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1 settimana fa

Studio legale Lonoce

Analisi di fatti inquietanti verificatisi in un’aula parlamentare italiana nella seduta del 25 giugno 2020Se questo video integrale sui fatti sfociati poi nell'allontanamento forzoso dall'aula dell'On.le Vittorio Sgarbi verrà rimosso insieme al mio commento, come peraltro è già avvenuto con un analogo commento, vorrà dire che la dittatura si è ormai consolidata e che in violazione dell'art.21 Cost. la censura costituisce una delle armi utilizzate dal nuovo regime assolutista.Dopo l'increscioso e indecoroso episodio terminato con un allontanamento dall’aula forzato e poco dignitoso per chi lo ha disposto e per quanti lo hanno eseguito, inevitabilmente viene da chiedersi se anche un parlamentare possa essere sottoposto alla censura del regime e se sia consentito usare violenza sulla sua persona.A parte le precipue prerogative che in uno Stato di diritto dovrebbero essere sempre garantite a tutti i componenti di un parlamento libero e democratico, dobbiamo interrogarci su quale siano le ragioni per le quali un cittadino italiano, quale è Sgarbi, non abbia diritto di esprimere le proprie opinioni.Stupisce poi l'iniziativa dell’on.le Mara Carfagna, la quale presiedeva l'assemblea e la difesa d'ufficio dell'on.le Giusi Bartolozzi, a sua volta magistrato in aspettativa dopo l’elezione a deputato, entrambe di Forza Italia, le quali hanno avuto delle reazioni deplorevoli e fuorvianti dopo l’intervento di Sgarbi non gradito ai più!Entrambe hanno poi lasciato intendere di non avere seguito con attenzione l’intervento dell’ on. le Sgarbi, o di non avere sufficientemente chiaro il concetto che l’Associazione nazionale magistrati (in sigla ANM) è un organismo rappresentativo della magistratura di natura privatistica, essendo inquadrabile nella fattispecie della associazione di fatto non riconosciuta che raggruppa oltre il 90% dei magistrati italiani,.Altra cosa è il Consiglio superiore della magistratura (in sigla CSM) organo di rilievo costituzionale di autogoverno autonomo della magistratura italiana.Sgarbi si è riferito invece all’ANM, richiamando le parole precedentemente proferite dal Presidente emerito Cossiga ed ha aggiunto, a sostegno della richiesta di formazione di una commissione di inchiesta parlamentare, che il CSM aveva tradito la sua funzione.Forse l'argomento trattato coraggiosamente dall'on.le Sgarbi e la richiesta di istituire una commissione di inchiesta parlamentare equivaleva ad una sorta di "lesa maestà" verso coloro che di fatto occupano da qualche tempo il vertice dei poteri dello Stato?Se colleghiamo i fatti all’auto investitura da parte del governo di poteri straordinari che non gli competono e alla totale inerzia del parlamento innanzi a simile prevaricazione ed alla violazione ormai conclamata di numerosi articoli della nostra Costituzione, sorgono serie ed inquietanti preoccupazioni per la nostra ormai fragile democrazia.www.pupia.tv - Un nuovo battibecco con la vicepresidente della Camera Mara Carfagna che stavolta è costato l’espulsione a Vittorio Sgarbi dall'Aula d... ... Leggi tuttoAccorcia

Analisi di fatti inquietanti verificatisi in un’aula parlamentare italiana nella seduta del 25 giugno 2020

1 settimana fa

Studio legale Lonoce

Se questo video integrale sui fatti sfociati poi nell'allontanamento forzoso dall'aula dell'On.le Vittorio Sgarbi verrà rimosso insieme al mio commento, come peraltro è già avvenuto con un analogo commento, vorrà dire che la dittatura si è ormai consolidata e che in violazione dell'art.21 Cost. la censura costituisce una delle armi utilizzate dal nuovo regime assolutista.Dopo l'increscioso e indecoroso episodio terminato con un allontanamento dall’aula forzato e poco dignitoso per chi lo ha disposto e per quanti lo hanno eseguito, inevitabilmente viene da chiedersi se anche un parlamentare possa essere sottoposto alla censura del regime e se sia consentito usare violenza sulla sua persona.A parte le precipue prerogative che in uno Stato di diritto dovrebbero essere sempre garantite a tutti i componenti di un parlamento libero e democratico, dobbiamo interrogarci su quale siano le ragioni per le quali un cittadino italiano, quale è Sgarbi, non abbia diritto di esprimere le proprie opinioni.Stupisce poi l'iniziativa dell’on.le Mara Carfagna, la quale presiedeva l'assemblea e la difesa d'ufficio dell'on.le Giusi Bartolozzi, a sua volta magistrato in aspettativa dopo l’elezione a deputato, entrambe di Forza Italia, le quali hanno avuto delle reazioni deplorevoli e fuorvianti dopo l’intervento di Sgarbi non gradito ai più!Entrambe hanno poi lasciato intendere di non avere seguito con attenzione l’intervento dell’ on. le Sgarbi, o di non avere sufficientemente chiaro il concetto che l’Associazione nazionale magistrati (in sigla ANM) è un organismo rappresentativo della magistratura di natura privatistica, essendo inquadrabile nella fattispecie della associazione di fatto non riconosciuta che raggruppa oltre il 90% dei magistrati italiani,.Altra cosa è il Consiglio superiore della magistratura (in sigla CSM) organo di rilievo costituzionale di autogoverno autonomo della magistratura italiana.Sgarbi si è riferito invece all’ANM, richiamando le parole precedentemente proferite dal Presidente emerito Cossiga ed ha aggiunto, a sostegno della richiesta di formazione di una commissione di inchiesta parlamentare, che il CSM aveva tradito la sua funzione.Forse l'argomento trattato coraggiosamente dall'on.le Sgarbi e la richiesta di istituire una commissione di inchiesta parlamentare equivaleva ad una sorta di "lesa maestà" verso coloro che di fatto occupano da qualche tempo il vertice dei poteri dello Stato?Se colleghiamo i fatti all’autoinvestitura da parte del governo di poteri straordinari che non gli competono e alla totale inerzia del parlamento innanzi a simile prevaricazione ed alla violazione ormai conclamata di numerosi articoli della nostra Costituzione, sorgono serie ed inquietanti preoccupazioni per la nostra ormai fragile democrazia. www.youtube.com/watch?v=mTgSsczErv0&fbclid=IwAR2mM-fQnO22gH7Ahx05bMNnuP-8tASp2tpls4Ideogl1NWwN7uo... ... Leggi tuttoAccorcia

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Credo Che manchi poco ad una dittatura, non e' permesso dire il proprio pensiero, e se lo esprimi, ECCO LE CONSEGUENZE

2 settimane fa

Studio legale Lonoce

Referendum costituzionale confermativo sul taglio dei parlamentari e le ragioni del NOLa revisione costituzionale avente per oggetto la riduzione del numero dei parlamentari su cui si voterà il prossimo 20 e 21 settembre in occasione del referendum confermativo altro non è che la stessa riforma contenuta nel piano “Rinascita democratica” ideato da Licio Gelli.Infatti, come si legge a pag.622 degli atti riguardanti la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2, il piano Gelli prevedeva «Nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco), riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato (…) diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale (…) »Dunque quello che la maggioranza parlamentare rosso-gialla ha approvato e su cui i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi sostanzialmente non è altro che la conferma di una revisione costituzionale già progettata dalla massoneria e recepita, sia pure con delle piccole differenze e pervicacemente sostenuta fino alla sua approvazione dal movimento 5Stelle:nel progetto P2: (450 deputati, 250 senatori, 25 senatori a vita)nella riforma M5S: (400 deputati, 200 senatori, 5 senatori a vita)La ragioni per votare no sono molteplici, ma in questa sede, riservandomi di esaminarle tutte successivamente, mi limito ad illustrarne una che appare assorbente rispetto ad ogni altra, dal momento che riguarda il grado di democraticità di un ordinamento giuridico su cui si poggia l’intero sistema che disciplina la rappresentanza e la governabilità e la loro conciliabilità.La riduzione del numero dei parlamentari, unito alla vigenza di leggi elettorali incostituzionali che di fatto hanno trasferito alle segreterie nazionali dei partiti il potere di scelta e di nomina degli eletti, l’attuale restringimento degli spazi democratici, con conseguente accrescimento dei poteri del governo, ingenera il sospetto che si voglia soffocare la volontà delle minoranze e rafforzare il potere dei partiti che compongono la maggioranza governativa ed il potere già ampio dello steso esecutivo, con grave lesione di ogni regola democratica.Come affermò i nel 1947, nel corso dei lavori della Costituente, il segretario del Pci, on.le Palmiro Togliatti, tagliare il numero dei parlamentari, significa tagliare la rappresentanza del popolo in parlamento.Se l’eletto si distacca troppo dall’elettore, acquista la figura soltanto di rappresentante di un partito e non più di rappresentante di una massa vivente, che egli in qualche modo deve conoscere e con la quale deve avere rapporti personali e diretti.In questo momento i nostri diritti costituzionali sono già in serio pericolo per le numerose iniziative governative connesse con l’emergenza “covid-19, ovvero Coronavirus” e non possiamo ingenuamente cadere nel tranello di ridurre ancora di più gli spazi democratici.Purtroppo esiste una sottile linea di confine tra la democrazia e forme di governo totalitario, sicchè anche una democrazia può trasformarsi facilmente in una oligarchia autoreferenziale ed autoritaria, per sfociare poi, subito dopo, in una dittatura.Proprio per scongiurare tale possibile evenienza i cittadini devono vigilare ed in questo caso votare contro la riduzione del numero dei rappresentanti in Parlamento per impedire che la deriva totalitaria sia portata a compimento e che la compressione degli spazi democratici divenga irreversibile.www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/909749.pdf ... Leggi tuttoAccorcia

Referendum costituzionale confermativo sul taglio dei parlamentari e le ragioni del NO

2 settimane fa

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Referendum costituzionale confermativo sul taglio dei parlamentari e le ragioni del NOLa revisione costituzionale avente per oggetto la riduzione del numero dei parlamentari su cui si voterà il prossimo 20 e 21 settembre in occasione del referendum confermativo altro non è che la stessa riforma contenuta nel piano “Rinascita democratica” ideato da Licio Gelli.Infatti, come si legge a pag.622 degli atti riguardanti la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2, il piano Gelli prevedeva «Nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco), riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato (…) diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale (…) »Dunque quello che la maggioranza parlamentare rosso-gialla ha approvato e su cui i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi sostanzialmente non è altro che la conferma di una revisione costituzionale già progettata dalla massoneria e recepita, sia pure con delle piccole differenze e pervicacemente sostenuta fino alla sua approvazione dal movimento 5Stelle:nel progetto P2: (450 deputati, 250 senatori, 25 senatori a vita) nella riforma M5S: (400 deputati, 200 senatori, 5 senatori a vita)La ragioni per votare no sono molteplici, ma in questa sede, riservandomi di esaminarle tutte successivamente, mi limito ad illustrarne una che appare assorbente rispetto ad ogni altra, dal momento che riguarda il grado di democraticità di un ordinamento giuridico su cui si poggia l’intero sistema che disciplina la rappresentanza e la governabilità e la loro conciliabilità. La riduzione del numero dei parlamentari, unito alla vigenza di leggi elettorali incostituzionali che di fatto hanno trasferito alle segreterie nazionali dei partiti il potere di scelta e di nomina degli eletti, l’attuale restringimento degli spazi democratici, con conseguente accrescimento dei poteri del governo, ingenera il sospetto che si voglia soffocare la volontà delle minoranze e rafforzare il potere dei partiti che compongono la maggioranza governativa ed il potere già ampio dello steso esecutivo, con grave lesione di ogni regola democratica.Come affermò i nel 1947, nel corso dei lavori della Costituente, il segretario del Pci, on.le Palmiro Togliatti, tagliare il numero dei parlamentari, significa tagliare la rappresentanza del popolo in parlamento.Se l’eletto si distacca troppo dall’elettore, acquista la figura soltanto di rappresentante di un partito e non più di rappresentante di una massa vivente, che egli in qualche modo deve conoscere e con la quale deve avere rapporti personali e diretti.In questo momento i nostri diritti costituzionali sono già in serio pericolo per le numerose iniziative governative connesse con l’emergenza “covid-19, ovvero Coronavirus” e non possiamo ingenuamente cadere nel tranello di ridurre ancora di più gli spazi democratici.Purtroppo esiste una sottile linea di confine tra la democrazia e forme di governo totalitario, sicchè anche una democrazia può trasformarsi facilmente in una oligarchia autoreferenziale ed autoritaria, per sfociare poi, subito dopo, in una dittatura.Proprio per scongiurare tale possibile evenienza i cittadini devono vigilare ed in questo caso votare contro la riduzione del numero dei rappresentanti in Parlamento per impedire che la deriva totalitaria sia portata a compimento e che la compressione degli spazi democratici divenga irreversibile. www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/909749.pdf ... Leggi tuttoAccorcia

Referendum costituzionale confermativo sul taglio dei parlamentari e le ragioni del NO
La revisione costituzionale avente per oggetto la riduzione del numero dei parlamentari su cui si voterà il prossimo 20 e 21 settembre in occasione del referendum confermativo altro non è che la stessa riforma contenuta nel piano “Rinascita democratica” ideato da Licio Gelli.
Infatti, come si legge a pag.622 degli atti riguardanti la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2, il piano Gelli prevedeva «Nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco), riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato (…) diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale (…) »
Dunque quello che la maggioranza parlamentare rosso-gialla ha approvato e su cui i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi sostanzialmente non è altro che la conferma di una revisione costituzionale già progettata dalla massoneria e recepita, sia pure con delle piccole differenze e pervicacemente sostenuta fino alla sua approvazione dal movimento 5Stelle:
nel progetto  P2: (450 deputati, 250 senatori, 25 senatori a vita) 
nella riforma M5S: (400 deputati, 200 senatori, 5 senatori a vita)
La ragioni per votare no sono molteplici, ma in questa sede, riservandomi di esaminarle tutte successivamente, mi limito ad illustrarne una che appare assorbente rispetto ad ogni altra, dal momento che riguarda il grado di democraticità di un ordinamento giuridico su cui si poggia l’intero sistema che disciplina la rappresentanza e la governabilità e la loro conciliabilità. 
La riduzione del numero dei parlamentari, unito alla vigenza di leggi elettorali incostituzionali che di fatto hanno trasferito alle segreterie nazionali dei partiti il potere di scelta e di nomina degli eletti, l’attuale restringimento degli spazi democratici, con conseguente accrescimento dei poteri del governo, ingenera il sospetto che si voglia soffocare la volontà delle minoranze e rafforzare il potere dei partiti che compongono la maggioranza governativa ed il potere già ampio dello steso esecutivo, con grave lesione di ogni regola democratica.
Come affermò i nel 1947, nel corso dei lavori della Costituente, il segretario del Pci, on.le Palmiro Togliatti, tagliare il numero dei parlamentari, significa tagliare la rappresentanza del popolo in parlamento.
Se l’eletto si distacca troppo dall’elettore, acquista la figura soltanto di rappresentante di un partito e non più di rappresentante di una massa vivente, che egli in qualche modo deve conoscere e con la quale deve avere rapporti personali e diretti.
In questo momento i nostri diritti costituzionali sono già in serio pericolo per le numerose iniziative governative connesse con l’emergenza “covid-19, ovvero Coronavirus” e non possiamo ingenuamente cadere nel tranello di ridurre ancora di più gli spazi democratici.
Purtroppo esiste una sottile linea di confine tra la democrazia e forme di governo totalitario, sicchè anche una democrazia può trasformarsi facilmente in una oligarchia autoreferenziale ed autoritaria, per sfociare poi, subito dopo, in una dittatura.
Proprio per scongiurare tale possibile evenienza i cittadini devono vigilare ed in questo caso votare contro la riduzione del numero dei rappresentanti in Parlamento per impedire che la deriva totalitaria sia portata a compimento e che la compressione degli spazi democratici divenga irreversibile.

 http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/909749.pdf

3 settimane fa

Studio legale Lonoce

Stati Generali e rispetto della sovranità e della volontà popolare in uno Stato di dirittoPochi giorni addietro nel ribadire che la conoscenza della storia aiuta sempre a comprendere la dinamica di eventi talvolta poco chiari e a capire meglio il presente, evitando di ripetere errori già verificatisi nel passato, ripercorrevo gli eventi che dopo il referendum istituzionale del 2 giugno del 1946 portarono con atto illegittimo ed unilaterale da parte del governo De Gasperi alla instaurazione della Repubblica prima della proclamazione dei risultati definitivi, in palese violazione delle norme che si sarebbero dovute rispettare in base alle previsioni di cui ai due decreti legislativi luogotenenziali che avevano disposto la celebrazione del referendum con l’estensione del voto anche alle donne e precisamente il n. 98 del 16/3/46 ed il n. 219 del 23/4/46.La ricostruzione storica e giuridica di quegli avvenimenti veniva fatta non per spirito revanscista, né per contestare la forma repubblicana del nostro Stato che di fatto si è poi consolidata, anche perché in ogni caso la forma istituzionale monarchica, consistendo una monarchia costituzionale parlamentare in una funzione simbolica, può avere un significato soltanto se incontra il gradimento di un intero Popolo che vi si riconosce e non di una maggioranza relativa.L’aver voluto ripercorrere nel loro ordine cronologico quegli eventi è stato un contributo che ho voluto offrire per aprire un dibattito e riflettere sulla importanza che deve sempre avere il rispetto delle leggi, condizione imprescindibile perché non vengano meno i principi su cui è basato uno Stato di diritto ed un ordinamento giuridico democratico in cui il termine Giustizia non sia soltanto una vuota parola, ma abbia dei contenuti profondi ed essenziali per mantenere una pacifica coesistenza tra i cittadini.E passiamo ora ad alcune considerazioni sull’iniziativa del presidente Conte di convocare i suoi “Stati generali”.Dopo l’emergenza della durata di sei mesi dichiarata con atto amministrativo dal governo Conte in data 31 gennaio 2020 per l’epidemia Coronavirus in cui è stata richiamato il D.Lgs n.1/2018 con assunzione di poteri eccezionali in capo al governo stesso e della protezione civile, organismo questo che in realtà dovrebbe occuparsi soltanto di calamità naturali (terremoti ed inondazioni), dopo la pervicace volontà del premier Conte di non coinvolgere il Parlamento italiano, unico soggetto competente a dibattere e deliberare su questioni di rilevanza nazionale, dopo l’inerzia colpevole del presidente Conte dall’1 febbraio al 23 febbraio 2020 (data del primo decreto legge n.6/2020) e protrattasi anche fino ai primi giorni del mese successivo, che sicuramente ha contributo a diffondere l’epidemia, dopo la sospensione di molti dei diritti costituzionali che la Costituzione repubblicana riconosce ai cittadini, in primo luogo del diritto alla libertà personale garantito dall’art.13 cost., dopo l’instaurazione di una vera e propria dittatura sanitaria in cui molti dei pieni poteri assunti da Conte vengono gestiti dalla pletora di scienziati di cui si è circondato, i quali hanno sollecitato la proroga dell’emergenza sanitaria, pur essendo prevista la scadenza semestrale al 31 luglio 2020, dopo la nota vicenda che investe la lotta intestina in seno al CSM tra le correnti in cui è divisa la magistratura italiana, assistiamo ora alla convocazione dei cd: “Stati generali” indetta in pompa magna dal presidente del consiglio Giuseppe Conte.Detta assemblea generale che si sta svolgendo a porte chiuse a Roma nella villa Pamphili e dovrebbe avere una durata di 10 giorni, ingenera degli inquietanti interrogativi.Sorge spontaneo chiedersi quale bisogno abbia il presidente del consiglio di riunirsi con i suoi seguaci, collaboratori ed invitati di area in un luogo a porte chiuse.Di cosa devono parlare in gran segreto i partecipanti all’assemblea degli Stati generali di cui i cittadini italiani non devono essere messi a conoscenza?Perché una riunione in cui è prevista una durata dei lavori così lunga ed in cui è prevista la discussione di argomenti importanti come l’economia, la finanza, la politica ed il futuro di tutti non viene svolta nella sede istituzionale a ciò riservata che è il Parlamento italiano e le sue commissioni?Cosa vuol dire aver rispolverato la definizione “Stati generali” che nei ricordi storici non richiama eventi favorevoli per chi ebbe nella Francia assolutista ebbe una analoga brillante idea?Come è noto, gli Stati generali furono convocati il 5 maggio del 1789 dal Re Luigi XVI a Versailles al fine di aprire un dialogo e trovare un accordo tra le classi sociali in cui all’epoca era divisa la società (clero, aristocrazia e terzo Stato) che consentisse di risolvere la grave crisi economica, finanziaria, politica e sociale che affliggeva da tempo la Francia.All’inizio dei lavori degli Stati generali Luigi XVI, alla presenza di oltre 1000 deputati, pronunciò un breve, ma solenne discorso, illustrando la difficile situazione economico-finanziaria in cui versava lo Stato.C’era una grande attesa da parte dei presenti che erano ansiosi di conoscere le soluzioni che il Re avrebbe proposto nel suo intervento, ma l’inizio dei lavori fu turbato dalla questione del “cappello”.Infatti si chiedeva che il Terzo Stato (composto dai borghesi) rimanesse a capo scoperto, in segno di “sudditanza ed inferiorità” rispetto al clero ed alla nobiltà.Allorchè i componenti del terzo Stato manifestarono la loro disapprovazione attraverso segni di insofferenza e rumorose proteste, Luigi XVI, per acquietare gli animi, si tolse anche lui il cappello, fingendo di avere caldo, rimanendo a capo scoperto.Per rimarcare le differenze tra i partecipanti, fu poi rispolverata l’ordinanza del 1614 che prescriveva precise regole in relazione all’abbigliamento di ciascun deputato, a secondo della classe di appartenenza, ciò affinchè fossero ben visibili le differenze gerarchiche.I rappresentanti apicali del clero dovevano indossare abiti sontuosi, come la seta rossa per i cardinali; i deputati appartenenti alla nobiltà (secondo Stato) dovevano indossare marsina e sotto marsina di seta nera e di panno durante l’inverno, cravatta di pizzo, culottes di seta nera, calze bianche, mantello di colore coordinato, decorazioni con galloni d’oro, spada e tricorno con piume. Infine i componenti del terzo Stato, i borghesi, che numericamente erano la metà di tutti i deputati, dovevano indossare abiti di panno nero, cravatta di mussola in tinta unita, calze nere, mantello corto di seta nera e tricorno.Dopo l’intervento del Re parlò per oltre tre ore il ministro delle finanze Necker, il quale, dopo aver illustrato la pesante situazione economico-finanziaria del Regno, propose di chiedere un prestito di 80 milioni.Il Terzo Stato lasciò la seduta manifestando delusione.Le sedute si protrassero poi per molti giorni, fino al 17 giugno, quando i deputati del Terzo Stato, gli unici che non avevano mai disertato l’assemblea, deliberarono di proclamarsi “Assemblea nazionale”, e prestarono il famoso “Giuramento della Pallacorda”.Gle eventi poi precipitarono e due mesi più tardi il Popolo di Parigi mosse l’assalto alla Bastiglia, dando inizio alla più cruenta rivoluzione della storia contemporanea.L’iniziativa di Giuseppe Conte, autodefinitosi Avvocato del Popolo, come Robespierre, di convocare oggi 14 giugno 2020 a Roma gli Stati generali degli appartenenti alla sua maggioranza parlamentare ed alla sua area politica neoliberista, rievoca una pagina molto significativa della Storia non molto remota che ha avuto come protagonista il Popolo francese.Naturalmente nella rievocazione della storia francese Versailles viene sostituita dalla villa Pamphili di Roma, tra i partecipanti agli Stati generali accanto all’avvocato del Popolo, Maximilien de Robespierre, ci saranno Danton e Marat, ci sarà probabilmente chi impersonerà figurativamente il novello Guillotin (il deputato inventore di quel pratico strumento idoneo alla soluzione dell’increscioso problema della sovrappopolazione) ed inoltre non mancheranno i giacobini, i girondini ed i montagnardi.Seguiranno poi, oggi come allora, gli anni del terrore, le stragi ed una restaurazione?Una volta sospese le libertà dei cittadini, trattati tutti quali sudditi privi di dignità e rispetto, intimoriti da una epidemia ingigantita nella sua reale portata e gravità dagli abili imbonitori dei mezzi di comunicazione tanto mansueti e servili verso il regime neoliberista e mondialista, cultore del dogma del pensiero unico, il Cunctator Massimo è sicuro di conservare l’immeritato consenso ed il potere di cui ha fino ad ora goduto?La storia ci insegna che in tutti i tempi i Popoli vogliono essere e rimanere liberi, vogliono che siano rispettati i loro diritti e la loro dignità e che ogni potere venga esercitato e conservato per volontà e su delega del Popolo, il quale in ogni momento può revocare la sua fiducia nei confronti di chiunque eserciti quel potere contro il Popolo e contro gli interessi della Nazione. ... 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Stati Generali e rispetto della sovranità e della volontà popolare in uno Stato di diritto

3 settimane fa

Studio legale Lonoce

Stati Generali e rispetto della sovranità e della volontà popolare in uno Stato di dirittoPochi giorni addietro nel ribadire che la conoscenza della storia aiuta sempre a comprendere la dinamica di eventi talvolta poco chiari e a capire meglio il presente, evitando di ripetere errori già verificatisi nel passato, ripercorrevo gli eventi che dopo il referendum istituzionale del 2 giugno del 1946 portarono con atto illegittimo ed unilaterale da parte del governo De Gasperi alla instaurazione della Repubblica prima della proclamazione dei risultati definitivi, in palese violazione delle norme che si sarebbero dovute rispettare in base alle previsioni di cui ai due decreti legislativi luogotenenziali che avevano disposto la celebrazione del referendum con l’estensione del voto anche alle donne e precisamente il n. 98 del 16/3/46 ed il n. 219 del 23/4/46. La ricostruzione storica e giuridica di quegli avvenimenti veniva fatta non per spirito revanscista, né per contestare la forma repubblicana del nostro Stato che di fatto si è poi consolidata, anche perché in ogni caso la forma istituzionale monarchica, consistendo una monarchia costituzionale parlamentare in una funzione simbolica, può avere un significato soltanto se incontra il gradimento di un intero Popolo che vi si riconosce e non di una maggioranza relativa.L’aver voluto ripercorrere nel loro ordine cronologico quegli eventi è stato un contributo che ho voluto offrire per aprire un dibattito e riflettere sulla importanza che deve sempre avere il rispetto delle leggi, condizione imprescindibile perché non vengano meno i principi su cui è basato uno Stato di diritto ed un ordinamento giuridico democratico in cui il termine Giustizia non sia soltanto una vuota parola, ma abbia dei contenuti profondi ed essenziali per mantenere una pacifica coesistenza tra i cittadini.E passiamo ora ad alcune considerazioni sull’iniziativa del presidente Conte di convocare i suoi “Stati generali”.Dopo l’emergenza della durata di sei mesi dichiarata con atto amministrativo dal governo Conte in data 31 gennaio 2020 per l’epidemia Coronavirus in cui è stata richiamato il D.Lgs n.1/2018 con assunzione di poteri eccezionali in capo al governo stesso e della protezione civile, organismo questo che in realtà dovrebbe occuparsi soltanto di calamità naturali (terremoti ed inondazioni), dopo la pervicace volontà del premier Conte di non coinvolgere il Parlamento italiano, unico soggetto competente a dibattere e deliberare su questioni di rilevanza nazionale, dopo l’inerzia colpevole del presidente Conte dall’1 febbraio al 23 febbraio 2020 (data del primo decreto legge n.6/2020) e protrattasi anche fino ai primi giorni del mese successivo, che sicuramente ha contributo a diffondere l’epidemia, dopo la sospensione di molti dei diritti costituzionali che la Costituzione repubblicana riconosce ai cittadini, in primo luogo del diritto alla libertà personale garantito dall’art.13 cost., dopo l’instaurazione di una vera e propria dittatura sanitaria in cui molti dei pieni poteri assunti da Conte vengono gestiti dalla pletora di scienziati di cui si è circondato, i quali hanno sollecitato la proroga dell’emergenza sanitaria, pur essendo prevista la scadenza semestrale al 31 luglio 2020, dopo la nota vicenda che investe la lotta intestina in seno al CSM tra le correnti in cui è divisa la magistratura italiana, assistiamo ora alla convocazione dei cd: “Stati generali” indetta in pompa magna dal presidente del consiglio Giuseppe Conte.Detta assemblea generale che si sta svolgendo a porte chiuse a Roma nella villa Pamphili e dovrebbe avere una durata di 10 giorni, ingenera degli inquietanti interrogativi.Sorge spontaneo chiedersi quale bisogno abbia il presidente del consiglio di riunirsi con i suoi seguaci, collaboratori ed invitati di area in un luogo a porte chiuse.Di cosa devono parlare in gran segreto i partecipanti all’assemblea degli Stati generali di cui i cittadini italiani non devono essere messi a conoscenza?Perché una riunione in cui è prevista una durata dei lavori così lunga ed in cui è prevista la discussione di argomenti importanti come l’economia, la finanza, la politica ed il futuro di tutti non viene svolta nella sede istituzionale a ciò riservata che è il Parlamento italiano e le sue commissioni?Cosa vuol dire aver rispolverato la definizione “Stati generali” che nei ricordi storici non richiama eventi favorevoli per chi ebbe nella Francia assolutista ebbe una analoga brillante idea?Come è noto, gli Stati generali furono convocati il 5 maggio del 1789 dal Re Luigi XVI a Versailles al fine di aprire un dialogo e trovare un accordo tra le classi sociali in cui all’epoca era divisa la società (clero, aristocrazia e terzo Stato) che consentisse di risolvere la grave crisi economica, finanziaria, politica e sociale che affliggeva da tempo la Francia.All’inizio dei lavori degli Stati generali Luigi XVI, alla presenza di oltre 1000 deputati, pronunciò un breve, ma solenne discorso, illustrando la difficile situazione economico-finanziaria in cui versava lo Stato. C’era una grande attesa da parte dei presenti che erano ansiosi di conoscere le soluzioni che il Re avrebbe proposto nel suo intervento, ma l’inizio dei lavori fu turbato dalla questione del “cappello”. Infatti si chiedeva che il Terzo Stato (composto dai borghesi) rimanesse a capo scoperto, in segno di “sudditanza ed inferiorità” rispetto al clero ed alla nobiltà.Allorchè i componenti del terzo Stato manifestarono la loro disapprovazione attraverso segni di insofferenza e rumorose proteste, Luigi XVI, per acquietare gli animi, si tolse anche lui il cappello, fingendo di avere caldo, rimanendo a capo scoperto.Per rimarcare le differenze tra i partecipanti, fu poi rispolverata l’ordinanza del 1614 che prescriveva precise regole in relazione all’abbigliamento di ciascun deputato, a secondo della classe di appartenenza, ciò affinchè fossero ben visibili le differenze gerarchiche.I rappresentanti apicali del clero dovevano indossare abiti sontuosi, come la seta rossa per i cardinali; i deputati appartenenti alla nobiltà (secondo Stato) dovevano indossare marsina e sotto marsina di seta nera e di panno durante l’inverno, cravatta di pizzo, culottes di seta nera, calze bianche, mantello di colore coordinato, decorazioni con galloni d’oro, spada e tricorno con piume. Infine i componenti del terzo Stato, i borghesi, che numericamente erano la metà di tutti i deputati, dovevano indossare abiti di panno nero, cravatta di mussola in tinta unita, calze nere, mantello corto di seta nera e tricorno.Dopo l’intervento del Re parlò per oltre tre ore il ministro delle finanze Necker, il quale, dopo aver illustrato la pesante situazione economico-finanziaria del Regno, propose di chiedere un prestito di 80 milioni.Il Terzo Stato lasciò la seduta manifestando delusione.Le sedute si protrassero poi per molti giorni, fino al 17 giugno, quando i deputati del Terzo Stato, gli unici che non avevano mai disertato l’assemblea, deliberarono di proclamarsi “Assemblea nazionale”, e prestarono il famoso “Giuramento della Pallacorda”. Gle eventi poi precipitarono e due mesi più tardi il Popolo di Parigi mosse l’assalto alla Bastiglia, dando inizio alla più cruenta rivoluzione della storia contemporanea.L’iniziativa di Giuseppe Conte, autodefinitosi Avvocato del Popolo, come Robespierre, di convocare oggi 14 giugno 2020 a Roma gli Stati generali degli appartenenti alla sua maggioranza parlamentare ed alla sua area politica neoliberista, rievoca una pagina molto significativa della Storia non molto remota che ha avuto come protagonista il Popolo francese.Naturalmente nella rievocazione della storia francese Versailles viene sostituita dalla villa Pamphili di Roma, tra i partecipanti agli Stati generali accanto all’avvocato del Popolo, Maximilien de Robespierre, ci saranno Danton e Marat, ci sarà probabilmente chi impersonerà figurativamente il novello Guillotin (il deputato inventore di quel pratico strumento idoneo alla soluzione dell’increscioso problema della sovrappopolazione) ed inoltre non mancheranno i giacobini, i girondini ed i montagnardi.Seguiranno poi, oggi come allora, gli anni del terrore, le stragi ed una restaurazione?Una volta sospese le libertà dei cittadini, trattati tutti quali sudditi privi di dignità e rispetto, intimoriti da una epidemia ingigantita nella sua reale portata e gravità dagli abili imbonitori dei mezzi di comunicazione tanto mansueti e servili verso il regime neoliberista e mondialista, cultore del dogma del pensiero unico, il Cunctator Massimo è sicuro di conservare l’immeritato consenso ed il potere di cui ha fino ad ora goduto? La storia ci insegna che in tutti i tempi i Popoli vogliono essere e rimanere liberi, vogliono che siano rispettati i loro diritti e la loro dignità e che ogni potere venga esercitato e conservato per volontà e su delega del Popolo, il quale in ogni momento può revocare la sua fiducia nei confronti di chiunque eserciti quel potere contro il Popolo e contro gli interessi della Nazione. ... Leggi tuttoAccorcia

Stati Generali e rispetto della sovranità e della volontà popolare in uno Stato di diritto
Pochi giorni addietro nel ribadire che la conoscenza della storia aiuta sempre a comprendere la dinamica di eventi talvolta poco chiari e a capire meglio il presente, evitando di ripetere errori già verificatisi nel passato, ripercorrevo gli eventi che dopo il referendum istituzionale del 2 giugno del 1946 portarono con atto illegittimo ed unilaterale da parte del governo De Gasperi alla instaurazione della Repubblica prima della proclamazione dei risultati definitivi, in palese violazione delle norme che si sarebbero dovute rispettare in base alle previsioni di cui ai due decreti legislativi luogotenenziali che avevano disposto la celebrazione del referendum con l’estensione del voto anche alle donne e precisamente il n. 98 del 16/3/46 ed il n. 219 del 23/4/46. 
La ricostruzione storica e giuridica di quegli avvenimenti veniva fatta non per spirito revanscista, né per contestare la forma repubblicana del nostro Stato che di fatto si è poi consolidata, anche perché in ogni caso la forma istituzionale monarchica, consistendo una monarchia costituzionale parlamentare in una funzione simbolica, può avere un significato soltanto se incontra il gradimento di un intero Popolo che vi si riconosce e non di una maggioranza relativa.
L’aver voluto ripercorrere nel loro ordine cronologico quegli eventi è stato un contributo che ho voluto offrire per aprire un dibattito e riflettere sulla importanza che deve sempre avere il rispetto delle leggi, condizione imprescindibile  perché non vengano meno  i principi su cui è basato uno Stato di diritto ed un ordinamento giuridico democratico in cui il termine Giustizia non sia soltanto una vuota parola, ma abbia dei contenuti profondi ed essenziali per mantenere una pacifica coesistenza tra i cittadini.
E passiamo ora ad alcune considerazioni sull’iniziativa del presidente Conte di convocare i suoi “Stati generali”.
Dopo l’emergenza della durata di sei mesi dichiarata con atto amministrativo dal governo Conte in data 31 gennaio 2020 per l’epidemia Coronavirus in cui è stata richiamato il D.Lgs n.1/2018 con assunzione di poteri eccezionali in capo al governo stesso e della protezione civile, organismo questo che in realtà dovrebbe occuparsi soltanto di calamità naturali (terremoti ed inondazioni), dopo la pervicace volontà del premier Conte di non coinvolgere il Parlamento italiano, unico soggetto competente a dibattere e deliberare su questioni di rilevanza nazionale, dopo l’inerzia colpevole del presidente Conte dall’1 febbraio al 23 febbraio 2020 (data del primo decreto legge n.6/2020) e protrattasi anche fino ai primi giorni del mese successivo, che sicuramente ha contributo a diffondere l’epidemia, dopo la sospensione di molti dei diritti costituzionali che la Costituzione repubblicana riconosce ai cittadini, in primo luogo del diritto alla libertà personale garantito dall’art.13 cost., dopo l’instaurazione di una vera e propria dittatura sanitaria in cui molti dei pieni poteri assunti da Conte vengono gestiti dalla pletora di scienziati di cui si è circondato, i quali hanno sollecitato la proroga dell’emergenza sanitaria, pur essendo prevista la scadenza semestrale al 31 luglio 2020,  dopo la nota vicenda che investe la lotta intestina in seno al CSM tra le correnti in cui è divisa la magistratura italiana, assistiamo ora alla convocazione dei cd: “Stati generali” indetta in pompa magna dal presidente del consiglio Giuseppe Conte.
Detta assemblea generale che si sta svolgendo a porte chiuse a Roma nella villa Pamphili e dovrebbe avere una durata di 10 giorni, ingenera degli inquietanti interrogativi.
Sorge spontaneo chiedersi quale bisogno abbia il presidente del consiglio di riunirsi con i suoi seguaci, collaboratori ed invitati di area in un luogo a porte chiuse.
Di cosa devono parlare in gran segreto i partecipanti all’assemblea degli Stati generali di cui i cittadini italiani non devono essere messi a conoscenza?
Perché una riunione in cui è prevista una durata dei lavori così lunga ed in cui è prevista la discussione di argomenti importanti come l’economia, la finanza, la politica ed il futuro di tutti non viene svolta nella sede istituzionale a ciò riservata che è il Parlamento italiano e le sue commissioni?
Cosa vuol dire aver rispolverato la definizione “Stati generali” che nei ricordi storici non richiama eventi favorevoli per chi ebbe nella Francia assolutista ebbe una analoga brillante idea?
Come è noto, gli Stati generali  furono convocati il 5 maggio del 1789 dal Re Luigi XVI a Versailles al fine di aprire un dialogo e trovare un accordo tra le classi sociali in cui all’epoca era divisa la società (clero, aristocrazia e terzo Stato) che consentisse di risolvere la grave crisi economica, finanziaria, politica e sociale che affliggeva da tempo la Francia.
All’inizio dei lavori degli Stati generali Luigi XVI, alla presenza di oltre 1000 deputati, pronunciò un breve, ma solenne discorso, illustrando la difficile situazione economico-finanziaria in cui versava lo Stato. 
C’era una grande attesa da parte dei presenti che erano ansiosi di conoscere le soluzioni che il Re avrebbe proposto nel suo intervento, ma l’inizio dei lavori fu turbato dalla questione del “cappello”. 
Infatti si chiedeva che il Terzo Stato (composto dai borghesi) rimanesse a capo scoperto, in segno di “sudditanza ed inferiorità” rispetto al clero ed alla nobiltà.
Allorchè i componenti del terzo Stato manifestarono  la loro  disapprovazione attraverso segni di insofferenza e rumorose proteste, Luigi XVI, per acquietare gli animi, si tolse anche lui il cappello, fingendo di avere caldo, rimanendo a capo scoperto.
Per rimarcare le differenze tra i partecipanti, fu poi rispolverata l’ordinanza del 1614 che prescriveva precise regole in relazione all’abbigliamento di ciascun deputato, a secondo della classe di appartenenza, ciò affinchè fossero ben visibili le differenze gerarchiche.
I rappresentanti apicali del clero dovevano indossare abiti sontuosi, come la seta rossa per i cardinali; i deputati appartenenti alla nobiltà (secondo Stato) dovevano indossare marsina e sotto marsina di seta nera e di panno durante l’inverno, cravatta di pizzo, culottes di seta nera, calze bianche, mantello di colore coordinato, decorazioni con galloni d’oro, spada e tricorno con piume. Infine i componenti del terzo Stato, i borghesi, che numericamente erano la metà di tutti i deputati, dovevano indossare abiti di panno nero, cravatta di mussola in tinta unita, calze nere, mantello corto di seta nera e tricorno.
Dopo l’intervento del Re parlò per oltre tre ore il ministro delle finanze Necker, il quale, dopo aver illustrato la pesante situazione economico-finanziaria del Regno, propose di chiedere un prestito di 80 milioni.
Il Terzo Stato lasciò la seduta manifestando delusione.
Le sedute si protrassero poi per molti giorni, fino al 17 giugno, quando i deputati del Terzo Stato, gli unici che non avevano mai disertato l’assemblea, deliberarono di proclamarsi “Assemblea nazionale”, e prestarono il famoso “Giuramento della Pallacorda”. 
Gle eventi poi precipitarono e due mesi più tardi il Popolo di Parigi mosse l’assalto alla Bastiglia, dando inizio alla più cruenta rivoluzione della storia contemporanea.
L’iniziativa di Giuseppe Conte, autodefinitosi Avvocato del Popolo, come Robespierre, di convocare oggi 14 giugno 2020 a Roma gli Stati generali degli appartenenti alla sua maggioranza parlamentare ed alla sua area politica neoliberista, rievoca una pagina molto significativa della Storia non molto remota che ha avuto come protagonista il Popolo francese.
Naturalmente nella rievocazione della storia francese Versailles viene sostituita dalla villa Pamphili di Roma, tra i partecipanti agli Stati generali accanto all’avvocato del Popolo,   Maximilien de Robespierre, ci saranno Danton e Marat, ci sarà probabilmente chi impersonerà figurativamente il novello Guillotin (il deputato inventore di quel pratico strumento idoneo alla soluzione dell’increscioso problema della sovrappopolazione) ed inoltre non mancheranno i giacobini, i girondini ed i montagnardi.
Seguiranno poi, oggi come allora, gli anni del terrore, le stragi ed una restaurazione?
Una volta sospese le libertà dei cittadini, trattati tutti quali sudditi privi di dignità e rispetto, intimoriti da una epidemia ingigantita nella sua reale portata e gravità dagli abili imbonitori dei mezzi di comunicazione tanto mansueti e servili verso il regime neoliberista e mondialista, cultore del dogma del pensiero unico, il Cunctator Massimo è sicuro di conservare l’immeritato consenso ed il potere di cui ha fino ad ora goduto? 
La storia ci insegna che in tutti i tempi i Popoli vogliono essere e rimanere liberi, vogliono che siano rispettati i loro diritti e la loro dignità e che ogni potere venga esercitato e conservato per volontà e su delega del Popolo, il quale in ogni momento può revocare la sua fiducia nei confronti di chiunque eserciti quel potere contro il Popolo e contro gli interessi della Nazione.

3 settimane fa

Studio legale Lonoce

Cronaca degli eventi che sfociarono in un colpo di StatoIn data 10 giugno 1946 il presidente della Corte di Cassazione dott. Giuseppe Pagano comunica che la Repubblica ha ottenuto 12.718.019 voti, mentre la monarchia 10.709.423 e dichiara che la Corte, secondo le norme stabilite dall’art.19 del d. lgt. 23 aprile 1946 nr.1219, avrebbe emesso in altra adunanza il giudizio definitivo sulle contestazioni presentate e che avrebbe integrato il risultato con i dati delle sezioni ancora mancanti, rinviando così ad altra data la proclamazione.Al termine della seduta della Corte di Cassazione, Alcide De Gasperi si reca al Quirinale per definire la questione inerente il trasferimento dei poteri, ma Re Umberto II oppone un netto rifiuto evidenziando che la Corte aveva rinviato a un momento successivo la proclamazione dei risultati definitivi e che pertanto sarebbe stata illegale la proclamazione di un governo provvisorio repubblicano.Nello stesso giorno il direttivo della Cgil delibera l’astensione generale dal lavoro per l’11 giugno per festeggiare l’avvento della RepubblicaIl successivo 11 giugno Alcide De Gasperi incontra l’ammiraglio Ellery Stone e l’ambasciatore britannico Noel Charles che gli rappresentano che la Cassazione non aveva ancora dichiarato chi fosse stato il vincitore delle elezioni referendarie.Alle 13 dello stesso giorno 11 De Gasperi si reca al Quirinale dal Re per insistere nella proposta di procedere al trasferimento dei poteri senza attendere l’esito del pronunciamento definitivo della Cassazione, ma Umberto II oppone un netto rifiuto, sostenendo che era suo dovere attendere, come per legge, la proclamazione da parte della Cassazione.Alle ore 17,00 De Gasperi ritorna al Quirinale per sapere se Umberto avesse cambiato idea ed avendo ricevuto ancora il rifiuto alla richiesta di anticipare comunque i tempi, reagisce con durezza, invitando il Re a non fare passi falsi che comprometterebbero per sempre la «sua reputazione»Subito dopo l’incontro ha luogo una nuova riunione del Consiglio dei ministri per esaminare il da farsi, seguono poi, alle ore 23,00, contatti telefonici fra De Gasperi e il Quirinale.Intanto hanno luogo manifestazioni in molte piazze italiane, le più significative a Roma, in favore della Repubblica e a Napoli, in favore della Monarchia e nel corso di quest’ultima vengono trucidati 7 simpatizzanti monarchici, Guido Beninanto, Ida Cavalieri, Felice Chirico, Francesco D’Azzo, Vincenzo di Guida, Mario Fioretti e Michele Pappalardo, essendo stato impartito dal governo l’ordine di sparare sui manifestanti.Umberto II , con una lettera del 12 giugno, consegnata nella mattinata dal ministro della Real Casa, on.le Falcone Lucifero a De Gasperi, conferma la sua «decisa volontà di rispettare il responso del Popolo italiano espresso dagli elettori votanti, quale risulterà dagli accertamenti e dal giudizio definitivo della Suprema Corte di Cassazione, chiamata per legge a consacrarlo». Alle 21.00 dello stesso giorno 12 giugno il Consiglio dei ministri presieduto da Alcide De Gasperi approva un documento, diramato dopo 3 ore e un quarto, quindi alle ore 00,15 del 13 giugno, in cui riafferma che « la proclamazione (rectius lettura dei risultati provvisori ndr) dei risultati del referendum … ha portato automaticamente all’instaurazione di un regime transitorio durante il quale … l’esercizio delle funzioni del capo dello Stato spetta ope legis al presidente del Consiglio in carica Alcide De Gasperi».Alle 16,08 del 13 giugno Umberto di Savoia raggiunge l’aeroporto di Ciampino e sale sull’aereo “Marchetti” per raggiungere Oporto nel Portogallo, che diverrà il luogo del suo esilio definitivo.Nel lasciare il territorio italiano Umberto II scioglie funzionari e militari dal giuramento di fedeltà alla monarchia ed invia un messaggio alla Nazione in cui tra l’altro afferma: «non volendo opporre la forza al sopruso, né rendermi complice dell'illegalità che il governo ha commesso, io lascio il suolo del mio paese, nella speranza di scongiurare agli italiani nuovi lutti e nuovi dolori».Sotto il profilo strettamente giuridico va rilevato che la notte tra il 12 ed il 13 giugno 1946 il governo conferì arbitrariamente al suo presidente Alcide De Gasperi «l’esercizio delle funzioni» di capo dello Stato in violazione delle previsioni della legge istitutiva del referendum (decreti legislativi luogotenenziali n. 98 del 16/3/46 e n. 219 del 23/4/46).Quello fu un «gesto rivoluzionario», come dichiarò il ministro Epicarmo Corbino.Nello stesso giorno 13 giugno Umberto II dovette lasciare l’Italia, con il risultato che la nostra Nazione si trovò con due «capi di Stato»: il Re, capo dello Stato legale e De Gasperi, «facente funzione» di capo dello Stato repubblicano per decisione unilaterale del governo.“Tutta la discussione giuridica non interessa, qui si tratta di una trasformazione dello Stato che avviene o per fatti rivoluzionari o per fatti legali” – ebbe a dichiarare Togliatti, capo dei comunisti italiani nel corso del dibattito in seno al Consiglio dei ministri nella sera del 12 giugno 1946.Successivamente il 18 giugno la Corte Suprema di Cassazione comunicò l’esito del referendum senza proclamare la Repubblica perché la legge istitutiva del referendum non lo prevedeva: e l’indomani, 19 giugno, uscì il n. 1 della «Gazzetta Ufficiale» della Repubblica e da quel momento, non prima, De Gasperi divenne a tutti gli effetti capo provvisorio dello Stato.Su personale perentoria imposizione del ministro della Giustizia, Palmiro Togliatti, il governo non consentì poi la verifica delle schede asserendo che «forse» erano già state distrutte.Nel referendum istituzionale del 2-3 giugno 1946 su 28.000.000 aventi diritto al voto la Repubblica ebbe 12.700.000 suffragi, pari al 42 per cento, quindi meno della maggioranza.Per effetto di quanto deciso unilateralmente dal governo dell’epoca, senza attendere, come sarebbe stato suo precipuo obbligo, la pronuncia della Corte di Cassazione, ne derivò che il Re Umberto II, fu costretto a lasciare il territorio italiano senza abdicare, né trasmettere i poteri, diramando però un duro proclama, cui si è fatto cenno, nel quale definì «rivoluzionario» e «arbitrario» l’operato del governo e dichiarò di aver dovuto agire nell’alternativa «di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza».La ricostruzione dei fatti e l’analisi delle norme giuridiche di riferimento ci induce a ritenere che la nascita della Repubblica presentò delle ombre che certamente si sarebbero potute evitare se i ministri dell’epoca avessero seguito l’iter procedimentale indicato nella legge che aveva disposto la celebrazione del referendum per consentire al Popolo italiano la scelta della forma istituzionale tra Monarchia, o Repubblica.Appare infine in contrasto con un ordinamento giuridico democratico il limite esplicito (o espresso) che i costituenti vollero inserire con l’art.139 cost., che determina il divieto di modifica della forma repubblicana intesa quale forma di stato, che andrebbe a significare l’impossibile ritorno, nonché la incompatibilità con la forma monarchica e ovviamente quella della dittatura fascista.Dunque la possibilità di scelta da parte del Popolo sovrano della forma istituzionale che un decreto reale aveva consentito, viene di fatto negata dalla Costituzione da cui è retta la nostra Repubblica parlamentare.Una prassi molto cara a molti politici e giuristi ha delineato la esistenza di due costituzioni, una formale ed una materiale.Quindi la Costituzione italiana, pur nella sua formale rigidità, si evolve da sola in una Costituzione materiale che poi si modifica giorno per giorno a secondo della convenienza, come si è ripetutamente verificato in passato ed in maniera più eclatante ed inquietante dal 31 gennaio 2020, allorchè per la dichiarata emergenza “coronavirus” sono stati sospesi molti dei diritti costituzionali e la repubblica italiana da parlamentare si è di fatto trasformata in semi presidenziale con pieni poteri in capo al presidente del consiglio ed al comitato degli scienziati che insieme al capo della protezione civile decidono sulla vita e sui diritti dei cittadini italiani.Ma questa è un’altra storia che dovrà esser cambiata con l’aiuto di tutti i cittadini italiani uniti tra loro perché, come affermava Piero Carnelutti, nella Costituzione, che è la nostra Carta fondamentale, sono scritti tutti i nostri diritti ed i nostri doveri, ma “la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità”.Ed i cittadini dovranno metterci tutto il loro impegno, occupandosi anche della politica, condizione questa indispensabile per meglio tutelare i loro diritti e riacquistare la dignità che è loro dovuta.www.youtube.com/watch?v=5jwlv38HQKg ... Leggi tuttoAccorcia

Cronaca degli eventi che sfociarono in un colpo di Stato
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