SI RISPETTINO I PRINCIPI CARDINE DI UNO STATO DI DIRITTO!

L’ex Ministro Matteo Salvini è veramente quel criminale comune che si vuol far credere?

Se non fossimo convinti che la magistratura è “un ordine indipendente da ogni altro potere” e quindi in una posizione di terzietà ed estraneità rispetto alla politica, si avrebbe l’impressione di essere innanzi ad un intervento del braccio armato della sinistra!

Sembra che l’accanimento giudiziario contro Matteo Salvini non debba avere mai fine ed i rappresentanti della pubblica accusa, spesso disattenti ed inerti, pur in presenza di gravi reati, quando omettono di adempiere un precipuo dovere del loro ufficio connesso al principio della obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale, non iscrivono neanche gli ignoti autori o i responsabili, se noti, nel registro degli indagati, pur essendo a conoscenza che tale omissione, volontaria o negligente che sia, comporta l’ipotesi del reato di rifiuto di atti di ufficio (art.328 codice penale).

Ancora una volta, attraverso una interpretazione libera e fantasiosa delle norme di legge, si contesta a Matteo Salvini il gravissimo, ma inesistente reato di sequestro di persona, per fatti avvenuti nel periodo in cui egli è stato ministro degli interni e riguardanti i migranti trattenuti, anche soltanto per pochi giorni, sulle navi dove in genere vengono trasbordati,

Per quanto potrebbe apparire ultroneo per tutti gli operatori della giustizia, ritengo sia utile precisare ai non addetti ai lavori che per la configurazione del reato di sequestro di persona (art.605 cod.pen.) occorre la sussistenza sia dell’elemento oggettivo, che di quello soggettivo.

L’elemento oggettivo consiste nella privazione della libertà che nella fattispecie non vi è stata, dal momento che i migranti e/o clandestini, dopo il loro trasbordo e non salvataggio, sulla nave della ONG spagnola “Open Arms” erano tutti liberi a bordo.

Il bene giuridico tutelato dalla norma penale è la libertà del soggetto, che viene leso da qualunque limitazione della sua libertà fisica e della sua libertà di scelta, anche attraverso tutte le forme di detenzione, arresto, perquisizione e ispezione.

La privazione della libertà personale in cui si configura il sequestro, si realizza allorché il corpo del soggetto è ridotto in uno spazio definito e delimitato ad opera di chi eserciti su di esso un potere di fatto, quando tale spazio venga intercluso dall’agente, ad esempio, chiudendo la porta a chiave, o quando siano attuati sul suo corpo interventi coattivi che sottraggono l’essere fisico alle relazioni spaziali con misure coercitive sul suo corpo (esempio l’uso di manette).

Dunque nel caso di specie è evidente che nessuna libertà è stata mai lesa dalla condotta di Matteo Salvini sotto il profilo oggettivo.

Con riferimento all’altro elemento necessario per la configurazione del reato di sequestro di persona, quello soggettivo del dolo generico, gli strumenti per la privazione della libertà personale sono la violenza, la minaccia e l’inganno, ossia la coscienza e la volontà di privare illegittimamente un soggetto della propria libertà personale, contro la sua volontà, elementi questi pure assenti nei fatti contestati a Matteo Salvini.

Quindi nessuno dei requisiti, sia sotto il profilo oggettivo, che sotto quello soggettivo possono ravvisarsi nella condotta dell’ex ministro Matteo Salvini.

Quand’anche un magistrato non autonomo e sereno nel suo giudizio e non influenzato da convincimenti ideologici, dovesse artatamente ravvisare una ipotesi di reato, forzando l’interpretazione logica e letterale dell’art.605 cod.pen., Matteo Salvini non potrebbe mai essere ritenuto il solo responsabile perché ha operato di concerto con il presidente del consiglio Giuseppe Conte e con gli altri ministri competenti.

Non sarebbe comunque punibile perché non potrebbe non tenersi conto della scriminante di cui all’art.51 cod. pen. per aver egli agito nell’adempimento di un dovere del suo ufficio di Ministro degli interni, connesso alla sicurezza dei cittadini italiani.

E’ assolutamente intollerabile e contrario alla nostra civiltà giuridica il fatto che, pur in totale assenza di qualsivoglia comportamento che integri la fattispecie di reato prevista dall’art.605 cod. pen., si voglia sovvertire il principio costituzionale della presunzione di innocenza, colpevolizzando preventivamente l’ex ministro degli interni sotto una insana e faziosa spinta giacobina di ispirazione giustizialista e manettara contro un avversario politico, Matteo Salvini, che non si riesce a sconfiggere con le armi della democrazia, del confronto politico e del dibattito dialettico.

Purtroppo ormai il diritto penale è diventato parte integrante della politica e, in linea con le dinamiche tipiche del populismo penale, si usa strumentalmente la sollecitazione dell’avvio di un processo penale per influenzare la politica e le scelte elettorali attraverso una criminalizzazione di qualche esponente politico che appare essere un avversario scomodo perchè  gode della fiducia dei cittadini.

Per quanto superfluo, occorre infine rilevare che quanti con una formale denuncia indirizzata all’Autorità giudiziaria hanno incolpato Matteo Salvini del reato di sequestro di persona, pur sapendolo  innocente, ovvero hanno simulato a suo carico le tracce di un reato, una volta che sarà accertata giudizialmente l’assenza di qualsiasi profilo di responsabilità penale a carico del leader della Lega, dovranno a loro volta rispondere del delitto di calunnia (art.368 codice penale) perché anche per loro vale il principio che “la legge è uguale per tutti”!

Auspico pertanto che si ristabilisca il rispetto delle garanzie costituzionali e dei principi su cui il nostro ordinamento giuridico democratico è fondato ed abbia termine una volta per tutte una sorta di caccia alle streghe di stampo maccartista.

Esorto tutti i miei Colleghi a reagire energicamente contro ogni attacco allo Stato di diritto, perché rientra nei compiti di ogni Avvocato degno di svolgere il suo ruolo difensivo quello di non consentire che la Giustizia venga oltraggiata.

Oggi si tratta di un attacco a Matteo Salvini, domani potrà toccare a chiunque altro perché in una Nazione in cui la legge fondamentale ha un valore, il testo scritto di una legge ha un significato, nessuno può decidere da solo, abusando di un potere che invece non glielo consente, che il principio della presunzione di innocenza sia superato da quello della presunzione di colpevolezza, che il termine di prescrizione dopo il primo grado vada sospeso con la conseguenza di affidare un cittadino coinvolto come parte offesa da un reato o come imputato ai tempi che verranno poi decisi da un magistrato e che saranno non ben determinati, perché “ordinatori” ed assolutamente incerti, perché aleatori.