Significato e conseguenze dell’astensione attiva
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Occorre premettere che votare è un diritto di ogni cittadino che ha compiuto la maggiore età, in quanto è l’unico modo per esercitare la sovranità di cui all’art.1 Cost. e per partecipare in concreto alla vita politica e istituzionale della Nazione.

Infatti ogni cittadino dopo il compimento del 18° anno di età può votare alle elezioni politiche, amministrative ed ai referendum esibendo la tessera elettorale ed un valido documento di identità.

Il diritto di voto è garantito dall’articolo 48 della Costituzione che così recita: “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.”

Tale diritto non si perde in caso di astensione, perché il citato articolo della Costituzione prevede:

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi d’indegnità morale indicati dalla legge.”

Dunque per il non votante non vi è alcuna perdita del diritto che ha acquisito al compimento dei 18 anni, né vi è, come in passato, alcuna conseguenza giuridica.

Naturalmente se molti cittadini, spinti da disinteresse e disaffezione nei confronti della politica o, peggio, totale sfiducia verso la classe politica esistente ritenuta corrotta, inadeguata, incapace e il più delle volte responsabile di ogni male, rinunciano ad esercitare il loro diritto al voto possono derivarne  delle conseguenze sul piano dell’immagine politico-istituzionale, dal momento che un Parlamento eletto da una minoranza degli Italiani, anche se valido sotto il profilo giuridico, risulterebbe meno autorevole e di fatto privo di credibilità.

Tuttavia è inevitabile che l’astensionismo politico adoperato quale strumento di protesta si traduca in un consolidamento del potere dei partiti che sono associazioni di fatto non riconosciute, i quali, attraverso una vera e propria usurpazione del potere politico dal 2005 (cfr. legge Calderoli n.270/2005, meglio conosciuta come “porcellum”) si sono sostituiti ai cittadini e scelgono e nominano al loro posto da soli i parlamentari della repubblica inserendo i loro candidati nei primi posti delle liste bloccate.

Fatta questa necessaria premessa, passiamo all’esame delle tre ipotesi di astensionismo.

1.La forma più comune di non voto è quella di restare a casa e non recarsi al seggio elettorale, ma il numero degli astenuti non avrà alcun peso nel calcolo delle percentuali utili per la distribuzione dei seggi.

2.Vi è poi il rifiuto della scheda elettorale nel seggio, che appare una forma di protesta del tutto inutile, oltre che dannosa in quanto nella stessa maniera del non voto favorisce i partiti organizzati e strutturati sul territorio.

Da più parti dell’area disarticolata della dissidenza vengono lanciati di recente concitati appelli al non voto o inviti a presentarsi al seggio elettorale, consegnare il proprio documento e la tessera elettorale per farsi registrare e subito dopo rifiutare il ritiro della scheda elettorale chiedendo al presidente del seggio di inserire a verbale le ragioni del rifiuto e della protesta.

La fattispecie, in assenza di una legge specifica, è disciplinata dalla Circolare n. 19/2013 del Ministero dell’Interno che prevede quanto segue: “Al riguardo, si ritiene che, in tali evenienze, il presidente del seggio – al fine di non rallentare il regolare svolgimento delle operazioni – possa prendere a verbale la protesta dell’elettore e il suo rifiuto di ricevere la scheda, purchè la verbalizzazione sia fatta in maniera sintetica e veloce, con l’annotazione nel verbale stesso delle generalità dell’elettore, del motivo del reclamo o della protesta, allegando anche gli eventuali scritti che l’elettore medesimo ritenesse di voler consegnare al seggio. Per quanto attiene la rilevazione del numero degli elettori, appare utile rammentare che coloro che rifiutano la scheda non dovranno essere conteggiati tra i votanti della sezione elettorale.”

In tal caso quindi il presidente del seggio potrà (e non dovrà) verbalizzare la protesta dell’elettore, ma simile modalità di astensione attiva dal voto con rifiuto della scheda – comportamento perfettamente legittimo – non può essere considerata utile ai fini dell’inclusione di quel cittadino tra i votanti ed equivale invece alla ipotesi in cui l’elettore non voti senza prendersi il fastidio di uscire da casa per recarsi nel suo seggio elettorale.

3.Diverso è il caso in cui l’elettore si reca nel seggio, consegna il suo documento insieme alla tessera elettorale e dopo aver ritirato la scheda la riconsegni senza entrare nella cabina, in quanto soltanto in questo caso quell’elettore dovrà essere conteggiato tra i votanti e la scheda sarà considerata nulla.

Sempre nella citata circolare ministeriale si legge ancora: “Al fine di assicurare la speditezza e la regolarità delle operazioni di voto, si richiama l’attenzione delle SS.LL. circa la necessità di sensibilizzare, attraverso i sindaci dei comuni della provincia, i presidenti degli uffici elettorali di sezione affinché sia predisposta ogni misura idonea per evitare, in ogni caso, il verificarsi di situazioni che possano ostacolare la procedura di voto all’interno del seggio, a garanzia del regolare svolgimento del procedimento elettorale e del rispetto degli elettori che devono poter esercitare agevolmente il loro diritto/dovere di voto.”

Nell’arcipelago dei movimenti del dissenso purtroppo nessuno dei vari capi, presidenti e segretari nazionali ha capito che occorreva fare un fronte comune, unire le forze, adottare una strategia comune, elaborare un programma politico comune e costituire quello che io denomino “Il Partito che non c’è” e pertanto difficilmente ci potranno essere delle variazioni di rilievo nella composizione del nuovo parlamento.

Sarebbe tuttavia auspicabile che i cittadini ed in primo luogo i giovani, si occupassero della politica perché, come affermava il grande giurista Piero Calamandrei “una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, indifferentismo, che è, non qui per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghi strati, in larghe categorie di giovani, un pò una malattia dei giovani. La politica è una brutta cosa. Che me ne importa della politica”.

https://dait.interno.gov.it/documenti/circ-019-servdemo-03-10-2013.pdf