno.
Si tratta appunto di una tipica ipotesi di fattispecie a consumazione anticipata, che non consente la configurazione del tentativo.
La giurisprudenza delinea la figura in esame come reato istantaneo.
La sanzione prevista, tanto per il favoreggiamento dell’ingresso in Italia quanto quello in altri Paesi, “è punito con la reclusione fino a tre anni e con multa fino a 15.000 euro per ogni persona” favorita.
Fra le ipotesi che integrano questo tipo di reato sono da annoverare: l’ingresso clandestino di stranieri fuori dai valichi di frontiera; la fornitura allo straniero di documenti falsi o di mezzi utili a simulare, al controllo alla frontiera, condizioni che legittimano l’accesso; il difetto di segnalazione alla autorità di frontiera della presenza di clandestini a bordo, e difetto di vigilanza nel caso in cui i clandestini riescano poi a sbarcare.
Come ha avuto modo di chiarire la Corte di Cassazione (sentenza n. 7045 Sez. I, 19 maggio 2000), “in tema di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per attività dirette a favorire l’ingresso degli stranieri nel territorio dello Stato in violazione della legge non devono intendersi soltanto quelle condotte specificamente mirate a consentire l’arrivo e lo sbarco degli stranieri, ma anche quelle, immediatamente successive a tale ingresso, intese a garantire la buona riuscita dell’operazione ….e, in genere, tutte quelle attività di fiancheggiamento e di cooperazione con le attività direttamente e in senso stretto collegabili all’ingresso dei clandestini”.
Per quanto concerne, invece, le ipotesi aggravate del delitto di favoreggiamento dell’ingresso clandestino, accanto all’ipotesi contemplata dall’art. 12 comma 3, la L. 189/2002 ne aggiunge delle altre, rispettivamente con i commi 3-bis, 3-ter, 3-quter e 3-quinquies, espressamente qualificate dalla giurisprudenza della Cassazione come circostanze aggravanti ad effetto speciale (Cass. Sez. I, sent. 5360/00), di cui cioè la variazione penale è determinata in modo indipendente dalla sanzione edittale di base.
La prima delle ipotesi aggravate, quella dell’art. 12 comma 3, sancisce che “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre profitto anche indiretto, compie atti diretti a procurare l’ingresso di taluno nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni del presente testo unico, ovvero a procurare l’ingresso illegale in altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona”.
La fattispecie, costruita anch’essa con l’iniziale clausola di riserva, prevede, in aggiunta, il dolo specifico di trarne profitto; questo fine è inteso non solo ed esclusivamente in senso di utilità pecuniaria, cioè quale vantaggio economico o incremento del patrimonio, ma anche come qualunque soddisfazione o piacere che l’agente si riprometta dalla sua azione criminosa.
La stessa pena stabilita per l’ipotesi di favoreggiamento al fine di trarne profitto, ossia la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da 15.000 euro per ogni persona, si applica anche “quando il fatto è commesso da tre o più persone in concorso tra loro o utilizzando servizi internazionali di trasporto ovvero documenti contraffatti o alterati o comunque illegalmente ottenuti”.

https://ec.europa.eu/anti-trafficking/sites/antitrafficking/files/d.lgs_._286_98_-_testo_unico_sullimmigrazione.pdfhttps://www.esteri.it/mae/normative/normativa_consolare/visti/d_lgs_25_luglio_1998_n_286.pd

4. Associazione per delinquere

Il nostro Codice Penale all’art. 416 (Associazione per delinquere) così recita:
Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti, coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni.
Per il solo fatto di partecipare all’associazione, la pena è della reclusione da uno a cinque anni.
I capi soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori.
Se gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie, si applica la reclusione da cinque a quindici anni.
La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più.
Se l’associazione è diretta a commettere taluno dei delitti di cui agli articoli 600, 601, 601-bis e 602, nonchè all’articolo 12, comma 3-bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nonche’ agli articoli 22, commi 3 e 4, e 22-bis, comma 1, della legge 1° aprile 1999, n. 91,si applica la reclusione da cinque a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da quattro a nove anni nei casi previsti dal secondo comma.
Il concetto di associazione secondo il testo della legge e per la giurisprudenza consiste nella unione di persone con carattere di permanenza e stabilità, che siano in possesso di un minimo di organizzazione, anche soltanto rudimentale, che tuttavia sia adeguata per perseguire e realizzare un programma delittuoso.
Non è quindi indispensabile una vera e propria organizzazione con gerarchia interna, distribuzione di ruoli ed assegnazione di funzioni a ciascuno degli associati.
Sono considerati promotori coloro che promuovono l’iniziativa di costituire l’associazione.
Sono considerati costitutori coloro che, con la loro azione, fanno nascere, o concorrono a determinare la nascita dell’associazione.
Sono considerati organizzatori coloro che coordinano l’attività dei singoli associati volta alla costituzione dell’associazione ed al suo funzionamento.
Sono partecipanti quanti esplicano attività di carattere materiale, esecutivo e strumentale per la sopravvivenza dell’associazione ed il perseguimento degli scopi sociali delittuosi.
Infine sono capi coloro che sono muniti di poteri di gerarchici sugli associati e ne dirigono l’attività.
E’ di tutta evidenza che tutti coloro che associati ed in concorso tra loro, operando nel settore del traffico di esseri umani, violano la legge in materia di immigrazione, commettendo il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, debbano rispondere penalmente anche del delitto di associazione per delinquere previsto dall’art.416 del codice penale.

5. La Comandante della Sea Watch, Carola Rackete, dopo il forzo del blocco, può inoltre essere incriminata per Rifiuto di obbedienza a nave da guerra, delitto previsto dall’art.1099 codice navigazione che così recita:il comandante della nave, che nei casi previsti nell’articolo 200 non obbedisce all’ordine di una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione fino a due anni”.

6. Infine le potrebbe essere contestato il reato di Resistenza o violenza contro nave da guerra,previsto dall’art. 1100 del codice della navigazione che così recita: Il comandante o l’ufficiale della nave, che commette atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. La pena per coloro che sono concorsi nel reato è ridotta da un terzo alla metà.”.

Il delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, come quello di associazione per delinquere, di rifiuto di obbedienza a nave da guerra e di resistenza o violenza contro nave da guerra sono tutti perseguibili d’ufficio e conseguentemente, stante il principio della obbligatorietà dell’azione penale sancito dall’art. 112 della Costituzione, in cui vi è scritto: “Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”, ogni pubblico ministero che riceva la “notitia criminis” dovrà promuovere l’azione penale contro i responsabili, nessuno escluso.
Si deve evidenziare che l’avvio dell’azione penale non è soggetto alla scelta discrezionale del pubblico ministero.
Infatti quest’ultimo, in base all’art. 335 c.p.p., deve iscrivere immediatamente, nell’apposito registro custodito presso l’ufficio, ogni notizia di reato che gli perviene o che ha acquisito di propria iniziativa nonché, contestualmente o dal momento in cui risulta, il nome della persona alla quale il reato stesso è attribuito.
Si auspica che i nostri pubblici ministeri in piena autonomia e indipendenza, qualora nei fatti ormai noti e nelle condotte tenute, ravvisino responsabilità di natura penale a carico degli autori, procedano come la legge, esercitando l’azione penale.