Manifestazioni pubbliche non autorizzate, analisi dì un equilibrato contemperamento tra norme vigenti e diritti costituzionali.
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La Costituzione italiana tutela il diritto di riunione sia nei luoghi aperti al pubblico, come ad esempio un teatro, sia nei luoghi pubblici, come una piazza.

L’articolo 17 Cost. prevede: «I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica».

Quindi i cittadini hanno la libertà di riunirsi pacificamente e senz’armi, di manifestare il proprio pensiero anche in maniera collettiva, purché lo facciano, come è consentito dalla Costituzione.

Per le manifestazioni in un luogo pubblico è tuttavia necessaria la preventiva comunicazione scritta al Questore almeno tre giorni prima.

Qualora non venga inviata la preventiva comunicazione scritta al Questore, l’art.18 del Tulps (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) prevede a carico dei promotori e degli organizzatori di quella che diventa una manifestazione pubblica non autorizzata, una contravvenzione punita con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da euro 103 a euro 413, oltre all’eventuale sanzione amministrativa dell’ammenda da 400 a 1000 euro in base alle normative AntiCovid.

Naturalmente l’elemento soggettivo per la configurazione della violazione dell’art. 18 T.U.L.P.S. occorre che sia fornita idonea prova circa la qualifica di “promotori”, o che essi abbiano preso parte alle fasi preparatorie della manifestazione, così come è necessario dimostrare che questi siano a conoscenza della mancata comunicazione al Questore.

La stessa sanzione può inoltre essere applicata anche nei confronti di chi interviene alla manifestazione come oratore, qualora sia a conoscenza del fatto che la manifestazione non ha ricevuto la necessaria autorizzazione.

La mera partecipazione ad una manifestazione non autorizzata non costituisce quindi reato.

Naturalmente le Forze dell’ordine addette al servizio nel corso di una manifestazione pubblica non autorizzata non possono ricorrere alla violenza nei confronti dei manifestanti, violando così la legge penale, anche se in via di ipotesi dovessero aver ricevuto l’ordine illegittimo di esercitare la repressione comunque e con ogni mezzo contro i manifestanti, in quanto in tal caso sarebbero essi stessi potrebbero essere ritenuti personalmente e direttamente responsabili di eventuali reati commessi in concorso con chi ha emanato ordini illegittimi.

E’ molto importante in situazioni del genere saper contemperare il rispetto dei diritti costituzionali e delle norme del TULPS, che lo si ripete, prevedono una semplice contravvenzione e non un grave reato, con le norme del codice penale che non consentono l’abuso di potere (art.323 c.p.), la lesione personale (art.582 c.p.), nei casi più estremi l’omicidio (art. 575 c.p.), la violenza privata (art.610 c.p.) e le minacce (art.612 c.p.).

Ognuno rifletta attentamente sui limiti dei propri diritti e dei poteri attribuiti e sulle conseguenze della propria condotta, perché in uno Stato di diritto nessuno è esonerato dal rispetto dei principi di legalità e di tutte le norme di diritto pubblico.

La Giustizia è notoriamente molto lenta, ma finisce sempre con l’affermare la sua superiorità ed autorità, garantendo così una pacifica coesistenza tra i cittadini.