La resistenza quale strumento indispensabile per ripristinare il rispetto del volere sovrano del Popolo  
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“Quando i pubblici poteri violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino”.

Il diritto di resistenza venne inserito dal Costituenti nel Titolo IV, riguardante i rapporti politici, in particolare, nell’art. 50, per il quale “Ogni cittadino ha il dovere di essere fedele alla Repubblica, di osservare la Costituzione e le leggi, di adempiere con disciplina ed onore le funzioni che gli sono affidate.

L’On. Costantino Mortati nella sua dichiarazione di voto sul 2°comma dell’ art 50 del Progetto di Costituzione, affermò: “La resistenza trae titolo di legittimazione dal principio della sovranità popolare perché questa, basata com’è sull’adesione attiva dei cittadini ai valori consacrati nella Costituzione, non può non abilitare quanti siano più sensibili a essi ad assumere la funzione di una loro difesa e reintegrazione quando ciò si palesi necessario per l’insufficienza e la carenza degli organi ad essa preposti”.

L’On. Benvenuti favorevole all’inserimento esplicito del diritto di resistenza nella Costituzione dichiarò: «Non è punibile la resistenza opposta dal cittadino ad atti compiuti dai pubblici poteri in forza di atti legislativi incostituzionali».

Ugualmente favorevole fu l’On. Caroleo il quale affermò: «Non è punibile la resistenza ai poteri pubblici, nei casi di violazione delle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione».

Nel dicembre 1947, quando si passò all’ esame dell’art.50 del Progetto di Costituzione, pur essendo le sinistre favorevoli, al contrario, i democristiani si opposero all’inserimento del diritto di resistenza nel testo definitivo della Costituzione, sicchè, quando venne votato il testo dell’art.54, che sostituì l’art.50 del Progetto, il diritto di resistenza venne soppresso.

Il Prof. Giuliano Amato docente di diritto costituzionale nel 1962 sulla sovranità popolare nell’ordinamento italiano, scriveva che in caso di non funzionamento degli organi di controllo e di garanzia, qualora lo stesso Stato-apparato fosse “partecipe dell’azione eversiva”, compiendo “atti difformi dai valori e dalle finalità fatti propri dalla coscienza collettiva ed indicati nella Costituzione”, allora sarebbe stato legittimo il ricorso alla resistenza, individuale o collettiva.

Affermava inoltre Giuliano Amato, oggi Presidente della Consulta: “ove circostanze particolari lo impongano, come può disconoscersi al popolo, che della sovranità è titolare e che ne controlla l’esercizio… da parte dello Stato-governo, il potere di ricondurre alla legittimità, con mezzi anche non previsti, questo esercizio, ove irrimediabilmente se ne discosti”. 

Sottolineava ancora il Prof. Amato: “ i poteri che sono esercitati dallo Stato-governo non fanno capo originariamente ad esso, ma gli sono trasferiti, magari in via permanente, dal popolo”. Pertanto, “l’esercizio di quei poteri deve svolgersi, per chiaro dettato costituzionale, in guisa tale da realizzare una permanente conformità dell’azione governativa agli interessi in senso lato della collettività popolare, sì che, quando tale conformità non sia perseguita da quell’azione, è perfettamente conforme al sistema, cioè legittimo, il comportamento del popolo sovrano che ponga fine alla situazione costituzionalmente abnorme”.

Pertanto in un sistema democratico, come il nostro, mentre la rivoluzione è certamente eversiva, quanto è diretta a rovesciare il sistema esistente, la resistenza invece può senz’altro considerarsi “conservativa”, in quanto è espressione di fedeltà del cittadino ad un sistema che tutela un suo diritto minacciato dall’arbitrio dell’autorità.

Dunque in forza del diritto alla resistenza si possono non rispettare quelle leggi che vanno contro la coscienza e i diritti umani.

Come infatti insegnava il Prof. Giuliano Amato, soprannominato, nel suo lungo e prestigioso percorso politico, il dottor sottile “la resistenza collettiva può indirizzarsi anche contro il Parlamento” qualora la sua azione sia illegittima. Pertanto, “potrebbe il popolo, nel mancato funzionamento dei meccanismi di garanzia predisposti all’interno dello Stato-governo, ripristinare con altri mezzi il rispetto del suo sovrano volere, che nella Costituzione trova la sua massima espressione”.