Il Patto sociale è stato rotto
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La Costituzione della Repubblica Italiana all’art. 32 così recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

I componenti dell’Assemblea Costituente nel corso dei lavori preparatori  discussero molto sul primo periodo del secondo comma, approvato con l’intendimento di vietare esperimenti scientifici sul corpo umano che non fossero volontariamente accettati dal paziente (si parlò di inammissibilità delle «cavie umane»); con esclusione tuttavia dei trattamenti sanitari (vaccinazioni, ecc.) che fossero resi obbligatori per legge nell’interesse della salute pubblica, sempre che non fossero violati i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Una spiegazione della portata di quest’ultima parte dell’articolo fu fornita dal proponente on. Moro nella adunanza plenaria della Commissione del 28 gennaio 1947. Si volle soprattutto alludere a una esperienza storica e particolarmente alla sterilizzazione. L’on. Moro aggiunse: «Non si vuole escludere il consenso del singolo a determinate pratiche sanitarie che si rendessero necessarie in seguito alle sue condizioni di salute; si vuole soltanto vietare che la legge, per considerazioni di carattere generale e di male intesa tutela degli interessi collettivi, disponga un trattamento del genere. I casi invece di carattere generale da applicarsi a tutti i cittadini devono essere disposti per legge entro quei determinati limiti di rispetto della dignità umana» (C. 75, pagg. 203-4).

Il menzionato art. 32 Cost. tutela espressamente la salute come “fondamentale diritto dell’individuo” oltre che come “interesse della collettività”.

Il rapporto tra diritto di ciascuno e interesse di tutti alla salute si sviluppa nei termini negativi rappresentati dal fatto che l’interesse di tutti non può spingersi oltre certi limiti, nell’interferire con il diritto del singolo alla salute.

In base ai precedenti giurisprudenziali della Suprema Corte e della Consulta “il diritto alla salute è sovrastante all’amministrazione di guisa che questa non ha alcun potere, neppure per motivi di interesse pubblico specialmente rilevante, non solo di affievolirlo, ma neanche di pregiudicarlo nel fatto indirettamente”.

L’art.3 cost., pur chiaro nel suo significo attraverso una interpretazione sia letterale, che logica, ha subito una forzata interpretazione evolutiva fino ad affermarsi, giustificato dalla sopravvenuta emergenza epidemiologica,  un intervento emergenziale stringente supportato dalla presunta unicità di pensiero della Comunità Scientifica.

La Federazione Nazionale degli Ordini Dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri in data 8 luglio 2016 approvò il “Documento sui Vaccini” che non distingueva, come non distingue oggi, tra vaccini obbligatori e facoltativi, né tra malattie che i sanitari sono volti a prevenire e dichiara che un medico che sconsigli qualsiasi vaccino commette un illecito disciplinare.

Di conseguenza i medici che non si allineavano, ora come allora, sono esposti alla sanzione disciplinare della radiazione.

Fece poi seguito la legge n.3/2018 con cui vennero riformati gli ordinamenti professionali dei sanitari.

A norma dell’art. 4 della citata legge, gli ordini dei medici sono stati trasformati, in virtù del principio, assai caro ai politici, della sussidiarietà orizzontale, in veri e propri Enti Sussidiari dello Stato, quindi sono state loro assegnate molte funzioni che normalmente spetterebbero allo Stato, per cui di fatto gli stessi ordini professionali sono passati sotto il controllo del governo.

Sempre l’art. 4 comma 1 lett. l) della precitata legge indica poi i criteri in base ai quali gli ordini professionali che giudicano sulle violazioni deontologiche, devono tener conto, tra cui, oltre alle leggi sovranazionali, ordinarie, anche le norme e regionali.

Oggi l’opinione dominante degli “scienziati” e dei politici, rafforzata dalla incapacità da parte della comunità scientifica e dall’assenza di coraggio dei giuristi di dibattere a livello tecnico-giuridico e scientifico, prevarica ogni dissenso e rifiuta ogni confronto.

Pur in presenza di tali immense criticità, tutti, senza distinzione, non devono dimenticare che sono tenuti a rispettare la Costituzione e le leggi sovranazionali perché ogni atteggiamento diverso si collocherebbe al di fuori di ogni regola democratica e costituirebbe un vero e proprio atto eversivo.

La sentenza della Corte Costituzionale n. 184/1986 in tema di risarcimento del danno alla salute per fatto illecito ha chiarito: “La lettera del primo comma dell’art. 32 Cost., che non a caso fa precedere il fondamentale diritto della persona umana alla salute, all’interesse della collettività alla medesima, ed i precedenti giurisprudenziali, inducono a ritenere sicuramente superata l’originaria lettura in chiave esclusivamente pubblicistica del dettato costituzionale in materia.”

Non è un caso, quindi, che il diritto fondamentale sia stato premesso all’interesse della collettività, ma corrisponde a una precisa gerarchia di valori.

Come si colloca questo bilanciamento tra salute individuale e collettiva in tema di vaccinazione? L’interrogativo è chiarito da altra sentenza della Consulta, la numero 118/96, secondo la quale in questi casi il legislatore si trova di fronte alla “scelta tragica del diritto”, perché sa che, imponendo un trattamento obbligatorio in soggetti sani, può accadere che qualcuno ne tragga un danno, trasformandosi così in un martire che ha “sacrificato” la sua salute alla collettività. Egli merita, quindi, che la collettività gli riconosca un equo indennizzo (da ciò la legittimazione della Legge 210/92).

Logica conseguenza di queste premesse è che “la scelta tragica” dell’ordinamento debba per forza di cose essere una scelta “eccezionale”.

Ad una scelta tragica si può ricorrere solo qualora il pericolo sanitario sia di eccezionale gravità e coinvolga l’intera popolazione.

Il pericolo cui è sottoposta la collettività, in sostanza, deve essere di tale gravità da far assurgere il “mero interesse” a rango di vero e proprio diritto, capace di competere con quel diritto fondamentale del singolo tutelato espressamente ed in via principale e prioritaria dalla Costituzione.

La giurisprudenza costituzionale ha delineato con chiarezza i limiti entro cui possono ritenersi legittimi i trattamenti obbligatori o coattivi a tutela della salute pubblica che possono essere imposti dalla necessità di salvaguardare contemporaneamente la salute individuale e quella collettiva. In tale ottica “deve essere ritenuto illegittimo ogni trattamento sanitario obbligatorio, avente quale fine unico la tutela della salute collettiva, senza beneficio o con danno per la salute del destinatario del trattamento sanitario obbligatorio”. (sentenza n.132/1992).

Un trattamento sanitario “può essere imposto solo nella previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario e pertanto tollerabili”. (sentenza n.307/1990).

Deve infine essere salvaguardata in ogni caso “la dignità della persona, che comprende anche il diritto alla riservatezza sul proprio stato di salute ed al mantenimento della vita lavorativa e di relazione compatibile con tale stato” (sentenza n.218/1994) con conseguente esclusione di qualsivoglia finalità discriminatoria del trattamento.

Nessuno, neanche con il supporto del comitato tecnico scientifico nominato dall’avv. Giuseppe Conte e conservato, sia pure in forma ridotta, dal dott. Mario Draghi, può modificare le previsioni di cui all’art.32 cost. e quindi non può riconoscersi all’intera collettività la titolarità di un “diritto fondamentale alla protezione della salute”, che invece appartiene al singolo, il cui diritto fondamentale verrebbe invece degradato a mero interesse individuale alla salute.

L’Ordinamento Giuridico democratico italiano sta subendo una delle più selvagge aggressioni dall’inizio dell’era repubblicana ai nostri giorni da parte della classe politica che, facendosi coprire dalla comunità scientifica, va avanti nella continua riduzione e compressione dei diritti individuali in concomitanza con la violazione della Costituzione, approfittando anche della assenza di qualsivoglia intervento della Magistratura e degli altri organi istituzionali che sono preposti alla tutela della nostra Carta fondamentale.

Fino a quando i signori che detengono ormai un potere assoluto, blindato da una disomogenea, ma compatta maggioranza parlamentare potranno continuare, in spregio della legalità costituzionale?

Fino a quando la gente glielo consentirà, ma giova ricordare che quella gente, che unita costituisce il Popolo, è il vero titolare della sovranità e che il Popolo vuole essere libero e non tollera catene.

Ogni persona è disposta a rinunciare ad una parte delle sue libertà soltanto se il patto sociale che è stato stipulato viene rispettato, ma se quel patto di lealtà viene infranto il Popolo, in forza di un diritto naturale non scritto, ha tutto il diritto di rivendicare a pieno titolo la sua libertà.

 

 

 

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