L’Italia ha bisogno di superare il deficit di democrazia, di riaffermare la priorità della sovranità popolare e di ristabilire la centralità del Parlamento eletto dai cittadini e non nominato dai padroni dei partiti.
sovranità nazionale

Nel corso degli ultimi anni si è verificato il fenomeno di una democrazia senza una vera e propria alternanza ed un ricambio generazionale.

Il sistema maggioritario, incompleto nella sua attuazione concreta, non ha aiutato la politica ad una semplificazione, ma anzi ha prodotto l’aumento dei partiti ed ha indotto questi ultimi, sempre più numerosi, a ricercare, per scopi di natura elettorale, alleanze spesso eterogenee al solo fine di costituire maggioranze di coalizione e vincere le elezioni.

Se all’inizio degli anni 90 è stata la magistratura a colmare un vuoto lasciato dalla politica e dal legislatore, influenzando così molte delle scelte sociali e politiche che hanno inciso talvolta in maniera determinante nella nostra vita quotidiana, dopo l’introduzione del sistema maggioritario e l’avvento al potere di persone legate ad interessi economici, si è verificata una nuova anomalia.

E’ venuta alla luce una nuova oligarchia economico-politica che ha favorito la crescita ed il prepotente consolidamento di una lobby finanziaria con molteplici interessi che si estendono in molti settori economici.

Quanto sopra ha favorito l’emersione di spinte localistiche, la nascita e lo sviluppo prepotente e spregiudicato di vere e proprie corporazioni di interessi, il fenomeno della creazione di contropoteri all’interno ed all’esterno dei partiti, con la conseguenza che è stato necessario da parte di chi governava, nell’intento di conservare il potere al più lungo possibile, por mano, diverse volte negli ultimi due decenni, ad una revisione radicale della Costituzione.

In questo contesto si avverte sempre più come le istituzioni hanno finito col perdere la propria identità democratica e come i cittadini vedano gradatamente ridotti i loro diritti. In uno Stato democratico tutti i cittadini hanno diritto a concorrere in modo effettivo all’esercizio della sovranità e l’ordinamento giuridico deve porre tutti in una situazione di sostanziale uguaglianza per l’esercizio della democrazia.

Lo Stato ha il compito di rimuovere ogni disuguaglianza e di garantire a ciascuno il pieno sviluppo della persona umana, assicurando a tutti lavoro, istruzione, tutela della salute, previdenza, sicurezza e così via.

Le varie garanzie previste in una carta costituzionale servono in modo immediato e diretto al funzionamento dei meccanismi di ogni regime democratico.

Infatti una società che intenda svilupparsi secondo principi democratici, deve cercare di garantire a tutti condizioni adeguate di benessere e di cultura, favorendo il conseguimento dell’omogeneità della società, il suo mantenimento e rinnovamento anche contro tutte le spinte che ne mettono in pericolo gli equilibri.

In presenza di una invadenza di nuovi poteri forti che si sono affiancati o si sono posti in contrasto con quelli tradizionali, si verifica una conseguente riduzione degli spazi democratici e della tutela indistinta di tutti i cittadini a vantaggio di pochi.

Proprio in funzione del consolidamento di un’oligarchia economico-finanziaria è nata l’esigenza di una metodica aggressione della Carta fondamentale per svilirne il contenuto e snaturarne gli strumenti di garanzia.

Il senso politico dell’operazione è evidente. Ciò che si voluto realizzare è una completa rottura della continuità costituzionale, che traeva origine dallo Statuto Albertino, al fine di rifondare la Repubblica sulle forze che alla Costituzione del 1948 ed alla sua origine furono estranee od ostili.

E’ da tutti condivisibile l’opinione che la nostra Costituzione, per quanto ancora attualissima nei valori e nei principi di fondo, aveva bisogno di qualche aggiornamento ed adeguamento alle mutate esigenze della Nazione.

La Costituzione Italiana, elaborata da una apposita Assemblea costituente, è divisa in due parti: la prima, che comprende gli articoli da 1 a 54, si occupa dei “principi fondamentali” e dei “diritti e dei doveri dei cittadini”; la seconda, dagli articoli 55 a 139, tratta “dell’ordinamento della Repubblica”.

L’articolo 138 consente la riforma della Costituzione con il voto della maggioranza assoluta delle camere.

Tale norma è stata però elaborata studiata per un Parlamento eletto col sistema proporzionale, mentre i Parlamenti che hanno operato le ultime modifiche costituzionali sono stati eletti con il sistema maggioritario, quindi alla revisione hanno partecipato soltanto i parlamentari della maggioranza.

Il solo potere consentito dall’articolo 138 è quello di revisione, che non è un potere costituente, in quanto l’intervento può consistere in semplici emendamenti.

Se invece l’art.138 viene utilizzato da una maggioranza governativa per scrivere una nuova costituzione, esso si converte in un potere costituente e sovrano e, come tale, eversivo ed anticostituzionale, essendo palesemente in contrasto, non solo con lo stesso art.138, ma soprattutto l’art.1 della Costituzione in base al quale la sovranità appartiene al popolo.