Referendum costituzionale confermativo sul taglio dei parlamentari e le ragioni del NO
Parlamento

La revisione costituzionale avente per oggetto la riduzione del numero dei parlamentari su cui si voterà il prossimo 20 e 21 settembre in occasione del referendum confermativo altro non è che la stessa riforma contenuta nel piano “Rinascita democratica” ideato da Licio Gelli.

Infatti, come si legge a pag.622 degli atti riguardanti la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2, il piano Gelli prevedeva «Nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco), riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato (…) diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale (…) »

Dunque quello che la maggioranza parlamentare rosso-gialla ha approvato e su cui i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi sostanzialmente non è altro che la conferma di una revisione costituzionale già progettata dalla massoneria e recepita, sia pure con delle piccole differenze e pervicacemente sostenuta fino alla sua approvazione dal movimento 5Stelle:

nel progetto  P2: (450 deputati, 250 senatori, 25 senatori a vita)

nella riforma M5S: (400 deputati, 200 senatori, 5 senatori a vita)

La ragioni per votare no sono molteplici, ma in questa sede, riservandomi di esaminarle tutte successivamente, mi limito ad illustrarne una che appare assorbente rispetto ad ogni altra, dal momento che riguarda il grado di democraticità di un ordinamento giuridico su cui si poggia l’intero sistema che disciplina la rappresentanza e la governabilità e la loro conciliabilità.

La riduzione del numero dei parlamentari, unito alla vigenza di leggi elettorali incostituzionali che di fatto hanno trasferito alle segreterie nazionali dei partiti il potere di scelta e di nomina degli eletti, l’attuale restringimento degli spazi democratici, con conseguente accrescimento dei poteri del governo, ingenera il sospetto che si voglia soffocare la volontà delle minoranze e rafforzare il potere dei partiti che compongono la maggioranza governativa ed il potere già ampio dello steso esecutivo, con grave lesione di ogni regola democratica.

Come affermò i nel 1947, nel corso dei lavori della Costituente, il segretario del Pci, on.le Palmiro Togliatti, tagliare il numero dei parlamentari, significa tagliare la rappresentanza del popolo in parlamento.

Se l’eletto si distacca troppo dall’elettore, acquista la figura soltanto di rappresentante di un partito e non più di rappresentante di una massa vivente, che egli in qualche modo deve conoscere e con la quale deve avere rapporti personali e diretti.

In questo momento i nostri diritti costituzionali sono già in serio pericolo per le numerose iniziative governative connesse con l’emergenza “covid-19, ovvero Coronavirus” e non possiamo ingenuamente cadere nel tranello di ridurre ancora di più gli spazi democratici.

Purtroppo esiste una sottile linea di confine tra la democrazia e forme di governo totalitario, sicchè anche una democrazia può trasformarsi facilmente in una oligarchia autoreferenziale ed autoritaria, per sfociare poi, subito dopo, in una dittatura.

Proprio per scongiurare tale possibile evenienza i cittadini devono vigilare ed in questo caso votare contro la riduzione del numero dei rappresentanti in Parlamento per impedire che la deriva totalitaria sia portata a compimento e che la compressione degli spazi democratici divenga irreversibile.

 

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/909749.pdf