L’emergenza sanitaria non può sospendere la Costituzione, nè giustificare la violazione della legge penale per la scriminante dello stato di necessità
Costituzione e Tricolore

Come è ormai a tutti noto, l’epidemia di Covid19, meglio conosciuta come coronavirus, iniziata in Italia verso la fine del 2019, ha assunto viavai proporzioni sempre più estese, con conseguenze gravi soprattutto in Lombardia. Veneto ed Emilia Romagna.

Il governo italiano, dopo aver inizialmente sottovalutato il pericolo di diffusione del contagio, solo il 31 gennaio 2020, con delibera del consiglio dei ministri, ha dichiarato per la durata di 6 mesi (quindi fino al 31/07/2020), lo stato di emergenza conseguente al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili, dopo che il giorno prima l’OMS aveva dichiarato l’emergenza internazionale di salute pubblica per il coronavirus.

Le norme del D.lgs. 1/18, richiamate dalla delibera del consiglio dei ministri si riferiscono alle prerogative della Protezione civile di cui il Governo deve servirsi in caso di emergenze nazionali e dispongono: l’art.7, comma 1, lettera c) “emergenze di rilievo nazionale connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità o estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo ai sensi dell’art. 24.”

L’ art. 24 “1. Al verificarsi degli eventi che, a seguito di una valutazione speditiva svolta dal Dipartimento della protezione civile sulla base dei dati e delle informazioni disponibili e in raccordo con le Regioni e Province autonome interessate, presentano i requisiti di cui all’articolo 7, comma 1, lettera c), ovvero nella loro imminenza, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, formulata anche su richiesta del Presidente della Regione o Provincia autonoma interessata e comunque acquisitane l’intesa, delibera lo stato d’emergenza di rilievo nazionale, fissandone la durata e determinandone l’estensione territoriale con riferimento alla natura e alla qualità degli eventi e  autorizza l’emanazione delle ordinanze di protezione civile di cui all’art.25. La delibera individua, secondo criteri omogenei, le prime risorse finanziarie da destinare all’avvio delle attività di soccorso e assistenza alla popolazione e degli interventi più urgenti di cui all’art. 25, co.2, lettere a) e b), nelle more della ricognizione  in  ordine agli effettivi fabbisogni e autorizza la spesa nell’ambito del  Fondo per le emergenze nazionali.

Successivamente, con il D.L. n.6 del 23 febbraio 2020 emanato dal governo sul presupposto di affrontare l’emergenza, ma in realtà per assumere pieni poteri di operatività, di fatto è stata concessa una inammissibile delega in bianco in favore dell’esecutivo.

Con tale decreto, convertito poi con modifiche nella L.n.13/2020, l’esecutivo ha provveduto in relazione alle condotte dei singoli cittadini che non si fossero adeguati alle misure disposte dal Governo per il contenimento del Coronavirus e, precisamente, il rispetto della misura della quarantena per coloro che provenivano dalla Cina e per coloro che avevano avuto contatti con casi conclamati di contagio.

Sostanzialmente il D.L.n.6/2020 conferiva al presidente del consiglio una delega affinché adottasse dei dpcm con cui disporre tutte le limitazioni opportune per risolvere la crisi sanitaria ed il richiamo in esso contenuto all’art. 117 del D. Lgs n. 112 del 1998 consentiva che “in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco. Negli altri casi l’adozione dei provvedimenti d’urgenza, ivi compresa la costituzione di centri e organismi di referenza o assistenza, spetta allo Stato o alle Regioni in ragione della dimensione dell’emergenza”.

Sono stati emanati altri D.P.C.M. del 1, 8, 9, 11 marzo 2020, il D.L. n.11 del 8 marzo e n.18 del 17 marzo 2020, l’ordinanza del ministro della salute di concerto con il ministro dell’interno del 22 marzo 2020, seguita e superata, dal DPCM  recante la stessa data, l’ordinanza  23 marzo ed infine il D.L. legge n.19 del 25 marzo 2020, preannunciato dal presidente del consiglio sui social e in diretta televisiva il giorno precedente, tutti questi provvedimenti, hanno ampliato il numero dei destinatari, i cittadini italiani, che hanno visto limitare i diritti fondamentali.

La nostra Costituzione non prevede il caso dell’emergenza sanitaria, ma soltanto lo stato di guerra che va deliberato dalle due Camere del Parlamento (art.78 cost.) con conferimento al Governo dei poteri necessari e dichiarato dal Capo dello Stato (art.87 cost.).

Il D.lgs n.1/2018 sulla Protezione Civile che il Consiglio dei Ministri ha richiamato ed utilizzato nella sua delibera del 31/01/2020 con cui è stata dichiarato lo stato di emergenza per la durata di 6 mesi a causa dell’epidemia di covid-19 e sono stati conferiti al presidente del consiglio i poteri straordinari riguarda soltanto l’ipotesi delle calamità naturali come lo sono inondazioni e terremoti e non la diffusione di un’epidemia.

Eppure, in totale violazione delle previsioni costituzionali, con un semplice atto amministrativo e non con una legge deliberata dal Parlamento, il presidente del consiglio ha sospeso la Costituzione ed ha successivamente provocato attraverso il lockdown gravissimi danni all’economia nazionale.

Con questa contorta e discutibile (sotto il profilo giuridico) costruzione procedimentale è stato posto un limite alle libertà fondamentali e inviolabili tutelati dalla nostra Costituzione ed in particolare dagli articoli 13 (libertà personale), 16 (libertà di circolazione), 17 (libertà di riunione), 18 (libertà di associazione) 19 (libertà di culto) e 41 (libertà dell’iniziativa economica privata).

Pur in presenza di una palese violazione della Costituzione e di assunzione di poteri illegittimi, che solo il Parlamento avrebbe potuto conferire, nessun parlamentare, né di area governativa, né dell’opposizione, ha ritenuto di interessare la Corte Costituzionale sollevando con un’azione diretta il conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato.

Eppure, come ha ricordato la dr.ssa Marta Cartabia, Presidente della Corte Costituzionale, in occasione della sua recente relazione annuale, con sua ordinanza n. 17/2019 la Consulta ha per la prima volta riconosciuto a ciascun componente delle Camere “uti singulus” il potere dello Stato” e quindi la sua legittimazione ad adire la Corte Costituzionale in ipotesi di una manifesta e grave violazione della Carta costituzionale.

E’ quanto mai evidente che pur in presenza di tali gravissime ferite inferte sia alla Costituzione, che al nostro sistema giuridico democratico parlamentare, stante l’inerzia dei nostri parlamentari, per tentare di ottenere dei risultati più efficaci non resta che chiedere l’intervento della magistratura penale.

Esamineremo pertanto nei prossimi giorni, una per volta, quali sono le possibili ipotesi di reato che potrebbero essere contestati a chi ha gestito l’emergenza coronavirus attraverso condotte incostituzionali, illegittime e sotto un certo profilo illecite.

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/02/01/20A00737/sg

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/1/22/18G00011/sg

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/02/23/20G00020/sg

http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/98112dl.htm

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/08/20G00029/sg

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/17/20G00034/sg

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/25/20G00035/sg

https://www.senato.it/1025?sezione=127&articolo_numero_articolo=78