Nessuna emergenza può cancellare i diritti fondamentali
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Si continua a discutere sull’introduzione “dell’obbligo vaccinale”, dopo aver esteso dovunque e nei confronti di chiunque l’obbligo del Green pass con il decreto legge n.127 emanato il 21 settembre 2021, che tuttavia entrerà in vigore soltanto il 15 ottobre prossimo, cioè dopo 24 giorni dalla sua adozione.

Al riguardo osservo che soltanto chi non conosce la Costituzione, oppure è in mala fede affermare che tale decreto legge rispetti le previsioni costituzionali che invece richiedono il presupposto della eccezionalità e dell’urgenza.

Ma vi è di più, oltre a quello che potrebbe apparire un semplice aspetto formale, con il citato decreto viene di fatto introdotta una odiosa, inaccettabile ed illecita discriminazione tra titolari di green pass e soggetti che non ne sono muniti o perché non possono essere sottoposti a vaccinazione, o perché hanno deciso di non essere vaccinati.

Quanti beneficiano degli strumenti di amplificazione mediatica o utilizzano prepotentemente un potere derivante dal fatto di ricoprire cariche istituzionali dovrebbero ricordare che la COSTITUZIONE ITALIANA non è stata ancora abrogata e che sono ancora in vigore tra gli altri anche gli articoli 2, 3, 10, 13, 32 e 77.

Esaminiamone brevemente il contenuto:

L’Art. 2 – La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

L’Art.3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L’Art.10 – L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

L’Art.13 – La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Per quanto potrebbe apparire superfluo, occorre rammentare che il diritto alla libertà, ritenuto dalla Costituzione un diritto fondamentale ed inviolabile, è sottoposto ad una duplice riserva: quella legislativa, nel senso che è richiesta una legge costituzionale rinforzata per limitarla e quella giurisdizionale, in quanto è necessario un provvedimento del Magistrato per la sua restrizione.

L’Art. 32 – La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Il diritto alla salute è il solo diritto che il Costituente ha definito come fondamentale. Ed è significativa la formulazione in termini negativi dell’inciso dell’art. 32 secondo il quale la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana: nel porre quel limite inderogabile ad ogni intervento normativo in tema di sanità il Costituente evoca chiaramente il principio di dignità, con un implicito bilanciamento di valori che non ammette alterazioni. Il rispetto della persona umana e della sua dignità si pone come valore non suscettibile di bilanciamento e come limite estremo dell’esercizio del potere.

La Corte costituzionale, in una importante sentenza di quale anno fa sul caso ILVA, ci ha ricordato che «tutti i diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione si trovano in rapporto di integrazione reciproca e non è possibile pertanto individuare uno di essi che abbia la prevalenza assoluta sugli altri. La tutela deve essere sempre “sistemica e non frazionata in una serie di norme non coordinate ed in potenziale conflitto tra loro”. Se così non fosse, si verificherebbe l’illimitata espansione di uno dei diritti, che diverrebbe “tiranno” nei confronti delle altre situazioni giuridiche costituzionalmente riconosciute e protette, che costituiscono, nel loro insieme, espressione della dignità della persona» (sent. n. 85 del 2013). Queste affermazioni, pronunciate allora per postergare il diritto alla salute al diritto al lavoro e alla libera iniziativa economica, vanno tenute a mente oggi, in un contesto assai diverso che vede rovesciata quella particolare relazione di precedenza.

Conferire autonoma dignità giuridica alle esigenze della precauzione porta con sé il rischio di dare prevalenza, sempre e comunque, alle ragioni dell’emergenza, bloccando qualsiasi attività umana sino a che non vi sia una qualche certezza intorno allo stato di salute collettivo.

L’Art. 77 – Il Governo non può, senza delegazione delle Camere [cfr. art. 76], emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni [cfr. artt. 61 c. 262 c. 2].

I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Il D.L. 127/21, a parte l’assenza dei presupposti della necessità ed urgenza, viola ogni regola democratica in quanto modifica il nostro ordinamento costituzionale che si basa sulla separazione dei poteri e sulla divisione dei ruoli di ciascuno e che non consente che il governo usurpi, attraverso il malvezzo della decretazione d’urgenza, poteri che appartengono invece al Parlamento.

Ma non viene violata soltanto la Costituzione, dal momento che il suddetto decreto si pone in contrasto con norme sovraordinate che nella gerarchia delle fonti del diritto si collocano subito dopo la Costituzione e al di sopra della legge ordinaria.

Una breve disamina sulle suddette norme che vengono spudoratamente violate potrebbe giovare a tutti gli improvvisati cultori del diritto ed aspiranti giuristi che amano discutere o anche solo dialogare su argomenti di cui però hanno scarsa o carente conoscenza.

Il decreto legge 127/2021 viola poi gli artt. artt. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8 della DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO (approvata dall’assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948)

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire in uno spirito di fraternità vicendevole.

Articolo 2

Ognuno può valersi di tutti i diritti e di tutte le libertà proclamate nella presente dichiarazione, senza alcuna distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, d’opinione politica e di qualsiasi altra opinione, d’origine nazionale o sociale, che derivi da fortuna, nascita o da qualsiasi altra situazione. Inoltre non si farà alcuna distinzione basata sullo statuto politico, amministrativo o internazionale del paese o del territorio a cui una persona appartiene, sia detto territorio indipendente, sotto tutela o non autonomo, o subisca qualunque altra limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della sua persona.

Articolo 4

Nessuno potrà essere tenuto in schiavitù né in servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi sono proibiti in tutte le loro forme.

Articolo 5

Nessuno sarà sottoposto a tortura né a pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6

Ognuno ha diritto al riconoscimento della propria personalità giuridica, in ogni luogo.

Articolo 7

Tutti sono uguali di fronte alla legge ed hanno diritto – senza distinzione – ad un’eguale protezione contro qualsiasi provocazione ad una simile discriminazione.

Articolo 8

 Ogni persona ha diritto ad un ricorso effettivo davanti alle competenti giurisdizioni nazionali contro atti che violano i diritti fondamentali riconosciutile dalla Costituzione o dalla legge.

Viola ancora gli artt.1 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea vincolante per lo Stato italiano.

Infatti i Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1 dicembre 2009, ha disposto all’art. 6: “L’Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del 7 dicembre 2000, adottata il 12 dicembre 2007 a Strasburgo, che ha lo stesso valore giuridico dei trattati”.

CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA

Articolo 1 Dignità umana

La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.

Articolo 3 Diritto all’integrità della persona

  1. 1.   Ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.
  2. Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati:
a) il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge;
b) il divieto delle pratiche eugenetiche, in particolare di quelle aventi come scopo la selezione delle persone;
c) il divieto di fare del corpo umano e delle sue parti in quanto tali una fonte di lucro;
d) il divieto della clonazione riproduttiva degli esseri umani.

Viola altresì il del Regolamento Ue n.953/2021.

Detto Regolamento al punto 36 dispone che:è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti covid-19 è attualmente somministrato o consentito, come i bambini, o perché non hanno ancora avuto l’opportunità di essere vaccinate o hanno scelto di non essere vaccinate. Pertanto il possesso di un certificato di vaccinazione, o di un certificato di vaccinazione che attesti l’uso di uno specifico vaccino anti covid-19, non dovrebbe costituire una condizione preliminare per l’esercizio del diritto di libera circolazione o per l’utilizzo di servizi di trasporto passeggeri transfrontalieri quali linee aeree, treni, pullman, traghetti o qualsiasi altro mezzo di trasporto.

Inoltre, il presente regolamento non può essere interpretato nel senso che istituisce un diritto o un obbligo a essere vaccinati.”

l’art. 3, comma 6 il citato regolamento Ue ribadisce il divieto di qualsivoglia discriminazione alla libera circolazione nell’uso delle certificazioni covid-19 statuendo che “il possesso dei certificati di cui al paragrafo 1 non costituisce una condizione preliminare per l’esercizio del diritto di libera circolazione.”

Viola infine la Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, approvato nella seduta plenaria del 27 gennaio 2021 a Strasburgo, a larghissima maggioranza (115 favorevoli, 2 contrari e 13 astenuti) la risoluzione 2361(2021) dal titolo: Vaccini anti CoViD-19: considerazioni etiche, legali e pratiche.  Risoluzione praticamente tenuta nascosta in Italia da tutti i mezzi di comunicazione che tra l’altro prevede quanto segue:

7.3.1 assicurare che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno subisca pressioni politiche, sociali o di altro genere per sottoporsi a vaccinazione, se non lo desidera egli stesso.

7.3.2 assicurare che nessuno sia discriminato per non essersi fatto vaccinare temendo per la propria salute o semplicemente perché non lo desidera.

7.3.3 adottare misure tempestive ed efficaci per contrastare la disinformazione, l’ignoranza e l’esitazione riguardo ai vaccini covid-19;

7.3.4 distribuire informazioni trasparenti sulla sicurezza e sui possibili effetti collaterali dei vaccini, collaborando con le piattaforme dei social media e regolamentandole per prevenire la diffusione di disinformazione;

7.3.5 comunicare in modo trasparente i contenuti dei contratti con i produttori di vaccini e renderli disponibili pubblicamente per il controllo parlamentare e pubblico;”

Pretendere di superare la Costituzione e le norme dell’Ue attraverso la decretazione di urgenza costituisce un comportamento grave e sotto qualche profilo anche eversivo, che mal si concilia con il nostro ordinamento giuridico democratico parlamentare in cui peraltro vige il principio della centralità del Parlamento.

A parte le macroscopiche violazioni della nostra Carta fondamentale e delle citate norme di rango sovraordinato alla legge ordinaria, c’è da aggiungere poi la violazione del codice penale, infatti le recenti normative sul Green pass collidono anche con il codice penale, violando:

L’articolo 604 bis del codice penale – Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito

a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.

Si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale.”

Art. 610 codice penale – Violenza privata

Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni.

La pena è aumentata se concorrono le condizioni prevedute dall’articolo 339.

In tale contesto non vi è chi non veda come sia necessaria ed urgente una pausa di riflessione per consentire di riequilibrare gli interventi normativi nazionali per coordinarli non solo con le previsioni costituzionali, ma anche con le norme sovranazionali ed evitare gravi e pericolose lesioni del nostro ordinamento giuridico che in assenza di riallineamento si porrebbe in palese contrasto con la legalità costituzionale dell’ordinamento europeo e al di fuori di ogni regola democratica.

Non può infine costituire un demerito il fatto che un Vice Questore della Polizia di Stato, la dr.ssa Nunzia Alessandra Schilirò, abbia osato manifestare pubblicamente le proprie perplessità e le sue motivate contrarietà alla deriva di illegittimità che vengono compiute sotto la copertura dell’emergenza pandemica, perché avendo la stessa prestato, al momento dell’assunzione delle sue funzioni, il giuramento di osservare lealmente la Costituzione, non ha fatto altro che rammentare agli organi preposti che il precetto costituzionale e le norme sovraordinate vanno sempre e comunque rispettate.

Neanche un evento straordinario, come una emergenza sanitaria, può giustificare la violazione della Costituzione e delle citate norme sovraordinate attraverso le ultime leggi liberticide perché neanche una proclamata pandemia può, né deve aggredire violentemente il diritto ed i suoi principi fondamentali!