L’ITALIA SI AVVALGA IN EUROPA DEL DIRITTO-POTERE DI VETO!
altare della Patria

Il trattato di Lisbona che attualmente disciplina il funzionamento dell’Ue riconosce ancora a ciascuno Stato membro della Comunità europea la facoltà di bloccare attraverso il veto qualsiasi decisione del Consiglio dell’Unione, in cui è necessaria una votazione all’unanimità per l’adozione di determinati atti.

La richiesta dell’unanimità si differenzia dalle votazioni a maggioranza qualificata e da quelle a maggioranza semplice.

Per unanimità nel Consiglio si intende assenza di voti negativi e non convergenza di tutti i voti positivi, in buona sostanza nel Consiglio si vota per “consensus”.

Per quanto le votazioni in cui è richiesta l’unanimità si siano ridotte a seguito delle modifiche introdotte, l’unanimità è ancora prevista nei seguenti casi:

-politica estera e di sicurezza comune (esclusi alcuni casi ben definiti che richiedono la maggioranza qualificata;

-cittadinanza (concessione di nuovi diritti ai cittadini UE);

-adesione all’UE;

-armonizzazione della legislazione nazionale in materia di imposte indirette;

-finanze UE (risorse proprie, quadro finanziario pluriennale);

-alcune disposizioni in materia di giustizia e affari interni (Procura europea, diritto di famiglia, cooperazione di polizia a livello operativo, ecc.);

-armonizzazione della legislazione nazionale in materia di sicurezza sociale e protezione sociale.

Inoltre, il Consiglio è tenuto a votare all’unanimità per discostarsi dalla proposta della Commissione quando quest’ultima non è in grado di accettare le modifiche apportate alla sua proposta.

In base al terzo paragrafo dell’art. 238 del TFUE, paragrafo 4 “le astensioni dei membri presenti o rappresentati non ostano all’adozione delle deliberazioni del Consiglio per le quali è richiesta l’unanimità”.

Infine la regola dell’unanimità si estende anche alle decisioni adottate nell’ambito della cooperazione di polizia e cooperazione giudiziaria in materia penale e di sicurezza comune (PESC).

In questa materia il Trattato di Amsterdam prevede la possibile astensione costruttiva di uno Stato membro dissenziente.

Pertanto in tutti i casi in cui è prevista l’unanimità, il voto contrario, non la semplice astensione, anche di un solo Stato, impedisce l’adozione di qualunque decisione.

Nella grave situazione in cui siamo precipitati ritengo che per lo Stato italiano sia giunto il momento di esercitare il diritto di veto e rimettere in discussione il contenuto dei trattati europei, che oltre ad essere pregni come sono di burocrazia e nichilismo, sono ormai troppo lontani dalla vita reale e nuocciono gravemente agli interessi dei nostri cittadini e della nostra Nazione.

L’Unione europea avrebbe dovuto assicurare: “uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell’insieme della Comunità”, “alti livelli di occupazione e di protezione sociale”, “il miglioramento del tenore e della qualità della vita” delle persone, un “elevato grado di convergenza dei risultati economici”e  la “solidarietà tra gli stati membri”.

Nessuno di tali accattivanti obiettivi, di cui nei trattati vi è una solenne enunciazione, è stato mai raggiunto, sicchè, quella europea si rivela essere soltanto una ingannevole utopia per i popoli e nella realtà un perverso strumento al servizio dei poteri finanziari neoliberisti e mondialisti.  

Lo Stato italiano quindi, attraverso i suoi rappresentanti istituzionale, ha il dovere di difendere i suoi interessi nazionali e tutelare al meglio i suoi cittadini, ce lo chiede il Popolo italiano e ce lo impone la Costituzione in cui all’art.52 c’è scritto: La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino!