Siano perseguiti con il massimo rigore quanti violano la legge, nessuno escluso
immigrazione clandestina

Il Senato con 149 voti favorevoli, 141 contrari ed un astenuto ha accolto la richiesta di autorizzazione a procedere del Tribunale dei ministri contro Matteo Salvini per il preteso sequestro delle persone trasportate dalla nave della ONG “Open Arms”.

A parte ogni considerazione sulla totale inesistenza di qualsivoglia profilo di responsabilità penale per sequestro di persone a carico del Sen. Matteo Salvini, all’epoca Ministro dell’interno, per assenza del dolo sia sotto l’aspetto soggettivo, che oggettivo, si deve rilevare che la decisione di non consentire l’immediato sbarco dei migranti irregolari trasportati dalla “Open Arms” è stata collegiale, essendo stata adottata di concerto con il presidente del consiglio e dei ministri della difesa e della sanità e che, comunque, si era in presenza della scriminante dell’adempimento di un dovere, quello di tutelare, nella funzione che Matteo Salvini ricopriva, l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini italiani, cosa che attualmente non sta facendo il governo Conte bis, il quale, in violazione della legge, continua a favorire l’ingresso in Italia di clandestini, anche quelli positivi al Covid-19..

E’ davvero singolare ed inquietante la decisione del governo Conte di lasciare aperti i porti a tutti i migranti irregolari con la conseguenza che entrano nel territorio italiano anche persone positive al Coronavirus.

E’ fonte di grande preoccupazione constare che numerosi soggetti positivi al Coronavirus circolano indisturbati e non identificati tra noi, dal momento che non è possibile trattenere con la forza le numerose persone accolte in Italia nei centri o nelle strutture sanitarie, da dove scappano subito dopo.

Ancora più grave è la decisione governativa di smistare i migranti nelle varie regioni italiane con il rischio di una maggiore diffusione capillare dell’epidemia, anche in luoghi che in precedenza non erano stati colpiti dal contagio.

Considerato che il prof. avv. Giuseppe Conte, presidente del consiglio, l’on.le Roberto Speranza, ministro della salute e la dr.ssa Luciana Lamorgese, ministro degli interni sono stati già denunciati da me e dal Prof. Avv. Augusto Sinagra per diffusione colposa dell’epidemia ed omicidio colposo plurimo il 30 marzo 2020 e, successivamente, in data 15 luglio2020, per diffusione dolosa dell’epidemia e che l’iter del procedimento penale, stante la loro qualifica di ministri, è lungo e complesso, credo sia giunto il momento di rivolgere la nostra attenzione nei confronti di quanti sono preposti sul territorio al rispetto delle leggi vigenti.

E mi riferisco a Prefetti, Questori, Sindaci, Magistrati che hanno l’obbligo giuridico di prevenire situazioni di gravissimo pericolo per la collettività ed intervenire fattivamente per impedirle e contenerle.

A tale proposito dovrebbe essere superfluo rammentare che in forza della clausola di equivalenza prevista dall’art. 40 comma 2, del codice penalenon impedire l’evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare equivale a cagionarlo”.

Dunque se l’epidemia dovesse nuovamente diffondersi su tutto il territorio italiano a seguito di nuovi ingressi di migranti irregolari, notoriamente poco controllati, tutti coloro che rivestendo funzioni apicali avrebbero avuto l’obbligo di impedire l’evento (pandemia) e non lo hanno fatto, potrebbero essere indagati, a seguito di denunce circostanziate inoltrate alle varie Procure della Repubblica competenti per territorio dove hanno luogo gli approdi e gli sbarchi, ciascuno per i propri profili di responsabilità, dei seguenti delitti:

  • A 438 c.p.Epidemia.

Chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo.

Se dal fatto deriva la morte di più persone, si applica la pena di morte (tale ipotesi aggravata prevista è da ritenersi priva di valenza pratica in conseguenza della abolizione della pena di morte)

  • 452 c.p.:Delitti colposi contro la salute pubblica.

Chiunque commette, per colpa, alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 438 c.p. e 439 c.p. è punito:

1) Con la reclusione da 3 a 12 anni, nei casi per i quali le dette disposizioni stabiliscono la pena di morte;

2) Con la reclusione da 1 a 5 anni, nei casi per i quali esse stabiliscono l’ergastolo

3) Con la reclusione da 6 mesi a 3 anni, nel caso in cui l’articolo 439 c.p. stabilisce la pena della reclusione

Quando sia commesso per colpa [43] alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 440441442443444 e 445 si applicano le pene ivi rispettivamente stabilite ridotte da un terzo a un sesto.

Dolo: si caratterizza per la volontà della condotta offensiva e per la previsione di un evento dannoso in conseguenza di quella condotta

Colpa: si caratterizza per la non volontà di compiere un determinato fatto-reato, che si verifica ugualmente a causa di negligenza o imprudenza o imperizia (colpa generica), ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (colpa specifica).

  • Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Premesso che nella fattispecie non si è in presenza di “salvataggi di persone” ma semplicemente di “trasbordi” dalle piccole imbarcazioni, dove in genere si trovano i migranti, sulle navi delle ONG che poi proseguono il viaggio per il trasporto degli esseri umani fino ai porti italiani, in Italia costituisce ancora reato favorire l’immigrazione clandestina.

La disciplina del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina degli stranieri è contenuta, in ipotesi semplici e ipotesi aggravate.

Il primo comma dell’art. 12 del T.U. 286/98 come modificato dalla L. 189/2002 prevede il a disciplina del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina degli stranieri è contenuta, in ipotesi semplici e ipotesi aggravate.

Il primo comma dell’art. 12 del T.U. 286/98 come modificato dalla L. 189/2002 prevede il favoreggiamento dell’ingresso clandestino con riferimento alle ipotesi semplici, la cui condotta tipica consiste nel compiere “atti diretti a procurare l’ingresso nel territorio dello Stato di uno straniero ovvero atti diretti a procurare l’ingresso illegale in altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente”.

Con questa previsione si vuol contrastare il passaggio di clandestini dal territorio nazionale verso altri Paesi della comunità europea al fine di raggiungere la destinazione finale del loro illegale progetto migratorio, realizzato appunto grazie all’illecita condotta di favoreggiamento degli organizzatori dei viaggi clandestini.

La struttura del reato previsto dalla norma è di mera condotta ed a forma libera: non è necessario il verificarsi di alcun evento, non è necessario che ingresso clandestino debba realizzarsi; per il perfezionamento della fattispecie è sufficiente il fatto di aver posto in essere un’attività diretta realizzare l’arrivo dello straniero. Il reato si perfeziona con il dolo, inteso quale coscienza e volontà di commettere atti di agevolazione dell’ingresso; si tratta poi di un reato di pericolo, in quanto per la punibilità del fatto non è necessario che si verifichi in concreto alcun danno.

Si tratta appunto di una tipica ipotesi di fattispecie a consumazione anticipata, che non consente la configurazione del tentativo.

La giurisprudenza delinea la figura in esame come reato istantaneo.

La sanzione prevista, tanto per il favoreggiamento dell’ingresso in Italia quanto quello in altri Paesi, “è punito con la reclusione fino a tre anni e con multa fino a 15.000 euro per ogni persona” favorita.
Fra le ipotesi che integrano questo tipo di reato sono da annoverare: l’ingresso clandestino di stranieri fuori dai valichi di frontiera; la fornitura allo straniero di documenti falsi o di mezzi utili a simulare, al controllo alla frontiera, condizioni che legittimano l’accesso; il difetto di segnalazione alla autorità di frontiera della presenza di clandestini a bordo, e difetto di vigilanza nel caso in cui i clandestini riescano poi a sbarcare.
Come ha avuto modo di chiarire la Corte di Cassazione (sentenza n. 7045 Sez. I, 19 maggio 2000), “in tema di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per attività dirette a favorire l’ingresso degli stranieri nel territorio dello Stato in violazione della legge non devono intendersi soltanto quelle condotte specificamente mirate a consentire l’arrivo e lo sbarco degli stranieri, ma anche quelle, immediatamente successive a tale ingresso, intese a garantire la buona riuscita dell’operazione ….e, in genere, tutte quelle attività di fiancheggiamento e di cooperazione con le attività direttamente e in senso stretto collegabili all’ingresso dei clandestini”.
Per quanto concerne, invece, le ipotesi aggravate del delitto di favoreggiamento dell’ingresso clandestino, accanto all’ipotesi contemplata dall’art. 12 comma 3, la L. 189/2002 ne aggiunge delle altre, rispettivamente con i commi 3-bis, 3-ter, 3-quter e 3-quinquies, espressamente qualificate dalla giurisprudenza della Cassazione come circostanze aggravanti ad effetto speciale (Cass. Sez. I, sent. 5360/00), di cui cioè la variazione penale è determinata in modo indipendente dalla sanzione edittale di base.
La prima delle ipotesi aggravate, quella dell’art. 12 comma 3, sancisce che “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre profitto anche indiretto, compie atti diretti a procurare l’ingresso di taluno nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni del presente testo unico, ovvero a procurare l’ingresso illegale in altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa di 15.000 euro per ogni persona”.
La fattispecie, costruita anch’essa con l’iniziale clausola di riserva, prevede, in aggiunta, il dolo specifico di trarne profitto; questo fine è inteso non solo ed esclusivamente in senso di utilità pecuniaria, cioè quale vantaggio economico o incremento del patrimonio, ma anche come qualunque soddisfazione o piacere che l’agente si riprometta dalla sua azione criminosa.
La stessa pena stabilita per l’ipotesi di favoreggiamento al fine di trarne profitto, ossia la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da 15.000 euro per ogni persona, si applica anche “quando il fatto è commesso da tre o più persone in concorso tra loro o utilizzando servizi internazionali di trasporto ovvero documenti contraffatti o alterati o comunque illegalmente ottenuti”.

  • Associazione per delinquere

Il nostro Codice Penale all’art. 416 (Associazione per delinquere) così recita:
Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti, coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni.
Per il solo fatto di partecipare all’associazione, la pena è della reclusione da uno a cinque anni.
I capi soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori.
Se gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie, si applica la reclusione da cinque a quindici anni.
La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più.
Se l’associazione è diretta a commettere taluno dei delitti di cui agli articoli 600, 601, 601-bis e 602, nonchè all’articolo 12, comma 3-bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nonche’ agli articoli 22, commi 3 e 4, e 22-bis, comma 1, della legge 1° aprile 1999, n. 91,si applica la reclusione da cinque a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da quattro a nove anni nei casi previsti dal secondo comma.
Il concetto di associazione secondo il testo della legge e per la giurisprudenza consiste nella unione di persone con carattere di permanenza e stabilità, che siano in possesso di un minimo di organizzazione, anche soltanto rudimentale, che tuttavia sia adeguata per perseguire e realizzare un programma delittuoso.
Non è quindi indispensabile una vera e propria organizzazione con gerarchia interna, distribuzione di ruoli ed assegnazione di funzioni a ciascuno degli associati.
Sono considerati promotori coloro che promuovono l’iniziativa di costituire l’associazione.
Sono considerati costitutori coloro che, con la loro azione, fanno nascere, o concorrono a determinare la nascita dell’associazione.
Sono considerati organizzatori coloro che coordinano l’attività dei singoli associati volta alla costituzione dell’associazione ed al suo funzionamento.
Sono partecipanti quanti esplicano attività di carattere materiale, esecutivo e strumentale per la sopravvivenza dell’associazione ed il perseguimento degli scopi sociali delittuosi.
Infine sono capi coloro che sono muniti di poteri di gerarchici sugli associati e ne dirigono l’attività.
E’ di tutta evidenza che tutti coloro che associati ed in concorso tra loro, operando nel settore del traffico di esseri umani, violano la legge in materia di immigrazione, commettendo il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, debbano rispondere penalmente anche del delitto di associazione per delinquere previsto dall’art.416 del codice penale.

  • 328 codice penale

Rifiuto di atti di ufficio. Omissione

Il pubblico ufficiale, o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta e il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa. (1)

(1) Il presente articolo è stato così modificato dall’art. 16, L. 26.04.1990, n. 86.

Nel nostro ordinamento giuridico vige il principio dellobbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale (art.112  Cost.)  che impone ad un Pubblico Ministero di valutare la fondatezza di ciascuna notizia di reato e di compiere tutte le indagini necessarie per decidere se occorre formulare l’imputazione o chiedere l’archiviazione da trasmettere al GIP .

Se il PM dinnanzi ad una notitia criminis di pubblico dominio non indaga per poi formulare l’imputazione o chiedere l’archiviazione, stante il citato principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, dovrebbe a sua volta rispondere, a norma dell’art.328 codice penale, di rifiuto o di omissione di atti d’ufficio.

Tale norma ha lo scopo di punire l’inerzia di quei pubblici ufficiali, o pubblici dipendenti, che si rifiutino o omettano di esercitare i doveri del loro ufficio. Il rifiuto di atti d’ufficio è un reato che si consuma quando un pubblico ufficiale o un dipendente pubblico rifiuta di esercitare una sua mansione, sia a seguito di un ordine del suo superiore, che in presenza di una situazione che richiede, per legge, un’immediata reazione. Il reato si perfeziona allorchè vi è un rifiuto non adeguatamente motivato. L’omissione di atto d’ufficio si configura invece a fronte di una mancata iniziativa e non a fronte di un esplicito e diretto diniego.

Secondo la S.C., ai fini dell’integrazione della fattispecie di cui al primo comma dell’art. 328 c.p., è sufficiente un’inerzia omissiva, non essendo necessario un rifiuto esplicito (Cass. n. 10051/2013; n. 2339/1998), mentre l’ipotesi di cui al secondo comma si integra con l’omissione e la mancata risposta sui motivi della stessa (Cass. n. 11877/2003). Il delitto in esame, infine, può essere integrato anche laddove manchi una richiesta o un ordine, nell’ipotesi in cui il fatto concreto faccia apparire il compimento dell’atto quale necessario o urgente (Cass. n. 4995/2010; n. 1757/2006).

Ai cittadini italiani la scelta se subire passivamente la compressione e sospensione dei diritti costituzionali e la violazione della legge, oppure reagire responsabilmente per difenderli con tutti gli strumenti che sono ancora a nostra disposizione per la tutela del principio di legalità e dello Stato di diritto.