Il non voto è equiparabile ad una vera e propria diserzione
la difesa della Patria

L’esercizio del voto non è soltanto un diritto, ma anche un dovere di ogni cittadino

Nell’art.48 della Costituzione vi è scritto che il voto è personale ed eguale, libero e segreto e che il suo esercizio è dovere civico.

Votare è dunque sia un diritto che un dovere di ogni cittadino che abbia compiuto la maggiore età ed è l’unico modo per partecipare concretamente alla vita politica e istituzionale della nostra Nazione.

Come ha affermato Paolo Grossi, già presidente della Corte Costituzionale, “Credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini”

Il diritto di voto, sancito, come sopra accennato, dall’art.48 della Costituzione, costituisce il cosiddetto elettorato attivo che è composto dall’insieme delle persone (uomini e donne) che hanno la capacità giuridica di votare ed hanno compiuto la maggior età (18 anni).

Quello che spesso si dimentica però, è che oltre ad essere un diritto, il voto è anche un dovere civico di tutti.

Per quanto sia un dovere però, con il passare del tempo e per effetto dell’aumento della sfiducia dei cittadini verso la politica ed i suoi mestieranti, sempre più persone decidono di non partecipare al voto, anche perché nel nostro Stato, per effetto dell’abrogazione del DPR n.361 del 30 marzo 1957, nel 1993, votare non è più obbligatorio.

Votare significa esprimere la propria volontà rispetto ai responsabili che avranno il compito di gestire le risorse collettive, ma non solo quelle e naturalmente rispetto al potere che andrà a costituirsi.

Sarebbe bene rammentare che quello del voto, quindi della scelta e dell’esercizio pieno della sovranità popolare, è un diritto recente, conquistato attraverso cruente lotte, spesso con spargimento di sangue.

Sono purtroppo sempre più numerosi i cittadini italiani, soprattutto giovani, che non si occupano della politica ed anzi se ne tengono decisamente lontani, per disinteresse, sfiducia e spesso per ignavia, con la conseguenza che molti non votano perché sono convinti della inutilità dell’esercizio di tale diritto.

Occorre tuttavia considerare che l’astensione dal voto non genera alcun risultato perché consente a chi è già al potere da lunghi decenni di rimanerci, magari allargando la platea dei partecipanti al governo a tutti i compagni, partener, consociati e compagni solidali per rafforzarne il consolidamento.

D’altra parte poiché per il conteggio delle percentuali elettorali realizzate da ciascun partito o coalizione di partiti e per la conseguente assegnazione dei seggi in Parlamento non occorre raggiungere alcuna maggioranza di voti validi, dopo lo spoglio delle schede può verificarsi che, in presenza di un minor numero di voti validamente espressi, i partiti e le coalizioni raccoglieranno una percentuale di voti più alta e conseguentemente un maggior numero di seggi.

Pertanto se non si partecipa alla votazione non serve poi lamentarsi, perché non si è più nelle condizioni di influire sulla vita politica nazionale, ma si può solo subire ogni provvedimento che verrà adottato dalla maggioranza governativa, espressione di accordi tra i consociati che occupano i vertici dei partiti e sostenuta da una maggioranza parlamentare espressione dei partiti, che rappresenta una minoranza rispetto alla maggioranza della popolazione avente diritto al voto.

La situazione in cui oggi versa l’Italia per incapacità, indolenza ed insipienza di coloro che la rappresentano, immersi, chi più, chi meno, in un mare di conflitti di interesse, è grave e desta non poche preoccupazioni.

Soltanto per segnalare qualche anomalia, il pensiero va alla fine degli anni ottanta quando cominciarono a venir meno molti organi di controllo esterno e vennero introdotti i controlli interni in cui la funzione di controllato e di controllore coincidevano, attacco questo allo Stato di diritto che raggiunse il suo culmine con la revisione costituzionale del 2001 che, con una maggioranza bipartisan, abrogò i controlli previsti dagli artt.125 e 130 della Costituzione.

Ancor più grave appare poi l’assenza di terzietà in capo a tutte le istituzioni che avrebbero invece il compito di prevenire il malaffare e di intervenire con rigore e severità per reprimerlo e punirlo.

L’astensione dal voto significa privare la collettività nazionale della possibilità di manifestare la propria volontà e di operare le sue scelte su questioni che riguardano un interesse pubblico.

Chi non combatte la sua battaglia per la conservazione dello Stato di diritto e per il rinnovamento della politica ha già perso e quindi non ha più alcun diritto di lamentarsi dopo, dal momento che, come è noto, la storia la scrivono sempre i vincitori.

Ogni democrazia si basa infatti sulla partecipazione e conseguentemente se non si va a votare viene meno qualsiasi parvenza di democrazia.

Non dovrebbe sfuggire ai più che ogni voto ha il suo peso unito a quelli di altri e che l’insieme dei voti consente di modificare lo stato di fatto esistente.

Occorre sempre essere i protagonisti tutte le volte in cui si ha l’opportunità di migliorare le cose che non vanno ed ogni elezione, politica o amministrativa che sia, é un’occasione e rappresenta un momento di scelta consapevole.

È quindi questo il momento di partecipare compattamente, con convinzione e fiducia, per esprimere la propria volontà di cittadini elettori, dando fiducia a quei rappresentanti che si riterranno meritevoli e che, una volta eletti, potranno portare nelle istituzioni nuove idee e tentare di cambiare qualcosa che possa allontanarci da quello che appare l’inevitabile, cioè il passaggio finale, dopo la compiuta globalizzazione, al transumanesimo senza più ritorno.

Il voto è oggi l’unico ed ultimo strumento che ci consentirebbe di riaffermare la nostra dignità di cittadini e ci offrirebbe una possibilità di inversione di rotta.

Tutti devono votare, senza se e senza ma e, soprattutto, senza lasciarsi incantare dalle sirene dell’astensionismo senza senso, né ragione alcuna.

Si deve votare, a prescindere dal pensiero politico di ciascuno, scegliendo quei candidati che pur occupando i primi posti di liste bloccate e quindi scelti dei partiti, danno garanzie di maggiore affidabilità e preparazione, ma soprattutto di fedeltà ai valori costituzionali.

È quindi necessario leggere i programmi elettorali, valutare i propositi e le argomentazioni dei vari candidati per decidere poi cosa sia più giusto fare e chi scegliere.

E’ scritto nell’art.52 Cost.: La difesa della Patria è un sacro dovere del cittadino”.

Il dovere della difesa della Patria è stato definito come “sacro”, intendendosi questo come termine rafforzativo dell’importanza del dovere.

I Costituenti preferirono usare un termine forte e altisonante, come quello di “sacro” al posto di altri come “la difesa della patria è “doverosa”, è “obbligatoria”, è “necessaria”, proprio perché pur avendo avuto nei loro intenti un significato prettamente laico, esso era un richiamo tipico delle cose divine.

Quindi se la Patria è «sacra», la sua difesa non può che essere un obbligo altrettanto sacro.

Infatti com’era nella concezione dei nostri antenati, per i quali la Patria era considerata divina, al vertice di tutto e la sua difesa aveva luogo fino al sacrificio supremo della stessa vita, oggi appare essere altrettanto un sacro dovere quello della difesa della Patria con l’arma del voto per fermare quello che appare essere l’ineluttabile.

E’ questo il momento della verità e della verifica di quanto ciascuno di noi ami la propria Patria ed intenda difenderla contro ogni attacco mortale, da chiunque esso provenga!

Se vogliamo tentare di raggiungere qualche risultato apprezzabile per salvarci dal baratro e comunque migliorare le cose, l’unica strada percorribile è quella di esercitare la sovranità che ci riconosce l’art.1 cost. partecipando massicciamente alle elezioni e votando quelle liste i cui candidati appaiono più vicini ai cittadini e più affidabili nella tutela dei diritti fondamentali e della legalità costituzionale.

Si auspica quindi che i cittadini tutti rispondano con entusiasmo e senso civico a quella che ormai appare essere una chiamata alle armi, chi non lo farà sarà ritenuto responsabile per non aver fermato, pur potendolo fare, l’avanzata di una illegalità diffusa, callidamente e subdolamente sostenuta dal mainstream e pensiero unico imperante!