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1 settimana fa

Studio legale Lonoce

NON SI DIMENTICHI CHE ESISTE IL DIRITTO DI RESISTENZA Scriveva nel 1961 il Prof. Giuliano Amato, attualmente giudice della Corte Costituzionale e all’epoca docente universitario, titolare della cattedra di diritto costituzionale: “I poteri che sono esercitati dallo Stato-governo non fanno capo originariamente ad esso, ma gli sono trasferiti, magari in via permanente, dal popolo”.Pertanto, “l’esercizio di quei poteri deve svolgersi, per chiaro dettato costituzionale, in guisa tale da realizzare una permanente conformità dell’azione governativa agli interessi in senso lato della collettività popolare: sì che, quando tale conformità non sia perseguita da quella azione, è perfettamente conforme al sistema, cioè legittimo, il comportamento del popolo sovrano che ponga fine alla situazione costituzionalmente abnorme”. La resistenza collettiva può indirizzarsi anche contro il Parlamento ed il Governo qualora le rispettive azioni divengano illegittime. Secondo l’opinione della dottrina costituzionale, il popolo, nel caso di mancato funzionamento dei meccanismi di garanzia predisposti all’interno dello Stato-governo, potrebbe ripristinare con altri mezzi il rispetto del suo sovrano volere, che nella Costituzione trova la sua massima espressione. Il diritto di resistenza può trovare la sua collocazione costituzionale nel combinato tra gli articoli 1, 2, 3, 52 e 54. Il diritto di resistenza, ultimo baluardo per la tenuta democratica del nostro ordinamento giuridico, incarna ed attua il principio di sovranità popolare, garantisce la tutela dei diritti inviolabili ed è espressione del dovere di fedeltà alla Repubblica che è concetto diverso e più ampio rispetto all’obbedienza alle leggi dello Stato in quanto lo precede logicamente e concettualmente, garantendo, proprio al fine di essere fedeli alla Repubblica, la resistenza e la disobbedienza, alla legge dello Stato che violi i principi fondamentali della Repubblica.Il diritto di resistenza ogniqualvolta venga esercitato per garantire il rispetto di diritti fondamentali dell’individuo, costituisce il punto di incontro tra morale e diritto e si traduce in una concreta e tangibile partecipazione attiva dei cittadini alla vita democraticaNell’ordinamento italiano, in caso di non funzionamento degli organi di controllo e di garanzia, se lo stesso Stato-apparato fosse “partecipe dell’azione eversiva”, compiendo “atti difformi dai valori e dalle finalità fatti propri dalla coscienza collettiva ed indicati nella Costituzione, appare attuale e legittimo il ricorso alla resistenza, individuale o collettiva.Infatti, se circostanze particolari lo impongano, non può essere disconosciuto al popolo, che della sovranità è titolare e che ne controlla l’esercizio da parte dello Stato-governo, il potere di ricondurre alla legittimità, con mezzi anche non previsti, questo esercizio, ove irrimediabilmente se ne discosti”. Dunque, si ritorni alla legittimità e legalità costituzionale se non si vuole che la parola finale passi al Popolo, cui peraltro già appartiene! ... Leggi tuttoAccorcia

NON SI DIMENTICHI CHE ESISTE IL DIRITTO DI RESISTENZA  
Scriveva nel 1961 il Prof. Giuliano Amato, attualmente giudice della Corte Costituzionale e all’epoca docente universitario, titolare della cattedra di diritto costituzionale: “I poteri che sono esercitati dallo Stato-governo non fanno capo originariamente ad esso, ma gli sono trasferiti, magari in via permanente, dal popolo”.
Pertanto, “l’esercizio di quei poteri deve svolgersi, per chiaro dettato costituzionale, in guisa tale da realizzare una permanente conformità dell’azione governativa agli interessi in senso lato della collettività popolare: sì che, quando tale conformità non sia perseguita da quella azione, è perfettamente conforme al sistema, cioè legittimo, il comportamento del popolo sovrano che ponga fine alla situazione costituzionalmente abnorme”. 
La resistenza collettiva può indirizzarsi anche contro il Parlamento ed il Governo qualora le rispettive azioni divengano illegittime. 
Secondo l’opinione della dottrina costituzionale, il popolo, nel caso di mancato funzionamento dei meccanismi di garanzia predisposti all’interno dello Stato-governo, potrebbe ripristinare con altri mezzi il rispetto del suo sovrano volere, che nella Costituzione trova la sua massima espressione. 
Il diritto di resistenza può trovare la sua collocazione costituzionale nel combinato tra gli articoli 1, 2, 3, 52 e 54. 
Il diritto di resistenza, ultimo baluardo per la tenuta democratica del nostro ordinamento giuridico, incarna ed attua il principio di sovranità popolare, garantisce la tutela dei diritti inviolabili ed è espressione del dovere di fedeltà alla Repubblica che è concetto diverso e più ampio rispetto all’obbedienza alle leggi dello Stato in quanto lo precede logicamente e concettualmente, garantendo, proprio al fine di essere fedeli alla Repubblica, la resistenza e la  disobbedienza, alla legge dello Stato che violi i principi fondamentali della Repubblica.
Il diritto di resistenza ogniqualvolta venga esercitato per garantire il rispetto di diritti fondamentali dell’individuo, costituisce il punto di incontro tra morale e diritto e si traduce in una concreta e tangibile partecipazione attiva dei cittadini alla vita democratica
Nell’ordinamento italiano, in caso di non funzionamento degli organi di controllo e di garanzia, se lo stesso Stato-apparato fosse “partecipe dell’azione eversiva”, compiendo “atti difformi dai valori e dalle finalità fatti propri dalla coscienza collettiva ed indicati nella Costituzione, appare attuale e legittimo il ricorso alla resistenza, individuale o collettiva.
Infatti, se circostanze particolari lo impongano, non può essere disconosciuto al popolo, che della sovranità è titolare e che ne controlla l’esercizio da parte dello Stato-governo, il potere di ricondurre alla legittimità, con mezzi anche non previsti, questo esercizio, ove irrimediabilmente se ne discosti”. 
Dunque, si ritorni alla legittimità e legalità costituzionale se non si vuole che la parola finale passi al Popolo, cui peraltro già appartiene!

2 settimane fa

Studio legale Lonoce

I Magistrati italiani potrebbero scrivere una nuova pagina della storia d’Italia.Come preannunciato, in data 7 Gennaio u.s. è stato depositato, presso la Procura della Repubblica di Roma un esposto-denuncia contro il Presidente del Consiglio, Prof. Avv. Giuseppe Conte, il Ministro dell’Interno, Dr.ssa Luciana Lamorgese, il Ministro della salute, On.le Roberto Speranza, e altri esponenti del Governo, oltre che di tutti coloro che, pur occupando seconde e terze file, ma rivestendo funzioni apicali nella P.A., sono in possesso di autonomi poteri decisionali, in un contesto ben definito di precisi ruoli e responsabilità, non solo politiche, ma anche a livello giuridico per condotte di rilevanza penale in relazione alla gestione dell’intera fase emergenziale dal 30 gennaio 2020 ad oggi.Le ipotesi di reato sottoposte all'esame del Tribunale dei Ministri per i primi e del Tribunale Penale ordinario per tutti gli altri, sono le seguenti: attentato contro la costituzione dello Stato (283 c.p.), usurpazione di potere politico (287 c.p.), epidemia (438 c.p.) violenza privata (610 c.p.), sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (289 bis c.p.), sequestro di persona (605 c.p.) ed abuso d’ufficio (323 c.p.).I sei denuncianti, tutti Avvocati, auspicano che venga ripristinato al più presto lo stato di diritto e il rispetto della Costituzione e che attraverso l’autorevole e determinante intervento della Magistratura italiana, sia posto un freno ad una deriva liberticida che appare inarrestabile.www.facebook.com/profile.php?sk=approve... ... Leggi tuttoAccorcia

I Magistrati italiani potrebbero scrivere una nuova pagina della storia d’Italia.
Come preannunciato, in data 7 Gennaio u.s. è stato depositato, presso la Procura della Repubblica di Roma un esposto-denuncia contro il Presidente del Consiglio, Prof. Avv. Giuseppe Conte, il Ministro dell’Interno, Dr.ssa Luciana Lamorgese, il Ministro della salute, On.le Roberto Speranza, e altri esponenti del Governo, oltre che di tutti coloro che, pur occupando seconde e terze file, ma rivestendo funzioni apicali nella P.A., sono in possesso di autonomi poteri decisionali, in un contesto ben definito di precisi ruoli e responsabilità, non solo politiche, ma anche a livello giuridico  per condotte di rilevanza penale in relazione alla gestione dell’intera fase emergenziale dal 30 gennaio 2020 ad oggi.
Le ipotesi di reato sottoposte allesame del Tribunale dei Ministri per i primi e del Tribunale Penale ordinario per tutti gli altri, sono le seguenti: attentato contro la costituzione dello Stato (283 c.p.), usurpazione di potere politico (287 c.p.), epidemia (438 c.p.) violenza privata (610 c.p.), sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (289 bis c.p.), sequestro di persona (605 c.p.) ed abuso d’ufficio (323 c.p.).
I sei denuncianti, tutti Avvocati, auspicano che venga ripristinato al più presto lo stato di diritto e il rispetto della Costituzione e che attraverso l’autorevole e determinante intervento della Magistratura italiana, sia posto un freno ad una deriva liberticida che appare inarrestabile.
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3 settimane fa

Studio legale Lonoce

Alcune riflessione sulle conseguenze a carico del reo di gravi delitti perseguibili d’ufficioI delitti di attentato contro la costituzione dello Stato (art. 283 c.p.), usurpazione di potere politico (art. 287 c.p.), epidemia (art. 438 c.p), violenza privata (art. 610 c.p.), sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (Art. 289bis c.p.), sequestro di persona (art. 605 c.p.) ed abuso d’ufficio (art.323 c.p.) sono tutti reati perseguibili d’ufficio e quindi sussiste l’obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale. Inoltre ove sussistono dei gravi indizi di colpevolezza ex art. 273 c.p.p. ed esigenze cautelari ex art. 274, lett. c), c.p.p. potrebbe emergere la necessità di richiedere l’applicazione di misura cautelare, anche di natura custodiale, a carico dei responsabili.Al riguardo la Suprema Corte ha così statuito:“Ai fini dell'adozione di una misura cautelare personale, la nozione di gravi indizi di colpevolezza non è omologa a quella applicabile per la formulazione del giudizio di colpevolezza finale, essendo sufficiente in sede cautelare l'emersione di qualunque elemento probatorio idoneo a fondare una qualificata probabilità sulla responsabilità dell'indagato. (In motivazione la Corte ha indicato a sostegno dell'affermazione l'art. 273, comma primo bis, cod. proc. pen. che richiama soltanto i commi terzo e quarto dell'art. 192 stesso codice e non il comma secondo, il quale oltre alla gravità richiede la precisione e la concordanza degli indizi)”.(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 38466 del 18 settembre 2013) ed ancora “In tema di presupposti per l'applicazione delle misure cautelari personali, il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione del reato, introdotto nell'art. 274, lett. c), cod. proc. pen. dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, non va equiparato all'imminenza del pericolo di commissione di un ulteriore reato, ma sta invece ad indicare la continuità del "periculum libertatis" nella sua dimensione temporale, che va apprezzata sulla base della vicinanza ai fatti in cui si è manifestata la potenzialità criminale dell'indagato, ovvero della presenza di elementi indicativi recenti, idonei a dar conto della effettività del pericolo di concretizzazione dei rischi che la misura cautelare è chiamata a realizzare”. (Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 18745 del 5 maggio 2016) ... Leggi tuttoAccorcia

Alcune riflessione sulle conseguenze a carico del reo di gravi delitti perseguibili d’ufficio
I delitti di attentato contro la costituzione dello Stato (art. 283 c.p.), usurpazione di potere politico (art. 287 c.p.), epidemia (art. 438 c.p), violenza privata (art. 610 c.p.), sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (Art. 289bis c.p.), sequestro di persona (art. 605 c.p.) ed abuso d’ufficio (art.323 c.p.) sono tutti reati perseguibili d’ufficio e quindi sussiste l’obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale. 
Inoltre ove sussistono dei gravi indizi di colpevolezza ex art. 273 c.p.p. ed esigenze cautelari ex art. 274, lett. c), c.p.p. potrebbe emergere la necessità di richiedere l’applicazione di misura cautelare, anche di natura custodiale, a carico dei responsabili.
Al riguardo la Suprema Corte ha così statuito:
“Ai fini delladozione di una misura cautelare personale, la nozione di gravi indizi di colpevolezza non è omologa a quella applicabile per la formulazione del giudizio di colpevolezza finale, essendo sufficiente in sede cautelare lemersione di qualunque elemento probatorio idoneo a fondare una qualificata probabilità sulla responsabilità dellindagato. (In motivazione la Corte ha indicato a sostegno dellaffermazione lart. 273, comma primo bis, cod. proc. pen. che richiama soltanto i commi terzo e quarto dellart. 192 stesso codice e non il comma secondo, il quale oltre alla gravità richiede la precisione e la concordanza degli indizi)”.(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 38466 del 18 settembre 2013) 
ed ancora “In tema di presupposti per lapplicazione delle misure cautelari personali, il requisito dellattualità del pericolo di reiterazione del reato, introdotto nellart. 274, lett. c), cod. proc. pen. dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, non va equiparato allimminenza del pericolo di commissione di un ulteriore reato, ma sta invece ad indicare la continuità del periculum libertatis nella sua dimensione temporale, che va apprezzata sulla base della vicinanza ai fatti in cui si è manifestata la potenzialità criminale dellindagato, ovvero della presenza di elementi indicativi recenti, idonei a dar conto della effettività del pericolo di concretizzazione dei rischi che la misura cautelare è chiamata a realizzare”. (Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 18745 del 5 maggio 2016)

3 settimane fa

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LA NOSTRA PATRIA È IN PERICOLO E NOI ABBIAMO IL SACRO DOVERE DI DIFENDERLA!Molti dei provvedimenti amministrativi, cui hanno fatto seguito atti aventi forza di legge, emanati dal Presidente del Consiglio e dai suoi ministri fin dal 31 gennaio scorso in elusione delle previsioni costituzionali attraverso il ricorso surrettizio al D.lgs n.1/2018 che disciplina le norme sulla protezione civile e non l’evento dell’emergenza sanitaria presentano non solo profili di inammissibilità ed illegittimità costituzionale, ma anche di illeceità penale.In materia la Corte di Cassazione ha così statuito: “L’ordine democratico e costituzionale attiene a quei principi fondamentali che formano il nucleo intangibile destinato a contrassegnare la specie di organizzazione statale, cui si è voluto dare vita: tali principi sono contenuti, prevalentemente, nei primi cinque articoli della Costituzione, la cui norma chiave è quella prevista dall’art. 2, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili sia del singolo sia delle formazioni sociali e prevede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Insorgere anche contro uno solo di questi principi sui quali si regge la concezione fondamentale della vita associata con azioni violente, integra indubbiamente un comportamento finalizzato all’eversione dell’ordine democratico. Conseguentemente ogni condotta diretta contro lo Stato, i suoi poteri ed organi e, più precisamente, tutti gli atti criminosi tendenti ad impedire in qualche modo tale ordine democratico e ordine costituzionale contengono le finalità di terrorismo e di eversione”.Ogni operatore del diritto dovrebbe insorgere contro questa situazione anomala ed inquietante che ci colloca al di fuori dello Stato di diritto e della Costituzione con tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione.Tuttavia, dal momento che pur in presenza di reati perseguibili d’ufficio la Magistratura non si muove ed inoltre sembra che nessuno voglia esporsi personalmente per denunciare, due gruppi di Avvocati che avvertono il senso del dovere verso la Nazione, i Cittadini e la Giustizia, spogliandosi della tutela loro offerta dalla toga, simbolo della funzione difensiva, molto presto sottoscriveranno come semplici cittadini denuncianti ed inoltreranno all’ufficio penale competente un dettagliato atto di accusa contro i responsabili dell’attacco alla legalità costituzionale. ... Leggi tuttoAccorcia

LA NOSTRA PATRIA È IN PERICOLO E NOI ABBIAMO IL SACRO DOVERE DI DIFENDERLA!
Molti dei provvedimenti amministrativi, cui hanno fatto seguito atti aventi forza di legge, emanati dal Presidente del Consiglio e dai suoi ministri fin dal 31 gennaio scorso in elusione delle previsioni costituzionali attraverso il ricorso surrettizio al D.lgs n.1/2018 che disciplina le norme sulla protezione civile e non l’evento dell’emergenza sanitaria presentano non solo profili di inammissibilità ed illegittimità costituzionale, ma anche di illeceità penale.
In materia la Corte di Cassazione ha così statuito: “L’ordine democratico e costituzionale attiene a quei principi fondamentali che formano il nucleo intangibile destinato a contrassegnare la specie di organizzazione statale, cui si è voluto dare vita: tali principi sono contenuti, prevalentemente, nei primi cinque articoli della Costituzione, la cui norma chiave è quella prevista dall’art. 2, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili sia del singolo sia delle formazioni sociali e prevede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Insorgere anche contro uno solo di questi principi sui quali si regge la concezione fondamentale della vita associata con azioni violente, integra indubbiamente un comportamento finalizzato all’eversione dell’ordine democratico. Conseguentemente ogni condotta diretta contro lo Stato, i suoi poteri ed organi e, più precisamente, tutti gli atti criminosi tendenti ad impedire in qualche modo tale ordine democratico e ordine costituzionale contengono le finalità di terrorismo e di eversione”.
Ogni operatore del diritto dovrebbe insorgere contro questa situazione anomala ed inquietante che ci colloca al di fuori dello Stato di diritto e della Costituzione con tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione.
Tuttavia, dal momento che pur in presenza di reati perseguibili d’ufficio la Magistratura non si muove ed inoltre sembra che nessuno voglia esporsi personalmente per denunciare, due gruppi di Avvocati che avvertono il senso del dovere verso la Nazione, i Cittadini e la Giustizia, spogliandosi della tutela loro offerta dalla toga, simbolo della funzione difensiva, molto presto sottoscriveranno come semplici cittadini denuncianti ed inoltreranno all’ufficio penale competente un dettagliato atto di accusa contro i responsabili dell’attacco alla legalità costituzionale.

4 settimane fa

Studio legale Lonoce

“Certo il coraggio, uno, se non ce l'ha, mica se lo può dare” … scriveva Alessandro Manzoni nel capitolo XXV de” I Promessi Sposi”.I cittadini tuttavia non devono avere paura, né essere rassegnati, come succede oggi in Italia, ma devono avere il coraggio di denunciare ogni ingiustizia, ogni illegittimità, ogni illeceità!Noi, che siamo Avvocati, il coraggio lo abbiamo e, per difendere i diritti di tutti, anche di coloro che non possono farlo, nei prossimi giorni denunceremo tutti i reati che con incredibile spavalderia vengono commessi e reiterati, evidenziando profili di responsabilità e nesso di causalità. Pochi sanno che essere Avvocato ha un diverso significato dal fare l’avvocato.La missione di un autentico Avvocato è compiutamente tratteggiata nel discorso dell’Avv. Mehmet Durakoğlu – Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Istanbul – in memoria dell’Avv. Ebru Timtik morta il 27 agosto scorso in stato di detenzione dopo 238 giorni di sciopero della fame attuato per il diritto a un giusto processo.“Voglio ricordare ancora una volta che noi siamo Avvocati, non veneriamo il potere, non ci pieghiamo di fronte alla tirannia e alle pressioni, non ci poniamo sotto il comando di nessun governo.All’occorrenza ci spezziamo, ma non ci pieghiamo. Non mettiamo il collo sotto la ghigliottina. Se ne avete la forza, costringeteci voi a farlo. Noi non prendiamo ordini da nessuno, non siamo né gli schiavi né i ga¬loppini di nessuno. Noi prendiamo la nostra forza dal diritto, dalla giustizia e dal popolo. E non dal potere politico. La nostra stella polare è la giustizia e siamo sempre alla sua ricerca. Noi non siamo il satellite di nessuno.Noi siamo Avvocati. Non siamo né commercianti, né uomini d’affari.Noi cerchiamo il diritto, la giustizia.Vi piaccia o no, noi siamo l’elemento fondatore della magistratura.Siamo noi che con la nostra presenza rendiamo il processo equo.Se ci fate uscire dalle sale, fate uscire anche la giustizia. Qualsiasi assalto nei nostri confronti è un assalto fatto contro il popolo e alla sua libertà di cercare la giustizia.Noi rappresentiamo il popolo nei processi.Noi siamo Avvocati, ci schieriamo a difesa, senza far passare sul nostro corpo nessun individuo.E nessun potere può celarsi fra le leggi per soffocare il diritto e le libertà, per manipolare i diritti del popolo.Noi non l’abbiamo permesso, non lo permettiamo e non lo permetteremo.Non vi lasceremo calpestare i diritti dei cittadini.Non vi lasceremo calpestare il diritto, la giustizia, le libertà.Continueremo a perseguitare le torture, gli abusi, le illegittimità, a salvaguardare il diritto di essere sottoposti ad un processo equo per tutti.Siamo pronti a pagare qualsiasi prezzo.Tutti devono sapere che ricorreremo al nostro diritto di legittima difesa nei confronti di qualsiasi tipo d’attacco. Qualsiasi attacco contro la nostra professione, i nostri colleghi, il nostro onore professionale avrà la reazione che si merita.” ... Leggi tuttoAccorcia

“Certo il coraggio, uno, se non ce lha, mica se lo può dare” … scriveva Alessandro Manzoni nel capitolo XXV de” I Promessi Sposi”.
I cittadini tuttavia non devono avere paura, né essere rassegnati, come succede oggi in Italia, ma devono avere il coraggio di denunciare ogni ingiustizia, ogni illegittimità, ogni illeceità!
Noi, che siamo Avvocati, il coraggio lo abbiamo e, per difendere i diritti di tutti, anche di coloro che non possono farlo, nei prossimi giorni denunceremo tutti i reati che con incredibile spavalderia vengono commessi e reiterati, evidenziando profili di responsabilità e nesso di causalità. 
Pochi sanno che essere Avvocato ha un diverso significato dal fare l’avvocato.
La missione di un autentico Avvocato è compiutamente tratteggiata nel discorso dell’Avv. Mehmet Durakoğlu – Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Istanbul – in memoria dell’Avv. Ebru Timtik morta il 27 agosto scorso in stato di detenzione dopo 238 giorni di sciopero della fame attuato per il diritto a un giusto processo.
“Voglio ricordare ancora una volta che noi siamo Avvocati, non veneriamo il potere, non ci pieghiamo di fronte alla tirannia e alle pressioni, non ci poniamo sotto il comando di nessun governo.
All’occorrenza ci spezziamo, ma non ci pieghiamo. Non mettiamo il collo sotto la ghigliottina. Se ne avete la forza, costringeteci voi a farlo. 
Noi non prendiamo ordini da nessuno, non siamo né gli schiavi né i ga¬loppini di nessuno. Noi prendiamo la nostra forza dal diritto, dalla giustizia e dal popolo. E non dal potere politico. La nostra stella polare è la giustizia e siamo sempre alla sua ricerca. Noi non siamo il satellite di nessuno.
Noi siamo Avvocati. Non siamo né commercianti, né uomini d’affari.
Noi cerchiamo il diritto, la giustizia.
Vi piaccia o no, noi siamo l’elemento fondatore della magistratura.
Siamo noi che con la nostra presenza rendiamo il processo equo.
Se ci fate uscire dalle sale, fate uscire anche la giustizia. Qualsiasi assalto nei nostri confronti è un assalto fatto contro il popolo e alla sua libertà di cercare la giustizia.
Noi rappresentiamo il popolo nei processi.
Noi siamo Avvocati, ci schieriamo a difesa, senza far passare sul nostro corpo nessun individuo.
E nessun potere può celarsi fra le leggi per soffocare il diritto e le libertà, per manipolare i diritti del popolo.
Noi non l’abbiamo permesso, non lo permettiamo e non lo permetteremo.
Non vi lasceremo calpestare i diritti dei cittadini.
Non vi lasceremo calpestare il diritto, la giustizia, le libertà.
Continueremo a perseguitare le torture, gli abusi, le illegittimità, a salvaguardare il diritto di essere sottoposti ad un processo equo per tutti.
Siamo pronti a pagare qualsiasi prezzo.
Tutti devono sapere che ricorreremo al nostro diritto di legittima difesa nei confronti di qualsiasi tipo d’attacco. Qualsiasi attacco contro la nostra professione, i nostri colleghi, il nostro onore professionale avrà la reazione che si merita.”

Sia ripristinato immediatamente lo Stato di diritto, intervenga con la forza della sua autorevolezza la libera Magistratura italianaDa molto tempo i cittadini italiani stanno subendo pesanti limitazioni della loro libertà personale attraverso l’introduzione di lockdowns e di altre forme equivalenti restrittive tutte delle loro libertà ed in totale assenza di un qualsivoglia provvedimento giurisdizionale che le disponesse.In occasione di ogni annuncio di chiusura di comuni, di città e di regioni abbiamo assistito alla crescita del consenso verso il Premier e contestualmente ad un accrescimento del suo potere in spregio delle prerogative del Parlamento, purtroppo rimasto silente, che è stato convocato di tanto in tanto soltanto per ricevere periodicamente informazioni sull’operato del Presidente del Consiglio, o per la conversione dei decreti legge. Quello che sta accadendo in Italia è ormai completamente al di fuori della Costituzione e molti dei diritti costituzionali continuano ad essere arrogantemente violati e/o sospesi sotto la copertura di una emergenza sanitaria che, seppur esistente non può sconvolgere il nostro assetto istituzionale.Un fatto molto grave è costituito dall’assunzione di pieni poteri in capo al Premier e dalla sottrazione della funzione legislativa al Parlamento evento che in una Repubblica parlamentare in cui il Parlamento occupa una funzione centrale non può aver luogo senza sconvolgere i principi cardine di uno Stato di diritto. Sarebbe necessario intervenire per frenare la deriva politico costituzionale che di fatto sta restringendo i diritti di tutti e finirà col modificare in direzione autoritaria il nostro ordinamento democratico.In tale ottica da oltre 5 mesi avevo segnalato nel mio blog e sui social la possibilità che un singolo parlamentare facesse ricorso diretto alla Corte Costituzionale per sollevare il conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato in forza dell’ordinanza n.17/2019 della stessa Consulta, richiamata dal suo Presidente Prof. Marta Cartabia nel corso della relazione del 28 aprile 2020 ed ho appreso che l’on.le Vittorio Sgarbi, cui avevo inoltrato degli appunti in materia, ha intrapreso tale iniziativa, ma non dobbiamo fermarci.Occorre coinvolgere la Magistratura italiana affinché eserciti i suoi autonomi poteri di indagine in presenza di notizia di reato e di promovimento dell’azione penale tutte le volte in cui emergano profili di responsabilità penale.E dobbiamo farlo non più soltanto denunciando le eventuali condotte penalmente illecite compiute dal Premier e dai Ministri componenti del governo, ma anche i comportamenti di tutti coloro che pur non essendo al vertice dei poteri dello Stato violano la legge penale.Questo va fatto perché i primi sono coperti da una sorta di scudo penale riveniente dalla legge costituzionale n.1/1989 che prevede l’intervento del Tribunale dei Ministri e la richiesta di autorizzazione a procedere alla camera di appartenenza, mentre i secondi possono essere indagati e rinviati a giudizio innanzi a tutti gli uffici giudiziari competenti per territorio.I reati che potrebbero riguardare gli esecutori di disposizioni amministrative illegittime ed incostituzionali impartite da superiori gerarchici e da dirigenti e funzionari dello Stato che le impartiscono, sono variegati e vanno dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla diffusione colposa e/o dolosa dell’epidemia, alla violenza privata, alla omissione e/o rifiuto di atti di ufficio e all’abuso di potere.Vi sono però anche altri reati meno noti contenuti nel codice penale sotto il titolo “Delitti contro la Personalità dello Stato”, come ad esempio quello del SEQUESTRO DI PERSONA A SCOPO DI TERRORISMO O DI EVERSIONE previsto dall’art.289-bis che così recita: “Chiunque, per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico sequestra una persona è punito con la reclusione da venticinque a trenta anni.Se dal sequestro deriva comunque la morte, quale conseguenza non voluta dal reo, della persona sequestrata, il colpevole è punito con la reclusione di anni trenta.Se il colpevole cagiona la morte del sequestrato si applica la pena dell'ergastolo.Il concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera in modo che il soggetto passivo riacquisti la libertà è punito con la reclusione da due a otto anni; se il soggetto passivo muore, in conseguenza del sequestro, dopo la liberazione, la pena è della reclusione da otto a diciotto anni.Quando ricorre una circostanza attenuante, alla pena prevista dal secondo comma è sostituita la reclusione da venti a ventiquattro anni; alla pena prevista dal terzo comma è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni. Se concorrono più circostanze attenuanti, la pena da applicare per effetto delle diminuzioni non può essere inferiore a dieci anni, nell'ipotesi prevista dal secondo comma, ed a quindici anni, nell'ipotesi prevista dal terzo comma”.Il bene giuridico tutelato dalla incriminazione, oltre alla libertà personale tutelata dall’ art.605 c.p., è l’ordine democratico e costituzionale. La Corte di Cassazione con sua pronuncia n. 8552/1984 ha affermato che “L’ordine democratico e costituzionale attiene a quei principi fondamentali che formano il nucleo intangibile destinato a contrassegnare la specie di organizzazione statale, cui si è voluto dare vita: tali principi sono contenuti, prevalentemente, nei primi cinque articoli della Costituzione, la cui norma chiave è quella prevista dall’art. 2, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili sia del singolo sia delle formazioni sociali e prevede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Insorgere anche contro uno solo di questi principi sui quali si regge la concezione fondamentale della vita associata con azioni violente, integra indubbiamente un comportamento finalizzato all’eversione dell’ordine democratico. Conseguentemente ogni condotta diretta contro lo Stato, i suoi poteri ed organi e, più precisamente, tutti gli atti criminosi tendenti ad impedire in qualche modo tale ordine democratico e ordine costituzionale contengono le finalità di terrorismo e di eversione”.“La finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento costituzionale — che qualifica il sequestro di persona divenendone elemento costitutivo e lo colloca, assunta la nuova figura di reato di cui all’art. 289 bis c.p., tra i delitti contro la personalità interna dello Stato — deve muovere l’azione del soggetto, della quale il terrorismo o l’eversione costituisce il particolare obiettivo. La finalità di terrorismo e quella di eversione dell’ordinamento costituzionale sono concettualmente diverse e possono non coincidere nella medesima fattispecie. Per quanto l’azione criminosa così motivata tenda a porre in pericolo le strutture sulle quali poggia l’assetto costituzionale: la finalità di terrorismo, infatti, è certamente quella di incutere terrore nella collettività con azioni criminose indiscriminate, dirette, cioè, non contro le singole persone ma contro quello che esse rappresentano o, se dirette contro la persona indipendentemente dalla sua funzione nella società, miranti a incutere terrore per scuotere la fiducia nell’ordinamento costituito e indebolire le strutture; la finalità di eversione si identifica, invece, nel fine più diretto di sovvertire l’ordinamento costituzionale e di travolgere in definitiva l’assetto democratico e pluralistico dello Stato, disarticolandone le strutture, impedendone il funzionamento o deviandolo dai principi fondamentali che costituiscono l’essenza dell’ordinamento costituzionale”. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3130 del 14 marzo 1987Per quanto riguarda la libertà fisica dell’individuo essa va intesa quale libertà di locomozione, cioè libertà fisico-motoria. Commette quindi il reato di sequestro di persona chiunque impedisce alla vittima di muoversi nello spazio e lo priva della possibilità di scegliere il luogo dove andare o restare.Non è necessario, a tal fine, che la privazione sia totale, ma è sufficiente che al soggetto passivo sia negato di realizzare la sua piena libertà di movimento e non gli sia consentito di rimuovere gli ostacoli frapposti, non ha alcuna rilevanza la maggiore o minore durata di tale privazione Cass. Pen., sez. I, sentenza 4 maggio 2009, n. 18186“Per la sussistenza dell'elemento materiale del delitto di sequestro di persona previsto dall'art. 605 c.p. è sufficiente che vi sia stata in concreto una limitazione della libertà fisica della persona, tale da privarlo della capacità di spostarsi da un luogo all'altro, a nulla rilevando la durata dello stato di privazione della libertà, che può essere limitato ad un tempo anche breve” (Cass. Pen., sez. V, sentenza 22 febbraio 2005, n. 6488).L’esercizio di poteri da parte delle forze di polizia, sia di natura preventiva che preprocessuale, invasivi della libertà personale al di fuori dell'ambito di "eccezionali" fattispecie procedimentali - i cui parametri di eccezionalità ed urgenza, che ne giustificano la compatibilità con l’art.13 della Costituzione ne impongono una ristretta e rigorosa applicazione-– è astrattamente inquadrabile nel reato di sequestro di persona e non in diverse norme incriminatrici, quali quelle racchiuse negli artt.606 o 609 c.p. postulano l’esistenza di un legittimo intervento degli organi di polizia attuato, però, con modalità abusive e non conformi alle due disposizioni che li prevedono (Cass. Pen, sez. VI, sentenza 23 gennaio 2003, n. 3421).Se questi sono i fatti, se questo è il contesto in cui si svolgono e continuano a svolgersi, si impongono dal profondo delle nostre coscienze degli interrogativi: La difesa della Patria è ancora un sacro dovere del cittadino?Cosa possiamo fare noi per la nostra Nazione? Chi può intervenire con immediatezza ed efficacia per ripristinare lo Stato di diritto? La risposta è una sola: LA MAGISTRATURA ITALIANA, DI CUI AUSPICHIAMO UN AUTOREVOLE E TEMPESTIVO INTERVENTO! ... Leggi tuttoAccorcia

Sia ripristinato immediatamente lo Stato di diritto, intervenga con la forza della sua autorevolezza la libera Magistratura italiana
Da molto tempo i cittadini italiani stanno subendo pesanti limitazioni della loro libertà personale attraverso l’introduzione di lockdowns e di altre forme equivalenti restrittive tutte delle loro libertà ed in totale assenza di un qualsivoglia provvedimento giurisdizionale che le disponesse.
In occasione di ogni annuncio di chiusura di comuni, di città e di regioni abbiamo assistito alla crescita del consenso verso il Premier e contestualmente ad un accrescimento del suo potere in spregio delle prerogative del Parlamento, purtroppo rimasto silente, che è stato convocato di tanto in tanto soltanto per ricevere periodicamente informazioni sull’operato del Presidente del Consiglio, o per la conversione dei decreti legge. 
Quello che sta accadendo in Italia è ormai completamente al di fuori della Costituzione e molti dei diritti costituzionali continuano ad essere arrogantemente violati e/o sospesi sotto la copertura di una emergenza sanitaria che, seppur esistente non può sconvolgere il nostro assetto istituzionale.
Un fatto molto grave è costituito dall’assunzione di pieni poteri in capo al Premier e dalla sottrazione della funzione legislativa al Parlamento evento che in una Repubblica parlamentare in cui il Parlamento occupa una funzione centrale non può aver luogo senza sconvolgere i principi cardine di uno Stato di diritto. 
Sarebbe necessario intervenire per frenare la deriva politico costituzionale che di fatto sta restringendo i diritti di tutti e finirà col modificare in direzione autoritaria il nostro ordinamento democratico.
In tale ottica da oltre 5 mesi avevo segnalato nel mio blog e sui social la possibilità che un singolo parlamentare facesse ricorso diretto alla Corte Costituzionale per sollevare il conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato in forza dell’ordinanza n.17/2019 della stessa Consulta, richiamata dal suo Presidente Prof. Marta Cartabia nel corso della relazione del 28 aprile 2020 ed ho appreso che l’on.le Vittorio Sgarbi, cui avevo inoltrato degli appunti in materia, ha intrapreso tale iniziativa, ma non dobbiamo fermarci.
Occorre coinvolgere la Magistratura italiana affinché eserciti i suoi autonomi poteri di indagine in presenza di notizia di reato e di promovimento dell’azione penale tutte le volte in cui emergano profili di responsabilità penale.
E dobbiamo farlo non più soltanto denunciando le eventuali condotte penalmente illecite compiute dal Premier e dai Ministri componenti del governo, ma anche i comportamenti di tutti coloro che pur non essendo al vertice dei poteri dello Stato violano la legge penale.
Questo va fatto perché i primi sono coperti da una sorta di scudo penale riveniente dalla legge costituzionale n.1/1989 che prevede l’intervento del Tribunale dei Ministri e la richiesta di autorizzazione a procedere alla camera di appartenenza, mentre i secondi possono essere indagati e rinviati a giudizio innanzi a tutti gli uffici giudiziari competenti per territorio.
I reati che potrebbero riguardare gli esecutori di disposizioni amministrative illegittime ed incostituzionali impartite da superiori gerarchici e da dirigenti e funzionari dello Stato che le impartiscono, sono variegati e vanno dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla diffusione colposa e/o dolosa dell’epidemia, alla violenza privata, alla omissione e/o rifiuto di atti di ufficio e all’abuso di potere.
Vi sono però anche altri reati meno noti contenuti nel codice penale sotto il titolo “Delitti contro la Personalità dello Stato”, come ad esempio quello del SEQUESTRO DI PERSONA A SCOPO DI TERRORISMO O DI EVERSIONE previsto dall’art.289-bis che così recita: “Chiunque, per finalità di terrorismo o di eversione dellordine democratico sequestra una persona è punito con la reclusione da venticinque a trenta anni.
Se dal sequestro deriva comunque la morte, quale conseguenza non voluta dal reo, della persona sequestrata, il colpevole è punito con la reclusione di anni trenta.
Se il colpevole cagiona la morte del sequestrato si applica la pena dellergastolo.
Il concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera in modo che il soggetto passivo riacquisti la libertà è punito con la reclusione da due a otto anni; se il soggetto passivo muore, in conseguenza del sequestro, dopo la liberazione, la pena è della reclusione da otto a diciotto anni.
Quando ricorre una circostanza attenuante, alla pena prevista dal secondo comma è sostituita la reclusione da venti a ventiquattro anni; alla pena prevista dal terzo comma è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni. Se concorrono più circostanze attenuanti, la pena da applicare per effetto delle diminuzioni non può essere inferiore a dieci anni, nellipotesi prevista dal secondo comma, ed a quindici anni, nellipotesi prevista dal terzo comma”.
Il bene giuridico tutelato dalla incriminazione, oltre alla libertà personale tutelata dall’ art.605 c.p., è l’ordine democratico e costituzionale. 
La Corte di Cassazione con sua pronuncia n. 8552/1984 ha affermato che “L’ordine democratico e costituzionale attiene a quei principi fondamentali che formano il nucleo intangibile destinato a contrassegnare la specie di organizzazione statale, cui si è voluto dare vita: tali principi sono contenuti, prevalentemente, nei primi cinque articoli della Costituzione, la cui norma chiave è quella prevista dall’art. 2, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili sia del singolo sia delle formazioni sociali e prevede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Insorgere anche contro uno solo di questi principi sui quali si regge la concezione fondamentale della vita associata con azioni violente, integra indubbiamente un comportamento finalizzato all’eversione dell’ordine democratico. Conseguentemente ogni condotta diretta contro lo Stato, i suoi poteri ed organi e, più precisamente, tutti gli atti criminosi tendenti ad impedire in qualche modo tale ordine democratico e ordine costituzionale contengono le finalità di terrorismo e di eversione”.
“La finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento costituzionale — che qualifica il sequestro di persona divenendone elemento costitutivo e lo colloca, assunta la nuova figura di reato di cui all’art. 289 bis c.p., tra i delitti contro la personalità interna dello Stato — deve muovere l’azione del soggetto, della quale il terrorismo o l’eversione costituisce il particolare obiettivo. La finalità di terrorismo e quella di eversione dell’ordinamento costituzionale sono concettualmente diverse e possono non coincidere nella medesima fattispecie. Per quanto l’azione criminosa così motivata tenda a porre in pericolo le strutture sulle quali poggia l’assetto costituzionale: la finalità di terrorismo, infatti, è certamente quella di incutere terrore nella collettività con azioni criminose indiscriminate, dirette, cioè, non contro le singole persone ma contro quello che esse rappresentano o, se dirette contro la persona indipendentemente dalla sua funzione nella società, miranti a incutere terrore per scuotere la fiducia nell’ordinamento costituito e indebolire le strutture; la finalità di eversione si identifica, invece, nel fine più diretto di sovvertire l’ordinamento costituzionale e di travolgere in definitiva l’assetto democratico e pluralistico dello Stato, disarticolandone le strutture, impedendone il funzionamento o deviandolo dai principi fondamentali che costituiscono l’essenza dell’ordinamento costituzionale”. Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3130 del 14 marzo 1987
Per quanto riguarda la libertà fisica dell’individuo essa va intesa quale libertà di locomozione, cioè libertà fisico-motoria. Commette quindi il reato di sequestro di persona chiunque impedisce alla vittima di muoversi nello spazio e lo priva della possibilità di scegliere il luogo dove andare o restare.
Non è necessario, a tal fine, che la privazione sia totale, ma è sufficiente che al soggetto passivo sia negato di realizzare la sua piena libertà di movimento e non gli sia consentito di rimuovere gli ostacoli frapposti, non ha alcuna rilevanza la maggiore o minore durata di tale privazione Cass. Pen., sez. I, sentenza 4 maggio 2009, n. 18186
“Per la sussistenza dellelemento materiale del delitto di sequestro di persona previsto dallart. 605 c.p. è sufficiente che vi sia stata in concreto una limitazione della libertà fisica della persona, tale da privarlo della capacità di spostarsi da un luogo allaltro, a nulla rilevando la durata dello stato di privazione della libertà, che può essere limitato ad un tempo anche breve” (Cass. Pen., sez. V, sentenza 22 febbraio 2005, n. 6488).
L’esercizio di poteri da parte delle forze di polizia, sia di natura preventiva che preprocessuale, invasivi della libertà personale al di fuori dellambito di eccezionali fattispecie procedimentali - i cui parametri di eccezionalità ed urgenza, che ne giustificano la compatibilità con l’art.13 della Costituzione ne impongono una ristretta e rigorosa applicazione-– è astrattamente inquadrabile nel reato di sequestro di persona e non in diverse norme incriminatrici, quali quelle racchiuse negli artt.606 o 609 c.p. postulano l’esistenza di un legittimo intervento degli organi di polizia attuato, però, con modalità abusive e non conformi alle due disposizioni che li prevedono (Cass. Pen, sez. VI, sentenza 23 gennaio 2003, n. 3421).
Se questi sono i fatti, se questo è il contesto in cui si svolgono e continuano a svolgersi, si impongono dal profondo delle nostre coscienze degli interrogativi: 
La difesa della Patria è ancora un sacro dovere del cittadino?
Cosa possiamo fare noi per la nostra Nazione? 
Chi può intervenire con immediatezza ed efficacia per ripristinare lo Stato di diritto? 
La risposta è una sola: LA MAGISTRATURA ITALIANA, DI CUI AUSPICHIAMO UN AUTOREVOLE E TEMPESTIVO INTERVENTO!

GIU’ LE MANI DALLA COSTITUZIONE, NON SIA TOCCATO IL DIRITTO DI LIBERTA’ PERSONALE!La libertà personale è la condizione indispensabile per godere di qualsiasi altra libertà. Proprio per questa ragione in Costituzione vi è scritto che la stessa è un diritto inviolabile. La libertà personale è un diritto primario e inalienabile e per ogni ordinamento giuridico democratico costituisce una priorità assoluta.Naturalmente la libertà individuale non può considerarsi illimitata, in quanto incontra un limite nei diritti degli altri cittadini, per cui soltanto se il cittadino viola le regole della convivenza civile tutelate dalle norme penali, la libertà personale può subire delle legittime restrizioni. Nella nostra Costituzione la compressione o soppressione del diritto alla libertà personale contiene dei limiti all’azione dello Stato e delle forze di polizia, dal momento che la restrizione della libertà è una lesione di un diritto fondamentale ed un danno incommensurabile nei confronti della persona che la subisce.Proprio per questo la Costituzione prevede che soltanto l’Autorità giudiziaria nei casi previsti dalla legge può restringere la libertà, neppure la legge ordinaria potrebbe farlo, né tantomeno un atto amministrativo quale è un Dpcm emanato dal presidente del Consiglio dei ministri che surrettiziamente si sottrae al passaggio del presidente della Repubblica e all’esame del Parlamento, nonché al controllo della Corte costituzionale che è il giudice delle leggi e non degli atti amministrativi.Conseguentemente qualsiasi intervento che metta in discussione la libertà personale dei cittadini oltre ad essere illegittimo ed incostituzionale, sotto il profilo penale, è addirittura illecito e dovrà essere perseguito a norma di legge. ... Leggi tuttoAccorcia

GIU’ LE MANI DALLA COSTITUZIONE, NON SIA TOCCATO IL DIRITTO DI LIBERTA’ PERSONALE!
La libertà personale è la condizione indispensabile per godere di qualsiasi altra libertà. 
Proprio per questa ragione in Costituzione vi è scritto che la stessa è un diritto inviolabile. 
La libertà personale è un diritto primario e inalienabile e per ogni ordinamento giuridico democratico costituisce una priorità assoluta.
Naturalmente la libertà individuale non può considerarsi illimitata, in quanto incontra un limite nei diritti degli altri cittadini, per cui soltanto se il cittadino viola le regole della convivenza civile tutelate dalle norme penali, la libertà personale può subire delle legittime restrizioni. 
Nella nostra Costituzione la compressione o soppressione del diritto alla libertà personale contiene dei limiti all’azione dello Stato e delle forze di polizia, dal momento che la restrizione della libertà è una lesione di un diritto fondamentale ed un danno incommensurabile nei confronti della persona che la subisce.
Proprio per questo la Costituzione prevede che soltanto l’Autorità giudiziaria nei casi previsti dalla legge può restringere la libertà, neppure la legge ordinaria potrebbe farlo, né tantomeno un atto amministrativo quale è un Dpcm emanato dal presidente del Consiglio dei ministri che surrettiziamente si sottrae al passaggio del presidente della Repubblica e all’esame del Parlamento, nonché al controllo della Corte costituzionale che è il giudice delle leggi e non degli atti amministrativi.
Conseguentemente qualsiasi intervento che metta in discussione la libertà personale dei cittadini oltre ad essere illegittimo ed incostituzionale, sotto il profilo penale, è addirittura illecito e dovrà essere perseguito a norma di legge.
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