SIAMO IN GUERRA ED ANCORA NON LO SAPPIAMO?
art.60 cost.

La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.

La Costituzione, che ormai funziona solo a corrente alternata, senza alcun raddrizzamento, o interventi che siano in grado di eliminare la componente negativa della corrente alternata, viene applicata a seconda della convenienza di chi occupa il potere e da tempo si è sostituito all’organo legislativo.

All’art.60 della Costituzione vi è scritto che il Parlamento, salvo che in caso di guerra, resta in carica solo cinque anni.

Questa limitazione costituisce nel nostro ordinamento la garanzia della conservazione della democrazia in quanto, sia pur con tutti i limiti che le ultime illegittime ed incostituzionali leggi elettorali consentono, gli elettori possono periodicamente confermare o meno, attraverso il loro voto, i partiti che hanno governato, o punirli votando altri partiti.

Dopo due anni di emergenza sanitaria, in cui molti diritti fondamentali sono stati sospesi, il governo dei migliori ha dichiarato una nuova emergenza, fino al 31 dicembre 2022, per la guerra in Ucraina ed ha disposto con decreto -subito dopo secretato- la cessione gratuita all’Ucraina di consistente materiale militare, ovviamente da utilizzare contro la Russia.

Tale anomala iniziativa viola non solo l’art.11 cost., ma anche l’Art.8 allegato B del Regio Decreto 8 luglio 1938, n. 1415 vigente avente ad oggetto i Testi della legge di guerra e della legge di neutralità, che testualmente così dispone: “Le amministrazioni dello Stato non possono fornire ai belligeranti armi, munizioni o quanto altro può essere utile alle forze armate, né concedere a essi crediti o aiuti finanziari di qualsiasi genere.”.

Non si può sottacere poi la circostanza che, in caso di allargamento del conflitto, l’Italia potrebbe diventare un obiettivo strategico da colpire con precedenza, dal momento che nel suo territorio vi sono ben 140 Basi Nato, di cui 20 segrete e che in Sicilia e nel meridione esistono numerose testate nucleari.

Al riguardo desta inquietudine il fatto che il capo dello Stato Maggiore dell’Esercito abbia emanato lo scorso 9 marzo una circolare a firma del Generale di Brigata Bruno Pisciotta in cui tra l’altro si legge: “Valutare con attenzione i congedi anticipati”, assicurarsi che reparti in prontezza operativa siano “alimentati al 100%”, attività di addestramento “orientate al warfighting”,”provvedere affinché siano raggiunti e mantenuti i massimi livelli di efficienza di tutti i mezzi cingolati, gli elicotteri e i sistemi d’arma dell’artiglieria”.

Ma non basta, il governo dei migliori, uscendo da una posizione di neutralità e schierandosi apertamente con l’Ucraina, ha aderito incautamente all’applicazione di sanzioni economiche contro la Russia, con la conseguenza che quest’ultima, allorché nella giornata del 7 marzo ha stilato una lista di paesi ostili, vi ha inserito anche l’Italia.

Questa ulteriore scelta purtroppo inciderà pesantemente sull’economia, già disastrata dell’Italia.

Infatti il fabbisogno energetico dell’Italia dipende nella misura di circa il 45%, dalle importazioni di gas dalla Russia, dal momento che 20 anni addietro fu fermata l’iniziativa lungimirante di costruire dei rigassificatori che avrebbero consentito di approvvigionarsi da tutto il mondo e a  prezzi di mercato del gas attraverso le navi gasiere che avrebbero trasportato il gas allo stato liquefatto in tutti i porti italiani in cui fosse stato realizzato un impianto di rigassificazione e di soddisfare così qualsiasi fabbisogno nazionale.

Le sanzioni economiche alla Russia comporteranno, oltre al rincaro delle tariffe elettriche e del gas, un aumento dei costi di trasporto e quello esponenziale delle materie prime che noi importiamo e di tutti le merci che viaggiano su gomma, con le linee ferroviarie, su mare e via aerea.

Inoltre l’Italia vedrà pesantemente ridotta l’esportazione dei suoi manufatti nel settore del tessile-abbigliamento e del calzaturiero, nonché dei prodotti chimico-farmaceutici, di quelli industriali, dell’elettronica e dei macchinari verso la Russia.

Dove si vuole arrivare? Forse al pieno coinvolgimento dell’Italia in un terzo conflitto mondiale, alla distruzione irreversibile dell’economia italiana, sempre che l’Italia dovesse uscire indenne dalla guerra, e tutto questo perché?

Forse per conservare un parlamento di nominati succubi del governo dei migliori, il quale impedirà con il pretesto della guerra il rinnovo dell’organo legislativo per mantenere sine die un solo potere, quello straordinario attualmente esistente?

https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:regio.decreto:1938-07-08;1415

https://quifinanza.it/editoriali/video/esercito-italiano-guerra-pronto-combattere-circolare/616821

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