Riflessioni sul decremento della crescita, sulla riduzione dell’occupazione e sulla diminuzione del PIL
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Le “lenzuolate” dell’allora ministro allo Sviluppo economico Pierluigi Bersani, finite con le (finte) liberalizzazioni del premier Matteo Renzi consentono, a distanza di 13 anni, di fare un bilancio.
Il conto è salatissimo: nel giro di pochi anni i redditi medi dei professionisti sono stati letteralmente distrutti.
I professionisti italiani non potranno mai dimenticare che fu Bersani a porre le basi per il ridimensionamento del lavoro intellettuale, in funzione della sua successiva programmata eliminazione, dando inizio ad un percorso imposto dai detentori del potere finanziario globalista, neoliberista e mondialista.
Quando il ministro Bersani con decreto 4 luglio 2006, n. 223, convertito poi dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, attuò alla sua maniera le cd. “liberalizzazioni”, surrettiziamente al fine di favorire il rilancio dell’economia e dell’occupazione, di fatto gettò in pasto al mercato sia tutti i lavoratori autonomi di ogni settore, che i professionisti intellettuali, trasformati questi ultimi in imprenditori.
In spregio alle funzioni svolte da coloro che un tempo erano stati i liberi professionisti italiani, esercenti le professioni intellettuali, vanto in ogni epoca di competenza, genialità e laboriosità, Bersani, ispirandosi esplicitamente ai principi di libera concorrenza, abolì le tariffe minime inderogabili che garantivano ad ogni libero professionista una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia, un’esistenza libera e dignitosa, come prevede l’art.36 della Costituzione in favore dei lavoratori dipendenti, provocando così un danno gravissimo non solo ai professionisti, ma anche allo Stato italiano.
Fece poi seguito il decreto “Liberalizzazioni del 2012” che abrogò poi le tariffe.
Tutti i liberi professionisti (Architetti, Avvocati, Ingegneri, Commercialisti, Geometri, Psicologi, Ragionieri, ecc.) sono diventati le vittime sacrificali dei poteri forti che, dopo i selvaggi interventi di Bersani, hanno imposto i loro prezzi, sempre più al ribasso, deprezzando il lavoro intellettuale, che oggi, una volta a pieno regime le riforme, finisce con l’essere remunerato quanto il lavoro di un bracciante agricolo non specializzato, nè assicurato, o di una badante generica.
Ormai tutti i professionisti, non più tanto liberi come prima dal bisogno economico, hanno ridotto drasticamente la loro capacità di produrre reddito e conseguentemente si sono visti costretti a poco alla volta a licenziare i loro dipendenti, a rinunciare ad avvalersi nei loro uffici di collaborazioni retribuite ed ovviamente sono stati messi nella condizioni di non spendere parte del loro reddito e di non corrispondere più nella stessa misura precedente le tasse e le imposte dovute allo Stato.
Se qualcuno non interverrà per correggere gli “errori” commessi con le liberalizzazioni alla Bersani i danni saranno irreversibili in termini di occupazione, produzione di reddito, aumento del PIL ed introiti fiscali.
Da recenti dati statistici è emerso che se per otto milioni di liberi professionisti italiani iscritti ad Ordini o Collegi il reddito scende, come attualmente è sceso, continuano ad essere chiusi gli Studi, si lascia a casa il personale, si rastrellano meno tasse e si abbatte l’1% di PIL.
Con buona pace degli economisti più illuminati ed acuti, che inseguono la crescita mediante liberalizzazioni, rigore, rincari generalizzati, sottoproletarizzazione delle professioni e nuove tasse per tutti, la crescita, tanto invocata, si allontana a distanza abissale.
Tutto questo lo dobbiamo all’artefice del disastro, il quale non ha neanche avuto il buon gusto di chiedere scusa agli 8 milioni di professionisti, declassati a braccianti di ogni singola disciplina ed allo Stato italiano per i danni prodotti in termini di perdite di posti di lavoro e di diminuzione delle entrate fiscali e del PIL.
Sarà capace il governo del cambiamento di porre rimedio a tale devastazione e saccheggio di risorse?