Soltanto il legislatore può modificare una legge dello Stato e certamente non può farlo un giudice.
nave Gregoretti

Da più parti si vuole attribuire a Matteo Salvini il gravissimo, ma inesistente reato di sequestro di persona per i fatti riguardanti i 116 migranti trattenuti per pochi giorni sulla nave “Gregoretti”.

Dovrebbe essere superfluo precisare che per la configurazione del reato di sequestro di persona occorre la sussistenza dell’elemento oggettivo e di quello soggettivo.

L’elemento oggettivo consiste nella privazione della libertà che nella fattispecie non vi è stata, dal momento che i migranti, dopo il loro trasbordo e non salvataggio, sulla nave militare italiana “Gregoretti” erano tutti liberi a bordo.

Il bene giuridico tutelato dalla norma penale è la libertà del soggetto, che viene leso da qualunque limitazione della libertà fisica e della libertà di scelta, anche attraverso tutte le forme di detenzione, arresto, perquisizione e ispezione.

La privazione della libertà personale in cui si configura il sequestro, si realizza allorché il corpo del soggetto è ridotto in uno spazio definito e delimitato ad opera di chi eserciti su di esso un potere di fatto, quando tale spazio venga intercluso dall’agente, ad esempio, chiudendo la porta a chiave, o quando siano attuati sul suo corpo interventi coattivi che sottraggono l’essere fisico alle relazioni spaziali, intercludendolo, o, peggio, misure coercitive sul suo corpo.

Dunque nel caso di specie nessuna libertà è stata mai lesa dalla condotta di Matteo Salvini sotto il profilo oggettivo.

Con riferimento all’altro elemento necessario per la configurazione del reato di sequestro di persona, quello soggettivo del dolo generico, gli strumenti per la privazione della libertà personale sono la violenza, la minaccia e l’inganno, ovverosia la coscienza e la volontà di privare illegittimamente un soggetto della propria libertà personale, contro la sua volontà, elementi questi pure assenti nei fatti contestati a Matteo Salvini.

Quindi nessuno dei requisiti, sia sotto il profilo oggettivo, che sotto quello soggettivo possono ravvisarsi nella condotta di Matteo Salvini.

Quand’anche un magistrato non autonomo e sereno nel suo giudizio, o influenzato da convincimenti ideologici, dovesse artatamente ravvisare una ipotesi di reato, Matteo Salvini non potrebbe mai essere ritenuto il solo responsabile perché ha operato di concerto con il presidente del consiglio e con gli altri ministri competenti ed inoltre, in ultima analisi, non sarebbe punibile perché non potrebbe non tenersi conto della scriminante di cui all’art.51 cod.pen.  per aver egli agito nell’adempimento di un dovere del suo ufficio di Ministro degli interni, connesso alla sicurezza  dei cittadini italiani.

Appare intollerabile e contrario alla nostra civiltà giuridica il fatto che, pur in totale assenza di qualsivoglia comportamento che integri la fattispecie di reato prevista dall’art.605 cod.pen., si voglia sovvertire il principio costituzionale della presunzione di innocenza, colpevolizzando preventivamente l’ex ministro degli interni sotto una insana e faziosa spinta giacobina di ispirazione giustizialista e manettara contro un avversario politico, Matteo Salvini, che non si riesce a sconfiggere con le armi della democrazia, del confronto politico e del dibattito dialettico.

Purtroppo ormai il diritto penale è diventato parte integrante della politica e, in linea con le dinamiche tipiche del populismo penale, si usa strumentalmente la sollecitazione dell’avvio di un processo penale per influenzare la politica e le scelte elettorali attraverso una criminalizzazione di qualche esponente politico che appare essere un avversario scomodo perchè gode della fiducia dei cittadini.

Giova rammentare tuttavia che colui che con una formale denuncia indirizzata all’Autorità giudiziaria ha accusato ingiustamente Matteo Salvini del reato di sequestro di persona, una volta che sarà accertata giudizialmente l’assenza di qualsiasi profilo di responsabilità penale a carico del leader della Lega, dovrà a sua volta rispondere del delitto di calunnia (art.368 codice penale) perché anche per lui vale il principio che “la legge è uguale per tutti”!