Sopravvenute disarmonie tra il corpo parlamentare e quello elettorale, quali i rimedi
Costituzione e Tricolore

Rientra nelle competenze del Capo dello Stato il compito di accertare la “concordanza tra corpo elettorale e quello parlamentare” e conseguentemente la maggioranza governativa.

Secondo il pensiero del prof. Costantino Mortati, noto costituzionalista che partecipò ai lavori di stesura della Costituzione del 1948 e venne scelto quale componente del comitato ristretto dei 18 giuristi che avevano l’incarico di limare e correggere il testo finale, “il Presidente della Repubblica ha il dovere di segnalare le gravi disarmonie rispetto al sentimento del popolo”.

Mortati aveva individuato quattro ipotesi di scioglimento anticipato dei due rami del parlamento:

a) l’incapacità politica del governo di realizzare il programma;

b) il mancato appoggio del Parlamento al programma;

c) la necessità di approvare alcune misure eccezionali non discusse nella campagna elettorale;

d) il dissidio tra corpo elettorale e Camere.

E’ di intuitiva evidenza che la situazione politica ed elettorale è totalmente cambiata dopo le elezioni politiche del 2018 a seguito delle successive, seppur parziali, elezioni regionali ed amministrative, ma soprattutto dopo le elezioni europee e da ultimo in occasione nelle elezioni regionali in Umbria, dal momento che ormai le reali forze politiche che godono della fiducia degli elettori non sono più rappresentate in parlamento.

Sempre secondo l’opinione di studiosi del diritto, come Amato, Balladore Pallieri, Barbera, Barile, Bozzi, Carlassare, Cuomo, Cuocolo, De Fiores, Galizia, Lavagna, Lucatello, Manzella e Martines, il mutamento della situazione politica che ormai è confermato da tutte le successive elezioni , costituisce un valido motivo di scioglimento anticipato delle camere.

Tutte le volte in cui, come si è verificato, non vi è più alcuna concordanza tra corpo elettorale e quello parlamentare il presidente della Repubblica nella sua funzione di garante di tutti gli Italiani deve esercitare il suo potere di scioglimento di un parlamento che non rappresenta più i cittadini.

Secondo l’opinione dominante in dottrina (Baldassarre, Galizia, Paladin, Pinto) anche il caso dell’impossibilità di formare una maggioranza in grado di esprimere un governo è da ricomprendersi nelle situazioni che impongono uno scioglimento “funzionale” del parlamento, al fine di eliminare situazioni che non ne consentono un corretto funzionamento, circostanza questa completamente disattesa dal capo dello Stato allorchè, dopo le dimissioni di Giuseppe Conte, ritenne di affidare nuovamente l’incarico al presidente del Consiglio dimissionario sorretto da una nuova coalizione formata da partiti eterogenei come Pd, Leu e 5Stelle.

Non vi è chi non veda come l’attuale alleanza rosso giallo venutasi a formare esclusivamente per logiche di opportunità, utilitaristiche e di convenienza politica, non possa essere considerata una maggioranza in grado di esprimere un governo, sicchè uno scioglimento funzionale del parlamento rientrerebbe in un’altra delle ipotesi in cui per il nostro ordinamento giuridico lo scioglimento del parlamento è ammissibile e doveroso.

Sempre la dottrina ritiene che lo scioglimento debba aver luogo nelle ipotesi di blocco del sistema tutte le volte in cui non si prospettano soluzioni di Governo alternative e non vi sia altro modo per uscire dalla crisi.

Può costituire poi valido motivo di scioglimento anticipato delle Camere l’emergere di nuove questioni fondamentali, su cui i candidati non avevano preso posizione al momento della campagna elettorale e che gli stessi elettori non potevano aver preso in considerazione al momento del voto.

In tali situazioni lo scioglimento anticipato è giustificato dall’esigenza di interrogare su tali questioni il corpo elettorale.

Dunque lo scioglimento per vizio funzionale nel rapporto tra corpo elettorale e Camere può essere disposto, in base a quanto si può evincere dai lavori dell’Assemblea costituente e secondo le ricostruzioni dottrinali, in presenza delle seguenti circostanze:

1) l’esito negativo per la maggioranza di Governo di elezioni parlamentari parziali;

2)  l’esito negativo per la maggioranza di elezioni amministrative;

3) l’esigenza di consultare il corpo elettorale su nuovi problemi politici non dibattuti nella precedente campagna elettorale;

4) l’esigenza di risolvere o prevenire conflitti tra le Camere;

5) l’approvazione di una nuova legge elettorale.

Se questo è il contesto istituzionale e costituzionale in cui la crisi politica ancora in atto si sta consumando l’unica strada maestra per ripristinare la normalità democratica è quella dello scioglimento delle due assemblee legislative e di una nuova consultazione elettorale per verificare quale sia la volontà del Popolo italiano che piaccia o non piaccia è ancora il titolare della sovranità e della scelta dei suoi rappresentanti a secondo della linea politica di appartenenza.

Questo ci impone la Costituzione, questo ci chiede il buonsenso e questo ci suggerisce il rispetto delle regole democratiche che tutti, nessuno escluso, devono rispettare se si vuole conservare un regime democratico in cui il principio della sovranità nazionale mantenga quel primato che l’art.1 cost. le assegna.