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In una autentica democrazia i poteri dello Stato devono restare separatiUna questione, davvero delicata, che nessuno vuole mai affrontare con coraggio è quella che ogni magistrato dovrebbe limitarsi ad applicare la legge. L'interpretazione della legge dovrebbe essere riservata esclusivamente al legislatore, come peraltro era previsto nello Statuto Albertino del 1848, legge fondamentale dello Stato italiano fino al 22.12.1947 data in cui venne approvata e successivamente entrò in vigore la Costituzione. L'interpretazione della legge, cui da oltre 50 anni fanno ricorso i magistrati attraverso una forzatura della stessa Costituzione, comporta una totale incertezza del diritto in quanto la legge viene applicata a secondo della ideologia, dell'appartenenza politica, della amicizia o inimicizia, della simpatia o antipatia, della cultura giuridica o della sua assenza e/o della convenienza del momento. Spesso accade poi che una legge viene disapplicata o addirittura creata, con la conseguenza di una ingerenza indebita della magistratura in poteri che non le appartengono, quello esecutivo e quello legislativo, poteri che in ogni democrazia fondata sullo Stato di diritto devono rimanere sempre separati. Il messaggio da lanciare è quello che si rende necessario ed urgente un intervento legislativo sulla magistratura, a cominciare dalla trasformazione dei termini che la riguardano da ordinatori in perentori con l'introduzione di sanzioni in caso di loro mancato rispetto, per proseguire con una nuova legge sulla responsabilità civile personale dei magistrati e la cancellazione della legge Vassalli che ha elargito loro l'impunità, riforme tutte queste che si possono fare con legge ordinaria. Mentre con una revisione della Costituzione si potrebbe procedere alla separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, alla modifica dell'ordinamento giudiziario e del CSM, all'introduzione di un organismo terzo che si occupi degli esami per accedere alla funzione di magistrato e dei procedimenti disciplinari che riguardano i magistrati per evitare che si continui a trasferire da padre in figlio, da generazione in generazione l'appartenenza ad un ordine (rectius corporazione) e nel contempo ad un potere che non proviene dal popolo sovrano, ma, come detto, da un concorso gestito prevalentemente dagli stessi magistrati.Questo è lo spunto di riflessione frutto della mia lunga esperienza nelle aule giudiziarie che sottopongo alla attenzione di tutti. ... Leggi tuttoAccorcia

In una autentica democrazia i poteri dello Stato devono restare separati
Una questione, davvero delicata, che nessuno vuole mai affrontare con coraggio è quella che ogni magistrato dovrebbe limitarsi ad applicare la legge. 
Linterpretazione della legge dovrebbe essere riservata esclusivamente al legislatore, come peraltro era previsto nello Statuto Albertino del 1848, legge fondamentale dello Stato italiano fino al 22.12.1947 data in cui venne approvata e successivamente entrò in vigore la Costituzione. 
Linterpretazione della legge, cui da oltre 50 anni fanno ricorso i magistrati attraverso una forzatura della stessa Costituzione, comporta una totale incertezza del diritto in quanto la legge viene applicata a secondo della ideologia, dellappartenenza politica, della amicizia o inimicizia, della simpatia o antipatia, della cultura giuridica o della sua assenza e/o della convenienza del momento. 
Spesso accade poi che una legge viene disapplicata o addirittura creata, con la conseguenza di una ingerenza indebita della magistratura in poteri che non le appartengono, quello esecutivo e quello legislativo, poteri che in ogni democrazia fondata sullo Stato di diritto devono rimanere sempre separati. 
Il messaggio da lanciare è quello che si rende necessario ed urgente un intervento legislativo sulla magistratura, a cominciare dalla trasformazione dei termini che la riguardano da ordinatori in perentori con lintroduzione di sanzioni in caso di loro mancato rispetto, per proseguire con una nuova legge sulla responsabilità civile personale dei magistrati e la cancellazione della legge Vassalli che ha elargito loro limpunità, riforme tutte queste che si possono fare con legge ordinaria. 
Mentre con una revisione della Costituzione si potrebbe procedere alla separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, alla modifica dellordinamento giudiziario e del CSM, allintroduzione di un organismo terzo che si occupi degli esami per accedere alla funzione di magistrato e dei procedimenti disciplinari che riguardano i magistrati per evitare che si continui a trasferire da padre in figlio, da generazione in generazione lappartenenza ad un ordine (rectius corporazione) e nel contempo ad un potere che non proviene dal popolo sovrano, ma, come detto, da un concorso gestito prevalentemente dagli stessi magistrati.
Questo è lo spunto di riflessione frutto della mia lunga esperienza nelle aule giudiziarie che sottopongo alla attenzione di tutti.

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Complimenti, Dino.

17 ore fa

Studio legale Lonoce

In una autentica democrazia i poteri dello Stato devono restare separatiUna questione, davvero delicata, che nessuno vuole mai affrontare con coraggio è quella che ogni magistrato dovrebbe limitarsi ad applicare la legge.L'interpretazione della legge dovrebbe essere riservata esclusivamente al legislatore, come peraltro era previsto nello Statuto Albertino del 1848, legge fondamentale dello Stato italiano fino al 22.12.1947 data in cui venne approvata e successivamente entrò in vigore la Costituzione.L'interpretazione della legge, cui da oltre 50 anni fanno ricorso i magistrati attraverso una forzatura della stessa Costituzione, comporta una totale incertezza del diritto in quanto la legge viene applicata a secondo della ideologia, dell'appartenenza politica, della amicizia o inimicizia, della simpatia o antipatia, della cultura giuridica o della sua assenza e/o della convenienza del momento.Spesso accade poi che una legge viene disapplicata o addirittura creata, con la conseguenza di una ingerenza indebita della magistratura in poteri che non le appartengono, quello esecutivo e quello legislativo, poteri che in ogni democrazia fondata sullo Stato di diritto devono rimanere sempre separati.Il messaggio da lanciare è quello che si rende necessario ed urgente un intervento legislativo sulla magistratura, a cominciare dalla trasformazione dei termini che la riguardano da ordinatori in perentori con l'introduzione di sanzioni in caso di loro mancato rispetto, per proseguire con una nuova legge sulla responsabilità civile personale dei magistrati e la cancellazione della legge Vassalli che ha elargito loro l'impunità, riforme tutte queste che si possono fare con legge ordinaria.Mentre con una revisione della Costituzione si potrebbe procedere alla separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, alla modifica dell'ordinamento giudiziario e del CSM, all'introduzione di un organismo terzo che si occupi degli esami per accedere alla funzione di magistrato e dei procedimenti disciplinari che riguardano i magistrati per evitare che si continui a trasferire da padre in figlio, da generazione in generazione l'appartenenza ad un ordine (rectius corporazione) e nel contempo ad un potere che non proviene dal popolo sovrano, ma, come detto, da un concorso gestito prevalentemente dagli stessi magistrati.Questo è lo spunto di riflessione frutto della mia lunga esperienza nelle aule giudiziarie che sottopongo alla attenzione di tutti. ... Leggi tuttoAccorcia

In una autentica democrazia i poteri dello Stato devono restare separati

1 settimana fa

Studio legale Lonoce

L’ennesima controriforma del processo penaleE’ davvero inquietante e desta preoccupazione per la tenuta dello Stato di diritto l’annunciata riforma del processo penale del Ministro della Giustizia Bonafede.Altro disastro annunciato ed attuato con caparbietà e determinazione è quello che riguarda la sospensione della prescrizione che rischia di mettere a rischio la tenuta del governo.Il prospettato lodo Conte bis prevede delle modifiche alla riforma “Spazzacorrotti” (già oggetto di una pronuncia recente di incostituzionalità) prevedendo la decorrenza dei termini dalla sentenza di primo grado ed operando una distinzione tra condannati e assolti.Nelle previsioni dell’accordo raggiunto all’interno del governo rosso-giallo la prescrizione si dovrebbe sospendere dopo la condanna in primo grado e tornerebbe a decorrere con applicazione retroattiva qualora l’imputato, condannato in primo grado, dovesse essere assolto nel secondo grado del giudizio.Un pateracchio che è stato già oggetto di censura da parte di autorevoli costituzionalisti.Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede ha preannunciato “un piano di assunzioni e di investimenti senza precedenti” e ha precisato di voler intervenire sulla digitalizzazione e sull’ampliamento dei processi telematici. Naturalmente il tutto a costo zero.Ha poi esternato queste sue anticipazioni: “Interveniamo nel processo e stabiliamo nel caso del rito monocratico, che sono circa il 90%, un tempo di un anno per il primo grado, di due anni nel secondo grado e di un anno in Cassazione, quindi quattro anni per tutti i gradi di giudizio. È un obiettivo ambizioso che riteniamo di poter raggiungere grazie agli investimenti che stiamo facendo”.Per i processi penali, nella fase delle indagini preliminari, la riforma introduce novità per rendere il procedimento investigativo più veloce, demandando al Consiglio Superiore della Magistratura l’indicazione dei criteri con cui procedere alla scelta dei reati a cui dare la priorità nelle indagini investigative.Viene prevista anche la durata massima dei processi penali che, ad eccezione di quelli riguardanti reati più gravi come mafia, terrorismo e quelli contro la Pubblica amministrazione, dovrebbero essere di un anno per il primo grado, due anni per il secondo grado, un anno per il giudizio in Cassazione, termini questi, naturalmente tutti ordinatori, quindi privi di alcuna sanzione nel caso di loro inosservanza.I termini sopra indicati, secondo la riforma governativa, potranno essere determinati in misura diversa dal Consiglio Superiore della Magistratura in relazione a ciascun ufficio, con cadenza biennale, tenendo conto di "pendenze", "sopravvenienze", "natura dei procedimenti e loro complessità", "risorse disponibili". Il dirigente dell'ufficio è tenuto a vigilare sul rispetto di tali regole e a segnalare ai titolari dell'azione disciplinare la mancata adozione delle misure organizzative "quando imputabile a negligenza inescusabile".La riforma prevede ancora una modifica dei termini di durata delle indagini preliminari, a secondo della gravità dei reati: 6 mesi dall'iscrizione sul registro degli indagati per i reati puniti con la sola pena pecuniaria o con la pena detentiva non superiore nel massimo a 3 anni, un anno e 6 mesi per i reati considerati di maggiore gravità, un anno per tutti gli altri casi. Il PM potrà poi chiedere per una sola volta una proroga di non oltre 6 mesi.Il PM, alla scadenza dei termini “ordinatori” fissati, dovrà notificare senza ritardo all'indagato o alla parte offesa che abbia dichiarato di volere esserne informata, avviso del deposito degli atti e della sua facoltà di prenderne visione ed estrarne copia. Qualora il PM dovesse violare tali adempimenti incorrerebbe in un semplice illecito disciplinare quando il fatto è dovuto a dolo o a negligenza. Analogamente costituirà un illecito disciplinare quando è riconducibile a dolo o a negligenza, l'omesso deposito della richiesta di archiviazione o il mancato esercizio dell'azione penale da parte del PM entro il termine di 30 giorni dalla presentazione della richiesta del difensore della persona sottoposta alle indagini o della parte offesa.La riforma annunciata da Bonafede stabilisce altre novità: viene disposto il procedimento monocratico anche in appello, vengono introdotte nuove regole per i riti alternativi (rito abbreviato, giudizio immediato, patteggiamento) ed inseriti ulteriori ostacoli alla possibilità di proporre l’impugnazione, dal momento che diverrebbero inappellabili le sentenze di proscioglimento relative a reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa.Viene rafforzato il sistema di notifiche telematiche.Una riforma davvero farraginosa che ben lungi dal migliorare il servizio giustizie e le garanzie dei cittadini, conferirà ai magistrati nuovi e più incisivi poteri discrezionali in violazione dell’art.111 cost. che fissa il principio del giusto processo.Se il governo in carica avesse veramente a cuore gli interessi della Nazione e della Giustizia avrebbe dovuto por mano ad una riforma organica dell’Ordinamento Giudiziario e dei codici di procedura civile e penale.Per ridurre da subito l’arretrato che nel corso degli ultimi anni si accumulato nei palazzi di Giustizia italiani, sarebbe sufficiente una riforma molto semplice da attuare con legge ordinaria, quella della modifica della natura dei termini processuali che riguardano i magistrati che sono purtroppo sempre e soltanto ordinatori e non perentori. Come è noto esistono processualmente tre tipi di termini: quelli dilatori che non consentono di esercitare una facoltà o un diritto prima del loro decorso, quelli perentori, che impongono il rispetto sotto pena della decadenza per la parte ed i difensori dall’esercizio di un diritto o di una facoltà ed infine quelli ordinatori che possono non essere rispettati senza alcuna conseguenza. Gli attuali termini che riguardano i magistrati sono sempre ordinatori. Se i termini ordinatori fossero eliminati ed equiparati a quelli perentori con la previsione di una sanzione pecuniaria parametrata ad una frazione di stipendio di ogni magistrato per ogni giorno di ritardo dopo la scadenza del termine assegnato per il deposito degli atti che riguardano la sua funzione giurisdizionale, certamente l’iter processuale verrebbe velocizzato. Quanto sopra potrebbe essere realizzato in quanto non si può prescindere dalla considerazione che la magistratura oltre a costituire "un ordine indipendente da ogni altro potere" è anche legata allo Stato da un rapporto di pubblico impiego per cui è tenuta a svolgere un'attività lavorativa utile per lo Stato in termini di qualità e quantità di lavoro prestato. Naturalmente se avessimo una classe politica sensibile prima di ogni intervento si dovrebbe procedere alla separazione delle carriere tra P.M. e Giudici per avere il vero giudice terzo e abolire il principio della obbligatorietà dell’azione penale che costituisce un’ipocrisia tutta italiana. ... Leggi tuttoAccorcia

L’ennesima controriforma del processo penale

1 settimana fa

Studio legale Lonoce

L’ennesima controriforma del processo penaleE’ davvero inquietante e desta preoccupazione per la tenuta dello Stato di diritto l’annunciata riforma del processo penale del Ministro della Giustizia Bonafede. Altro disastro annunciato ed attuato con caparbietà e determinazione è quello che riguarda la sospensione della prescrizione che rischia di mettere a rischio la tenuta del governo.Il prospettato lodo Conte bis prevede delle modifiche alla riforma “Spazzacorrotti” (già oggetto di una pronuncia recente di incostituzionalità) prevedendo la decorrenza dei termini dalla sentenza di primo grado ed operando una distinzione tra condannati e assolti. Nelle previsioni dell’accordo raggiunto all’interno del governo rosso-giallo la prescrizione si dovrebbe sospendere dopo la condanna in primo grado e tornerebbe a decorrere con applicazione retroattiva qualora l’imputato, condannato in primo grado, dovesse essere assolto nel secondo grado del giudizio.Un pateracchio che è stato già oggetto di censura da parte di autorevoli costituzionalisti.Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede ha preannunciato “un piano di assunzioni e di investimenti senza precedenti” e ha precisato di voler intervenire sulla digitalizzazione e sull’ampliamento dei processi telematici. Naturalmente il tutto a costo zero.Ha poi esternato queste sue anticipazioni: “Interveniamo nel processo e stabiliamo nel caso del rito monocratico, che sono circa il 90%, un tempo di un anno per il primo grado, di due anni nel secondo grado e di un anno in Cassazione, quindi quattro anni per tutti i gradi di giudizio. È un obiettivo ambizioso che riteniamo di poter raggiungere grazie agli investimenti che stiamo facendo”.Per i processi penali, nella fase delle indagini preliminari, la riforma introduce novità per rendere il procedimento investigativo più veloce, demandando al Consiglio Superiore della Magistratura l’indicazione dei criteri con cui procedere alla scelta dei reati a cui dare la priorità nelle indagini investigative.Viene prevista anche la durata massima dei processi penali che, ad eccezione di quelli riguardanti reati più gravi come mafia, terrorismo e quelli contro la Pubblica amministrazione, dovrebbero essere di un anno per il primo grado, due anni per il secondo grado, un anno per il giudizio in Cassazione, termini questi, naturalmente tutti ordinatori, quindi privi di alcuna sanzione nel caso di loro inosservanza.I termini sopra indicati, secondo la riforma governativa, potranno essere determinati in misura diversa dal Consiglio Superiore della Magistratura in relazione a ciascun ufficio, con cadenza biennale, tenendo conto di "pendenze", "sopravvenienze", "natura dei procedimenti e loro complessità", "risorse disponibili". Il dirigente dell'ufficio è tenuto a vigilare sul rispetto di tali regole e a segnalare ai titolari dell'azione disciplinare la mancata adozione delle misure organizzative "quando imputabile a negligenza inescusabile".La riforma prevede ancora una modifica dei termini di durata delle indagini preliminari, a secondo della gravità dei reati: 6 mesi dall'iscrizione sul registro degli indagati per i reati puniti con la sola pena pecuniaria o con la pena detentiva non superiore nel massimo a 3 anni, un anno e 6 mesi per i reati considerati di maggiore gravità, un anno per tutti gli altri casi. Il PM potrà poi chiedere per una sola volta una proroga di non oltre 6 mesi.Il PM, alla scadenza dei termini “ordinatori” fissati, dovrà notificare senza ritardo all'indagato o alla parte offesa che abbia dichiarato di volere esserne informata, avviso del deposito degli atti e della sua facoltà di prenderne visione ed estrarne copia. Qualora il PM dovesse violare tali adempimenti incorrerebbe in un semplice illecito disciplinare quando il fatto è dovuto a dolo o a negligenza. Analogamente costituirà un illecito disciplinare quando è riconducibile a dolo o a negligenza, l'omesso deposito della richiesta di archiviazione o il mancato esercizio dell'azione penale da parte del PM entro il termine di 30 giorni dalla presentazione della richiesta del difensore della persona sottoposta alle indagini o della parte offesa.La riforma annunciata da Bonafede stabilisce altre novità: viene disposto il procedimento monocratico anche in appello, vengono introdotte nuove regole per i riti alternativi (rito abbreviato, giudizio immediato, patteggiamento) ed inseriti ulteriori ostacoli alla possibilità di proporre l’impugnazione, dal momento che diverrebbero inappellabili le sentenze di proscioglimento relative a reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa.Viene rafforzato il sistema di notifiche telematiche.Una riforma davvero farraginosa che ben lungi dal migliorare il servizio giustizie e le garanzie dei cittadini, conferirà ai magistrati nuovi e più incisivi poteri discrezionali in violazione dell’art.111 cost. che fissa il principio del giusto processo.Se il governo in carica avesse veramente a cuore gli interessi della Nazione e della Giustizia avrebbe dovuto por mano ad una riforma organica dell’Ordinamento Giudiziario e dei codici di procedura civile e penale.Per ridurre da subito l’arretrato che nel corso degli ultimi anni si accumulato nei palazzi di Giustizia italiani, sarebbe sufficiente una riforma molto semplice da attuare con legge ordinaria, quella della modifica della natura dei termini processuali che riguardano i magistrati che sono purtroppo sempre e soltanto ordinatori e non perentori. Come è noto esistono processualmente tre tipi di termini: quelli dilatori che non consentono di esercitare una facoltà o un diritto prima del loro decorso, quelli perentori, che impongono il rispetto sotto pena della decadenza per la parte ed i difensori dall’esercizio di un diritto o di una facoltà ed infine quelli ordinatori che possono non essere rispettati senza alcuna conseguenza. Gli attuali termini che riguardano i magistrati sono sempre ordinatori. Se i termini ordinatori fossero eliminati ed equiparati a quelli perentori con la previsione di una sanzione pecuniaria parametrata ad una frazione di stipendio di ogni magistrato per ogni giorno di ritardo dopo la scadenza del termine assegnato per il deposito degli atti che riguardano la sua funzione giurisdizionale, certamente l’iter processuale verrebbe velocizzato. Quanto sopra potrebbe essere realizzato in quanto non si può prescindere dalla considerazione che la magistratura oltre a costituire "un ordine indipendente da ogni altro potere" è anche legata allo Stato da un rapporto di pubblico impiego per cui è tenuta a svolgere un'attività lavorativa utile per lo Stato in termini di qualità e quantità di lavoro prestato. Naturalmente se avessimo una classe politica sensibile prima di ogni intervento si dovrebbe procedere alla separazione delle carriere tra P.M. e Giudici per avere il vero giudice terzo e abolire il principio della obbligatorietà dell’azione penale che costituisce un’ipocrisia tutta italiana. ... Leggi tuttoAccorcia

L’ennesima controriforma del processo penale
E’ davvero inquietante e desta preoccupazione per la tenuta dello Stato di diritto l’annunciata riforma del processo penale del Ministro della Giustizia Bonafede. 
Altro disastro annunciato ed attuato con caparbietà e determinazione è quello che riguarda la sospensione della prescrizione che rischia di mettere a rischio la tenuta del governo.
Il prospettato lodo Conte bis prevede delle modifiche alla riforma “Spazzacorrotti” (già oggetto di una pronuncia recente di incostituzionalità) prevedendo la decorrenza dei termini dalla sentenza di primo grado ed operando una distinzione tra condannati e assolti. 
Nelle previsioni dell’accordo raggiunto all’interno del governo rosso-giallo la prescrizione si dovrebbe sospendere dopo la condanna in primo grado e tornerebbe a decorrere con applicazione retroattiva qualora l’imputato, condannato in primo grado, dovesse essere assolto nel secondo grado del giudizio.
Un pateracchio che è stato già oggetto di censura da parte di autorevoli costituzionalisti.
Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede ha preannunciato “un piano di assunzioni e di investimenti senza precedenti” e ha precisato di voler intervenire sulla digitalizzazione e sull’ampliamento dei processi telematici. Naturalmente il tutto a costo zero.
Ha poi esternato queste sue anticipazioni: “Interveniamo nel processo e stabiliamo nel caso del rito monocratico, che sono circa il 90%, un tempo di un anno per il primo grado, di due anni nel secondo grado e di un anno in Cassazione, quindi quattro anni per tutti i gradi di giudizio. È un obiettivo ambizioso che riteniamo di poter raggiungere grazie agli investimenti che stiamo facendo”.
Per i processi penali, nella fase delle indagini preliminari, la riforma introduce novità per rendere il procedimento investigativo più veloce, demandando al Consiglio Superiore della Magistratura l’indicazione dei criteri con cui procedere alla scelta dei reati a cui dare la priorità nelle indagini investigative.
Viene prevista anche la durata massima dei processi penali che, ad eccezione di quelli riguardanti reati più gravi come mafia, terrorismo e quelli contro la Pubblica amministrazione, dovrebbero essere di un anno per il primo grado, due anni per il secondo grado, un anno per il giudizio in Cassazione, termini questi, naturalmente tutti ordinatori, quindi privi di alcuna sanzione nel caso di loro inosservanza.
I termini sopra indicati, secondo la riforma governativa, potranno essere determinati in misura diversa dal Consiglio Superiore della Magistratura in relazione a ciascun ufficio, con cadenza biennale, tenendo conto di pendenze, sopravvenienze, natura dei procedimenti e loro complessità, risorse disponibili. Il dirigente dellufficio è tenuto a vigilare sul rispetto di tali regole e a segnalare ai titolari dellazione disciplinare la mancata adozione delle misure organizzative quando imputabile a negligenza inescusabile.
La riforma prevede ancora una modifica dei termini di durata delle indagini preliminari, a secondo della gravità dei reati: 6 mesi dalliscrizione sul registro degli indagati per i reati puniti con la sola pena pecuniaria o con la pena detentiva non superiore nel massimo a 3 anni, un anno e 6 mesi per i reati considerati di maggiore gravità, un anno per tutti gli altri casi. Il PM potrà poi chiedere per una sola volta una proroga di non oltre 6 mesi.
Il PM, alla scadenza dei termini “ordinatori” fissati, dovrà notificare senza ritardo allindagato o alla parte offesa che abbia dichiarato di volere esserne informata, avviso del deposito degli atti e della sua facoltà di prenderne visione ed estrarne copia. Qualora il PM dovesse violare tali adempimenti incorrerebbe in un semplice illecito disciplinare quando il fatto è dovuto a dolo o a negligenza. Analogamente costituirà un illecito disciplinare quando è riconducibile a dolo o a negligenza, lomesso deposito della richiesta di archiviazione o il mancato esercizio dellazione penale da parte del PM entro il termine di 30 giorni dalla presentazione della richiesta del difensore della persona sottoposta alle indagini o della parte offesa.
La riforma annunciata da Bonafede stabilisce altre novità: viene disposto il procedimento monocratico anche in appello, vengono introdotte nuove regole per i riti alternativi (rito abbreviato, giudizio immediato, patteggiamento) ed inseriti ulteriori ostacoli alla possibilità di proporre l’impugnazione, dal momento che diverrebbero inappellabili le sentenze di proscioglimento relative a reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa.
Viene rafforzato il sistema di notifiche telematiche.
Una riforma davvero farraginosa che ben lungi dal migliorare il servizio giustizie e le garanzie dei cittadini, conferirà ai magistrati nuovi e più incisivi poteri discrezionali in violazione dell’art.111 cost. che fissa il principio del giusto processo.
Se il governo in carica avesse veramente a cuore gli interessi della Nazione e della Giustizia avrebbe dovuto por mano ad una riforma organica dell’Ordinamento Giudiziario e dei codici di procedura civile e penale.
Per ridurre da subito l’arretrato che nel corso degli ultimi anni si accumulato nei palazzi di Giustizia italiani, sarebbe sufficiente una riforma molto semplice da attuare con legge ordinaria, quella della modifica della natura dei termini processuali che riguardano i magistrati che sono purtroppo sempre e soltanto ordinatori e non perentori. Come è noto esistono processualmente tre tipi di termini: quelli dilatori che non consentono di esercitare una facoltà o un diritto prima del loro decorso, quelli perentori, che impongono il rispetto sotto pena della decadenza per la parte ed i difensori dall’esercizio di un diritto o di una facoltà ed infine quelli ordinatori che possono non essere rispettati senza alcuna conseguenza. Gli attuali termini che riguardano i magistrati sono sempre ordinatori. Se i termini ordinatori fossero eliminati ed equiparati a quelli perentori con la previsione di una sanzione pecuniaria parametrata ad una frazione di stipendio di ogni magistrato per ogni giorno di ritardo dopo la scadenza del termine assegnato per il deposito degli atti che riguardano la sua funzione giurisdizionale, certamente l’iter processuale verrebbe velocizzato. Quanto sopra potrebbe essere realizzato in quanto non si può prescindere dalla considerazione che la magistratura oltre a costituire un ordine indipendente da ogni altro potere è anche legata allo Stato da un rapporto di pubblico impiego per cui è tenuta a svolgere unattività lavorativa utile per lo Stato in termini di qualità e quantità di lavoro prestato. Naturalmente se avessimo una classe politica sensibile prima di ogni intervento si dovrebbe procedere alla separazione delle carriere tra P.M. e Giudici per avere il vero giudice terzo e abolire il principio della obbligatorietà dell’azione penale che costituisce un’ipocrisia tutta italiana.

1 settimana fa

Studio legale Lonoce

Si ristabilisca il giusto equilibrio e si ripristini una rigorosa divisione tra i poteri dello StatoAnche oggi come già era avvenuto nella prima metà degli anni novanta, spira un vento giustizialista che sospinge uno dei poteri dello Stato ad interferire prepotentemente nella politica nazionale, sopperendo ad una debolezza dei partiti.Si sente sempre più insistente e rumoroso il tintinnio delle manette come ai tempi di “mani pulite”.Le informazioni di garanzia, meglio conosciute con l'indicazione impropria utilizzata di solito dai mass media di “avvisi di garanzia”, continuano sempre più mirate e più numerose, prima contro Silvio Berlusconi, leader del centro destra dal 1994 ed oggi contro Matteo Salvini attuale leader dello stesso schieramento politico, maggioritario nella nostra Nazione.Gli attacchi giudiziari hanno luogo attraverso una interpretazione sempre più audace e personale della legge, applicando a secondo della convenienza o della opportunità, il principio della obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale che invece in molti altri casi viene volutamente dimenticato per effetto di una scelta di politica criminale che opera una scelta dei reati da perseguire e quelli da archiviare.La libera e discrezionale possibilità della interpretazione della legge e la irresponsabilità dei magistrati, i quali, anche grazie alla legge Vassalli, non sono mai ritenuti responsabili dei loro errori, dolosi o colposi che siano, espone ogni cittadino italiano non solo alla totale incertezza del diritto, ma a vere e proprie persecuzioni giudiziarie.E’ di tutta evidenza che il protagonismo ed interventismo sulla politica di alcuni magistrati ideologicamente condizionati, comporti un vero e proprio sconfinamento di un potere, quello giudiziario, in campi che non gli appartengono.Si avverte l’impressione che le certezze derivanti dalle garanzie costituzionali, come quella della presunzione di innocenza e del giusto processo stiano per essere messe in discussione sotto la spinta dei partiti giustizialisti al governo che vorrebbero un ritorno all’epoca del pool di mani pulite.Non possiamo dimenticare i tempi del pool di Milano che operando come “i quattro cavalieri dell'apocalisse", operò a senso unico, distruggendo con lo strumento delle iniziative giudiziarie tutti i partiti cui apparteneva la vecchia, ma preparata classe politica della prima repubblica e risparmiandone soltanto tre: il Msi, perché non aveva mai governato, il Pr, perché aveva una piccola rappresentanza parlamento e il Pci cui fu riservato un trattamento davvero singolare.Tutti gli esponenti nazionali dei vecchi partiti furono fagocitati, annientati e distrutti sotto l’accusa di aver commesso un gravissimo delitto di finanziamento illecito, “l’aver preso soldi per il partito", reato che, secondo una scelta di politica criminale dell'epoca, avrebbe destato grande allarme sociale.Poi per il teorema accusatorio di mani pulite chiunque avesse rivestito cariche o ruoli apicali in un partito “non poteva non sapere….”.Ed ancora per raggiungere con maggiore facilità il risultato di assicurare alla giustizia i pericolosi criminali accusati di aver preso soldi per il partito venne reintrodotto il processo inquisitorio di medioevale memoria in cui nessuno poteva essere condannato, anche per crimini gravissimi, se non in presenza di due casi:1) se due testimoni oculari avessero visto l’accusato commettere il delitto;2) se l’indagato fosse stato reo confesso.Dal momento che non era facile disporre sempre di due testimoni oculari, per pervenire ad una condanna, anche alla pena capitale, si utilizzava la seconda ipotesi.Conseguentemente l’accusato, anche se fosse stato innocente, veniva indotto alla confessione attraverso la tortura con ogni strumento idoneo per provocargli sul corpo atroci sofferenze, finché, sopraffatto dal dolore, l’accusato-imputato finiva col confessare colpe anche non sue e subito dopo veniva affidato al boia per l’esecuzione della sentenza di condanna.Negli anni novanta il sistema della tortura cambiò e si trasformò in una tortura psicologica attraverso la carcerazione preventiva sine die, fino ad ottenere una confessione di fatti che avessero potuto avallare la tesi del pubblico ministero inquirente e consentirgli di sostenere validamente l’accusa nel successivo dibattimento.Una ultima considerazione, per una probabile, ma evidente distrazione, i rappresentanti della pubblica accusa non si accorsero che il partito comunista italiano il denaro lo aveva sempre ricevuto dall’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS) e che il reato commesso dai suoi esponenti era molto più grave, riguardando delitti contro la personalità dello Stato italiano previsti dal codice penale come l’art.243 (intelligenze con lo straniero) o l’art. 246 (corruzione del cittadino da parte dello straniero).Su quella che fu una pagina oscura della nostra storia, a parte l’esaltazione delle gesta dei protagonisti che cavalcarono l’onda lunga del giustizialismo, non è stato fatto mai alcun reale ed obiettivo approfondimento e forse sarebbe giunto il momento della verità. ... 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Si ristabilisca il giusto equilibrio e si ripristini una rigorosa divisione tra i poteri dello Stato

1 settimana fa

Studio legale Lonoce

Si ristabilisca il giusto equilibrio e si ripristini una rigorosa divisione tra i poteri dello StatoAnche oggi come già era avvenuto nella prima metà degli anni novanta, spira un vento giustizialista che sospinge uno dei poteri dello Stato ad interferire prepotentemente nella politica nazionale, sopperendo ad una debolezza dei partiti. Si sente sempre più insistente e rumoroso il tintinnio delle manette come ai tempi di “mani pulite”.Le informazioni di garanzia, meglio conosciute con l'indicazione impropria utilizzata di solito dai mass media di “avvisi di garanzia”, continuano sempre più mirate e più numerose, prima contro Silvio Berlusconi, leader del centro destra dal 1994 ed oggi contro Matteo Salvini attuale leader dello stesso schieramento politico, maggioritario nella nostra Nazione.Gli attacchi giudiziari hanno luogo attraverso una interpretazione sempre più audace e personale della legge, applicando a secondo della convenienza o della opportunità, il principio della obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale che invece in molti altri casi viene volutamente dimenticato per effetto di una scelta di politica criminale che opera una scelta dei reati da perseguire e quelli da archiviare.La libera e discrezionale possibilità della interpretazione della legge e la irresponsabilità dei magistrati, i quali, anche grazie alla legge Vassalli, non sono mai ritenuti responsabili dei loro errori, dolosi o colposi che siano, espone ogni cittadino italiano non solo alla totale incertezza del diritto, ma a vere e proprie persecuzioni giudiziarie.E’ di tutta evidenza che il protagonismo ed interventismo sulla politica di alcuni magistrati ideologicamente condizionati, comporti un vero e proprio sconfinamento di un potere, quello giudiziario, in campi che non gli appartengono.Si avverte l’impressione che le certezze derivanti dalle garanzie costituzionali, come quella della presunzione di innocenza e del giusto processo stiano per essere messe in discussione sotto la spinta dei partiti giustizialisti al governo che vorrebbero un ritorno all’epoca del pool di mani pulite. Non possiamo dimenticare i tempi del pool di Milano che operando come “i quattro cavalieri dell'apocalisse", operò a senso unico, distruggendo con lo strumento delle iniziative giudiziarie tutti i partiti cui apparteneva la vecchia, ma preparata classe politica della prima repubblica e risparmiandone soltanto tre: il Msi, perché non aveva mai governato, il Pr, perché aveva una piccola rappresentanza parlamento e il Pci cui fu riservato un trattamento davvero singolare. Tutti gli esponenti nazionali dei vecchi partiti furono fagocitati, annientati e distrutti sotto l’accusa di aver commesso un gravissimo delitto di finanziamento illecito, “l’aver preso soldi per il partito", reato che, secondo una scelta di politica criminale dell'epoca, avrebbe destato grande allarme sociale.Poi per il teorema accusatorio di mani pulite chiunque avesse rivestito cariche o ruoli apicali in un partito “non poteva non sapere….”.Ed ancora per raggiungere con maggiore facilità il risultato di assicurare alla giustizia i pericolosi criminali accusati di aver preso soldi per il partito venne reintrodotto il processo inquisitorio di medioevale memoria in cui nessuno poteva essere condannato, anche per crimini gravissimi, se non in presenza di due casi: 1) se due testimoni oculari avessero visto l’accusato commettere il delitto;2) se l’indagato fosse stato reo confesso.Dal momento che non era facile disporre sempre di due testimoni oculari, per pervenire ad una condanna, anche alla pena capitale, si utilizzava la seconda ipotesi.Conseguentemente l’accusato, anche se fosse stato innocente, veniva indotto alla confessione attraverso la tortura con ogni strumento idoneo per provocargli sul corpo atroci sofferenze, finché, sopraffatto dal dolore, l’accusato-imputato finiva col confessare colpe anche non sue e subito dopo veniva affidato al boia per l’esecuzione della sentenza di condanna.Negli anni novanta il sistema della tortura cambiò e si trasformò in una tortura psicologica attraverso la carcerazione preventiva sine die, fino ad ottenere una confessione di fatti che avessero potuto avallare la tesi del pubblico ministero inquirente e consentirgli di sostenere validamente l’accusa nel successivo dibattimento.Una ultima considerazione, per una probabile, ma evidente distrazione, i rappresentanti della pubblica accusa non si accorsero che il partito comunista italiano il denaro lo aveva sempre ricevuto dall’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS) e che il reato commesso dai suoi esponenti era molto più grave, riguardando delitti contro la personalità dello Stato italiano previsti dal codice penale come l’art.243 (intelligenze con lo straniero) o l’art. 246 (corruzione del cittadino da parte dello straniero).Su quella che fu una pagina oscura della nostra storia, a parte l’esaltazione delle gesta dei protagonisti che cavalcarono l’onda lunga del giustizialismo, non è stato fatto mai alcun reale ed obiettivo approfondimento e forse sarebbe giunto il momento della verità. ... Leggi tuttoAccorcia

Si ristabilisca il giusto equilibrio e si ripristini una rigorosa divisione tra i poteri dello Stato
Anche oggi come già era avvenuto nella prima metà degli anni novanta, spira un vento giustizialista che sospinge uno dei poteri dello Stato ad interferire prepotentemente nella politica nazionale, sopperendo ad una debolezza dei partiti. 
Si sente sempre più insistente e rumoroso il tintinnio delle manette come ai tempi di “mani pulite”.
Le informazioni di garanzia, meglio conosciute con lindicazione impropria utilizzata di solito dai mass media di “avvisi di garanzia”, continuano sempre più mirate e più numerose, prima contro Silvio Berlusconi, leader del centro destra dal 1994 ed oggi contro Matteo Salvini attuale leader dello stesso schieramento politico, maggioritario nella nostra Nazione.
Gli attacchi giudiziari hanno luogo attraverso una interpretazione sempre più audace e personale della legge, applicando a secondo della convenienza o della opportunità, il principio della obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale che invece in molti altri casi viene volutamente dimenticato per effetto di una scelta di politica criminale che opera una scelta dei reati da perseguire e quelli da archiviare.
La libera e discrezionale possibilità della interpretazione della legge e la irresponsabilità dei magistrati, i quali, anche grazie alla legge Vassalli, non sono mai ritenuti responsabili dei loro errori, dolosi o colposi che siano, espone ogni cittadino italiano non solo alla totale incertezza del diritto, ma a vere e proprie persecuzioni giudiziarie.
E’ di tutta evidenza che il protagonismo ed interventismo sulla politica di alcuni magistrati ideologicamente condizionati, comporti un vero e proprio sconfinamento di un potere, quello giudiziario, in campi che non gli appartengono.
Si avverte l’impressione che le certezze derivanti dalle garanzie costituzionali, come quella della presunzione di innocenza e del giusto processo stiano per essere messe in discussione sotto la spinta dei partiti giustizialisti al governo che vorrebbero un ritorno all’epoca del pool di mani pulite. 
Non possiamo dimenticare i tempi del pool di Milano che operando come “i quattro cavalieri dellapocalisse, operò a senso unico, distruggendo con lo strumento delle iniziative giudiziarie tutti i partiti cui apparteneva la vecchia, ma preparata classe politica della prima repubblica e risparmiandone soltanto tre: il Msi, perché non aveva mai governato, il Pr, perché aveva una piccola rappresentanza parlamento e il Pci cui fu riservato un trattamento davvero singolare. 
Tutti gli esponenti nazionali dei vecchi partiti furono fagocitati, annientati e distrutti sotto l’accusa di aver commesso un gravissimo delitto di finanziamento illecito, “l’aver preso soldi per il partito, reato che, secondo una scelta di politica criminale dellepoca, avrebbe destato grande allarme sociale.
Poi per il teorema accusatorio di mani pulite chiunque avesse rivestito cariche o ruoli apicali in un partito “non poteva non sapere….”.
Ed ancora per raggiungere con maggiore facilità il risultato di assicurare alla giustizia i pericolosi criminali accusati di aver preso soldi per il partito venne reintrodotto il processo inquisitorio di medioevale memoria in cui nessuno poteva essere condannato, anche per crimini gravissimi, se non in presenza di due casi: 
1) se due testimoni oculari avessero visto l’accusato commettere il delitto;
2) se l’indagato fosse stato reo confesso.
Dal momento che non era facile disporre sempre di due testimoni oculari, per pervenire ad una condanna, anche alla pena capitale, si utilizzava la seconda ipotesi.
Conseguentemente l’accusato, anche se fosse stato innocente, veniva indotto alla confessione attraverso la tortura con ogni strumento idoneo per provocargli sul corpo atroci sofferenze, finché, sopraffatto dal dolore, l’accusato-imputato finiva col confessare colpe anche non sue e subito dopo veniva affidato al boia per l’esecuzione della sentenza di condanna.
Negli anni novanta il sistema della tortura cambiò e si trasformò in una tortura psicologica attraverso la carcerazione preventiva sine die, fino ad ottenere una confessione di fatti che avessero potuto avallare la tesi del pubblico ministero inquirente e consentirgli di sostenere validamente l’accusa nel successivo dibattimento.
Una ultima considerazione, per una probabile, ma evidente distrazione, i rappresentanti della pubblica accusa non si accorsero che il partito comunista italiano il denaro lo aveva sempre ricevuto dall’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS) e che il reato commesso dai suoi esponenti era molto più grave, riguardando delitti contro la personalità dello Stato italiano previsti dal codice penale come l’art.243 (intelligenze con lo straniero) o l’art. 246 (corruzione del cittadino da parte dello straniero).
Su quella che fu una pagina oscura della nostra storia, a parte l’esaltazione delle gesta dei protagonisti che cavalcarono l’onda lunga del giustizialismo, non è stato fatto mai alcun reale ed obiettivo approfondimento e forse sarebbe giunto il momento della verità.

3 settimane fa

Studio legale Lonoce

SI RISPETTINO I PRINCIPI CARDINE DI UNO STATO DI DIRITTO!L’ex Ministro Matteo Salvini è veramente quel criminale comune che si vuol far credere?Se non fossimo convinti che la magistratura è "un ordine indipendente da ogni altro potere" e quindi in una posizione di terzietà ed estraneità rispetto alla politica, si avrebbe l'impressione di essere innanzi ad un intervento del braccio armato della sinistra!Sembra che l'accanimento giudiziario contro Matteo Salvini non debba avere mai fine ed i rappresentanti della pubblica accusa, spesso disattenti ed inerti, pur in presenza di gravi reati, quando omettono di adempiere un precipuo dovere del loro ufficio connesso al principio della obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale, non iscrivono neanche gli ignoti autori o i responsabili, se noti, nel registro degli indagati, pur essendo a conoscenza che tale omissione, volontaria o negligente che sia, comporta l’ipotesi del reato di rifiuto di atti di ufficio (art.328 codice penale).Ancora una volta, attraverso una interpretazione libera e fantasiosa delle norme di legge, si contesta a Matteo Salvini il gravissimo, ma inesistente reato di sequestro di persona, per fatti avvenuti nel periodo in cui egli è stato ministro degli interni e riguardanti i migranti trattenuti, anche soltanto per pochi giorni, sulle navi dove in genere vengono trasbordati,Per quanto potrebbe apparire ultroneo per tutti gli operatori della giustizia, ritengo sia utile precisare ai non addetti ai lavori che per la configurazione del reato di sequestro di persona (art.605 cod.pen.) occorre la sussistenza sia dell’elemento oggettivo, che di quello soggettivo.L’elemento oggettivo consiste nella privazione della libertà che nella fattispecie non vi è stata, dal momento che i migranti e/o clandestini, dopo il loro trasbordo e non salvataggio, sulla nave della ONG spagnola “Open Arms” erano tutti liberi a bordo.Il bene giuridico tutelato dalla norma penale è la libertà del soggetto, che viene leso da qualunque limitazione della sua libertà fisica e della sua libertà di scelta, anche attraverso tutte le forme di detenzione, arresto, perquisizione e ispezione.La privazione della libertà personale in cui si configura il sequestro, si realizza allorché il corpo del soggetto è ridotto in uno spazio definito e delimitato ad opera di chi eserciti su di esso un potere di fatto, quando tale spazio venga intercluso dall’agente, ad esempio, chiudendo la porta a chiave, o quando siano attuati sul suo corpo interventi coattivi che sottraggono l’essere fisico alle relazioni spaziali con misure coercitive sul suo corpo (esempio l’uso di manette).Dunque nel caso di specie è evidente che nessuna libertà è stata mai lesa dalla condotta di Matteo Salvini sotto il profilo oggettivo.Con riferimento all’altro elemento necessario per la configurazione del reato di sequestro di persona, quello soggettivo del dolo generico, gli strumenti per la privazione della libertà personale sono la violenza, la minaccia e l’inganno, ossia la coscienza e la volontà di privare illegittimamente un soggetto della propria libertà personale, contro la sua volontà, elementi questi pure assenti nei fatti contestati a Matteo Salvini.Quindi nessuno dei requisiti, sia sotto il profilo oggettivo, che sotto quello soggettivo possono ravvisarsi nella condotta dell’ex ministro Matteo Salvini.Quand’anche un magistrato non autonomo e sereno nel suo giudizio e non influenzato da convincimenti ideologici, dovesse artatamente ravvisare una ipotesi di reato, forzando l’interpretazione logica e letterale dell’art.605 cod.pen., Matteo Salvini non potrebbe mai essere ritenuto il solo responsabile perché ha operato di concerto con il presidente del consiglio Giuseppe Conte e con gli altri ministri competenti.Non sarebbe comunque punibile perché non potrebbe non tenersi conto della scriminante di cui all’art.51 cod. pen. per aver egli agito nell’adempimento di un dovere del suo ufficio di Ministro degli interni, connesso alla sicurezza dei cittadini italiani.E’ assolutamente intollerabile e contrario alla nostra civiltà giuridica il fatto che, pur in totale assenza di qualsivoglia comportamento che integri la fattispecie di reato prevista dall’art.605 cod. pen., si voglia sovvertire il principio costituzionale della presunzione di innocenza, colpevolizzando preventivamente l’ex ministro degli interni sotto una insana e faziosa spinta giacobina di ispirazione giustizialista e manettara contro un avversario politico, Matteo Salvini, che non si riesce a sconfiggere con le armi della democrazia, del confronto politico e del dibattito dialettico.Purtroppo ormai il diritto penale è diventato parte integrante della politica e, in linea con le dinamiche tipiche del populismo penale, si usa strumentalmente la sollecitazione dell’avvio di un processo penale per influenzare la politica e le scelte elettorali attraverso una criminalizzazione di qualche esponente politico che appare essere un avversario scomodo perchè gode della fiducia dei cittadini.Per quanto superfluo, occorre infine rilevare che quanti con una formale denuncia indirizzata all’Autorità giudiziaria hanno incolpato Matteo Salvini del reato di sequestro di persona, pur sapendolo innocente, ovvero hanno simulato a suo carico le tracce di un reato, una volta che sarà accertata giudizialmente l’assenza di qualsiasi profilo di responsabilità penale a carico del leader della Lega, dovranno a loro volta rispondere del delitto di calunnia (art.368 codice penale) perché anche per loro vale il principio che “la legge è uguale per tutti”!Auspico pertanto che si ristabilisca il rispetto delle garanzie costituzionali e dei principi su cui il nostro ordinamento giuridico democratico è fondato ed abbia termine una volta per tutte una sorta di caccia alle streghe di stampo maccartista.Esorto tutti i miei Colleghi a reagire energicamente contro ogni attacco allo Stato di diritto, perché rientra nei compiti di ogni Avvocato degno di svolgere il suo ruolo difensivo quello di non consentire che la Giustizia venga oltraggiata.Oggi si tratta di un attacco a Matteo Salvino, domani potrà toccare a chiunque altro perché in una Nazione in cui la legge fondamentale ha un valore, il testo scritto di una legge ha un significato, nessuno può decidere da solo, abusando di un potere che invece non glielo consente, che il principio della presunzione di innocenza sia superato da quello della presunzione di colpevolezza, che il termine di prescrizione dopo il primo grado vada sospeso con la conseguenza di affidare un cittadino coinvolto come parte offesa da un reato o come imputato ai tempi che verranno poi decisi da un magistrato e che saranno non ben determinati, perché “ordinatori” ed assolutamente incerti, perché aleatori. ... 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SI RISPETTINO I PRINCIPI CARDINE DI UNO STATO DI DIRITTO!

3 settimane fa

Studio legale Lonoce

SI RISPETTINO I PRINCIPI CARDINE DI UNO STATO DI DIRITTO!L’ex Ministro Matteo Salvini è veramente quel criminale comune che si vuol far credere?Se non fossimo convinti che la magistratura è "un ordine indipendente da ogni altro potere" e quindi in una posizione di terzietà ed estraneità rispetto alla politica, si avrebbe l'impressione di essere innanzi ad un intervento del braccio armato della sinistra! Sembra che l'accanimento giudiziario contro Matteo Salvini non debba avere mai fine ed i rappresentanti della pubblica accusa, spesso disattenti ed inerti, pur in presenza di gravi reati, quando omettono di adempiere un precipuo dovere del loro ufficio connesso al principio della obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale, non iscrivono neanche gli ignoti autori o i responsabili, se noti, nel registro degli indagati, pur essendo a conoscenza che tale omissione, volontaria o negligente che sia, comporta l’ipotesi del reato di rifiuto di atti di ufficio (art.328 codice penale). Ancora una volta, attraverso una interpretazione libera e fantasiosa delle norme di legge, si contesta a Matteo Salvini il gravissimo, ma inesistente reato di sequestro di persona, per fatti avvenuti nel periodo in cui egli è stato ministro degli interni e riguardanti i migranti trattenuti, anche soltanto per pochi giorni, sulle navi dove in genere vengono trasbordati, Per quanto potrebbe apparire ultroneo per tutti gli operatori della giustizia, ritengo sia utile precisare ai non addetti ai lavori che per la configurazione del reato di sequestro di persona (art.605 cod.pen.) occorre la sussistenza sia dell’elemento oggettivo, che di quello soggettivo.L’elemento oggettivo consiste nella privazione della libertà che nella fattispecie non vi è stata, dal momento che i migranti e/o clandestini, dopo il loro trasbordo e non salvataggio, sulla nave della ONG spagnola “Open Arms” erano tutti liberi a bordo.Il bene giuridico tutelato dalla norma penale è la libertà del soggetto, che viene leso da qualunque limitazione della sua libertà fisica e della sua libertà di scelta, anche attraverso tutte le forme di detenzione, arresto, perquisizione e ispezione.La privazione della libertà personale in cui si configura il sequestro, si realizza allorché il corpo del soggetto è ridotto in uno spazio definito e delimitato ad opera di chi eserciti su di esso un potere di fatto, quando tale spazio venga intercluso dall’agente, ad esempio, chiudendo la porta a chiave, o quando siano attuati sul suo corpo interventi coattivi che sottraggono l’essere fisico alle relazioni spaziali con misure coercitive sul suo corpo (esempio l’uso di manette).Dunque nel caso di specie è evidente che nessuna libertà è stata mai lesa dalla condotta di Matteo Salvini sotto il profilo oggettivo.Con riferimento all’altro elemento necessario per la configurazione del reato di sequestro di persona, quello soggettivo del dolo generico, gli strumenti per la privazione della libertà personale sono la violenza, la minaccia e l’inganno, ossia la coscienza e la volontà di privare illegittimamente un soggetto della propria libertà personale, contro la sua volontà, elementi questi pure assenti nei fatti contestati a Matteo Salvini.Quindi nessuno dei requisiti, sia sotto il profilo oggettivo, che sotto quello soggettivo possono ravvisarsi nella condotta dell’ex ministro Matteo Salvini.Quand’anche un magistrato non autonomo e sereno nel suo giudizio e non influenzato da convincimenti ideologici, dovesse artatamente ravvisare una ipotesi di reato, forzando l’interpretazione logica e letterale dell’art.605 cod.pen., Matteo Salvini non potrebbe mai essere ritenuto il solo responsabile perché ha operato di concerto con il presidente del consiglio Giuseppe Conte e con gli altri ministri competenti.Non sarebbe comunque punibile perché non potrebbe non tenersi conto della scriminante di cui all’art.51 cod. pen. per aver egli agito nell’adempimento di un dovere del suo ufficio di Ministro degli interni, connesso alla sicurezza dei cittadini italiani.E’ assolutamente intollerabile e contrario alla nostra civiltà giuridica il fatto che, pur in totale assenza di qualsivoglia comportamento che integri la fattispecie di reato prevista dall’art.605 cod. pen., si voglia sovvertire il principio costituzionale della presunzione di innocenza, colpevolizzando preventivamente l’ex ministro degli interni sotto una insana e faziosa spinta giacobina di ispirazione giustizialista e manettara contro un avversario politico, Matteo Salvini, che non si riesce a sconfiggere con le armi della democrazia, del confronto politico e del dibattito dialettico.Purtroppo ormai il diritto penale è diventato parte integrante della politica e, in linea con le dinamiche tipiche del populismo penale, si usa strumentalmente la sollecitazione dell’avvio di un processo penale per influenzare la politica e le scelte elettorali attraverso una criminalizzazione di qualche esponente politico che appare essere un avversario scomodo perchè gode della fiducia dei cittadini.Per quanto superfluo, occorre infine rilevare che quanti con una formale denuncia indirizzata all’Autorità giudiziaria hanno incolpato Matteo Salvini del reato di sequestro di persona, pur sapendolo innocente, ovvero hanno simulato a suo carico le tracce di un reato, una volta che sarà accertata giudizialmente l’assenza di qualsiasi profilo di responsabilità penale a carico del leader della Lega, dovranno a loro volta rispondere del delitto di calunnia (art.368 codice penale) perché anche per loro vale il principio che “la legge è uguale per tutti”!Auspico pertanto che si ristabilisca il rispetto delle garanzie costituzionali e dei principi su cui il nostro ordinamento giuridico democratico è fondato ed abbia termine una volta per tutte una sorta di caccia alle streghe di stampo maccartista.Esorto tutti i miei Colleghi a reagire energicamente contro ogni attacco allo Stato di diritto, perché rientra nei compiti di ogni Avvocato degno di svolgere il suo ruolo difensivo quello di non consentire che la Giustizia venga oltraggiata. Oggi si tratta di un attacco a Matteo Salvino, domani potrà toccare a chiunque altro perché in una Nazione in cui la legge fondamentale ha un valore, il testo scritto di una legge ha un significato, nessuno può decidere da solo, abusando di un potere che invece non glielo consente, che il principio della presunzione di innocenza sia superato da quello della presunzione di colpevolezza, che il termine di prescrizione dopo il primo grado vada sospeso con la conseguenza di affidare un cittadino coinvolto come parte offesa da un reato o come imputato ai tempi che verranno poi decisi da un magistrato e che saranno non ben determinati, perché “ordinatori” ed assolutamente incerti, perché aleatori. ... Leggi tuttoAccorcia

SI RISPETTINO I PRINCIPI CARDINE DI UNO STATO DI DIRITTO!
L’ex Ministro Matteo Salvini è veramente quel criminale comune che si vuol far credere?
Se non fossimo convinti che la magistratura è un ordine indipendente da ogni altro potere e quindi in una posizione di terzietà ed estraneità rispetto alla politica, si avrebbe limpressione di essere innanzi ad un intervento del braccio armato della sinistra! 
Sembra che laccanimento giudiziario contro Matteo Salvini non debba avere mai fine ed i rappresentanti della pubblica accusa, spesso disattenti ed inerti, pur in presenza di gravi reati, quando omettono di adempiere un precipuo dovere del loro ufficio connesso al principio della obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale, non iscrivono neanche gli ignoti autori o i responsabili, se noti, nel registro degli indagati, pur essendo a conoscenza che tale omissione, volontaria o negligente che sia, comporta l’ipotesi del reato di rifiuto di atti di ufficio (art.328 codice penale). 
Ancora una volta, attraverso una interpretazione libera e fantasiosa delle norme di legge, si contesta a Matteo Salvini il gravissimo, ma inesistente reato di sequestro di persona, per fatti avvenuti nel periodo in cui egli è stato ministro degli interni e riguardanti i migranti trattenuti, anche soltanto per pochi giorni, sulle navi dove in genere vengono trasbordati, 
Per quanto potrebbe apparire ultroneo per tutti gli operatori della giustizia, ritengo sia utile precisare ai non addetti ai lavori che per la configurazione del reato di sequestro di persona (art.605 cod.pen.) occorre la sussistenza sia dell’elemento oggettivo, che di quello soggettivo.
L’elemento oggettivo consiste nella privazione della libertà che nella fattispecie non vi è stata, dal momento che i migranti e/o clandestini, dopo il loro trasbordo e non salvataggio, sulla nave della ONG spagnola “Open Arms” erano tutti liberi a bordo.
Il bene giuridico tutelato dalla norma penale è la libertà del soggetto, che viene leso da qualunque limitazione della sua libertà fisica e della sua libertà di scelta, anche attraverso tutte le forme di detenzione, arresto, perquisizione e ispezione.
La privazione della libertà personale in cui si configura il sequestro, si realizza allorché il corpo del soggetto è ridotto in uno spazio definito e delimitato ad opera di chi eserciti su di esso un potere di fatto, quando tale spazio venga intercluso dall’agente, ad esempio, chiudendo la porta a chiave, o quando siano attuati sul suo corpo interventi coattivi che sottraggono l’essere fisico alle relazioni spaziali con misure coercitive sul suo corpo (esempio l’uso di manette).
Dunque nel caso di specie è evidente che nessuna libertà è stata mai lesa dalla condotta di Matteo Salvini sotto il profilo oggettivo.
Con riferimento all’altro elemento necessario per la configurazione del reato di sequestro di persona, quello soggettivo del dolo generico, gli strumenti per la privazione della libertà personale sono la violenza, la minaccia e l’inganno, ossia la coscienza e la volontà di privare illegittimamente un soggetto della propria libertà personale, contro la sua volontà, elementi questi pure assenti nei fatti contestati a Matteo Salvini.
Quindi nessuno dei requisiti, sia sotto il profilo oggettivo, che sotto quello soggettivo possono ravvisarsi nella condotta dell’ex ministro Matteo Salvini.
Quand’anche un magistrato non autonomo e sereno nel suo giudizio e non influenzato da convincimenti ideologici, dovesse artatamente ravvisare una ipotesi di reato, forzando l’interpretazione logica e letterale dell’art.605 cod.pen., Matteo Salvini non potrebbe mai essere ritenuto il solo responsabile perché ha operato di concerto con il presidente del consiglio Giuseppe Conte e con gli altri ministri competenti.
Non sarebbe comunque punibile perché non potrebbe non tenersi conto della scriminante di cui all’art.51 cod. pen. per aver egli agito nell’adempimento di un dovere del suo ufficio di Ministro degli interni, connesso alla sicurezza dei cittadini italiani.
E’ assolutamente intollerabile e contrario alla nostra civiltà giuridica il fatto che, pur in totale assenza di qualsivoglia comportamento che integri la fattispecie di reato prevista dall’art.605 cod. pen., si voglia sovvertire il principio costituzionale della presunzione di innocenza, colpevolizzando preventivamente l’ex ministro degli interni sotto una insana e faziosa spinta giacobina di ispirazione giustizialista e manettara contro un avversario politico, Matteo Salvini, che non si riesce a sconfiggere con le armi della democrazia, del confronto politico e del dibattito dialettico.
Purtroppo ormai il diritto penale è diventato parte integrante della politica e, in linea con le dinamiche tipiche del populismo penale, si usa strumentalmente la sollecitazione dell’avvio di un processo penale per influenzare la politica e le scelte elettorali attraverso una criminalizzazione di qualche esponente politico che appare essere un avversario scomodo perchè  gode della fiducia dei cittadini.
Per quanto superfluo, occorre infine rilevare che quanti con una formale denuncia indirizzata all’Autorità giudiziaria hanno incolpato Matteo Salvini del reato di sequestro di persona, pur sapendolo  innocente, ovvero hanno simulato a suo carico le tracce di un reato, una volta che sarà accertata giudizialmente l’assenza di qualsiasi profilo di responsabilità penale a carico del leader della Lega, dovranno a loro volta rispondere del delitto di calunnia (art.368 codice penale) perché anche per loro vale il principio che “la legge è uguale per tutti”!
Auspico pertanto che si ristabilisca il rispetto delle garanzie costituzionali e dei principi su cui il nostro ordinamento giuridico democratico è fondato ed abbia termine una volta per tutte una sorta di caccia alle streghe di stampo maccartista.
Esorto tutti i miei Colleghi a reagire energicamente contro ogni attacco allo Stato di diritto, perché rientra nei compiti di ogni Avvocato degno di svolgere il suo ruolo difensivo quello di non consentire che la Giustizia venga oltraggiata.  
Oggi si tratta di un attacco a Matteo Salvino, domani potrà toccare a chiunque altro perché in una Nazione in cui la legge fondamentale ha un valore, il testo scritto di una legge ha un significato, nessuno può decidere da solo, abusando di un potere che invece non glielo consente, che il principio della presunzione di innocenza sia superato da quello della presunzione di colpevolezza, che il termine di prescrizione dopo il primo grado vada sospeso con la conseguenza di affidare un cittadino coinvolto come parte offesa da un reato o come imputato ai tempi che verranno poi decisi da un magistrato e che saranno non ben determinati, perché “ordinatori” ed assolutamente incerti, perché aleatori.
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