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INAMMISSIBILE OFFESA ALLO STATO DI DIRITTO!

Siamo in presenza di un classico esempio di rifiuto di atti d'ufficio, reato previsto dall'art.328 codice penale!Un cittadino che intende depositare una denuncia penale ha diritto di accedere in Tribunale, in una Stazione dei Carabinieri o in un ufficio della Guardia di Finanza o della Polizia di Stato senza essere in possesso del lasciapassare, oggi chiamato green pass, in quanto l'art.1 lett. d) del D.L. n.1/2022 prevede che non sia richiesto il possesso di una delle certificazioni verdi Covid 19 laddove l'ingresso agli uffici sia necessitato "per esigenze di giustizia per la presentazione indifferibile e urgente di denunzie da parte di soggetti vittime di reati" Dunque quei pubblici ufficiali che, violando la legge, hanno impedito a dei cittadino l'ingresso negli uffici giudiziari per il deposito di una denuncia hanno commesso il reato di rifiuto di atti d'ufficio e vanno immediatamente denunciati e perseguiti.www.facebook.com/watch/?extid=WA-UNK-UNK-UNK-AN_GK0T-GK1C&v=640954747196874 ... Leggi tuttoAccorcia

Cessi la divisione tra gli Italiani, cessi ogni campagna all'insegna dell'odio e della discriminazione, sia ristabilito il primato del diritto! ... Leggi tuttoAccorcia

Cessi la divisione tra gli Italiani, cessi ogni campagna allinsegna dellodio e della discriminazione, sia ristabilito il primato del diritto!

Tachipirina, vigile attesa e omicidio plurimo

Bocciato il protocollo ministeriale che prevedeva tachipirina e vigile attesa e che ha impedito ai medici di base di curare i pazienti, o ha favorito la loro inerzia colpevole, provocando migliaia di morti che se avessero ricevuto tempestivamente appropriate cure si sarebbero salvati.Ecco il contenuto della sentenza n.419 del 15 gennaio 2022 emessa dal Tar Lazio in cui è stato affermato che "La prescrizione dell’AIFA, come mutuata dal Ministero della Salute, contrasta, pertanto, con la richiesta professionalità del medico e con la sua deontologia professione, imponendo, anzi impedendo l’utilizzo di terapie da questi ultimi eventualmente ritenute idonee ed efficaci al contrasto con la malattia COVI 19 come avviene per ogni attività terapeutica."REPUBBLICA ITALIANAIN NOME DEL POPOLO ITALIANOIl Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Quater)ha pronunciato la presenteSENTENZAsul ricorso numero di registro generale 6949 del 2021, proposto da-omissis-, rappresentati e difesi dagli avvocati Erich Grimaldi e Valentina Piraino, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Valentina Piraino in Roma, via San Tommaso D’Aquino, 104;controMinistero della Salute, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, Via dei Portoghesi, 12;per l’annullamento, previa sospensivadella Circolare del Ministero della Salute recante “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2” aggiornata al 26 aprile 2021, nella parte in cui, nei primi giorni di malattia da Sars-Cov-2, prevede unicamente una “vigilante attesa” e somministrazione di fans e paracetamolo e nella parte in cui pone indicazioni di non utilizzo di tutti i farmaci generalmente utilizzati dai medici di medicina generale per i pazienti affetti da covid nonché di ogni altro atto connesso, presupposto ovvero consequenziale, anche di estremi ignoti, che sin d’ora ci si riserva di impugnare,Visti il ricorso e i relativi allegati;Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero della Salute;Visti tutti gli atti della causa;Relatore nell’udienza pubblica del giorno 7 dicembre 2021 il dott. Roberto Vitanza e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.FATTO e DIRITTOI ricorrenti sono medici di medicina generale e specialisti.Con il ricorso oggetto del presente scrutinio, i predetti hanno contestato le linee guida promulgate da AIFA e pedissequamente mutuate con la circolare del Ministero della Salute “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2” aggiornata al 26 aprile 2021, nella parte in cui, anziché dare indicazioni valide sulle terapie da adottare a domicilio, prevedono un lungo elenco delle terapie da non adottare, divieto che non corrisponde all’esperienza diretta maturata dai ricorrenti.Alla camera di consiglio del giorno 4 agosto 2021, il Collegio ha disposto, a mente dell’art. 55, comma 10 cpa, la fissazione della discussione del presente ricorso alla udienza di merito del giorno 7 dicembre 2021.Alla udienza del giorno 7 dicembre 2021 il ricorso è stato trattenuto in decisione.In primo luogo deve essere respinta l’eccezione di inammissibilità avanzata dalla resistente perché, a suo dire, la nota AIFA, recepita nella circolare ministeriale, ha una sua autonomia giuridica e non è stata autonomamente impugnata.È necessario rappresentare che nel momento in cui l’indicata raccomandazione è stata pedissequamente mutuata nella circolare ministeriale essa ha perso ogni singolare valenza, compresa una sua autonoma esistenza giuridica ed ha costituito, pertanto, la sola motivazione del provvedimento contestato.Conseguentemente l’eccezione deve essere respinta.Le censurate linee guida, come peraltro ammesso dalla stessa resistente, costituiscono mere esimenti in caso di eventi sfavorevoli.In disparte la validità giuridica di tali prescrizioni, è onere imprescindibile di ogni sanitario di agire secondo scienza e coscienza, assumendosi la responsabilità circa l’esito della terapia prescritta quale conseguenza della professionalità e del titolo specialistico acquisito.La prescrizione dell’AIFA, come mutuata dal Ministero della Salute, contrasta, pertanto, con la richiesta professionalità del medico e con la sua deontologia professione, imponendo, anzi impedendo l’utilizzo di terapie da questi ultimi eventualmente ritenute idonee ed efficaci al contrasto con la malattia COVI 19 come avviene per ogni attività terapeutica.In merito è opportuno rappresentare che il giudice di appello nello scrutinare una analoga vicenda giudiziaria ( la censura afferente alla sola determinazione dell’AIFA) ha precisato che :”… la nota AIFA non pregiudica l’autonomia dei medici nella prescrizione, in scienza e coscienza, della terapia ritenuta più opportuna, laddove la sua sospensione fino alla definizione del giudizio di merito determina al contrario il venir meno di linee guida, fondate su evidenze scientifiche documentate in giudizio, tali da fornire un ausilio (ancorché non vincolante) a tale spazio di autonomia prescrittiva, comunque garantito”.Quindi, il contenuto della nota ministeriale, imponendo ai medici puntuali e vincolanti scelte terapeutiche, si pone in contrasto con l’attività professionale così come demandata al medico nei termini indicata dalla scienza e dalla deontologia professionale.Per tali ragioni il ricorso deve essere accolto.La peculiarità della vicenda convince il Collegio a compensare le spese di lite.P.Q.M.Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento in epigrafe indicato.Compensa le spese di lite.Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 dicembre 2021 con l’intervento dei magistrati:Riccardo Savoia, PresidentePaolo Marotta, ConsigliereRoberto Vitanza, Consigliere, EstensoreL’Estensore Il PresidenteRoberto Vitanza Riccardo Savoia”Chiamiamo le cose con il loro nome, se i protocolli ministeriali hanno impedito o favorito l’assenza di cure in favore di pazienti colpiti dal Covid-19 e molti di essi sono deceduti, sussistono inevitabilmente profili di responsabilità penale per omicidio plurimo colposo o doloso e le Procure della Repubblica non possono esimersi dall’accendere un faro sull’intera vicenda in nome della giustizia e della verità che è dovuta alle Famiglie delle vittime. ... 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Tachipirina, vigile attesa e omicidio plurimo
Bocciato il protocollo ministeriale che prevedeva tachipirina e vigile attesa e che ha impedito ai medici di base di curare i pazienti, o ha favorito la loro inerzia colpevole, provocando migliaia di morti che se avessero ricevuto tempestivamente appropriate cure si sarebbero salvati.
Ecco il contenuto della sentenza n.419 del 15 gennaio 2022 emessa dal Tar Lazio in cui è stato affermato che La prescrizione dell’AIFA, come mutuata dal Ministero della Salute, contrasta, pertanto, con la richiesta professionalità del medico e con la sua deontologia professione, imponendo, anzi impedendo l’utilizzo di terapie da questi ultimi eventualmente ritenute idonee ed efficaci al contrasto con la malattia COVI 19 come avviene per ogni attività terapeutica.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Quater)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 6949 del 2021, proposto da
-omissis-, rappresentati e difesi dagli avvocati Erich Grimaldi e Valentina Piraino, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Valentina Piraino in Roma, via San Tommaso D’Aquino, 104;
contro
Ministero della Salute, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, Via dei Portoghesi, 12;
per l’annullamento, previa sospensiva
della Circolare del Ministero della Salute recante “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2” aggiornata al 26 aprile 2021, nella parte in cui, nei primi giorni di malattia da Sars-Cov-2, prevede unicamente una “vigilante attesa” e somministrazione di fans e paracetamolo e nella parte in cui pone indicazioni di non utilizzo di tutti i farmaci generalmente utilizzati dai medici di medicina generale per i pazienti affetti da covid nonché di ogni altro atto connesso, presupposto ovvero consequenziale, anche di estremi ignoti, che sin d’ora ci si riserva di impugnare,
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero della Salute;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 7 dicembre 2021 il dott. Roberto Vitanza e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO
I ricorrenti sono medici di medicina generale e specialisti.
Con il ricorso oggetto del presente scrutinio, i predetti hanno contestato le linee guida promulgate da AIFA e pedissequamente mutuate con la circolare del Ministero della Salute “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2” aggiornata al 26 aprile 2021, nella parte in cui, anziché dare indicazioni valide sulle terapie da adottare a domicilio, prevedono un lungo elenco delle terapie da non adottare, divieto che non corrisponde all’esperienza diretta maturata dai ricorrenti.
Alla camera di consiglio del giorno 4 agosto 2021, il Collegio ha disposto, a mente dell’art. 55, comma 10 cpa, la fissazione della discussione del presente ricorso alla udienza di merito del giorno 7 dicembre 2021.
Alla udienza del giorno 7 dicembre 2021 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
In primo luogo deve essere respinta l’eccezione di inammissibilità avanzata dalla resistente perché, a suo dire, la nota AIFA, recepita nella circolare ministeriale, ha una sua autonomia giuridica e non è stata autonomamente impugnata.
È necessario rappresentare che nel momento in cui l’indicata raccomandazione è stata pedissequamente mutuata nella circolare ministeriale essa ha perso ogni singolare valenza, compresa una sua autonoma esistenza giuridica ed ha costituito, pertanto, la sola motivazione del provvedimento contestato.
Conseguentemente l’eccezione deve essere respinta.
Le censurate linee guida, come peraltro ammesso dalla stessa resistente, costituiscono mere esimenti in caso di eventi sfavorevoli.
In disparte la validità giuridica di tali prescrizioni, è onere imprescindibile di ogni sanitario di agire secondo scienza e coscienza, assumendosi la responsabilità circa l’esito della terapia prescritta quale conseguenza della professionalità e del titolo specialistico acquisito.
La prescrizione dell’AIFA, come mutuata dal Ministero della Salute, contrasta, pertanto, con la richiesta professionalità del medico e con la sua deontologia professione, imponendo, anzi impedendo l’utilizzo di terapie da questi ultimi eventualmente ritenute idonee ed efficaci al contrasto con la malattia COVI 19 come avviene per ogni attività terapeutica.
In merito è opportuno rappresentare che il giudice di appello nello scrutinare una analoga vicenda giudiziaria ( la censura afferente alla sola determinazione dell’AIFA) ha precisato che :”… la nota AIFA non pregiudica l’autonomia dei medici nella prescrizione, in scienza e coscienza, della terapia ritenuta più opportuna, laddove la sua sospensione fino alla definizione del giudizio di merito determina al contrario il venir meno di linee guida, fondate su evidenze scientifiche documentate in giudizio, tali da fornire un ausilio (ancorché non vincolante) a tale spazio di autonomia prescrittiva, comunque garantito”.
Quindi, il contenuto della nota ministeriale, imponendo ai medici puntuali e vincolanti scelte terapeutiche, si pone in contrasto con l’attività professionale così come demandata al medico nei termini indicata dalla scienza e dalla deontologia professionale.
Per tali ragioni il ricorso deve essere accolto.
La peculiarità della vicenda convince il Collegio a compensare le spese di lite.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento in epigrafe indicato.
Compensa le spese di lite.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 dicembre 2021 con l’intervento dei magistrati:
Riccardo Savoia, Presidente
Paolo Marotta, Consigliere
Roberto Vitanza, Consigliere, Estensore
L’Estensore Il Presidente
Roberto Vitanza Riccardo Savoia”
Chiamiamo le cose con il loro nome, se i protocolli ministeriali hanno impedito o favorito l’assenza di cure in favore di pazienti colpiti dal Covid-19 e molti di essi sono deceduti, sussistono inevitabilmente profili di responsabilità penale per omicidio plurimo colposo o doloso e le Procure della Repubblica non possono esimersi dall’accendere un faro sull’intera vicenda in nome della giustizia e della verità che è dovuta alle Famiglie delle vittime.

Sia fermato e l’odio e la discriminazione tra i cittadini italiani

Forse qualcuno dovrebbe cominciare ad interrogarsi se non costituiscano reato tutte le febbrili e spasmodiche iniziative e condotte volte alla persecuzione morale e materiale di coloro che non intendono essere sottoposti contro la loro volontà alla inoculazione dei vaccini sperimentali autorizzati in via di urgenza e sotto condizione.Come dovrebbe essere ormai noto, quella minoranza di persone, quantificabili in diversi milioni, le quali rifiutano di essere trattate come cavie umane, invocano l'art.32 Cost., il regolamento europeo 935/2021 e la sentenza della Corte Costituzionale n.307 del 14/06-22/06/1990 in cui è statuito: "Il precetto di cui all'art. 32 della Costituzione nel primo comma definisce la salute come "fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività"; nel secondo comma, sottopone i trattamenti sanitari imposti, come le vaccinazioni, a riserva di legge e fa salvi, anche rispetto alla legge, i limiti imposti dal rispetto della persona umana.Da ciò si desume che la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l'art. 32 della Costituzione se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell'uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale.MA SI DESUME SOPRATTUTTO CHE UN TRATTAMENTO SANITARIO PUÒ ESSERE IMPOSTO SOLO NELLA PREVISIONE CHE ESSO NON INCIDA NEGATIVAMENTE SULLO STATO DI SALUTE DI COLUI CHE VI È ASSOGGETTATO, SALVO CHE PER QUELLE SOLE CONSEGUENZE, CHE, PER LA LORO TEMPORANEITÀ E SCARSA ENTITÀ, APPAIANO NORMALI DI OGNI INTERVENTO SANITARIO, E PERTANTO TOLLERABILI.".I comportamenti discriminatori e l'istigazione all'odio verso i non vaccinati, ormai in voga in nome del dogma del pensiero unico, potrebbero rientrare nell'ipotesi di cui all'art.. 604-bis cod.pen., quella della Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa in cui è disposto:"1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito:a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi."Si auspica pertanto prudenza ed equilibrio nei comportamenti e nelle esternazioni di ciascuno, soprattutto di chi è stato incaricato ed opera nella massiccia propaganda per una vaccinazione di massa alla ricerca di una irraggiungibile immunità di gregge. ... Leggi tuttoAccorcia

Sia fermato e l’odio e la discriminazione tra i cittadini italiani
Forse qualcuno dovrebbe cominciare ad interrogarsi se non costituiscano reato tutte le febbrili e spasmodiche iniziative e condotte volte alla persecuzione morale e materiale di coloro che non intendono essere sottoposti contro la loro volontà alla inoculazione dei vaccini sperimentali autorizzati in via di urgenza e sotto condizione.
Come dovrebbe essere ormai noto, quella minoranza di persone, quantificabili in diversi milioni, le quali rifiutano di essere trattate come cavie umane, invocano lart.32 Cost., il regolamento europeo 935/2021 e la sentenza della Corte Costituzionale n.307 del 14/06-22/06/1990 in cui è statuito: Il precetto di cui allart. 32 della Costituzione nel primo comma definisce la salute come fondamentale diritto dellindividuo e interesse della collettività; nel secondo comma, sottopone i trattamenti sanitari imposti, come le vaccinazioni, a riserva di legge e fa salvi, anche rispetto alla legge, i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Da ciò si desume che la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con lart. 32 della Costituzione se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione delluomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale.
MA SI DESUME SOPRATTUTTO CHE UN TRATTAMENTO SANITARIO PUÒ ESSERE IMPOSTO SOLO NELLA PREVISIONE CHE ESSO NON INCIDA NEGATIVAMENTE SULLO STATO DI SALUTE DI COLUI CHE VI È ASSOGGETTATO, SALVO CHE PER QUELLE SOLE CONSEGUENZE, CHE, PER LA LORO TEMPORANEITÀ E SCARSA ENTITÀ, APPAIANO NORMALI DI OGNI INTERVENTO SANITARIO, E PERTANTO TOLLERABILI..
I comportamenti discriminatori e listigazione allodio verso i non vaccinati, ormai in voga in nome del dogma del pensiero unico, potrebbero rientrare nellipotesi di cui allart.. 604-bis cod.pen., quella della Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa in cui è disposto:
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito:
a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;
b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
Si auspica pertanto prudenza ed equilibrio nei comportamenti e nelle esternazioni di ciascuno, soprattutto di chi è stato incaricato ed opera nella massiccia propaganda per una vaccinazione di massa alla ricerca di una irraggiungibile immunità di gregge.

Occorre porre un freno alle iniziative governative, dal momento che dopo l’introduzione dell’obbligo di vaccinazione per alcune categorie di soggetti e l’obbligo del green pass ordinario e di quello rafforzato, ora si giunge anche ad imporre surrettiziamente la vaccinazione ai bambini.

Tutta la decretazione d’urgenza, oltre che violare gli artt. 1, 4, 13 e 32 della Costituzione, si pone in palese contrasto con il Regolamento europeo n.935/2021 che non consente discriminazioni di sorta tra persone vaccinate e quelle non vaccinate.Come è noto, nella gerarchia delle fonti del diritto le norme europee sono sovraordinate alla legge ordinaria e pertanto prevalgono sulla stessa con la conseguenza che una legge ordinaria che si discosta dalla norma europea va disapplicata.E’ appena il caso di sottolineare come già la recente normativa Anti-Covid crei una iniqua e odiosa discriminazione nei confronti dei cittadini italiani non vaccinati, privati del lavoro e dei mezzi di sostentamento, oltre che di qualsivoglia vita sociale, rei di aver rifiutato di farsi iniettare quelli che sono definiti vaccini autorizzati per uso in emergenza, o autorizzati sotto condizione, la cui inoculazione non è comunque ancora obbligatoria per legge. Ancor più grave è il fatto che ora si vogliano inoculare ai bambini dei vaccini sperimentali, di cui non si conoscono gli ingredienti, né si sa con certezza se siano sicuri o efficaci e quali siano gli effetti avversi a breve, medio e lungo termine.Tutto questo è inquietante e merita un approfondimento scientifico, non essendo più sufficienti le enunciazioni dei componenti del CTS e la propaganda di regime guidata da giornalisti asserviti al potere economico.E’ giunto il momento di conoscere come stanno realmente le cose e per questo è indispensabile un confronto ed un dibattito tra autentici scienziati. ... Leggi tuttoAccorcia

Occorre porre un freno alle iniziative governative, dal momento che dopo l’introduzione dell’obbligo di vaccinazione per alcune categorie di soggetti e l’obbligo del green pass ordinario e di quello rafforzato, ora si giunge anche ad imporre surrettiziamente la vaccinazione ai bambini.
Tutta la decretazione d’urgenza, oltre che violare gli artt. 1, 4, 13 e 32 della Costituzione, si pone in palese contrasto con il Regolamento europeo n.935/2021 che non consente discriminazioni di sorta tra persone vaccinate e quelle non vaccinate.
Come è noto, nella gerarchia delle fonti del diritto le norme europee sono sovraordinate alla legge ordinaria e pertanto prevalgono sulla stessa con la conseguenza che una legge ordinaria che si discosta dalla norma europea va disapplicata.
E’ appena il caso di sottolineare come già la recente normativa Anti-Covid crei una iniqua e odiosa discriminazione nei confronti dei cittadini italiani non vaccinati, privati del lavoro e dei mezzi di sostentamento, oltre che di qualsivoglia vita sociale, rei di aver rifiutato di farsi iniettare quelli che sono definiti vaccini autorizzati per uso in emergenza, o autorizzati sotto condizione, la cui inoculazione non è comunque ancora obbligatoria per legge.  
Ancor più grave è il fatto che ora si vogliano inoculare ai bambini dei vaccini sperimentali, di cui non si conoscono gli ingredienti, né si sa con certezza se siano sicuri o efficaci e quali siano gli effetti avversi a breve, medio e lungo termine.
Tutto questo è inquietante e merita un approfondimento scientifico, non essendo più sufficienti le enunciazioni dei componenti del CTS e la propaganda di regime guidata da giornalisti asserviti al potere economico.
E’ giunto il momento di conoscere come stanno realmente le cose e per questo è indispensabile un confronto ed un dibattito tra autentici scienziati.

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Perfettamente d’accordo con te, collega.