Siano rispettati i diritti costituzionali dei cittadini italiani
la legge è amministrata in nome del popolo

Oggi 10 ottobre, a Roma, in occasione della pubblica manifestazione, regolarmente autorizzata, della “Marcia della Liberazione” si è verificato un increscioso episodio non in linea con le garanzie previste nell’art.13 della nostra Costituzione, come si può rilevare dal video di cui allego il link.

La libertà personale, così come ogni altro diritto di libertà, è un diritto naturale dell’uomo che l’ordinamento si limita a riconoscere, non essendo una sua concessione. Essa si sostanzia nel diritto a non subire imposizioni tanto da altri soggetti, che dalla pubblica autorità.

Il trattamento riservato ad un giovane italiano che non indossava la “mascherina” e che ne stava spiegando le ragioni ad un agente di Polizia di Stato è di una inaudita gravità, se solo viene confrontato al comportamento particolarmente tollerante che in genere si adotta verso chi italiano non è.

Tutti i componenti delle Forze dell’Ordine, i quali hanno prestato giuramento di fedeltà alla Costituzione, indipendentemente da eventuali ordini che vengono loro impartiti dai superiori gerarchici, dovrebbero essere resi edotti e quindi avere piena consapevolezza di alcune conseguenze che potrebbero derivare da una condotta contraria alle norme vigenti ed in particolare:

1) la violazione delle statuizioni di cui al decreto-legge 125/2020, nonché dei precedenti Dpcm e delle ordinanze del ministro della Salute non costituisce reato e pertanto non è consentita da parte dei pubblici ufficiali addetti al servizio di vigilanza, controllo e ordine alcuna coercizione fisica, né il fermo in danno di un cittadino che, pur avendo con sé “dispositivi di protezione delle vie respiratorie”, non ne fa uso ed espone le sue ragioni, condivisibili o meno;

2) la prescrizione riguardante l’obbligatorietà delle mascherine, anche nel caso in cui venga adottata con legge, in assenza di alcuna deroga o temporanea sospensione delle norme penali vigenti, comporta che ogni cittadino che circola in luogo pubblico o aperto al pubblico mascherato sia esposto alle sanzioni penali previste dall’art.85 del TULPS (Testo Unico sulle leggi di Pubblica Sicurezza) approvato con R.D. 18 giugno 1931, n. 773 e dall’art.5 della legge 22 maggio 1975, n. 152 (legge Reale) modificato dall’articolo 113, comma 4, della legge 24 novembre 1981, n. 689 e successivamente dall’articolo 10, comma 4-bis, del D.L. 27 luglio 2005, n. 144, nonché dall’articolo 2 della legge 8 agosto 1977, n. 533;

3) Il pubblico ufficiale, il quale ricopre le funzioni di agente di polizia giudiziaria, in forza dell’art. 360 c.p. e dell’art.57 c.p.p., in presenza di flagranza di un reato da parte delle persone che in luogo pubblico hanno il viso mascherato, ha l’obbligo di identificarle e di fare rapporto ex art.331 c.p.p.;

4) in forza dell’art. 414 Codice penale, comma primo, costituisce il reato di istigazione a delinquere la condotta di “chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati il quale è punito, per il solo fatto dell’istigazione”. Nella fattispecie il delitto di istigazione a delinquere potrebbe commetterlo chiunque, quindi anche il pubblico ufficiale, nell’ipotesi in cui eserciti una coazione in danno di un cittadino italiano che non indossa la mascherina e che quindi abbia semplicemente violato una regola che prevede soltanto l’irrogazione di una sanzione amministrativa.

5) Gli agenti di polizia giudiziaria, a norma dell’art.361 cod.pen. potrebbero rispondere per “omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale”, delitto che punisce l’omissione di un atto di ufficio qualora i pubblici ufficiali, in presenza di cittadini che circolano per le nostre strade travisati con mascherine che coprono il viso fino all’altezza degli occhi, pur avendo l’obbligo di segnalare il fatto all’Autorità Giudiziaria, non lo fanno.

La situazione normativa per insipienza dei preposti alla materia è ormai divenuta caotica e confusionaria sia per i cittadini, che sono tenuti al rispetto prioritario delle norme penali, che per le Forze dell’Ordine, sulle quali incombono diverse e gravi conseguenze in relazione alla inosservanza dei precetti penali cui invece sono tenute.

Gli agenti di polizia giudiziaria devono essere resi edotti sia dei loro precipui doveri, che dei lori poteri e limiti ed i cittadini a loro volta hanno il diritto di essere informati che esiste un obbligo di identificazione degli agenti di pubblica sicurezza che agiscono in forza di provvedimenti governativi in quanto se in sede giudiziaria dovessero essere riconosciuti illegittimi ed esorbitanti rispetto alla loro natura e finalità, i cittadini hanno il diritto agire penalmente e civilmente nei confronti di quanti hanno tenuto in loro danno condotte illegittime o illecite.

Tuttavia, al fine di evitare incresciose situazioni di conflitto tra cittadini, detentori della sovranità e Forze dell’Ordine, rappresentanti delle istituzioni ed al loro servizio, che inevitabilmente sfocerebbero in innumerevoli procedimenti penali e civili, sarebbe auspicabile che il legislatore e non il governo, intervenisse per disciplinare con legge la materia della emergenza sanitaria in maniera chiara, individuando e stabilendo quali sono i diritti e gli obblighi di ciascuno nel rispetto sempre dei valori e dei principi che ispirano la nostra Costituzione, stella polare dell’azione di ogni Istituzione e di tutte le nostre leggi che ad essa devono conformarsi.