La legge si applica per i nemici e si interpreta per gli amici?
la legge è uguale per tutti

Il contenuto delle intercettazioni emerse nel contesto delle indagini sul dott. Luca Palamara e gli scambi di opinioni tra magistrati sulle iniziative giudiziarie da coltivare in danno del Sen. Matteo Salvini considerato quale un nemico da fermare destano non poche inquietudini sul significato ed il valore della autonomia e dell’indipendenza  della magistratura.

A Matteo Salvini viene contestato il reato di sequestro di persona per la condotta tenuta allorchè nelle sue funzioni di Ministro dell’Interno, nel rispetto delle leggi vigenti in materia di immigrazione clandestina, ha svolto precipui compiti ed ha assolto a precisi doveri del suo ufficio a tutela della sicurezza, anche di quella sanitaria, dei cittadini italiani.

Appare per un verso singolare l’accanimento giudiziario contro chi in definitiva ha sempre avuto un comportamento conforme agli interessi dello Stato italiano e per l’altro desta meraviglia la totale inerzia e indifferenza verso chi in forza di una emergenza dichiarata con una delibera del consiglio dei ministri in cui è stata impropriamente invocata la legge sulla protezione civile ed in spregio di innumerevoli previsioni costituzionali ed in particolare degli articoli 2,13, 16, 17, 18, 19, 21 e 41 ha privato un intero popolo della libertà personale.

Si ritiene utile soffermarsi su quello che il codice penale prevede in materia di libertà delle persone e di sequestro di persona, in due articoli: 289-bis e 605.

Art. 289-bis. – Sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione.

Chiunque, per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico sequestra una persona è punito con la reclusione da venticinque a trenta anni.
Se dal sequestro deriva comunque la morte, quale conseguenza non voluta dal reo, della persona sequestrata, il colpevole è punito con la reclusione di anni trenta.
Se il colpevole cagiona la morte del sequestrato si applica la pena dell’ergastolo.
Il concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera in modo che il soggetto passivo riacquisti la libertà è punito con la reclusione da due a otto anni; se il soggetto passivo muore, in conseguenza del sequestro, dopo la liberazione, la pena è della reclusione da otto a diciotto anni.

Quando ricorre una circostanza attenuante, alla pena prevista dal secondo comma è sostituita la reclusione da venti a ventiquattro anni; alla pena prevista dal terzo comma è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni. Se concorrono più circostanze attenuanti, la pena da applicare per effetto delle diminuzioni non può essere inferiore a dieci anni, nell’ipotesi prevista dal secondo comma, ed a quindici anni, nell’ipotesi prevista dal terzo comma.

Esaminiamo tale interessante fattispecie delittuosa insieme al reato di sequestro di persona, trattandosi di condotte criminose con finalità diverse.

Art. 605. -Sequestro di persona

Chiunque priva taluno della libertà personale è punito con la reclusione da sei mesi a otto anni.

Il sequestro di persona è un reato permanente che si perfeziona nel momento e nel luogo in cui la vittima sia stata privata della libertà.

La privazione della libertà può aver luogo oltre che attraverso una azione del soggetto attivo del reato, anche con una omissione, come nel caso in cui la restrizione della libertà, in origine legittima, venga prolungata illegittimamente da chi aveva l’obbligo giuridico di liberare il soggetto ristretto, responsabilità derivante dal principio dell’equivalenza e del rapporto di causalità di cui all’ art.40 comma 2 c.p.

Naturalmente per la configurazione del reato è necessario che la condotta riguardi una persona dissenziente e non consenziente, anche se nel caso di persone emotive e terrorizzate psicologicamente il dissenso può manifestarsi successivamente.

Analizziamo quali sono gli strumenti per la privazione della libertà personale

Il delitto di sequestro di persona configura una tipica fattispecie a forma libera con la conseguenza che, per la sua integrazione, non si richiede l’uso di mezzi particolari (Cass. Pen., sez. V, sentenza 6 febbraio 1987, n. 1371, in Ius & Lex, 2004). Infatti la privazione della libertà personale della vittima può essere provocata non solo con l’uso di violenza fisica o di minaccia.

La condotta dell’autore del sequestro può consistere anche nell’inganno che induce il soggetto passivo del reato ad “autoprivarsi della libertà”, a restare chiuso in casa facendogli credere l’esistenza di un pericolo inventato, come quello che uscendo da casa potrebbe contrarre una malattia epidemica.

La giurisprudenza più recente (Cass. Pen., Sez. II, 15 marzo 2019, n. 11634) ha ritenuto che il delitto di sequestro di persona non implichi necessariamente che la condizione limitativa imposta alla libertà di movimento sia obiettivamente insuperabile, essendo sufficiente che l’attività anche meramente intimidatoria o l’apprestamento di misure dirette ad impedire o scoraggiare l’allontanamento dai luoghi ove si intende trattenere la vittima, sia idonea a determinare la privazione della libertà fisica di quest’ultima con riguardo, eventualmente, alle sue specifiche capacità di reazione.

Per minaccia dobbiamo intendere la prospettazione di un male ingiusto e di notevole intensità, la cui verificazione dipende esclusivamente dalla volontà del colpevole. Come evidenziato dalla giurisprudenza, la minaccia sarà penalmente rilevante anche se non sia accompagnata da altri mezzi coercitivi, quando questa, per la forza intimidatrice di cui è portatrice, abbia avuto l’effetto di impedire la libertà di movimento della vittima. Come ha recentemente confermato la giurisprudenza di legittimità “Ai fini della configurabilità dell’elemento materiale del delitto di sequestro di persona, non è necessario che la costrizione si estrinsechi con mezzi fisici, dovendosi ritenere sufficiente anche una condotta che comporti una coazione di tipo psicologico, tale, in relazione alle particolari circostanze del caso, da privare la vittima della capacità di determinarsi ed agire secondo la propria autonoma ed indipendente volontà (Cass. pen., Sez. I, 11 ottobre 2017, n. 46566).

La costrizione, nel sequestro di persona, non deve necessariamente estrinsecarsi nell’utilizzo di mezzi fisici, adoperati contro la volontà del soggetto passivo, ben potendo manifestarsi nella forma della violenza morale che ricorre, pur in assenza di parole e di espliciti gesti intimidatori, in qualsiasi atteggiamento che, in relazione alle particolari circostanze, sia suscettibile di togliere alla persona offesa la capacità di determinarsi e di agire secondo la propria autonoma e indipendente volontà (Cass. Pen., sez. V, sentenza 19 aprile 2005, n. 14566).

Infine in relazione all’elemento della durata, perché sia configurabile il delitto di sequestro di persona, si ritiene necessario che la privazione della libertà personale non sia momentanea ma si protragga per un tempo giuridicamente apprezzabile secondo la valutazione discrezionale del giudice (Cass. Pen., sez. V, sentenza 4 febbraio 2000, n. 5443).

Dunque, un Ministro dell’Interno che, non consentendone lo sbarco, impedisce l’ingresso di clandestini nel territorio dello Stato commetterebbe il reato di sequestro di persona, mentre un Presidente del Consiglio che insieme ai suoi ministri delibera uno stato di emergenza con un atto amministrativo, invocando l’applicazione di una legge utilizzabile solo per le calamità naturali, come sono terremoti ed inondazioni ed assume dei pieni poteri che non gli vengono conferiti dal Parlamento e subito dopo decide di lasciare agli arresti domiciliari  tutti i cittadini italiani e di sospendere quasi tutte le attività di lavoro e produzione, con conseguenti gravissimi ed irreparabili danni per tutti ed anche per l’economia nazionale, è totalmente esente da qualsivoglia responsabilità?

Vogliamo accendere un faro anche su queste vicende ancora oscure?