La libertà di un popolo non può essere congelata per volontà di pochi
La libertà si perde

Libertà significa tra l’altro possibilità di sfruttare pienamente e al meglio le proprie capacità individuali senza i limiti ed i condizionamenti che potrebbero derivare  dall’origine sociale o dalla mancanza di mezzi.

Una società che limita le potenzialità dei suoi cittadini, finisce col limitare le capacità, le potenzialità e la stessa energia positiva del popolo.

La maggior parte dei cittadini in ogni ruolo e funzione, anche quelle più modeste ed umili, fa del suo meglio nello svolgimento dei vari compiti cui è preposta.

E lo fa con dignità, spesso silenziosamente, senza niente altro chiedere, che il rispetto della sua persona ed il riconoscimento dell’importanza grande o piccola che sia del suo fattivo contributo al bene comune e alla crescita del benessere collettivo.

Se da una parte una maggioranza di persone anonime, schive dalla ricerca spasmodica di notorietà che deriva dai riflettori e dalle ribalte mediatiche, fa il suo dovere quotidiano, dall’altra si assiste agli sprechi e alla dilapidazione delle risorse pubbliche da parte del ceto politico e della casta costituito da una minoranza che ogni giorno nei modi più vari e vergognosi disonora la Nazione.

Per fare un esempio, senza escludere tutte le altre categorie non menzionate, l’imprenditore che evade le tasse, o che paga i suoi dipendenti meno del dovuto, o che ricorre a sistemi illegali per aggiudicarsi gli appalti, il politico che si lascia corrompere, o colui che lo corrompe, non fanno altro che far cadere nel degrado la nostra società e quindi disonorano la nostra Nazione.

Nel contesto di questa situazione, già compromessa per pregresse responsabilità di una classe politica che fin dagli anni ottanta ha minato la economia nazionale facendo retrocedere l’Italia, all’epoca quarta potenza economica mondiale, si è inserita all’inizio dell’anno 2020 una emergenza sanitaria connessa al Covid-19.

Infatti verso la fine dell’anno 2019 cominciava a diffondersi in Italia l’epidemia denominata Covid-19 che pur essendo iniziata dapprima in sordina, fin dall’estate del 2019, ha assunto poi rapidamente proporzioni crescenti fino a scatenare il panico nel Paese.

Il 30 gennaio 2020, dopo la seconda riunione del Comitato di sicurezza, il Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiarava il focolaio internazionale di COVID-19 un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale.

Il giorno successivo il Governo Conte bis, con delibera del Consiglio dei Ministri, esautorando il parlamento ed invocando il D.lgs n.1/2018 (Codice della Protezione Civile) che si occupa soltanto di calamità naturali e nulla aveva quindi a che vedere con una emergenza sanitaria, dichiarava per la durata di 6 mesi lo stato di emergenza nazionale conseguente al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili, auto attribuendosi di fatto pieni poteri ordinari e straordinari.

L’emergenza veniva poi prorogata, prima con atti amministrativi  e, successivamente, con decreto legge dal governo Draghi fino al 31 dicembre  2021.

Nell’assumere unilateralmente i pieni poteri il governo istituiva poi una cabina di regia cui veniva affidato il compito di adottare le necessarie decisioni per affrontare la pandemia con l’ausilio del comitato tecnico scientifico (CTS) in cui veniva cooptata dall’esterno una pletora di medici, virologi, insettologi ecc., tutti lautamente retribuiti e promossi scienziati.

Una volta insidiata stabilmente la cabina di regia, i diritti costituzionali dei cittadini hanno cominciato ad affievolirsi fino a giungere ad una loro severa sospensione.

Oggi dobbiamo con rammarico constatare non vi è alcuna certezza e/o garanzia per il diritto alla libertà, alla circolazione, al lavoro, alla riunione, all’opinione, ecc.

Tutto viene deciso in una cabina di regia da una oligarchia autoreferenziale, mai eletta dai cittadini, ma imposta dall’alto come ai tempi delle monarchie assolute che ricevevano i pieni poteri “per grazia di Dio”.

Viviamo in un’epoca inedita, in cui diritti e libertà vengono soggiogati dal dogma del pensiero unico, in cui non è consentito alcun dibattito tra opinioni diverse, in cui non sono tollerati i dissenzienti.

Il dissenso è invece una componente essenziale di una democrazia.

Noi dissentiamo dal fatto che milioni di persone si stanno impoverendo , mentre pochi continuano ad arricchirsi.

Dissentiamo dal clima di odio e discriminazione che si sta diffondendo grazie alla propaganda e al mainstream mediatico, dissentiamo dalla tecnologia che spoglia le persone della dignità, dissentiamo dalle città che ottundono la sensibilità e trasformano gli atti quotidiani in una lotta penosa dell’apparire, dimenticando l’essere ed ignorando i valori ed i bisogni delle persone comuni.

La libertà di un popolo non può essere congelata per volontà di pochi, quand’anche tra quei pochi ci siano sedicenti esperti.

Donne e uomini dallo spirito libero privati dei loro diritti fondamentali potranno essere indotti in errore, ma non saranno ingannati a lungo, potranno essere influenzati, ma non si lasceranno intimidire, potranno essere ricattati, ma non si lasceranno annichilire, potranno essere minacciati, ma non rinunceranno mai a lottare in nome dei propri diritti e per la loro libertà e nessuno potrà mai fermarli.