Stati Generali e rispetto della sovranità e della volontà popolare in uno Stato di diritto
Gli Stati generali

Pochi giorni addietro nel ribadire che la conoscenza della storia aiuta sempre a comprendere la dinamica di eventi talvolta poco chiari e a capire meglio il presente, evitando di ripetere errori già verificatisi nel passato, ripercorrevo gli eventi che dopo il referendum istituzionale del 2 giugno del 1946 portarono con atto illegittimo ed unilaterale da parte del governo De Gasperi alla instaurazione della Repubblica prima della proclamazione dei risultati definitivi, in palese violazione delle norme che si sarebbero dovute rispettare in base alle previsioni di cui ai due decreti legislativi luogotenenziali che avevano disposto la celebrazione del referendum con l’estensione del voto anche alle donne e precisamente il n. 98 del 16/3/46 ed il n. 219 del 23/4/46.

La ricostruzione storica e giuridica di quegli avvenimenti veniva fatta non per spirito revanscista, né per contestare la forma repubblicana del nostro Stato che di fatto si è poi consolidata, anche perché in ogni caso la forma istituzionale monarchica, consistendo una monarchia costituzionale parlamentare in una funzione simbolica, può avere un significato soltanto se incontra il gradimento di un intero Popolo che vi si riconosce e non di una maggioranza relativa.

L’aver voluto ripercorrere nel loro ordine cronologico quegli eventi è stato un contributo che ho voluto offrire per aprire un dibattito e riflettere sulla importanza che deve sempre avere il rispetto delle leggi, condizione imprescindibile  perché non vengano meno  i principi su cui è basato uno Stato di diritto ed un ordinamento giuridico democratico in cui il termine Giustizia non sia soltanto una vuota parola, ma abbia dei contenuti profondi ed essenziali per mantenere una pacifica coesistenza tra i cittadini.

E passiamo ora ad alcune considerazioni sull’iniziativa del presidente Conte di convocare i suoi “Stati generali”.

Dopo l’emergenza della durata di sei mesi dichiarata con atto amministrativo dal governo Conte in data 31 gennaio 2020 per l’epidemia Coronavirus in cui è stata richiamato il D.Lgs n.1/2018 con assunzione di poteri eccezionali in capo al governo stesso e della protezione civile, organismo questo che in realtà dovrebbe occuparsi soltanto di calamità naturali (terremoti ed inondazioni), dopo la pervicace volontà del premier Conte di non coinvolgere il Parlamento italiano, unico soggetto competente a dibattere e deliberare su questioni di rilevanza nazionale, dopo l’inerzia colpevole del presidente Conte dall’1 febbraio al 23 febbraio 2020 (data del primo decreto legge n.6/2020) e protrattasi anche fino ai primi giorni del mese successivo, che sicuramente ha contributo a diffondere l’epidemia, dopo la sospensione di molti dei diritti costituzionali che la Costituzione repubblicana riconosce ai cittadini, in primo luogo del diritto alla libertà personale garantito dall’art.13 cost., dopo l’instaurazione di una vera e propria dittatura sanitaria in cui molti dei pieni poteri assunti da Conte vengono gestiti dalla pletora di scienziati di cui si è circondato, i quali hanno sollecitato la proroga dell’emergenza sanitaria, pur essendo prevista la scadenza semestrale al 31 luglio 2020,  dopo la nota vicenda che investe la lotta intestina in seno al CSM tra le correnti in cui è divisa la magistratura italiana, assistiamo ora alla convocazione dei cd: “Stati generali” indetta in pompa magna dal presidente del consiglio Giuseppe Conte.

Detta assemblea generale che si sta svolgendo a porte chiuse a Roma nella villa Pamphili e dovrebbe avere una durata di 10 giorni, ingenera degli inquietanti interrogativi.

Sorge spontaneo chiedersi quale bisogno abbia il presidente del consiglio di riunirsi con i suoi seguaci, collaboratori ed invitati di area in un luogo a porte chiuse.

Di cosa devono parlare in gran segreto i partecipanti all’assemblea degli Stati generali di cui i cittadini italiani non devono essere messi a conoscenza?

Perché una riunione in cui è prevista una durata dei lavori così lunga ed in cui è prevista la discussione di argomenti importanti come l’economia, la finanza, la politica ed il futuro di tutti non viene svolta nella sede istituzionale a ciò riservata che è il Parlamento italiano e le sue commissioni?

Cosa vuol dire aver rispolverato la definizione “Stati generali” che nei ricordi storici non richiama eventi favorevoli per chi ebbe nella Francia assolutista ebbe una analoga brillante idea?

Come è noto, gli Stati generali  furono convocati il 5 maggio del 1789 dal Re Luigi XVI a Versailles al fine di aprire un dialogo e trovare un accordo tra le classi sociali in cui all’epoca era divisa la società (clero, aristocrazia e terzo Stato) che consentisse di risolvere la grave crisi economica, finanziaria, politica e sociale che affliggeva da tempo la Francia.

All’inizio dei lavori degli Stati generali Luigi XVI, alla presenza di oltre 1000 deputati, pronunciò un breve, ma solenne discorso, illustrando la difficile situazione economico-finanziaria in cui versava lo Stato.

C’era una grande attesa da parte dei presenti che erano ansiosi di conoscere le soluzioni che il Re avrebbe proposto nel suo intervento, ma l’inizio dei lavori fu turbato dalla questione del “cappello”.

Infatti si chiedeva che il Terzo Stato (composto dai borghesi) rimanesse a capo scoperto, in segno di “sudditanza ed inferiorità” rispetto al clero ed alla nobiltà.

Allorchè i componenti del terzo Stato manifestarono  la loro  disapprovazione attraverso segni di insofferenza e rumorose proteste, Luigi XVI, per acquietare gli animi, si tolse anche lui il cappello, fingendo di avere caldo, rimanendo a capo scoperto.

Per rimarcare le differenze tra i partecipanti, fu poi rispolverata l’ordinanza del 1614 che prescriveva precise regole in relazione all’abbigliamento di ciascun deputato, a secondo della classe di appartenenza, ciò affinchè fossero ben visibili le differenze gerarchiche.

I rappresentanti apicali del clero dovevano indossare abiti sontuosi, come la seta rossa per i cardinali; i deputati appartenenti alla nobiltà (secondo Stato) dovevano indossare marsina e sotto marsina di seta nera e di panno durante l’inverno, cravatta di pizzo, culottes di seta nera, calze bianche, mantello di colore coordinato, decorazioni con galloni d’oro, spada e tricorno con piume. Infine i componenti del terzo Stato, i borghesi, che numericamente erano la metà di tutti i deputati, dovevano indossare abiti di panno nero, cravatta di mussola in tinta unita, calze nere, mantello corto di seta nera e tricorno.

Dopo l’intervento del Re parlò per oltre tre ore il ministro delle finanze Necker, il quale, dopo aver illustrato la pesante situazione economico-finanziaria del Regno, propose di chiedere un prestito di 80 milioni.

Il Terzo Stato lasciò la seduta manifestando delusione.

Le sedute si protrassero poi per molti giorni, fino al 17 giugno, quando i deputati del Terzo Stato, gli unici che non avevano mai disertato l’assemblea, deliberarono di proclamarsi “Assemblea nazionale”, e prestarono il famoso “Giuramento della Pallacorda”.

Gle eventi poi precipitarono e due mesi più tardi il Popolo di Parigi mosse l’assalto alla Bastiglia, dando inizio alla più cruenta rivoluzione della storia contemporanea.

L’iniziativa di Giuseppe Conte, autodefinitosi Avvocato del Popolo, come Robespierre, di convocare oggi 14 giugno 2020 a Roma gli Stati generali degli appartenenti alla sua maggioranza parlamentare ed alla sua area politica neoliberista, rievoca una pagina molto significativa della Storia non molto remota che ha avuto come protagonista il Popolo francese.

Naturalmente nella rievocazione della storia francese Versailles viene sostituita dalla villa Pamphili di Roma, tra i partecipanti agli Stati generali accanto all’avvocato del Popolo,   Maximilien de Robespierre, ci saranno Danton e Marat, ci sarà probabilmente chi impersonerà figurativamente il novello Guillotin (il deputato inventore di quel pratico strumento idoneo alla soluzione dell’increscioso problema della sovrappopolazione) ed inoltre non mancheranno i giacobini, i girondini ed i montagnardi.

Seguiranno poi, oggi come allora, gli anni del terrore, le stragi ed una restaurazione?

Una volta sospese le libertà dei cittadini, trattati tutti quali sudditi privi di dignità e rispetto, intimoriti da una epidemia ingigantita nella sua reale portata e gravità dagli abili imbonitori dei mezzi di comunicazione tanto mansueti e servili verso il regime neoliberista e mondialista, cultore del dogma del pensiero unico, il Cunctator Massimo è sicuro di conservare l’immeritato consenso ed il potere di cui ha fino ad ora goduto?

La storia ci insegna che in tutti i tempi i Popoli vogliono essere e rimanere liberi, vogliono che siano rispettati i loro diritti e la loro dignità e che ogni potere venga esercitato e conservato per volontà e su delega del Popolo, il quale in ogni momento può revocare la sua fiducia nei confronti di chiunque eserciti quel potere contro il Popolo e contro gli interessi della Nazione.