Illegittimità ed incostituzionalità della gestione dell’emergenza sanitaria
la libertà è legalità

La proroga dell’emergenza al 31 dicembre 2021 disposta dal decreto legge n.105/2021 è illegittima ed incostituzionale, come illegittimi ed incostituzionali sono tutti i Dcpm ed i decreti legge che hanno costituito l’impalcatura su cui il governo ha basato la gestione dell’emergenza sanitaria ed un regime autoritario supportato da un vero e proprio terrorismo psicologico.
Nel citato decreto legge n.105/21 si continua ad invocare la tutela della salute (art.32 cost.) diritto interpretato a senso unico quale interesse della collettività, che entro gli stretti limiti imposti dalla riserva di legge e dal rispetto imprescindibile della persona umana, può comportare il legittimo sacrificio della salute individuale, tramite l’imposizione di trattamenti sanitari obbligatori, come nel caso delle vaccinazioni, ma non nel caso di una sperimentazione sulle persone, considerate delle vere e proprie cavie, di prodotti di terapia genica della cui inoculazione non si conoscono i rischi ed i possibili  eventi avversi a breve e medio termine.
Nel citato decreto si richiama tra l’altro l’art.16 (diritto di circolazione) che viene confuso con l’art.13 Cost. (diritto di libertà).
La previsione di un divieto per i non vaccinati di usufruire di determinati beni e/o servizi, con contestuale conferimento di una sorta di delega agli esercenti di funzioni di controllo, si traduce surrettiziamente nell’introduzione di un trattamento sanitario il quale, oltre che obbligatorio diviene coattivo, considerato che ne deriva l’imposizione attraverso l’uso della coercizione da parte della pubblica autorità, in violazione anche della legge che tutela i dati personali sensibili, quali sono quelli sanitari.
Il tutto dovrebbe aver luogo senza alcun rispetto delle garanzie di cui all’art. 13, Cost. (norma che si applica a tutte le misure coercitive incidenti sulla libera disponibilità del proprio essere fisico), non potendosi considerare l’art. 32, Cost., norma speciale che sarebbe comunque inidonea a prevalere su quella generale di cui all’art. 13, Cost. (C. Cost. 74/1968; C. Cost. 29/1973; 223/1976; 54/1986; 471/1990; 238/1996; 257/1996).
Se è vero che la limitazione della libertà personale ex art. 13 Cost. può essere ammessa per il perseguimento di fini ulteriori di rango costituzionale, secondo un giudizio di ragionevolezza e proporzionalità (cfr., per tutte, C. Cost. 39/1970), è pacifico che ciò non elide la necessità di rispettare le garanzie imposte dall’art. 13 Cost., in punto di riserva di legge assoluta e riserva di giurisdizione.
In altri termini, il legislatore può limitare la libertà personale perseguendo finalità ulteriori, di pari rango costituzionale, onde controbilanciarli con la prima; ma lo deve fare rispettando sia il principio della riserva di legge assoluta, attraverso l’individuazione tassativa delle misure, dei casi e dei modi, sia la riserva di giurisdizione.
Soltanto la Magistratura italiana, nell’esercizio delle sue funzioni e dei suoi poteri autonomi e indipendenti, può a questo punto, salvaguardare il nostro ordinamento giuridico democratico e lo Stato di diritto, fermando ogni iniziativa autoritaria che ci farebbe correre il rischio di ritornare in un regime illiberale che la storia recente aveva archiviato. La stella polare di ogni giurista e quindi di ogni Magistrato deve essere la nostra Costituzione.
A tale proposito è significativa l’interessante intervista del Giudice del Tribunale di Pisa Dr.ssa Lina Manuali la quale in data 17 marzo 2021 ha pronunciato la sentenza, n.419/2021 con cui in materia di violazione del lockdown ha disposto la disapplicazione del DPCM del 08.03.2020, dichiarando l’inesistenza di alcuna condotta criminosa ascrivibile in capo agli imputati, dopo aver compiutamente analizzato e censurato nella sua motivazione l’iter procedimentale adottato dal governo nella gestione dell’emergenza.

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