Le conseguenze di leggi elettorali incostituzionali, caratterizzate da un grave deficit di democrazia destabilizzano le nostre istituzioni.
Cost.art.1

Le regole che disciplinano le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento implicano effetti e ripercussioni molto più ampie di quanto si possa immaginare sia sul regolare funzionamento delle istituzioni democratiche, che sulla vita quotidiana di ognuno di noi.

Per la quinta volta i cittadini italiani sono stati chiamati al voto con una legge elettorale incostituzionale: nel 2006-2008-2013 con la legge n.270/2005 (porcellum), nel 2018 con la legge n. 165/2017 (rosatellum) e nel 2023 con la stessa legge n.165/2017 cui sono state apportate modifiche peggiorative inserite dalla legge n. 51/2019.

Le Elezioni Politiche 2022 sono ormai alle spalle ed i risultati definitivi lasciano lo spazio ad alcune riflessioni.

Sulla base dei dati forniti dal Ministero dell’Interno nella pagina web Eligendo, https://elezioni.interno.gov.it/senato/scrutini/20220925/scrutiniSI per la Camera dei Deputati, su un numero di 46.021.956 elettori, i votanti sono stati 29.355.592, pari al 63,79% degli aventi diritto, le schede nulle 817.251, le schede bianche 492.650 e le schede contestate 2.817.

Per il Senato, su un numero di 45.210.950 elettori, i votanti sono stati 28.795.727, pari al 63,69% degli aventi diritto, le schede nulle 806.661, le schede bianche 496.789 e le schede contestate: 3.148

Quindi in base ai dati ufficiali per la Camera vi è stata una astensione del 36,21% e per il Senato una astensione del 36,31%.

Ma non basta, se per la Camera aggiungiamo le schede nulle, quelle bianche e quelle contestate, pari a complessive 1.312.718 schede, i voti validi si riducono a 28.042.874 (29.355.592-1.312.718) sicchè l’astensione aumenta del 4,54%.

Analogamente per il Senato essendo n.1.306.598 le schede nulle, quelle bianche e quelle contestate, i voti validi scendono a 27.489.129 (28.795.727-1.306.598) e pertanto l’astensione sa le di altro 4,47%.

Il numero degli elettori che hanno convalidato l’elezione dei deputati come scelti dai partiti è di appena 28.042.874 pari al 60,93% del corpo elettorale e il numero degli elettori che hanno convalidato l’elezione dei senatori come scelti dai partiti è di appena 27.489.129, pari al 60,80% degli aventi diritto al voto.

All’esito dello scrutinio delle schede è emerso che alla Camera il centro destra ha ottenuto 12.300.244 voti con una percentuale del 43,79% e 235 seggi, il centro sinistra 7.337.975 voti con una percentuale del 26,13% e 80 seggi, il M5s 4.333.972 voti con una percentuale del 15,43 e 51 seggi, la lista Calenda 2.186.747 voti con una percentuale del 7,79% e 21 seggi, la lista De Luca 212.685 voti con una percentuale dello 0,76% e n.1 seggio ed SVP-PATT 117.010 voti con una percentuale dello 0,42% e n.3 seggi.

Invece per il Senato il centro destra ha ottenuto 12.129.547 voti con una percentuale del 44,02% e 112 seggi, il centro sinistra 7.161.688 voti con una percentuale del 25,99% e 39 seggi, il M5s 4.285.894 voti con una percentuale del 15,55% e 28 seggi, la lista Calenda 2.131.310 voti con una percentuale del 7,73% e 9 seggi, la lista De Luca 271.549 voti con una percentuale dello 0,99% ed n.1 seggio.

L’analisi del voto, però, non si può limitare all’esame dei voti ricevuti dai partiti ed alle percentuali trasformate in seggi.

Infatti, chiunque sia il vincitore della competizione elettorale, grazie ad un astuto e perverso sistema elettorale voluto dagli stessi partiti, ci sono altri aspetti da approfondire e da valutare all’interno di uno scenario politico complesso, compromesso e destabilizzato.

Una riflessione va fatta sull’astensionismo e sul numero delle schede nulle, di quelle bianche e di quelle contestate, che unite, formano una percentuale considerevole di elettori che non hanno partecipato al voto, o che hanno inteso parteciparvi manifestando il loro disagio, il loro dissenso e la loro disapprovazione sulle modalità con cui aveva luogo il rinnovo del Parlamento.

Se consideriamo il numero degli aventi diritto al voto per la Camera, ammontanti a 46.021.956, la coalizione che ha ottenuto la maggioranza relativa con 12.300.244 voti rappresenta appena il 26,727% degli elettori italiani e per il Senato, in relazione ad un numero di aventi diritto al voto, pari a 45.210.950, la coalizione che ha ottenuto la maggioranza relativa con 12.129.547 voti rappresenta appena il 26,829% degli elettori italiani, con la conseguenza che la maggioranza parlamentare che sosterrà il nuovo governo sarà espressione di meno del 27% degli Italiani.

Nella nostra storia unitaria non sono pochi gli interventi legislativi in materia elettorale che hanno modificato il sistema elettorale, qualche volta in direzione migliorativa, ma il più delle volte negativa, stravolgendo ogni dinamica istituzionale.

Nel periodo 1946-1994, dopo l’avvento della repubblica, venne introdotto un sistema elettorale proporzionale puro.

Dopo il risultato plebiscitario del referendum di Segni, che raccolse il 95,57% dei Si, i partiti decisero di abbandonare il sistema proporzionale ed approvarono la legge “mattarellum” (legge 4 agosto 1993 n. 276 e legge n. 277/93) che venne utilizzata per le elezioni svolte nel periodo 1994-2005.

Il “mattarellum” introdusse per la prima volta in Italia un sistema misto che prevedeva un maggioritario uninominale a turno unico per i tre quarti dei seggi del Senato e per i tre quarti dei seggi della Camera. Invece per l’assegnazione del 25% dei seggi del Senato era stabilito un ripescaggio proporzionale fra i candidati non eletti più votati. Per il restante 25% dei seggi della Camera era previsto un proporzionale con liste bloccate e soglia di sbarramento al 4%.

Nel 2005 venne poi approvata la legge Calderoli, meglio nota come “porcellum” che fu utilizzata per le votazioni politiche nel periodo 2005-2014.

Questa legge impediva il voto di preferenza, prevedeva liste bloccate, con soglie di sbarramento ed attribuiva un consistente premio di maggioranza alla lista vincente.

Dopo la sua pronuncia di incostituzionalità della Consulta con sentenza n.1/2014, il Parlamento italiano e per esso i partiti, divenuti, dal 2005 in poi gli unici titolari del diritto di scelta e di nomina dei rappresentanti in Parlamento, si sbizzarrirono, con accordi bipartisan nell’individuazione di una nuova legge che conservasse loro quel potere che avevano illegittimamente sottratto ai cittadini.

Nel periodo 2014-2016 la Corte costituzionale fu di nuovo chiamata ad intervenire determinando l’eliminazione di qualsivoglia legislazione elettorale.

Solo dal 2016 entrò in vigore un sistema elettorale proporzionale, con una correzione maggioritaria approvato con la legge n. 52/2015, denominata “italicum”.

Si trattava di una legge elettorale applicabile alla sola Camera dei deputati, in quanto Matteo Renzi, all’epoca presidente del consiglio, disattendendo la decisione della Corte Costituzionale contenuta nella sentenza n.1/2014, che aveva stabilito che il parlamento eletto con una legge incostituzionale e rimasto in vita solo per il principio della continuità dello Stato, avrebbe dovuto occuparsi solo della ordinaria amministrazione, volle cimentarsi in una radicale revisione di tutta la parte seconda della Costituzione.

Nella citata revisione Renzi- Boschi era stato previsto che fosse soltanto la Camera dei Deputati titolare della rappresentanza della Nazione e che il Senato divenisse un organo di rappresentanza delle istituzioni territoriali e soprattutto l’organo di raccordo tra la Commissione europea e la Camera dei Deputati.

In quella legge era previsto un sistema proporzionale con sbarramento al 3% e premio di maggioranza al partito che fosse risultato più suffragato.

Questa legge venne però dichiarata incostituzionale dalla Consulta con sentenza n. 35 del 25 gennaio 2017, sicchè il Parlamento nel 2017 approvò una nuova legge elettorale meglio nota come Rosatellum-bis che prevedeva un sistema misto.

Le alchimie politiche per assicurare una lunga e solida governabilità ai partiti che riescono a raggiungere una maggioranza relativa non finiscono mai e ci fanno inducono a ricordare la “legge Acerbo” e la “legge truffa”.

La prima, la legge 18 novembre 1923, n. 2444, meglio conosciuta come “legge Acerbo”, fu voluta da Mussolini per assicurare al Partito Nazionale Fascista una forte maggioranza in Parlamento.

Detta la legge prevedeva un sistema proporzionale con un premio di maggioranza riconosciuto al partito, o alla lista che avesse ricevuto più voti e che avesse superato il 25% dei voti validi. Il partito che avesse superato tale soglia avrebbe ottenuto, quale premio di maggioranza, i due terzi dei seggi della Camera,

Con la legge n. 148/1953, denominata “legge truffa”, promulgata il 31 marzo 1953 dal presidente dell’epoca Luigi Einaudi, il premio di maggioranza consisteva nell’assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei Deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse superato il 50% dei voti validi.

Forse il sistema elettorale cui aspirano i politici nostrani, i quali dal 1995 pare non prendano mai pace per interessi, certamente non coincidono con quelli nazionali, perché invece sembrano mossi dalla spasmodica ricerca di un modello elettorale che consenta loro di rimanere il più a lungo possibile al potere, è quello della legge “Acerbo”, o della legge “truffa”.

Con le storture della legge elettorale con cui sono stati eletti i componenti del nuovo Parlamento, come peraltro è già avvenuto in passato fin dal 2005, è stata stravolta ogni regola democratica ed è stata aggirata ogni statuizione della Corte Costituzionale.

Infatti, pur essendo stato eliminato il premio di maggioranza, di fatto i partiti continuano a gestire le candidature e le cooptazioni in Parlamento con l’aggravante che con una maggioranza relativa, anche esigua, che potrebbe scendere perfino al di sotto del 25% dei consensi indirizzati alla coalizione vincente, soglia minima prevista dalla legge Acerbo, ci si potrebbe assicurare la maggioranza dei seggi in Parlamento e pilotare l’attività legislativa a piacimento dei padroni dei partiti.

Non è questa la visione del futuro che si prefiguravano i nostri padri costituenti che nel 1947 elaborarono la nostra Costituzione, che è la Carta fondamentale in cui sono scritti tutti i nostri diritti ed i nostri doveri.

“La Costituzione, come diceva Piero Calamandrei, è un programma ancora incompleto, perché essa non è una macchina che una volta avviata va avanti da sola, ma va sempre alimentata. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un pò una malattia dei giovani l’indifferentismo alla politica…”.

Se vogliamo fermare il declino della nostra Italia ed una discesa irreversibile verso l’autoritarismo con inevitabile riduzione e successiva perdita dei nostri diritti, abbiamo il dovere di unirci e di lottare con gli strumenti che la Costituzione e la legge ci mettono a disposizione per pretendere il rispetto di ogni diritto e soprattutto la restituzione di quel potere che ci appartiene e che invece delle associazioni di fatto non riconosciute ci hanno sottratto, arrogandosi il potere di scegliere e nominare i componenti del Parlamento grazie al diffuso indifferentismo dei cittadini alla politica.

Chi non lo farà assumerà con la sua inerzia colpevole le responsabilità di tutti gli eventi infausti che purtroppo non sono lontani, ma sono ormai prossimi.